di Pietro Raffa
Io non sono un maniaco delle preferenze. Anzi, so bene che in altre parti del mondo si vota con liste bloccate e nessuno si lamenta. Ricordo le motivazioni di chi si è battuto negli anni ‘90 per abolirle e le rispetto. Però, data la struttura politica del nostro sistema, riconosco l’utilità di un criterio di selezione alternativo, che possa ovviare a questa assenza. Sarebbe auspicabile che sia dal nostro incontro a Firenze, sia dall’Assemblea Nazionale dei segretari di Circolo a Roma, venisse fuori una proposta chiara riguardo le primarie di collegio, in modo che gli elettori del Pd possano decidere la composizione delle liste elettorali. In Sicilia 1 devono essere messi in lista 25 candidati? Benissimo. Dovranno essere quei 25 che hanno ottenuto più preferenze in quel collegio il giorno delle primarie. È un’ovvietà, ma in questo tipo di primarie, a differenza di quelle attraverso le quali si eleggono Assemblea Nazionale e e Assemblee Regionali del partito, deve essere data all’iscritto/elettore la possibilità di esprimere almeno una preferenza.
Gli altri partiti, a questo punto, sarebbero costretti ad inseguire.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





A parte che mi piacerebbe sapere quali sono tutti questi paesi in cui si vota con le liste bloccate, mi pare che si dimentichi un piccolo particolare: c’è un metodo alternativo alle preferenze e si chiama “collegio uninominale”.
Non è difficile, funziona egregiamente, l’abbiamo già testato per 3 elezioni politiche e quindi cosa aspettiamo a fare una battaglia per l’uninominale? http://www.uninominale.it/
Oltretutto qui sì che si potrebbe chiedere di fare le primarie di collegio! Qui sì chi vince le primarie si presenta poi davanti all’elettorato a sfidare lo schieramento avverso!
Ecco, chiediamo il collegio uninominale + le primarie di collegio, che è meglio.
@ Sinigagl: sono d’accordo. Fare una battaglia sull’uninominale potrebbe essere utile e portare ad una legge elettorale migliore di questa. Ma intanto, finché si vota col Porcellum, tanto vale cominciare ad utilizzare gli strumenti che possono renderlo meno amaro.
Tutti i sistemi hanno pregi e difetti e non esiste un sistema perfetto.
Con i collegi uninominali temo finiremmo per avere una sinistra solo emiliano-toscana, un nord leghista, un sud di potentati clientelari.
Sul discorso primarie, io dico che se mantenessimo dei collegi a liste plurinominali proporzionali e per entrare in lista servono un certo numero di firme di iscritti del partito (cosa che serve per candidarsi anche alle primarie). Faremmo le primarie direttamente alle elezioni politiche, nel senso che chi prende più preferenze viene eletto.
Utilitaristicamente sarebbe un sistema perfetto, che eviterebbe che poi chi perde non si impegni durante le elezioni vere, perchè a priori saremmo.
Se ci pensate bene il sistema collegio uninominale + primarie è il peggiore per la gestione del post-primarie, con strascichi e ricomposizioni, si finisce poi per non cercare nel mare magnum degli elettori non schierati, ma solo agli elettori che già ci votano. Impegnandoci in doppie campagne elettorali.
ERRATA CORRIGE: Utilitaristicamente sarebbe un sistema perfetto, che eviterebbe che poi chi perde non si impegni durante le elezioni vere, perchè a priori tutti i candidati sarebbero in lizza.
P.S. credo che il discorso de L’Unità sui collegi uninominali+primarie sia una fesseria, una verità già premasticata che ci fa perdere.
I principi giusti sono questi:
http://archiviostorico.corriere.it/2010/settembre/09/Per_una_legge_elettorale_piu_co_9_100909044.shtml
Avevo risposto sul mio blog:
Liste bloccate? La zapateriana Spagna, ad esempio! O mezzo Parlamento in Germania.
Poi quel “funziona egregiamente” è solo un’opinione tua ed è debolissima se non accompagnata da alcune considerazioni politiche. Io, pensa un po’, mi ricordo solo maggioranze precarie.
Ultima cosa, e poi chiudo, anch’io voglio cambiare legge elettorale. Ma c’è un problema di tempo. Quindi, per il momento, il rimedio più immediato è questo.