E tre sono pochi

di Federico D’Ambrosio

Non son d’accordo con Renzi e con tutta la campagna sui “massimo tre mandati”: non nego che la politica italiana sia vecchia e fossilizzata ma non è questa la soluzione.

Prima di tutto non è vero che il nostro sia un parlamento pieno di inamovibili: è costituito da parlamentari di pochissima esperienza, buoni solo a pigiare pulsanti, e qualche “anziano” dal potere supremo garantito dall’inesperienza degli altri. Non viene permesso a chi è fuori di questa cerchia di restare il tempo necessario a formarsi e diventare in grado di fare effettivamente qualcosa.

Ci vuole esperienza, ci vuole capacità per fare un lavoro così noioso ed importante allo stesso tempo: bisogna essere sia bravi personalmente sia avere uno staff (che in italiano, con tutta la nostra antipolitica congenita, si dice portaborse) di gente competentissima; per diventare bravi ci vuole tempo, per attirare gente competente ci vuole tempo e capacità. Limitare a tre mandati, specie se mandati all’italiana (dai 2 ai 4 anni), contribuisce al potere dei derogati, immuni dal rischio di star crescendo chi poi li manderà a casa.

Il problema è dall’altro lato: s’incomincia tardi e non si lavora per formare la nuova generazione. Ed Milliban dal 1993 (anni 24) è stato negli staff parlamentari e ministeriali di alto profilo inglesi per poi, con 12 anni di esperienza, diventare parlamentare nel 2005 (anni 36), fare due mandati e diventare segretario del labour a quarant’anni. Come si fa ad avere un segretario quarantenne? Lo si mette a lavorare sul serio da quando ha ventiquattro anni. E volete forse dirmi che ora, dopo tutto questo, dovrebbe poter fare un solo altro mandato?

Non abbiamo bisogno di limiti, abbiamo bisogno di un cammino di formazione con altissime responsabilità: segreterie regionali e nazionali e staff parlamentari con venti-trentenni, ministeri con quarantenni e “prestiti” internazionali (anche Ed si è fatto un po’ di ossa lavorando per John Kerry). Non fa bene né a noi né al Paese riempire posizioni di potere con vecchi o gente priva di esperienza o entrambe. E una volta formati bloccarli dopo qualche anno è ridicolo.

Han ragione i dalemiani (ora uccidetemi) a storcere il naso davanti ai troppi politici-non-politici, prestiti della “società civile”, promossi al parlamento senza formazione nella speranza che non facciano troppo casino, eseguano gli ordini e ci facciano sembrare più fighi. E han ragione i cosiddetti rottamatori nel dire che la politica è in mano ai vecchi, incapaci di comprendere la situazione attuale.

Abbiamo bisogno di giovani e abbiamo bisogno di esperienza: se facciamo sì che a quarant’anni chi è bravo abbia già vent’anni di esperienza di alto profilo, beh, è fatta. E un partito serve anche a questo (altrimenti facciamo come in america, ognuno per conto proprio).

Ps poi io preferivo David, che è già al suo terzo mandato da parlamentare più robette tipo ministro degli esteri. A quarantacinque anni.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Oh, come sono d’accordo!

  2. Gianni

    Oh yess…

  3. Antonio

    applausi.

  4. A proposito di dalemiani, in Calabria un loro esponente, On. Minniti, persona che non ha nessun seguito sul territorio viene puntualmente candidato senza che nessuno possa avanzare una critica in merito.
    Stessa cosa per le candidature delle vedove Fortugno e Calipari imposte dall’”alto” e scavalcando di fatto gente più competente con anni di militanza (che da allora non fa più politica).
    Ho capito il senso dell’articolo, ma per noi è diverso. Da noi ci sono persone che non vogliono mollare il potere e fanno terra bruciata intorno per non permettere ad altri di avvicinarsi. Altro che formazione politica!
    Se aspettiamo che i cambiamenti avvengano spontaneamente stiamo freschi.
    SALUTI!!

  5. Rob

    E credo che si sottovaluti un altro aspetto, che invece è sotto l’occhio di tutti in questi giorni: i passaggi di fronte. Perché io ho l’impressione che i deputati al terzo mandato, con la lettera di licenziamento dal PD in tasca, sarebbero i primi sulla lista della spesa della controparte. Dobbiamo spingere su primarie e preferenze, come metodo di controllo e ricambio della classe dirigente. Inserire una regola del genere nello statuto è stato un errore, che ora imbarazza perchè toglierla o non rispettarla ci espone nuovamente come il partito dell’establishment.

Lascia un commento

Subscribe without commenting