Trattati come bestie

di Pietro Raffa

(foto: cinocino)

Simone La Penna, 32 anni, detenuto nel carcere di Regina Coeli, aveva perso 30 chili nel giro di pochi mesi. E chiedeva di essere curato. Non fingiamo di stupirci: sappiamo benissimo che trattamenti di questo genere sono tutt’altro che casuali. Siamo tutti corresponsabili, signori. Lo siamo perché, all’interno della nostra civile società, tolleriamo la presenza di spazi in cui espressioni quali dignità e rispetto della persona risultano non pervenute. Spazi in cui si assiste al degrado della vita degli esseri umani. E per fortuna c’è ancora qualcuno che affronta questo scomodissimo argomento con impegno esemplare, nonostante migliaia di ostacoli. L’Osservatorio di Antigone ne è un esempio.

I numeri relativi al VII rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione parlano chiaro: su 206 istituti penitenziari presenti nel territorio italiano, vi sono 44.612 posti letto regolamentari e 68.527 detenuti, di cui 15.233 in attesa di primo giudizio e 11.601 che devono scontare una pena inferiore a un anno.

Vi sono cioè più di 20.000 detenuti oltre la capienza regolamentare, 4000 in più rispetto alla cosiddetta capienza tollerabile (tollerabile per chi?). Se si andasse avanti così, nel 2012 si raggiungerebbero le 100.000 unità. Tant’è che nell’ultimo trimestre, non essendoci più spazio, i poliziotti arrestano meno: nei primi sei mesi del 2010 la crescita dei detenuti si attestava sulle 3.647 unità. Negli ultimi tre mesi di “sole” 269.
Nei primi nove mesi del 2010 i suicidi sono stati 55. Fermatevi un attimo: 55 esseri umani hanno deciso di togliersi la vita. La maggior parte dei quali sotto i 35 anni. Il gesto più estremo che possa esserci, dettato da una inarrestabile disperazione.
Dal Rapporto si evince che l’Italia detiene un non invidiabile primato in ambito europeo: la percentuale di persone detenute per reati previsti dalla legge sulle droghe corrisponde al doppio della media europea (38,2% Italia, 15,9% media Europea). E Simone La Bella era dentro per detenzione di stupefacenti, come Stefano Cucchi e tutti gli altri. Si sta facendo qualcosa a riguardo? Assolutamente no. Anzi, si è lasciato che crollasse l’utilizzo delle misure alternative alla detenzione.
In conclusione, secondo gli indicatori utilizzati per la loro valutazione (e cioè numero dei detenuti presenti, mq a disposizione per detenuto, luminosità della cella e possibilità di apertura del blindato durante la notte per favorirne la ventilazione nel periodo estivo, frequenza di accesso alle docce in comune e condizioni igieniche delle stesse, numero di ore trascorse al di fuori della cella, presenza di una cucina ogni duecento detenuti), la maggior parte degli istituti penitenziari risulta essere illegale.
Ecco, quando parlate di legalità ricordatevi che il principio deve valere in qualsiasi campo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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