di Elena Tebano
Tiziano Ferro ha fatto coming out. Tutti sapevano, lo si aspettava da tempo, alla fine lo ha fatto. È una cosa buona: farà bene a lui – un macigno in meno sulla sua esistenza: “Ora sento che davanti a me c’è una vita piena di opportunità”, ha detto a Repubblica –farà bene a noi. Gli esempi sono importanti.
E invece non tutti sono d’accordo. In attesa del prossimo editoriale di Marcello Veneziani, basta fare un giro su facebook. Ecco cosa ha scritto uno dei miei contatti (un tipo intellettuale e di sinistra):
“Siccome la sessualità è un fatto squisita-mente privato, di cui a nessuno dovrebbe fregare un bel nulla al quadro, ma anche alla cornice, Tiziano Ferro ha pensato bene di rendere noti i cazzi suoi privati: si è recato perfino da una penalista di nome. Domanda spontanea: è idiota di suo o simula? E’ cosi irrimediabilmente troglodita, o ha semplicemente un ego ipertrofico da colmare?”
Lo riporto qui, insulti compresi, non per accanirmi contro la singola persona, ma perché esprime un luogo comune molto diffuso – anche a sinistra. È la solita tiritera: “Non mi importa di quello che fate a letto, l’importante è che non me lo facciate sapere”. Lo stesso argomento (non sono riuscita a ritrovare l’articolo: mi aiutate?), lo usò Enzo Biagi criticando la prima coppia lesbica italiana che, nel 1998, a Pisa, si è iscritta a un registro delle unioni civili.
E allora lo dico, una volta per tutte: la sessualità non è un fatto privato. Non perché uno debba raccontare cosa gli piace fare a letto (quello lo lasciamo al nostro premier), ma perché l’orientamento sessuale entra nella socialità quotidiana.
Ogni volta che un uomo dice “la mia ragazza”, o “mia moglie”, sta proclamando di essere eterosessuale. Nessuno, però, lo accusa di mettere i suoi panni in piazza. Se un uomo dice “il mio fidanzato” o una donna “la mia compagna”, subito vengono accusati di esibizionismo. Fateci caso, è quasi un riflesso condizionato.
Pretendere che le persone gay e lesbiche non mostrino chi sono è una forma subdola e viscida di omofobia. In questo paese l’omosessualità è ancora repressa, i gay e le lesbiche (anche i trans, ma stiamo parlando di omosessuali) sono discriminati, insultati, persino accoltellati. E se un personaggio pubblico, e amato, dichiara di essere gay è un fatto importante: sfida i pregiudizi e la discriminazione. Dice: “Anch’io ho diritto di esistere”. Rimproverargli quella franchezza significa ribadire che non ce l’ha.
Il mio ‘amico’ di Facebook ha precisato che lui ce l’ha con Tiziano Ferro perché è uno che vive la propria omosessualità “come una colpa” e quindi “alimenta la discriminazione”. Per altro, Ferro ha spiegato che la viveva male, ora non più – ed è diverso. Ma colpevolizzare i gay, accusarli di essere complici della loro discriminazione è una reazione da manuale di psicologia sociale. Come quando si dice: “Non sono io che ce l’ho con gli ebrei, sono loro che vogliono restare diversi, non si comportano come tutti gli altri”.
Tiziano Ferro è nato e cresciuto a Latina, un posto dove la destra ha il 70%. E se qualcuno ha da dirti qualcosa di destra è “frocio”. Tiziano Ferro, a Repubblica, spiega: “La cosa più assurda è che non posso incolpare nessuno: non ho vissuto in un ambiente che nega l’omosessualità, ho fatto tutto da solo, il problema sono sempre stato io”. Forse è vero per il suo ambiente più prossimo, ma non è vero in generale.
Siamo in un Paese in cui, come spiega Ivan Scalfarotto, l’offesa peggiore è “frocio”. Un bambino, qualsiasi bambino, impara che “frocio” è un’offesa prima ancora di sapere cosa significa. Sa, da subito, che è meglio non essere “frocio” – e ci vuole una sicurezza di sé fuori dall’ordinario per non tentare di non esserlo.
Certo, su questo il mio ‘amico’ di facebook ha ragione, meglio non dover passare per questa fase. Nel 2001, l’anno in cui Tiziano Ferro è diventato famoso, Klaus Wowereit è diventato sindaco di Berlino. Quando si è candidato ha detto: “Ich bin schwul – und das ist auch gut so!”. “Sono gay e va bene così”. Punto.
Ma in Italia sono tanti i ragazzi e le ragazze che hanno fatto l’esperienza di Tiziano Ferro: non volere esser gay o lesbiche per paura delle conseguenze. E sapere che lui ha superato tutto questo, e oggi è felice e ha successo, può essere loro solo d’aiuto.
Gli esempi sono importanti. Dopo l’elezione di Barack Obama, gli studenti afroamericani hanno migliorato i loro risultati nei test di ingresso nelle università: solo per il fatto di sapere di poter ottenere di più (“puoi diventare presidente se vuoi!”) hanno iniziato a ottenere di più. Vale per tutti i gruppi subalterni o minoritari. Oggi gli omosessuali italiani sono abituati a considerarsi cittadini di serie b – perché per le istituzioni, che li discriminano, non esistono. Tiziano Ferro ci ha ricordato che i gay e le lesbiche esistono e hanno diritto alla felicità.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





bellissimo articolo, grazie!
Applausi.
Bello, brava.
bravissima Elena! un articolo lucido e preciso
Eh si. Proprio ben argomentato. Complimenti.
Nulla da eccepire all’articolo.
Permettetemi di esprimere la mia opinione.Nel nostro paese vige, per esigenza diretta e/o indiretta, la volontà di non considerarec che esiste qualcosa di diverso, che fuorisce dagli estereotipi creati ed imposti.Siamo un paese di impostati e di persona dediti alla routine .
Condivido in pieno, sia la tesi che il modo incisivo in cui è argomentata.