Non è passata inosservata la notizia che nell’ambito dell’accordo esuberi di Unicredit la banca si sia impegnata a “privilegiare” le assunzioni dei figli di dipendenti (purché siano laureati e parlino l’inglese). Un errore clamoroso, che per di più esemplifica alcuni problemi italiani che vanno ben al di là del caso di specie.
In primo luogo, e lo dico da tecnico avendo lavorato nel settore per tanto tempo, viene da chiedersi che tipo di mercato sia mai quello in cui un’azienda si impegna a “privilegiare nell’assunzione” persone che nemmeno conosce. Avere le persone giuste è vitale per qualsiasi impresa e in particolare per una banca, dato che lì ciò che fa la differenza è la capacità di chi ci lavora. In un mercato davvero aperto le banche dovrebbero competere in modo feroce l’una contro l’altra per accaparrarsi il miglior talento. Se non lo fanno è perché evidentemente non competono sul serio e questo vuol dire che le garanzie per il cliente di poter usufruire delle migliori condizioni di mercato di fatto non esistono.
Anche il sindacato non sembra molto interessato a fare in modo che l’azienda, assumendo le persone migliori, cresca e si sviluppi. A questo interesse di lungo periodo, che rappresenta la massima garanzia per i lavoratori e che dovrebbe quindi essere l’obiettivo strategico del sindacato, le rappresentanze dei lavoratori antepongono un interesse particolare: “sistemare” i figli. Un’esigenza comprensibile per il singolo, ma non per l’organizzazione sindacale nel suo complesso. La logica è che se l’azienda depaupera il proprio talento e se questo produce un effetto sui risultati operativi, il problema sarà alla fine risolto da qualcun altro. Con ogni probabilità anche il sindacato ha la consapevolezza che non c’è un regime di effettiva concorrenza e, a queste condizioni, gli sta più che bene. Con accordi come questi, al bassissimo livello di appetito dell’imprenditore per un mercato vero e trasparente si crea un livello altrettanto basso di interesse da parte dei lavoratori. Con buona pace dei clienti delle banche (che poi sono comunque cittadini e lavoratori).
In ultimo, questi accordi rappresentano il funerale dell’ascensore sociale. Non c’è cosa più raccapricciante del passaggio delle professioni da padre a figlio. Perché studiare? Perché darsi da fare? Se papà ha una farmacia, la erediterò. E se papà va in pensione da Unicredit la mia laurea in Scienze bancarie acquisirà di colpo un valore molto superiore di quello del mio vicino di banco. Poi ci si stupisce che i giovani italiani corrano a frotte verso paesi che non garantiscono nulla (né il vacuo valore legale del pezzo di carta, né la teorica inamovibilità dal posto di lavoro) ma che consentono a ciascuno di essere valutati secondo i propri meriti e di realizzare il proprio talento sulla base delle loro sole forze.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Aspettiamo l’illuminante articolo di Scalfarotto che faccia notare, con la su amigliore faccina indignata, che a capo di Mediaset c’e’ la figlia di Berlusconi, a capo della Fiat il figlio di Elkann, a capo di Barilla il figlio di Barilla, a capo di Benetton il figlio di Benetton, a capo di Piaggio il figlio di Colannino…
Scalfarotto fa l’ indignato solo per i figli dei ragionieri. Forte coi deboli e debole coi forti. Un contemporaneo.
E ai vertici del PD il figlio di D’Alema, e il figlio di Veltroni…
Gianni, non ci vedo nulla di male se il figlio di Colaninno dirige Piaggio. Se Piaggio pensa che Colaninno jr. ha le capacita’ per ricoprire quel ruolo con successo, benvenga. E’ una procedura del tutto legittima.
In questo articolo mi pare che Scalfarotto parli di qualcosa di diverso. Si parla infatti di un accordo ratificato dai sindacati che rendebbe automatica l’assunzione di Colannino jr – qualora lavorasse in banca – come subentro al padre pensionante. Se Piaggio pensa che Colaninno jr e’ un incapace, puranche presentato dal padre, puo’ evitare di assumerlo. La banca no.
Per me questi accordi dovrebbero essere dichiarati nulli, punto e basta. Del resto, esiste ad es. un’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che può dichiarare nulli dei cartelli fra produttori (a detrimento della concorrenza), no?
Sig. Gianni, ma lei non ha un papà che può aiutarla ad essere meno rancoroso?
Antonio, no, non la rende automatica. La banca si impegna a “privilegiare nell’ assunzione”, qualunque cosa voglia dire. E’ proprio in questo equivoco che si inserisce l’errore o la malafede di Scalfarotto: la banca non si prende proprio nessun impegno verso persone che non conosce. Si impegna invece a valutarne la assunzione dei figli di dipendenti messi in forme di mobilita’ (e quindi di chi e’ oggi la controparte di una trattativa) in una non meglio specificata forma provilegiata, provilegio che, e’ facile immaginarsi, sara’ molto meno generoso per i figli dei ragionieri che per i figli di Profumo e Geronzi. Che Scalfarotto inizi a costruire la meritocrazia dal figlio di Fantozzi (rag.) piuttosto che da Marina Berlusconi mi pare un indice chiaro della sua statura di politico.
@Gianni:
al TG3 c’è come direttrice la figlia di Berlinguer (raccomandata per l’assunzione da Cossiga, cugino di papà, per stessa ammissione di Cossiga).
In questo caso dobbiamo indignarci oppure no?
Non mi sembra che Scalfarotto abbia detto che vale da un certo ceto politico in sù, ha detto che le condizioni dovrebbero valere per tutti, indipendentemente da chi sono figli.
La tua polemica è pretestuosa e pure poco logica, come sempre.
Gianni, la banca un impegno l’ha preso ed e’ “privilegiare nell’assunzione” i figli dei dipendenti attuali in fase di pensionamento. Qualunque cosa voglia dire. E’ una prassi concessa a norma di legge (credo) e appoggiata dai sindacati.
Ma Scalfarotto solleva un punto importante, e cioe’ che non si può fare tutto quello che tecnicamente è possibile senza interrogarsi non solo su quanto sia giusto ma anche su quanto sia conveniente o meno farlo. Il che non mi pare affatto stupido. Che si parli del rag. Fantozzi o di Colaninno jr mi pare secondario.
Quando Bersani fece le lenzuolate, si disse che si voleva che anche chi non era figlio di un farmacista, potesse fare il farmacista.
Che oggi si dica che si vuole tutelare il figlio del ragioniere di banca per farlo entrare in banca, siamo davvero all’immobilità sociale totale.
L’approccio di Gianni mi sembra corporativo. Magari buono per un leghista, perchè guai che il figlio di un senegalese che ha preso 100/100 alla maturità a ragioneria, rubi il posto al figlio del ragioniere “lumbard” magari.
No, Antonio, e’ proprio quello il punto, non e’ secondario. Se vogliamo fare i conti con la realta’, e’ paradossalmente piu’ meritocratica la posizione che esce dalla trattativa con i sindacati, che almeno offre ai figli dei ragionieri condizioni meno (leggermente meno) sfavorevoli di quelle offerte al figlio di Geronzi, che non quello di Scalfarotto che non ha mai scritto una riga (che io sappia) su Piersilvio o Barillino. Non e’ affatto indifferente da quale lato della piramide sociale si inizia a correggere le storture dovute alla appartenenza di casta (in senso reale). Se ci pensi, lo stesso concetto di istruzione di massa parte da questa considerazione. La purezza ascetica di chi si taglia i coglioni per rimanere vergine non ha niente a che vedere con la politica.
Gianni un diritto esteso solo ad alcuni è sempre un privilegio, un diritto esteso a tutti è un diritto.
Il discorso di Ivan è chiaro: se solo i figli dei ragionieri fanno i ragionieri e solo i figli dei notai fanno i notai, nessuno segue le proprie inclinazioni naturali, che modello di società è?
Il merito si inizia a costruirlo dal basso, è utopia ccostruirlo dall’alto!
Se cominciamo a togliere il emrito dal basso ed estendiamo un sistema di caste come in India, finiamo per avere la casta degli impiegati, quella degli operai, quella dei servi della gleba.
Magari sarebbe meglio se il figlio del ragioniere torna a fare il contadino se ne ha l’inclinazione.
Magari il figlio di Geronzi non entrerà mai in un’azienda, non ne ha bisogno, può vivere di rendita allevando foche monache in una remota spiaggia del Guatemala, costerebbe meno alla società di un figlio di papà con lo yacht alla Briatore.
Ti garantisco che molto spesso è meglio che i figli dei manager non facciano i manager. Per il bene di tutti è auspicabile che facciano i mantenuti.
Così è bene che il figlio ciuccio del direttore di banca non faccia il direttore di banca.