Il caso del banchiere tedesco Surrizen, in forza al partito socialdemocratico tedesco, bandito dal partito per via del suo libro fortemente antislamico e’ un segnale. E’ un segnale di quanto sia in difficolta la sinistra europea nell’elaborare una risposta culturale agli enormi quesiti posti dal conflitto di valori che pone la presenza di comunita’ islamiche in Europa.
Ed e’ anche un segnale di come non ci sia una strategia di battaglia culturale contro il vero nemico delle societa’ europee, vale a dire l’Islam radicale e politicamente ideologizzato (fascistoide), una piccola minoranza agguerrita e ben finanziata.
Negli Stati Uniti si discute del pericolo del ‘radical islam’ e della sua pervasiva diffusione nei centri culturali, nelle associazioni e persino nelle scuole private islamiche. Se ne discute dopo aver accantonato l’illusione che i mussulmani americani fossero maggiormente propensi all’integrazione, un recente sondaggio del Pew Center ha rilevato che un terzo dei giovani mussulmani americani approva gli attentati suicidi. Grande e’ stata la sorpresa di avere organizzazioni mussulmani apparentemente moderate nella loro faccia esterna, ma radicali al loro interno.
La sinistra europea ed italiana non ha ancora trovato ingaggiato la battaglia culturale che dovrebbe avere al centro la rivendicazione di alcuni valori base della democrazia e della cultura di sinistra: la liberta’ d’espressione, di religione, i diritti delle donne e degli omosessuali. E’ su queste basi che la sinistra deve chiedere alle associazioni mussulmane italiane la loro posizione e la loro collaborazione per individuare e marginalizzare le forme di islamiche radicali. In questo, l’impegno dei mussulmani moderati deve essere assoluto e chiaro, condannando ogni forma e gruppo terroristico.
E’ queste anche la strategia migliore per togliere terreno alle risposte della destra, che spesso hanno solo una funzione repressiva e tendono a condensare paure ed odio contro l’altro mussulmano generalizzato.
Il pericolo e’ quello di considerare l’integrazione come se fosse soltanto una questione di diritti civili senza una necessaria sintesi di valori in conflitto che possa disinnescare la persistenza e moltiplicazione di ghetti valoriali in cui la legge ed i valori costituzionali italiani non siano applicati.
Infine, e’ necessaria una profonda onesta intellettuale nel affrontare questi temi senza farsi prendere da posizioni di sinistra ultrarelativiste o pulsioni xenofobe. Una sfida enorme che non deve essere rinviata.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Purtroppo la sinistra italiana ed europea non ci pensa manco lontanamente a chiedere posizione e collaborazione alle associazioni mussulmane rigurado a liberta’ d’espressione, di religione, i diritti delle donne e degli omosessuali. Come non lo chiede alle Chiese, del resto. O, semplicemente, a chi ancora la vota.
“E’ su queste basi che la sinistra deve chiedere alle associazioni mussulmane italiane la loro posizione e la loro collaborazione per individuare e marginalizzare le forme di islamiche radicali. In questo, l’impegno dei mussulmani moderati deve essere assoluto e chiaro, condannando ogni forma e gruppo terroristico.”
Non dico che sia sbagliato, ma mi sembra verticistico. Non dovremmo raggiungere direttamente gli _individui_ che formano la comunità islamica diffondendo e difendendo i nostri valori e facendo vedere come i “valori” dell’islam radicale sono simili a quelli degli xenofobi che negano i diritti?
Giustissimo intervento. Paghiamo duramente a sinistra il prezzo di una mancanza di riflessione culturale su come affrontare il problema dell’integrazione, in particolare nei confronti dell’Islam. A sinistra ci siamo cullati con l’idea che il problema si potesse risolvere semplicemente con la concessione dei diritti civili, quando invece e’ molto piu’ complesso. Cosi’ a destra ha prevalso un’intolleranza becera (cha parla solo di doveri) e a sinistra una faciloneria altrettanto sguaiata (che parla solo di diritti). L’integrazione con l’Islam e’ un processo arduo e difficile che richiede scelte politiche accurate e strategie ben meditate e che deve fondarsi su un equilibrio tra concessione di diritti e accettazione di doveri. L’Islam deve trovare accoglienza entro un quadro di riferimento generale che imponga regole ben precise di tolleranza ed accettazione reciproca (per quanto riguarda diritti delle donne e dei minori, norme matrimoniali e di convivenza civile, separazione tra stato e religione, liberta’ religiosa individuale, ecc.). Invece a sinistra c’e’ una grande e acritica resistenza ad “imporre” qualsiasi regola (fosse anche la proibizione del velo integrale, in nome di un malinteso diritto alla diversita’). Il problema non puo’ essere lasciato a livello individuale. L’ormai indilazionabile questione della costruzione delle moschee dovrebbe essere l’occasione per un confronto ampio e aperto sulle regole reciproche di convivenza, invece di questo tira e molla in cui le moschee ci sono ma non si dice (e non le si vuol riconoscere), o al contrario le si vorrebbe aprire come semplice “diritto” senza alcuna discussione preliminare sui “doveri” reciproci di convivenza che la loro presenza comporta.
Di fronte a fatti come quelli di Novi, non si deve lasciare alla destra la difesa dei diritti delle donne (dei minori, ecc). La sinistra deve trovarsi in prima fila nella difesa dei diritti civili e nel rispetto delle leggi.