di Ivan Scalfarotto (per il Post)
Marchionne ha fatto le sue dichiarazioni e ha urtato la suscettibilità dell’intero paese. È il solito modo di vedere le cose per cui tutto è politica, e invece di rispondere alla prospettazione di un problema con una soluzione si procede col metodo per cui a una dichiarazione si risponde con un’altra dichiarazione, salvo lasciare tutto esattamente come prima. Addirittura Fini ha detto che Marchionne parla da canadese invece che da italiano, come se una grande azienda globale ragionasse sulla base della logica delle appartenenze nazionali.
Ora io dico: se il capo della principale azienda del paese dice che l’Italia è molto meno competitiva di altri mercati e che qui la Fiat agisce in perdita, una classe politica che si rispetti registra asetticamente il campanello d’allarme e prova a capire il perché. Dopidiché i vari schieramenti politici propongono le loro diverse ricette per cercare di proteggere l’occupazione e la produzione facendo dell’Italia (a livello di infrastrutture, servizi, fisco, efficenza della pubblica amministrazione, sicurezza contro la criminalità organizzata e sistema di relazioni industriali) un paese più competitivo – e non solo per la Fiat ma magari per altre imprese che sarebbero così invogliate a venire in Italia.
Invece cosa è successo qui da noi? Il campanello di allarme di Marchionne è rimasto totalmente inascoltato e si è passata l’intera giornata a recriminare sugli aiuti statali che la politica ha concesso a Fiat nel corso dei decenni, come se finanziare un’impresa privata e i suoi azionisti a carico dei contribuenti sia stata una cosa normale e giusta e non la madre di tutti gli errori. Facciamo un serio programma che renda l’Italia più semplice e attraente per le imprese e vedrete che i capitali e gli investimenti arriveranno anche da questa parte e, se il sistema paese sarà competitivo, sarà anche più semplice salvaguardare l’occupazione e i diritti dei lavoratori.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Caro Ivan,
per una volta faccio fatica a condividere. Anzi proprio non posso. Parliamo delle persone normali. Quante di loro, quanti di noi, ogni giorno nel corso del loro lavoro, della loro vita quotidiana, si scontrano con infrastrutture inadeguate, fisco ottuso, inefficienza della pubblicazione e le altre cose giuste che citi? Tanti, tantissimi. Direi quasi tutti.
L’Italia non è un peso per Fiat, è un peso per ognuno di noi. So di dirlo alla persona giusta: uno di quelli che si messo in gioco sul serio per dare il suo contributo a cambiare le cose. Per lo stesso motivo, trovo assurdo che il top manager della più grande azienda italiana parli del suo paese, del nostro paese, come se fosse esterno alle cose, come se abitasse sulla luna.
Per togliercelo questo peso, dovremmo lavorare tutti insieme, non minacciare di sbattere la porta, mostrando i muscoli unilateralmente. Così non si va da nessuna parte, anche con dieci passaporti diversi e qualche sindacato in meno.
Non credo sia corretto dire che Marchionne ha semplicemente segnalato un problema e gli altri non hanno voluto raccogliere la sfida e cercare soluzioni. La realtà, a mio giudizio, è che nemmeno Marchionne sa come uscire dalla trappola che lui stesso si è confezionato con la Fabbrica Italia che raddoppia la produzione in Italia. Quel progetto o era puro marketing o era un azzardo, una specie di bluff gettato sul tavolo in un momento in cui si stava ricostruendo l’immagine e la credibilità finanziaria e industriale di un’azienda in gravissime difficoltà.
I costi di produrre auto in Italia erano noti e le cause, che solo in modesta parte dipendono dai lavoratori e dai loro comunque bassi salari, non erano rimuovibili in un batter d’occhio visto che attengono alla povertà di infrastrutture, al barocchismo statale e alla corruzione presente in vaste aree.
E allora, al momento di mostrare le carte che celano il bluff, Marchionne le getta sul tavolo e si fa arrogante nei modi e nelle pretese, continuando a sollevare l’asticella e chiedendo a sindacati e lavoratori di saltare comunque.
E in più senza prendere di mira il vero assente intorno al tavolo di gioco che è il governo il quale non mette niente e non garantisce niente al contrario di quanto fatto negli Stati Uniti e in Germania, tra gli altri.E dunque, no, non sono d’accordo con Ivan. Marchionne non indica strade da percorrere insieme. Pretende le sue soluzioni e spera di non averle perchè raddoppiare la produzione in Italia significa fare settecentomila auto in più che non saprebbe dove collocare in Europa la quale non vuole le sue piccole utilitarie di poca qualità o le Alfa brum, brum con finiture da ridere.