Politica senza storia

di Corrado Truffi

(Università di Roma, 1977. Foto di Tano d’Amico)

Qualche tempo fa ho scritto un post intitolato Economia senza storia. Oggi mi sembra che non sia solo l’economia ad essere senza storia. C’è anche una politica che non ricorda la storia.
Non ricordano la storia i giovani grillini e/o dei centri sociali e/o dipietristi e/o del popolo viola il cui unico impegno, ormai, è quello di attaccare il proprio vicino di “destra”, il PD, esercitandosi nell’impedire i dibattiti alla festa del PD – prima con gli “innocui” fischi e ora, in una prevedibile escalation, ben giustificata e teorizzata da certe dichiarazioni infiammate di Di Pietro e soci, con il lancio di fumogeni, come allo stadio.
Non ricordano la storia i dirigenti del PD che continuano a perseguire l’accordo a tutti i costi delle forze politiche, in una patetica imitazione fuori tempo massimo, ma senza nessun respiro strategico, del vecchio compromesso storico e di tutte le sue successive evoluzioni politichesi – e nel frattempo dimenticano di offrire qualche risposta alla disperazione sociale che sta tracimando nel Paese.


Non ricordano la storia sindacalisti piccoli piccoli rapidamente e pervicacemente disposti a cedere su tutta la linea alle richieste dei padroni, come anche quegli altri che si illudono di essere ancora nella stagione delle lotte dell’autunno caldo, e non vedono che non c’è più quella classe operaia.

I fumogeni di ieri, purtroppo, sono l’imitazione della peggiore versione del peggior momento della stagione degli anni ‘70, quel ‘77 cui sono tanto affettivamente legato – in quanto è stato l’ultimo disperato tentativo di trovare una voce allegra e positiva al cambiamento – ma di cui nessuno può non vedere gli effetti politici distruttivi: gli anni ‘80 della Milano da bere, del craxismo e del debito pubblico. E che, oggi, è facile spiegare inquadrandolo nei generali processi di ristrutturazione economica e di sconfitta della sinistra e dei lavoratori. Un periodo, insomma, per molti aspetti simile alle sconfitte di oggi.
La reazione legalitaria del PD – giusta, indispensabile ed inevitabile – d’altra parte, somiglia troppo alla politica della fermezza e degli accordi istituzionali degli “anni di piombo” (definizione già di per sé sbagliata). Non vorrei si rifacessero gli errori lucidamente notati da Lama e richiamati oggi dalla striscia rossa dell’Unità:

L’Italia in quegli anni ha rischiato grosso… la battaglia ci ha assorbito completamente. Cosí, non abbiamo visto con la chiarezza necessaria il resto.

E il resto, oggi, si può sintetizzare in un numero: 435, il moltiplicatore fra lo stipendio di un operaio Fiat e quello di Marchionne.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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