Shanghai 2010: l’Italia è un paese senza futuro

di Raoul Minetti

(Paviglione Italiano, 13 Giugno 2010, Shangai, foto: expo2010italy)

Sono a Shanghai per una conferenza e ieri ho avuto l’opportunita’ di visitare l’Expo Universale di Shanghai 2010. L’Expo Universale è una grande fiera ma soprattuto una grande vetrina per il mondo. I paesi mostrano i propri simboli, le proprie ricchezze, umane e materiali. Il tutto ha una finalità anche economica e commerciale (sono previsti più di 70 milioni di visitatori a Shanghai 2010, quindi un enorme serbatoio di potenziali visitatori, uomini di affari, turisti); ma probabilmente è soprattuto l’aspetto simbolico che conta, l’immagine che tramite le sale del proprio padiglione un paese riesce a dare a visitatori curiosi di tutto il mondo.

La Cina ha dato il meglio di sé, organizzazione esemplare, opere faraoniche, un padiglione nazionale immenso e suggestivo con un tetto rosso che si protende nel cielo, quasi a voler rappresentare la spettacolare crescita e espansione di questo paese (è di questi giorni la notizia del sorpasso della Cina sul Giappone, con il PIL della Cina ormai al secondo posto al mondo dopo gli USA). Non potevo non fare una visita al padiglione italiano, ovviamente. Un padiglione così bello ma anche così triste. E’ bello perche’ c’é tutta l’eleganza raffinata dell’Italia, delle bellissime sale, una spettacolare orchestra di strumenti appesa ad un muro, dei giganteschi manichini vestiti dalle migliori firme della moda italiana, una Ferrari rossa fiammante, la tuta di un motociclista (Valentino Rossi?), mille tipi di pasta e di vini, dei reperti storici. Così triste per gli stessi motivi: l’Italia doveva scegliere cosa mostrare al mondo, come rappresentare il suo futuro, le sue speranze, e cosa ha scelto? La pasta, il vino, la pizza, e i “mandolini” (e i bei vestiti e la Ferrari ovviamente). Ovviamente non se ne risentano i produttori di vino, di pasta o di vestiti, tutti conosciamo l’importanza di questi settori tradizionali del made in Italy. Ma dove è la tecnologia dell’Italia, dove sono le industrie italiane, dove è il know how? Dov’è l’innovazione teconologica? L’Italia non ha niente altro da mostrare al mondo che pasta, vestiti, e i reperti degli antichi Romani?

(Colaninno presenta la Vespa, 18 Giugno 2010, Shangai)

Forse sì, forse chi ha allestito il padiglione è stato onesto: come discusso anche in un intenso dibattito nei giorni scorsi a seguito dell’intervento di una nota fondazione, il quasi ventennio della Seconda Repubblica e una classe politica scellerata ci consegnano un’Italia “senza futuro”, esausta, aggrappata ai suoi cliché, la pasta, la pizza, il mandolino. Ah, c’era pure un robotino che spostava cubi in un angolo del padiglione italiano, era carino ma faceva quasi tenerezza. Ho parlato con un ragazzo cinese, e mi diceva che aveva appena visitato il padiglione tedesco e anche quello dell’Arabia Saudita e dentro c’era uno spettacolo di nuove tecnologie, di informatica. Una mezz’ora dopo siamo anche passati davanti al padiglione cinese, da una uscita secondaria veniva fuori una fiumana di gente. Dentro l’immenso padiglione cinese ho intravisto computer, macchine utensili, gru, luci, effetti speciali. Ho avuto la sensazione che il futuro del mondo fosse lì dentro.

(Pasta Art, Padiglione Italiano, Shangai 2010. foto shakermaker7)

(Wine Wall, Padiglione Italiano, Shangai 2010, foto shakermaster7)iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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66 Commenti

  1. Ciao Raoul,

    sono referente UK di WOW http://www.windoperationsworldwide.eu/ che finanzia lo sviluppo di kitegen ed ho notizie aggiornate riguarda lo sviluppo dello stesso.

    Momentaneamente ci sono due siti in costruzione, uno a Berzano ed uno a Sommariva. Quello di Berzano è completato al 92%, tuttavia la situazione è un attimo bloccata per problemi di NIMBY (si, anche con gli acquiloni..)

    Tuttavia si sta rapidamente risolvendo e dovremmo ottenere le autorizzazioni abbastanza presto.

    Sommariva procede speditamente ed anche lì si stanno aspettando le autorizzazione che non sono proprio una fucilata ad arrivare.

    Per quanto riguarda Shangai, forse è stato messo in punto un pò sfortunato o cose del genere, tuttavia molte persone lo hanno visto e parecchi contatti (cinesi) sono stati creati.

    Poi dove era piazzato fisicamente, non lo sò.

  2. raoul

    Che bello, perche’ non ci mandi un post anche breve sul progetto? Lo pubblichiamo molto volentieri, puoi parlare anche degli ostacoli se vuoi

  3. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    @Francesco
    non trovo foto del contenuto nel dutch pavilion. Leggendo le news pubblicate finora (http://www.holland-expo2010.com/news) ho trovato:
    - Low carbon cards
    - water technology
    - tulipani
    - visite speciali via application per IPhone
    Non male per un paese il cui PIL deriva per circa un terzo dall’export di fiori e agricoltura.

    Il post di Raoul voleva sottolineare come all’EXPO, luogo dove si esibisce (e pubblicizza) la propria idea di futuro, l’Italia va con pasta, vino, Ferrari, Vespa e vestiti. Al netto delle straw man fallacy di Gianni, troll espertissimo nel montare cortine fumogene, anche dal confronto con il padiglione olandese, capisco lo scoramento di Raoul: e’ tutto qui?

  4. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    @Raoul
    del Kitegen parlo’ gia’ Marino nel discorso di candidatura alle primarie del 2009. Ricordi l’ “eolico d’alta quota che sfrutta un aquilone ipertecnologico per trarre energia dal vento”? Ecco, e’ il Kitegen, a mio parere il progetto piu’ interessante e avveniristico nel campo delle energie rinnovabili.

    Michele, ci potresti mandare un articolo a riguardo? Te lo pubblichiamo di filata. :)

  5. Gianni

    Zuliani, qui in realta’ l’ unco troll sei tu. Purtroppo un troll inconsapevole, perche’ non sei in grado, sia per limiti intellettuali che per malafede, di comprendere il contesto di una discussione e portare i dati e gli elementi che sono ad essa rilevanti. Della malafede mi interessa poco, non hai mai detto nulla di interessante e continuerai a non fare male a nessuno, per cui come vedi non ti prendo nemmeno in considerazione: ma fammi il piacere, almeno su quello che non capisci non esprimere giudizi. Fallo per te stesso, se non vuoi farlo perche’ te lo chiedo io.

  6. Filippo

    Ciao Gianni, scusa ma sono riuscito a leggermi tutti e 55 i commenti, però volevo aggiungere la cosa. Il problema non è il pomodoro in quanto tale. Il problema è quale pomodoro. Prorpio come per la macchina o la cravatta.

    L’Italia e magari anche l’Olanda se ci riesce possono pure produrlo. Ma deve essere un sorta di pomodoro “Ferrari”, dove si gioca tutto sulla qualità (storia, criteri ambientali, manodopora equamente retribuita ecc.) e la tracciabilità (l’origine). Si può fare innovazione e si può pure vincere la sfida della mondalizzazione anche con un pomodoro (di qualità).

    Logicamente e questo `il punto la sfida non va afforntata da soli ma in gruppo mano per mano con gli altri fratellli europei (Vero Sra. Merkel? Che sepellisci il metodo comunitario e procedi stabilendo stoltamente e cocciutamente misure nel tuo paese senza neanche consultarte i vicini, pensando oltretutto che cosi si risolve la crisi mondiale? Da soli.)

  7. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Bella risposta, Gianni. Mancava solo lo “gne gne gne”. La prossima volta ti faro’ un disegnino coi numeri in questione, dato che, al netto di opinioni e impertinenze, riesci a citarne meno di Berlusconi puranco sapendo usare gogol (cit. Berlusconi, imprenditore e presidente del consiglio, 2010).

  8. Gianni

    Filippo (non Zuliani) il mio punto e’ esattamente questo. Si puo’ fare innovazione (e si deve) anche sul modo di proporre le rovine romane, l’ amarone, le giacche di Zegna (le uniche che indosso, personalmente), la costa amalfitana e Renzo Piano. Il problema, l’ unico, e l’unico vero segno del nostro declino, e’ che su questi temi non si faccia alcuna innovazione, e non che queste categorie mercelogiche esistano e siano (come sono, e come potrebbero essere ancora di piu’) la spina dorsale della nostra economia.

  9. Gianni

    Filippo (Zuliani): mi dispiace, ma per contratto posso discutere solo con persone intelligenti.

  10. marco

    certo che l’amarone e le rovine romane spina dorsale dell’economia italiana sembra quasi una barzelletta

  11. Filippo

    Secondo me i punti sono due o forse tre.

    Il primo è che puntare sulle cose in cui hai già un certo savoir faire centenario può essere uno spunto. Il secondo è che queste cose devono essere un’opportunità non un limite.

    Il terzo riguarda invece una situazione personale mia e di altri commentatori, ossia chi da italiano vive alll’estero. Chi non sa che è da una vita che gli stranieri nn smettono di apostrafarci al grido di “Italiani, pizza, mandolino, mamma”? Senza poi parlare delle varianti tipo “pasta”, “mangiare”, “prosiutto”, “mozzarella”, “salame”. E’ un nenia. Un ossesivo leitmotiv.

    Ecco se poi il governo italiano mette su uno stand di un’esposizione internazionale e gioca quasi tutto su quegli stereotipi è logico che all’italiano emigrato le balle gli possono girare (“Maccome io faccio una vita che ci lotto e questi di Roma invece qd si tratta si fare uno stand biglietto da visita non fanno altro che giocare su quel registro!”). Insomma giocare un pò su quel registro italiano tutto gigionneria e gastronomia può anche andare bene, ma bisogna sapere modulare la recitazione per non cadere nel grottesco.

    Nota a margine: La Spagna ha quanto pare ha adottato una soluzione simile all’italiana, con qualche variante però. Al Jamón, al vino ed al Flamenco (non scherzo) pare venisse affiancata una parte sulla Democrazia, i Diritti e le Energie Rinnovabili.

    http://www.youtube.com/watch?v=NWVVCT9VIOc

  12. Marco

    A me sembra che sia una discussione fuori luogo su una situazione rilevata al momento, ma non vera (è di oggi una pagina di pubblicità sui quotidiani di altri eventi e presentazioni all’Expo di Shangai).
    Se ho capito bene quindi c’è una parte permanente e una parte di presentazione ad eventi.

    Che senso ha parlare se una cosa è più importante di altre.
    Si deve puntare all’eccellenza in tutto. Non c’è più spazio per la discussione sulla convenienza, l’Italia non è conveniente. Fine.
    Però una signora Fancese si lamentava che un espresso a Firenze costasse 1 € quando in tutta Europa costa almeno 1,5€. Quindi c’è una percezione del basso livello di professionalità in Italia.

    Ho seguito tale discussione in ritardo, ma penso sia realmente vuota di contenuti, solo i numeri non dicono nulla, solo alcuni episodi non dicono nulla.
    Abbiamo grandi potenzialità, ma non un sistema. Abbiamo le stesse capacità di altri, ma non è conveniente usarle pechè il sistema premia le scorciatoie, le furbate, non l’eccellenza.
    L’Italia poi non è una ma molteplice, perchè non è ancora unita (sia geograficamente, che culturalmente) e non ci sono idee (su cui costruire soluzioni).

    ML

  13. raoul

    Sai ML (ma perche’ non scrivete i cognomi?), e’ da quando sono adolescente che sento dire che l’Italia ha grandi potenzialita’, creativita’ etc.. Sono affermazioni ovvie, in un paese di 60 milioni e’ scontato ci siano delle potenzialita’, quantomeno per la legge dei grandi numeri…Tu dici che i numeri non dicono nulla, ma i numeri sono chiari, crudi. Mentre ci raccontiamo da 20 anni che l’Italia ha potenzialita’ ed e’ creativa, la Cina (o il Brasile) “macinano numeri”. E difatti noi siamo fermi da 20 anni, loro stanno decollando.

  14. Marco

    Raoul, nel mio settore (le TLC) le poche idee innovative sono state prese al volo da persone che hanno investito e che ora dominano il mercato. Le poche aziende che avevamo resistono a malapena. Perchè? Solo per dire che l’idea del pre-pagato è made in italy, le idee di base della telefonia mobile sono italiane, ma poi?
    Se ancora pensiamo alla FIAT, al turismo, alle industrie alimentari e allora va bene, è vero i numeri sono quelli che ci aiutano a sopravvivere. Ma una visione seria per il futuro? Abbiamo tante società di informatica che non producono nulla di innovativo, il cinema, l’arte (non mi diche che il Nobel per la letteratura a Dario Fo sia da prendere ad esempio, etc. non parlano italiano.
    Il tema è corretto: Italia senza futuro. Quindi come dare futuro? Con la qualità non ci possono campare 60 milioni ufficiali e altri milioni di immigrati. Gli olivi e gli aranceti non sono produttivi (ovvero non ci campano le famiglie) e li togliamo. Tecnologia la acquistiamo, la gente (quella dei milioni) si veste nei negozi cinesi, perchè tanto le cose devono durare una stagione. Non esiste più la STANDA e la CONAD la COOP e la ESSELUNGA mi sembrano assediate da altri distributori stranieri.
    Se qualcuno va nei supermercati all’estero (in Europa) trova pochissimi prodotti italiani. Il lavoro certe aziende (anche tessili e alimentari) lo portano all’estero (o anche materie prime di qualità sono importate dall’estero Olio ad esempio). Quindi di che si camperà?

    Non servono tanti numeri: serve guardarsi in giro e vedere la realtà. Se qualcuno scendesse in strada e capisse che dietro ai numeri c’è la gente e che ora il livello generale è ‘basso’ in tanti sensi…
    Non andiamo in Cina a capire che qui si sta andando a rotoli. Se 500 ragazze considerano un investimento andare a sentire Gheddafi a 80/100 euro (compreso pasti e viaggio), se ora ci sono migrazioni di insegnanti dal sud verso il nord per prendere 1300 euro e poi spenderli solo per sopravvivere per una vita non di qualità, se in questo momento con tutti i cassa integrati che ci sono i prezzi delle case aumentano … Parliamo di numeri, ma parliamo di quelli legati alla realtà e alla vita di tutti i giorni. La statistica è una bella scienza che tutto calcola con diligenza … parole da una canzone che cantava Pippo Franco nella mia infanzia … Non sono i numeri a parlare, ma chi li usa e li aggrega. Ricordo a tutti il Paradosso di R. Vacca tra AIDS e PC negli anni 80 e 90.
    Servono idee serie per problemi seri e non campagne di parole. Serve gente nuova più credibile di quella attuale. Servono tante cose ma non queste discussioni.

    ML

  15. raoul

    Concordo su tutto, eccetto l’ultima frase. Questo e’ un blog, e per definizione facciamo discussioni, non invenzioni

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