di Christian Mari
Riceviamo e pubblichiamo la lettera-appello di un giovane disoccupato. Pensiamo sia emblematica di tante difficili realta’ di giovani disoccupati
In merito all’articolo pubblicato su La Stampa dell’8 agosto u.s. dal titolo “L’azienda che non trova gli ingegneri”, mi trovo a segnalare quanto segue, premettendo che, in base alla mia esperienza, quello che leggerete si riferisce ormai purtroppo all’intera realtà lavorativa italiana e la SPEA, non me ne voglia, è solo uno spunto per una mia riflessione: sono un trentaquattrenne, plurilaureato e con diversi anni di esperienza professionale alle spalle, tra cui anche un periodo all’estero piuttosto consistente, in ambito militare prima e civile poi.
A causa di questa maledetta crisi, per una serie di congiunture sfavorevoli, sono rimasto senza lavoro dal 2009. Ormai ho sviluppato una certa familiarità nel rispondere ad annunci di ricerca, presentarmi a colloqui, trattare con head hunters, risorse umane e agenzie di lavoro e nel propormi spontaneamente alle aziende.
Perché, signori, “cercare un lavoro” è un vero e proprio lavoro, la mia occupazione principale in questo momento, anche perché ho una moglie (Ufficiale dei Carabinieri in congedo, che ha lasciato il lavoro per crescere una figlia e seguire il marito) e dormo sul divano letto dei miei suoceri dall’anno scorso, vivendo “sulle spalle” loro e dei miei genitori ultrasettantenni, che tutto si sarebbero aspettati, meno che doverci mantenere ancora a quest’età.
Per questi motivi, non potevo non rispondere alla “provocazione” della SPEA: un’azienda che denuncia pubblicamente sulla stampa quotidiana di avere fame di ingegneri e di non riuscire a trovarli, pure in tempi di crisi come questi. Bisogna ammettere che è assai singolare!
Tra i miei tanti titoli (alcuni anche recentissimi perché ho continuato ad investire in formazione e aggiornamento, nonostante già lavorassi) figurano una Laurea in Ingegneria Informatica presso il Politecnico di Torino, un Diploma Universitario in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Pisa (a breve assorbito da una nuova laurea in Ingegneria sempre presso il Politecnico), un Certificate of Professional Achievement in Nanotechnology presso la Columbia University di New York. Per cui, senza ulteriori indugi, vado alla sezione Carriers del sito internet, come consigliato nell’articolo, per candidarmi.
PRIMA ANOMALIA : non vi è alcun annuncio di ricerca di personale, come invece mi sarei aspettato. Ora, bisogna essere degli indovini per immaginare, anche solo lontanamente, che la SPEA stia cercando 100 ingegneri! Di conseguenza, spett.le SPEA, sarà assai difficile pretendere di non aver ricevuto candidature sulla base di buone intenzioni espresse solo l’8 di agosto su un articolo di stampa ed è del tutto fuori luogo manifestare meraviglia a riguardo, insinuando quasi che i neolaureati non abbiano voglia di lavorare e facciano tanto gli schizzinosi. Dall’aprile 2009 ad oggi vi assicuro che ho battuto quasi tutti i motori di ricerca possibili, e della SPEA e delle sue opportunità professionali non ho mai sentito parlare.
Non mi resta che compilare il modulo di candidatura spontanea in data 10 agosto senza sapere bene cosa stiano cercando (noi disoccupati lo conosciamo bene questo modulo: è il classico specchietto per le allodole, un modo per dire “non scocciare”. Se abbiamo bisogno ti chiameremo noi, e puntualmente non lo fa mai nessuno – questo a detta di responsabili d’azienda con cui ho avuto modo di interloquire durante il mio Calvario). Do la mia disponibilità ad un entry level . Sono pronto a rifare la gavetta nonostante 14 anni passati come Ufficiale nella Marina Militare, di cui 8 nelle Forze Speciali (COMSUBIN, signori, se qualcuno di voi lo conosce!, perché il mio problema è anche questo, ovvero spiegare cosa ho fatto negli ultimi quindici anni della mia vita a persone che non conoscono nulla della realtà militare e a cui suona male che, oltre ai titoli di studio, io non abbia esperienza nell’ambito ingegneristico pur avendo già 34 anni: semplicemente studiavo Elettronica Analogica tra un turno di guardia e l’altro in Iraq, o Elettrotecnica la sera, in tenda, in Afghanistan ). Sono, a questo punto, un neolaureato (nell’articolo non si fa riferimento a limiti di età); la passione non manca. Sono una persona flessibile, con una famiglia ed una testa sulle spalle, disposta a rimettersi in gioco, desiderosa di imparare e bisognosa di un lavoro, troppo consapevole di quello che significa restarne senza per non dargli un valore. Chiedo solo l’opportunità di essere messo alla prova. Non spetta a me decidere sul merito. Mi hanno insegnato che chi ha lavorato sodo ed ha seminato vedrà i suoi frutti.
SECONDA ANOMALIA: a tutt’oggi non sono stato contattato nemmeno per una risposta negativa (ma, si sa, quest’ultima è rara quanto l’educazione). Solitamente le aziende non rispondono e basta, ma il mal costume purtroppo è diffuso anche in altri contesti.
Dunque, come spiegarselo? Forse la SPEA sta cercando ingegneri con particolari qualifiche e conoscenze che io non posseggo? Non mi risulta; la SPEA stessa specifica nell’articolo che si farà carico della formazione. Non c’è nulla di meglio per uno come me, che è stato formato in Accademia Navale e quindi con competenze specifiche di tutt’altra natura.
TERZA ANOMALIA: Dall’articolo si deduce che il mero titolo di studio sia condizione necessaria e sufficiente per candidarsi. Non si può fare di tutta l’erba un fascio. In queste cose bisogna essere precisi, non qualunquisti, tanto più se si decide di non pubblicare un annuncio e di diffondere la notizia tramite carta stampata. Si rischia di ritrovarsi la casella di posta elettronica ingolfata di domande, che dovranno comunque essere scartate. Ma ve lo devo insegnare io? E’ vero che ormai ho una certa esperienza in materia…
Forse è perché siamo in agosto ed è tempo di ferie, mi direte voi. Io vi rispondo che la spett.le SPEA ci ha tenuto a sottolineare che c’è talmente tanto lavoro da non chiudere nemmeno la settimana di ferragosto, per cui mi aspetto che dall’altra parte un solerte impiegato delle risorse umane si stia sfregando le mani avidamente e con l’acquolina in bocca, impaziente di stampare la mia domanda ed iniziare i colloqui di selezione, insieme ad una frotta di altri colleghi.
Forse in realtà non c’è tutta questa fretta? QUARTA ANOMALIA: ma allora, avete davvero bisogno di questi 100 ingegneri? No, perché 100 sono davvero tanti, un’iperbole, un numero come non se ne vedeva da anni, nemmeno nei concorsi pubblici, ad esclusione degli ultimi banditi dal Comune di Roma, che probabilmente, solo per la burocrazia necessaria, impiegheranno anni per essere espletati.
Concludendo: a chi giova? A che pro? Devo pensare che si sia trattato di una semplice trovata pubblicitaria, di un modo per aumentare le visite sul sito web, di fare statistica, di parlarne per attrarre risorse, attenzione, ulteriori finanziamenti, per farsi belli con le Istituzioni e risultare aziende virtuose?
Perché tra l’altro, signori, una cosa che veramente dà fastidio a chi vive il dramma della disoccupazione come me, è l’essere preso in giro. Sentirsi anche dire che il lavoro c’è e che sono i giovani a non volerlo/saperlo trovare.
Per favore, spett.le SPEA, che dopo questa mia lettera sicuramente non mi chiamerà, almeno questa me la risparmi! Lei rischierebbe di offendere la mia intelligenza e quella delle persone che come me hanno risposto o anche solo letto quell’articolo o questa mia riflessione, nutrendo delle speranze che, ancora una volta saranno deluse.
Ci tengo a sottolineare che la mia non è una questione personale con la SPEA, che si ritrova a fare il capo espiatorio di un malessere causato da decine di altre società da me precedentemente contattate, ma la constatazione di una situazione generale che vivo ormai da troppo tempo, insieme a molte altre persone e che mi sembra incredibile non trovi ancora uno sbocco dopo quasi 18 mesi.
Non mi sembra altresì credibile in un paese la cui Costituzione fonda la Repubblica sul lavoro e riconosce a tutti i cittadini il diritto, solo in teoria ma non in pratica, a tale lavoro per permettergli un’esistenza libera e dignitosa.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Tutto estremamente vero. Queste aziende dicono cosa cercano (sempre in maniera molto nebulosa e/o incoerente, tipo “cercasi neolaureati con 5 anni di esperienza”), poi non si sa bene le candidature dove finiscono, non si sa bene perchè non sei stato chiamato. E poi un’altra cosa: perchè nei paesi stranieri, sugli annunci di lavoro, il compenso è sempre segnato, mentre in Italia E’ RARISSIMO che un annuncio indichi il compenso?
Christian, da quel che scrivi e’ possibile che quella lettera della SPEA avesse lo scopo di farsi pubblicita’ sulle spalle dei disoccupati. Hai provato a scrivere una lettera/articolo di risposta alla Stampa, con le considerazioni qui esposte? Puo’ essere che te lo pubblichino volentieri.
E’ una bella lettera. In Italia abbiamo il capitalismo peggiore del mondo, un capitalismo familistico, piagnone, assistito, incapace di rischiare anche perche’ trova piu’ conveniente sfruttare le proprie rendite di posizione. Il management e’ spesso composto dai rampolli di famiglia, spesso inetti o inadeguati, o da laureati delle peggiori universita’ tra quelle dei grandi paesi avanzati. E su tutto domina una idea di arroganza verso il lavoro dipendente, come si legge in questa lettera e anche in quello che sta succedendo in Fiat. Fa bene Bersani a mettere il tema del lavoro al centro della politica del PD. A Christian il consiglio di mandare il suo CV ad altre aziende europee, non solo italiane.
La lettera e’ bella e toccante. Devo dire che concordo con l’analisi di Gianni.
Christian, questo Paese è stato ridotto a uno schifo.
A Filippo: posso assicurarti che Christian ha scritto a la Stampa, ma non hanno nemmeno preso in considerazione la sua lettera.
Un grazie a tutti…
Mi hanno contattato e pare che La Stampa pubblicherà un articolo sul tema. A breve vedremo…
Prova con Flavia Amabile, sempre della Stampa. Ha un blog, basta che googli.
grazie a te christian, e facci sapere se sei riuscito a fartelo pubblicare su “La Stampa”.
E’ uscito oggi sulla Cronaca di Torino (La Stampa) anche se rivisitato in forma di articolo e non di lettera.
vorrei sottolineare che la società italiana, e non solo, deve misurarsi con la realtà del lavoro, nel senso che deve costruirlo per tutti e in maniera che produca reddito dignitoso e tutte le azioni della comunità Italia devono essere dirette a produrre lavoro.
so che è un concetto controdendenza dove tutti parlano di concorrenza, di costi di produzione, di investimenti che producano profitti adeguati, ma la situazione attuale, depressione con deflazione, permette anche di guardare al di la della siepe e tentare di vedere altre strade e di … sognare.
in bocca al lupo Christian!
ci puoi indicare un link, Christian?
Bisogna aspettare 7 giorni dalla pubblicazione affinchè sia pubblicamente scaricabile dall’archivio.
http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=10636329
Grazie Christian, tienici aggiornati sulla tua vicenda. Speriamo venga fuori qualcosa di buono
Buongiorno.
Ieri pomeriggio ho avuto il colloquio con la SPEA e per dovere di cronaca, e soprattutto correttezza, ho pensato di raccontare brevemente come è andata.
Innanzitutto segnalo che il colloquio è stato sostenuto con il proprietario stesso della SPEA e con suo figlio. La cosa è effettivamente eccezionale, a parer mio, e credo faccia trasparire l’importanza che si da in questa azienda alla selezione del personale (o forse ieri mancava il responsabile alle human resources).
Al di là della lunghezza (sono entrato alle 1400 e sono uscito alle 1930) il mio percorso e la mia formazione sono state particolarmente apprezzati, perché se ne intravedono potenzialità e capacità a largo spettro; inoltre avendo lavorato a lungo con la Marina Militare è stata particolarmente apprezzata la professionalità e la serietà quale ufficiale, tuttavia non sono, ahimè, utilizzabile (nonostante un 110 in ingegneria elettronica ed un 108 in informatica) nell’ambito della progettazione elettronica, perno e pilastro di tutta la SPEA.
Infatti alla “veneranda” età di 34 anni si ritiene che l’ingegnere abbia già un vasto bagaglio di esperienze progettuali, che io ovviamente non ho avendo io seguito un percorso totalmente diverso. Pensare che un’azienda investa su un 34enne è difficile, da una parte perché mi è stato spiegato, non ci sono contributi statali (tipo contratto di apprendistato) per chi ha più di 30 anni e quindi costerei alla SPEA quasi il doppio di quello che costerebbe un laureato 29enne, dall’altro perché si rischierebbe la sindrome del “laureato” ovvero, dell’ingegnere più che trentenne che si trova magari un capo 26enne, solamente perito e quindi non laureato, ma con 8 anni di esperienza sul campo.
La cosa sembra abbia già creato in passato difficili conflitti interpersonali interni all’azienda.
L’utilizzo in altri ambienti/settori (ho fatto presente sales ad esempio) non è attuabile in aziende così specializzate come la SPEA proprio perché si richiede che il “venditore” abbia una profonda conoscenza del prodotto e non avendo fatto io il progettista, chiaramente non ce l’ho.
Pertanto, ci pensano un po’ su ed eventualmente mi faranno sapere…
Per concludere: nell’ambito security, essendo stato operatore delle forze speciali, vengo ritenuto troppo preparato e qualificato, nell’ambito ingegneristico sono considerato troppo vecchio, nell’ambito safety non ho sufficientemente esperienza, nell’ambito navale non ho le necessarie qualifiche, per tutto il resto c’è Mastercard.
Grazie ancora
Christian Mari