La linea spezzata

di Ivan Scalfarotto

Il 7 agosto 2005 pubblicavo il primissimo post sul mio blog. Un blog nato per il lancio della mia sfida alle primarie che avrebbero designato Romano Prodi come candidato del centrosinistra per Palazzo Chigi. Vi ricordate “L’Unione”? Sembra passato un secolo, e invece sono soltanto 5 anni. Per capire tutto quello che è successo niente è più efficace che scorrere la lista dei candidati a quelle primarie (Prodi, Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro-Scanio, Scalfarotto e Panzino) e verificare che a fare politica siamo rimasti veramente in pochi. Nel frattempo è nato il PD, che ha già eletto due segretari, è nato anche il PdL, ci sono state due elezioni politiche, una serie di smottamenti e sommovimenti, nascita di nuovi gruppi e partiti e sparizione di altri. Un gran trambusto per lasciare esattamente le cose come stavano in quell’agosto 2005: un Berlusconi indebolito forse, ma pur sempre al suo posto al governo.

Dico questo non per dire che Berlusconi sia la causa dei mali di questo paese e come tale vada estirpata per fare in modo che l’Italia si trasformi come per incanto in un paese normale. Al contrario, io credo che Berlusconi sia il sintomo dei mali di questo paese, che ne sia l’effetto, il prodotto, e che quello che si deve fare al più presto è predisporre una proposta di governo che faccia dell’Italia un paese diverso da quello che ha la sua migliore sintesi nelle idee, nella personalità e nel profilo politico di uno come Berlusconi.

E’ per questo – scartata a priori qualsiasi sciagurata e irresponsabile ipotesi di governi con Lega, Tremonti & c. – che non credo affatto che un’alleanza con Casini, Rutelli e compagnia sia la soluzione, e peggio ancora un governo imbarca-tutti. Non solo perché torneremmo allo schema per cui si vincono le elezioni e si perde la sfida del governo come è successo a Prodi. Ma anche perché un governo siffatto, esattamente al contrario di quello che dice Casini, non avrebbe mai la capacità di prendere le decisioni dolorose e necessarie che andrebbero prese in questo momento. Quando dico decisioni necessarie non mi riferisco soltanto ai tagli e ai sacrifici che la situazione finanziaria ci impone. Io credo che gli italiani siano un popolo estremamente disciplinato in tal senso. Abbiamo sopportato prelievi forzosi dai conti correnti e tasse sull’Europa senza fare nemmeno una piega: quando capiscono che dietro a uno sforzo economico c’è una regia affidabile e non iniqua, gli italiani pagano e non si lamentano nemmeno troppo.

Le decisioni necessarie da prendere, quelle veramente difficili, sono quelle legate a una vera modernizzazione del paese, allo smantellamento delle corporazioni, all’apertura di una società bloccata e timorosa, alla trasformazione di un Paese che tradizionalmente gioca in difesa verso un modello che prova a investire e a rischiare di più su di sé. Lasciar correre libere le migliori energie disponibili, utilizzandole al massimo per il bene comune, e farsi carico di proteggere i più deboli non lasciando nessuno indietro. Acquisire la consapevolezza che costruire una società più giusta e più prospera è un meccanismo che non assomiglia ad una linea che si allunga (e dove quindi bisogna farsi trovare per primi a scapito di altri che verranno dopo), ma deve essere un cerchio che si espande (perché una società o cresce tutta insieme o cresce in modo squilibrato, iniquo e senza poter contare sul contributo e sulla partecipazione di tutti).

Il conservatorismo in questo paese, purtroppo, non sta soltanto a destra. Se guardo a Casini e a Rutelli, tanto per fare un esempio, vedo la palude: un blocco conservatore e immobile sia sul piano sociale che su quello economico. La sinistra radicale, come noto, non è ancora pervenuta a questo secolo. Se guardo a certe posizioni della CGIL vedo un sindacato impegnato esclusivamente nel difendere posizioni acquisite e sostanzialmente disinteressato a rappresentare le nuove generazioni e a comprendere le sfide dell’economia globalizzata. Se guardo a Confindustria vedo una grande impresa che ha affiancato il governo senza avere mai il coraggio di andare oltre generiche richieste verbali di riforme che non sono mai arrivate e di metterlo in mora per questo. Una larga alleanza non sarebbe altro che la sommatoria di interessi particolari, la rappresentanza pro-quota di gruppi di popolazione nella difesa delle grandi, piccole o piccolissime rendite di posizione che è il mestiere prediletto della classe dirigente italiana.

Non è di questo che ha bisogno l’Italia per superare Berlusconi. Gli inglesi distinguono il concetto di “evolutionary” dal concetto di “revolutionary”: ecco, io credo che ci sia bisogno di qualcosa che non sia soltanto un miglioramento evolutivo dell’esistente, ma di un cambio totale, completo, radicale di prospettiva. Questo era il senso della “vocazione maggioritaria” che aveva fatto nascere il PD: uscire dalle somme aritmetiche per provare a costruire un modello di paese alternativo che attraesse forze diverse facendo leva anche sulla massa enorme di persone che non votano.

Per fare questo non c’è bisogno del pallottoliere, c’è bisogno di un progetto. La forza apparente di Vendola, secondo me, sta in questo. Che in questo momento Vendola sembra avere – al di là dei dubbi che sollevano le sue posizioni economiche e una storia politica che non lo qualifica immediatamente come un innovatore (chiedere dettagli a D’Alema) – la capacità di moltiplicare le energie sulla base di un progetto condiviso. La sua forza sta nel fatto che Vendola non è credibile in quanto “proprietario” di un partito e titolare della relativa forza elettorale (S&L vale davvero poco in questo senso) ma come leader di un progetto che può coagulare intorno a sé persone le più diverse, dai giovani in Puglia agli industriali del Veneto. Perché la sua candidatura ha in sé il seme di una “vocazione maggioritaria”. Dico subito che parlo di Vendola a titolo puramente esemplificativo: le stesse cose le avrei potute dire e le direi con estrema convinzione – mutatis mutandis – su uno come Renato Soru, che tuttora rappresenta secondo me la più grossa occasione mancata degli ultimi dieci anni per il centro-sinistra e per l’Italia.

Nel PD noi siamo peraltro intrappolati in un equivoco. Abbiamo fatto lo Statuto del partito proprio sulla base di quella che avrebbe dovuto essere la nostra vocazione maggioritaria: volevamo essere aperti, parlare a tutti, e quindi prevedevamo che la scelta del nostro leader – eletto a primarie aperte – rappresentasse di fatto la scelta del leader del centrosinistra. Questo in teoria, perché la sostanziosa porzione del partito che non aveva propriamente in simpatia l’idea del partito aperto ha imposto un meccanismo di scelta del segretario molto più tradizionale. Un meccanismo che ha differenziato gli iscritti dai votanti alle primarie e che ha reso i secondi puri “ospiti” del partito. Ospiti per un giorno solo (quello delle primarie) e quindi spesso ospiti in libera uscita. Ospiti che votano Marino alle primarie e poi IdV o magari Grillo alle elezioni, una volta che si accorgono che il loro consenso di un giorno non è servito a dare alle posizioni di Marino una piena e visibile cittadinanza nell’elaborazione politica permanente del partito.

Questo vuol dire che oggi è molto più difficile dire che il nostro segretario è anche il segretario del centrosinistra. Bersani è soprattutto il segretario di un partito (il più grosso ed importante, certo) del centrosinistra, dal che deriva che la norma statutaria che lo individua in automatico come candidato premier è più un wishful thinking, un auspicio, che altro. Se quando siamo nati come partito potevamo dare per scontato che il nostro leader fosse il leader di tutti, oggi non è più cosi. Questa è certamente un’involuzione rispetto al modello di una democrazia occidentale di stampo liberale e – se il modello “revolutionary” di cui parliamo implica proprio portare l’Italia ad assomigliare di più a una democrazia occidentale di stampo liberale – questa è secondo me la debolezza “genetica” della candidatura di Pierluigi Bersani e del gruppo dirigente che lo appoggia come persona e gruppo adatti a perseguire quel progetto. È una candidatura che porta dritto dritto a un governo di ampia coalizione, peraltro assolutamente coerente col progetto politico che ha vinto il congresso del PD, ma certamente non in grado – come l’esperienza Prodi ci ha amaramente insegnato – di rappresentare una vera discontinuità rispetto al modello di Italia che ha prodotto e dato forza alla leadership di Berlusconi.

Potremo tornare credibilmente al governo (e non solo per la soddisfazione effimera di vincere le elezioni) quando avremo una leadership in grado di rappresentare un progetto radicalmente innovativo e dotato di una grande forza magnetica. Niente governissimi e niente abbracci mortali di gruppo. I grandi paesi del mondo procedono per linee spezzate: l’America di Obama non è quella di Bush e quella di Bush non era quella di Clinton; la Gran Bretagna di Cameron non è quella di Brown e quella di Blair non era quella di Thatcher; anche appartenendo allo stesso partito, Sarkozy non era certo il candidato preferito di Chirac. L’Italia, invece, è il prodotto di una lunga curva ininterrotta e ormai stancamente piatta che ci ha condotto sin qui. Se ne abbiamo la forza e la capacità, l’unica possibilità vera è di metterci un punto. E andare, finalmente, tutti insieme a capo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

33 Commenti

  1. Gianni

    Il solito zibaldone confuso e inconcludente. Al Bar Sport si sente di meglio.
    Se si va a votare con questa legge elettorale, Berlusconi governa ancora meglio di prima. Questo e’ un fatto matematico, non una opinione. E’ quello che vuole il nominale “Vicepresidente del PD”?
    Mi rendo conto della infatuazione per Vendola, che e’ l’ amorazzo che segue quello per Marino (e prima quello per la Serracchiani, prima ancora Soro, prima ancora Veltroni, prima ancora Cofferati, prima ancora per Moretti, prima ancora Rutelli: tutti questi ieratici salvatori della sinistra che non durano una settimana di trafiletti) ma sarei curioso di sapere quale e’ il “progetto di governo” di Vendola. Una qualsiasi cheerlady di Vendola potrebbe per favore spiegarmi, stante la attuale legge elettorale come pensa di “rivoluzionare il paese” andando a votare in dicembre(revolution, non evolution, lol)? Non c’e’ bisogno di una poesia o una canzoncina, bastano due numeri in croce. Grazie in anticipo.
    Io ci scherzo, ma queste cose mi fanno incazzare. La politica e’ una cosa importante, decide della vita delle persone. Finche’ a sparare cazzate del genere siamo io e i miei amici al bar non succede niente. Ma il dilettantismo e la cialtroneria istituzionalizzate fanno vittime, rendono la vita piu’ difficile agli altri. Tutti hanno diritto a uno stipendio, ma dovrebbero almeno fare lo sforzo di meritarlo.

  2. gio

    L’unica concreta possibilitá di cambiare legge elettorale è di tornare al proporzionale, a questo puntano apertamente casini, i centristi e molti del PD. Altre possibilitá in parlamento non ce ne sono.

    Questo avrebbe l’effetto di liberarci di B, senza dubbio, ma al costo di rificcarci in una bella palude democristiana. E’ un prezzo molto alto, ma forse inferiore a un eventuale bicolore forza-italia+lega.

    L’alternativa è resistere e logorare B fino a primavera, e cercare di andare al voto con una destra divisa in due e con una legge maggioritaria, come nel 1996, vincere di astuzia.
    Certo ci vorrebbe anche un leader e un progetto un po’ piu’ coinvolgente di quello finora espresso da Bersani. Ma insomma, come la mettiamo, un bel casino..

  3. Moreno Puiatti

    Gianni la scusa di non andare al voto perchè c’è questa legge elettorale mi sembra un po’ deboluccia, questo Parlamento non la cambierà mai perchè ne è figlio.

  4. Gianni

    Berlusconi vuole andare a votare subito. Si vede che lui tanto deboluccia non la trova.

  5. Se si va a votare con questa legge, Berlusconi vince quasi certamente alla Camera, ma più difficilmente al Senato con i premi regionali. Se si va subito ad elezioni, vince più probabile, se si arriva a primavera, sarà più difficile. Se dura fino a fine legislatura, sarà magari più logorato ma magari no, e comunque ci saranno elezioni con la stessa legge elettorale, quindi vale quanto sopra. Leggi elettorali diverse non maggioritarie ci consegnano alla palude centrista, come qualcuno auspica.
    Temo che la legge elettorale – certo, sarebbe bello avere di nuovo il mattarellum – non risolva granché, e concordo con Ivan che senza una rinnovata vocazione maggioritaria c’è poco da fare.
    Detto per inciso, non mi sembra che Ivan si sia innamorato di Vendola. Dice anzi, mi sembra, che la cosa che non va nel PD è proprio che qualcuno si possa – o debba – innamorare di Vendola pur di intravedere qualcosa di diverso e più credibile del rassegnato accordo con i centristi…

  6. Antonio

    Perche’ se si vota con questa legge elettorale Berlusconi vince subito? Siamo cosi’ sfiduciati nei confronti da noi stessi da arrenderci prima ancora di cominciare a combattere?

  7. Filippo

    Se si va a votare i prossimi mesi io son sicuro solo di due cose. 1) che aumenterebbe l’astensione. 2) Che la lega continuerebbe la sua ascesa.

    Quanto all’astensionismo non credo che sarebbero solo i sinistri delusi a rimanere a casa (quelli già ci sono rimasti in passato).

    Per vincere vincerebbe ma siamo davvero sicuri che Berlusconi otterrebbe risultati migliori di quelli del 2008? Davvero è possibile ottenere una maggioranza ancora piu’ schiacciante? Nno ci giurerei.

    Gianni quanto al Bar Sport capisco che ti incazzi ma dopo due anni di aspre critiche da parte tua 2 sono le cose. O tiri fuori la tua parte construens. O smetti di leggere il blog (perché altrimenti se davvero ti fa cosi male leggerlo questo è puro masochismo).

  8. raoul

    Veramente ottimo post. Chiaro, inequivocabile, dritto al punto.

  9. Gianni

    Non leggo nessun argomento a favore del fatto di andare a votare subito, a parte quello che le campagne elettorali sono divertenti e giocarsela alla roulette russa e’ eccitante. Questo sarebbe uno di quei pochi casi in cui gli interessi di bottega del PD e gli interessi del paese coincidono, ma la vocazione masochistica della sinistra italiana e’ talmente forte che non ci si accontenta di martellarsi i marroni, ma si cerca di farlo mentre si cammina su un filo vestiti da astronauta fischiettando la traviata con un lampeggiante in testa. Ammirevole, da un certo punto di vista.
    Il fatto che per governare si debba fare un accordo con i centristi e’ uno dei penosi obblighi della matematica, e la “vocazione maggioritaria” di Veltroni non era certo raggiungere il 51% da soli, anche se nessuno ha trovato il tempo di spiegarlo a Scalfarotto.
    Poi ognuno si innamora di chi vuole. Io per esempio sono pazzo della fidanzata di Isker Casillas, ma non so se le farei scrivere la finanziaria. Certo, finche’ la politica e’ un hobby dove l’ importante non e’ governare ma divertirsi, c’e’ spazio anche per Vendola e suoi fans della settimana.
    A proposito, mi sono scordato di Chiamparino tra i periodici salvatori della sinistra. Una testimonianza comunque che la primarie sono una cagata, visto che eleggono leader che non ci piacciono.

  10. Gianni

    Besides: quando i centristi erano nel PD Scalfarotto voleva che se ne andassero, tanto da delirare in piena campagna elettorale di uno scambio Fini – Rutelli grazie al quale e’ riuscito a farsi cazziare persino da Fioroni o da chiedere la espulsione della Binetti tutti i giorni dispari. Lo hanno accontantato, i centristi se ne sono andati e adesso si fanno i cazzi loro: ma ora Scalfarotto si scopre a vocazione maggiortaria. Fantastico.
    Con dirigenti come questi non vinceremo mai (cit.)

  11. Filippo

    Gianni, Rutelli ha avuto una funzione importante come sindaco di Roma, all’inizio. Ma questa funzione era oramai esaurita da un pezzo. Se le elezioni romane sono state perse è anche colpa sua. Tutti eravamo coscienti che con quella candidatura si rischiava e che ce la saremo giocati sul filo. Potevamo vincere sul filo, invece abbiamo perso. E Rutelli se la prese pure con gli elettori di sinistra (reazione del tipo “‘anfami che nun me votate”). Grande Cicoria!

  12. Filippo

    Parlando di amorazzi e di tafazzismo se ho capito bene mi si spiega che se siamo dei veri militanti del PD, di quelli seri, allora dobbiamo rallegrarci per le vittorie di Cappellacci e Polverini e la conseguente perdita di due regioni da parte della sinistra (Sardegna e Lazio). Wow. Ed ora non soddisfatti sembra che si debba puntare a perdere pure Torino. Se giochiamo a chi è piu’ masochista, non so mica chi è piu’ bravo.

  13. Gianni

    Rutelli nel 2001 era il salvatore della sinistra. Nel 2006 gli stessi (proprio gli stessi) che lo adoravano non lo hanno votato a Roma. Moretti ha cominciato la stagione dei “girotondi”, la piu’ triste, perdente, dimenticata storia della sinistra italiana. Naturalmente tutti lo amavano perche’ non riuscivano ad innamorarsi di Livia Turco, Fassino, Bersani ed altri ottimi dirigenti del proprio partito. Cofferai era l’ idolatrato antidalema, da quelli che hanno fatto del sarcasmo vergognoso contro la sua candidatura alle europee. Tutti erano per Veltroni, fino a quando ha perso le elezioni. Soru e’ riuscito ad unire tutto il partito sardo contro di lui, e a perdere una regione ceh governava tranquillamente e anceh piuttosto bene. Un eroe. Non come la Bonino, che gli stessi fan di Vendola hanno fatto candidare in Lazio perche’ in quel caso “non c’ era tempo per fare le primarie”. La Serrachiani era la reginetta di facebook fino a quando e’ passata con Franceschini per un posticino sicuro a Strasburgo dove non la vedono mai. Marino e’ tornato a fare il collaboratore di d’Alema a Italianieruopei, come Adinolfi d’ altronde, che adesso e’ arrabbiato perche’ e’ in cassa integrazione. Questa settimana tocca a Vendola. Le strade per perdere e ridicolizzarsi la sinistra degli hobbisti non la sbaglia mai.

  14. Pinotto

    .. ha fatto molta fatica anche il marito ad innamorarsi della Turco.
    L’ultimo giapponese nella giungla diventa un grande saggio di fronte ad un innamorato di D’Alema.

  15. Gianni

    Bravo Pinotto, bel commento berlusconiano. Una vittima inconsapevole dell’ egemonia della destra. Vuoi dire qualcosa anche sui froci?

  16. @Gianni
    dire che la Serracchiani non si vede a Strasburgo è davvero una balla, e forse non lo ricordi, ma è segretaria in Friuli (la mia regione, per dire) e sul territorio lavora abbastanza bene;
    Soru si è messo contro tutto il Pd sardo perché voleva davvero cambiare il sistema, sistema che, come si è visto, è ancorato ai diktat di corrente.

    Ero in disaccordo con Ivan sulla prima parte – “E’ per questo – scartata a priori qualsiasi sciagurata e irresponsabile ipotesi di governi con Lega, Tremonti & c. – che non credo affatto che un’alleanza con Casini, Rutelli e compagnia sia la soluzione, e peggio ancora un governo imbarca-tutti. Non solo perché torneremmo allo schema per cui si vincono le elezioni e si perde la sfida del governo come è successo a Prodi. Ma anche perché un governo siffatto, esattamente al contrario di quello che dice Casini, non avrebbe mai la capacità di prendere le decisioni dolorose e necessarie che andrebbero prese in questo momento” – perché se ha ragione nel merito, ha, secondo me, torto nelle modalità perché per far le cose che dice manca il tempo. Però mi ritrovo d’accordo nella parte finale perché la vedo come l’unica soluzione possibile per far risorgere il Pd.

  17. bianca

    Finalmente parole sensate da un’esponente del PD. tutto il dibattito di questo periodo sulla legge elettorale francamente non mi appassiona ed è altro che mi aspetto da un pò di tempo a questa parte: idee, progetti, linfa, sostanza. Grazie per aver ricordato l’occasione persa di Soru, il suo progetto davvero innovativo poteva dare molto anche a livello nazionale. La sua sconfitta è stata dovuta (anche) al fatto di essere stato lasciato solo dal partito contro un invincibile premier. Il voto disgiunto in alcuni collegi chiave è stato scandaloso: consiglieri del PD che siedono nell’assemblea sarda grazie ai voti di chi ha scelto il candidato fantoccio di B. C’è da esserne fieri, come sembra fare qualcuno, attribuendone tutta la resposabilità (che pure ha avuto) a Soru? Quello che abbiamo ora è una regione allo sfascio con un presidente fantoccio inquisito per CORRUZIONE dopo una stagione di idee, progetti e reale rinnovamento. E i nostri felici di essere tornati all’opposizione.Insomma questo partito non è credibile e di scelte verso la modernizzazione non mi pare ne voglia fare, per questo ho letto con sollievo il suo intervento Scalfarotto. Mi pare però che sia una voce isolata dentro il PD: i suoi colleghi “quarantenni” osannati come il futuro del PD mi sembrano assai inconsistenti e tutti concentrati su se stessi o su questioni di metodo: scontro generazionale, primarie si, primarie no. Continui così e forse c’è una speranza.

  18. Gianni

    Nella classifica di frequenza delle riunioni plenarie la Serracchiani e’ 695 -esima su 710 parlamentari, ed e’ l’ultima tra i parlamentari italiani (www.votewatch.eu). Saranno contenti i conterranei di Jack che la hanno votata e felicissimi quelli che hanno fatto campagna elettorale per lei, tipo Walter GAllo e Lucio Scarpa: pensa che fregatura hanno provato a rifilarci.
    Questo giusto per chiarire chi dice delle palle. Meno male che la Serracchiani sul territorio lavora “abbastanza” bene.
    Demoralizzanti le considerazioni su Soru. Uno che non riesce nemmeno a tenere insieme il partito che lo ha eletto alla regione sarda sarebbe secondo alcuni in grado di tenere insieme il PD a livello nazionale. E’ proprio vero che l’amore e’ cieco. La ambizione personale anche.
    Lo so che suona bizzarro, ma generalmente chi si mette contro un partito NON e’ la persona piu’ adatta per guidarlo. Sembra strano scritto qui sopra, ma la maggioranza del genere umano considererebbe questa una banale affermazione di buon senso.

  19. Gianni

    Besides: comico scandalizzarsi per il voto disgiunto per Soru e non per quello per Rutelli. Quelli che lo hanno fatto perche’ Rutelli non era ababstanza di sinistra hanno aiutato a mettere sindaco di Roma un ex picchiatore fascista. Tra coloro particolarmente attivi in questa iniziativa ricordo ogni volta che posso, e per affinita’ a questo blog, Cristiana Alicata. Un autentico genio della politica, come Scalfarotto. Degli autentici innovatori.

  20. Filippo

    Ciao Gianni, allore calma e gesso. Devo dirti che trovai piuttosto triste a suo tempo vedere persone che pur militando teoricamente nel PD, sghignazzarono e si chapagnarono per le sconfitte nel Lazio e nella Sardegna. Tafazzismo puro e folle. Che c’è da festeggiare?

    Quanto a Rutelli credo che bisogna fare un salto indietro e ricordarsi come andavano le cose a Roma a quell’epoca per chi a Roma allora ci viveva. Rutelli fu eletto nel 1993 e fu una bella sopresa. L’elezione diretta del sindaco permise di voltare la pagina e la differenza si vide subito(se non altro nell’azione di ripulitura del centro allora in una situazione di abbadandono). Nel 1997 il Cicoria venne cosi rieletto trionfalmente. Trionfo tale (davanti allo scilabissimo Borghini) tanto che financo alcuni miei parenti berlusconidi lo votarono convinti. Io sinceramente, forse un po’ cassabdranente, già all’epoca intravedevo qualcosa, nelle sue parole, nei suoi discorsi. C’era qualcosa che non mi quadrava. Ma andiamo avanti. Nel settembre del 2000 giunse la notizia della sua candidatura contro il Scilvio, proprio mentre il Cicoria stava in aereo tornandosene da una capatina nella Sidney olimpica.

    La campagna elettorale lascio in molti perplessi tanto che quello che tu chiami salvatore della sinistra, a Roma non era percepito come tale. Anzi. A Roma dicevano un’altra cosa. “A ridatece l’originale”. Ossia il piazzatore brianzolo. Rutelli infatti ai romani pareva la fotocopia brutta del suo rivale, che cercava in fondo cercava di scioiottare. Coraggioso a prendersi la responsabilità della sconfitta annunciata si, ma non certo salvatore della sinistra. Tanto che i berlusconidi famigliari che l’avevano votato al comune si guardarono bene di votarlo alle legislative. Pero’ al contempo il Walter lo vollero sindaco. Segno che fra er Cicoria ed i Romani qualcosa non andava piu’.

    Poi arriva il 2005 e la famosa campagna referendaria. Ricordo con una certa tristezza quello champagne stappato dvti alle tivvu quella notte di giugno. Festeggiavano. Cosa? La vittoria del no? MAgari! In tal caso l’avrei pure capito. Festeggiavano l’astensione. La non partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Con lo champagne. Ridendo.

    Se i cittadini non ti votano predernsela con i cittadini che nn ti votano (nemmeno i berlusconidi prima infatuati dalla sua gestione) è segno di un certo autismo politico. Uno che reagisce cosi (“anfami che nun me votate”) si commenta da solo.

  21. Dario

    Non so chi sia questo Gianni che dà lezioni di politica al vicepresidente del suo partito, ma certo se questo è quello che pensano i dalemiani delle migliori leve del PD poi non ci si deve stupire se in rete si leggono commenti di questo genere

    http://mobile.agoravox.it/Il-PD-e-le-inopportune-elezioni.html

  22. Gianni

    Non so chi sia questo Dario, che da’ lezioni di politica a d’Alema, ma io non ho certo intenzione di insegnare la politica a Scalfarotto. Non ho tempo.

  23. Gianni

    Filippo, io no ho visto nessuno festeggiare per la sconfitta di Soro, ne ho visto alcuni e letto altri, qui in rete, compiacersi per la elezione di Alemanno.
    Per quanto riguarda Rutelli, leggiti semplicemente i giornali del 2001. Dicevano di lui le stesse cose vuote e spuerficiali che ora dicono di Vendola (e prima di Marino, Serracchiani, COfferati, Chiamparino, Moretti….): il progetto per la sinistra, un innovatore, bla bla bla. Sappiamo come e’ finita.
    In generale, la affannosa ricerca di un leaderaccio qualsiasi al quale affidare il proprio destino e’ segno di un vuoto culturale devastante, e anche di alcuni penosi limiti di personalita’. L’ idea di non essere capaci di gestire il partito partendo prima di tutto da se stessi, il bisogno del riferimanto carismatico e’ un altro dei cascami culturali del berlusconismo, che ha cambiato per sempre la generazione dei Scalfarotto. In particolare di quelli che hanno incominciato a fare politica da pochi anni, e che non hanno quindi nessuna esperienza ne’ formazione (e che non hanno prodotto alcuno sforzo per studiare, capire, informarsi) e quindi nessuna fiducia sulle capacita’ politiche e gestionali proprie e di chi sta loro intorno. Basta leggere Dario, che ritiene un caso di lesa maesta’ criticare il “vicepresidente del partito” (mica cazzi). In realta’ la politica si fa tutti giotni, a tutti i livelli, e chi svolge le funzioni di segretario e’ quasi irrilevante. Non capirlo e’ un limite culturale piu’ diffuso del necessario e che andrebbe superato, non certo un esempio da imitare.

  24. a Gianni non bisognerebbe mai rispondere quando fa il troll per il puro gusto di farlo: ci impedisce di concentrarci sulle cose importanti. Però, dato che è un troll intelligente ed acuto, quest’ultima faccenda non gliela perdono. Dire che chi fa il segretario è quasi irrilevante, mentre ciò che conta è il partito, la politica, la formazione di lungo corso, ecc., in un discorso tutto teso – come da mesi e mesi fa il nostro commentando il blog de iMille – a richiamarci alla “politica ” vera, quella che sapeva fare il PCI una volta, è davvero ridicolo. Chi ha la mia età ricorda benissimo perfino gli slogan: viva il grande partito comunista di Gramsci Togliatti Longo e Berlinguer. E il ruolo carismatico di Berlinguer, per non voler tornare a Togliatti, non era mica una cosa da poco…

    Insomma, è inutile smenarla. La politica è fatta – anche – di leader. Che a Gianni quelli attuali e in particolare quelli attorno ai 40 non piacciano, che lui preferisca degli sperimentati sessantenni, è del tutto legittimo. Ma non ci faccia la lezioncina sul partito “intellettuale collettivo” vs il leaderismo populista!

  25. Gianni

    Non sto dicendo quello. A parte che il carisma di Berlinguer lo si e’ scoperto dopo che e’ morto, e che mentre era vivo gli si spiegava che era grigio, burocratico, e che al contrario di Craxi non sapeva comunicare (rings a bell?), personalmente ritengo la scelta del leader nazionale (quasi) irrilevante per la scelta della propria militanza politica. E non ce l’ ho contro i quarantenni, non diciamo assurdita’: sono trentenni o quarantenni tutti i leader con i quali faccio politica ogni giorno, e anche alcuni dirigenti nazionali che ammiro molto come Fassina o Orlando. Ce l’ ho con gli incompetenti, i cialtroni, con coloro che cercano scorciatoie allo studio e al lavoro intellettuale e culturale. La politica non e’ solo “stare tra la gente”: e’ anche, dopo essere stati tra la gente, la elaborazione intellettuale della azione di governo. Su questa seconda parte, mi sembra che gli Scalfarotto e le Alicata siano molto scarsi, o perlomeno svogliati, e mi tolgo il gusto di venire a dirglielo.
    E non e’ vero che la politica e’ fatta dai leader. O non dovrebbe. Lo e’ solo quando alla politica si da’ una connotazione integralista, di riferimento ideale e valoriale. La militanza politica e’ fatta di lavoro comune: coloro che se ne vanno dal PD perche’ non e’ segretario Marino o perche’ c’e’ (c’era) la Binetti sono persone che della politica non sanno nulla, e considerano il partito come un circolo della canasta, da hobbisti appunto.
    Ricambio i complimenti (ecco, vedi? se quelli del tuo gruppazzo sapessero parlare di partito come tu sai parlare di energia mi eviterei le trollate qui sopra e andrei piu’ spesso a donne).

  26. Filippo Zuliani

    La “linea spezzata”, Gianni, non auspica il rinnovamento delle facce, ma dei fatti. Ad un partito riformista, come il PD si propone, si chiedono politiche riformiste serie e fatti concreti. Fatti che il PD attuale – alla cui dirigenza ci sono personaggi che anni fa erano gia’ ministri – non ha ne’ ottenuto ne’ dotato della credibilita’ necessaria per farsi rieleggere. Tanto per fare un esempio caro a me e a Corrado: la green economy. Il documento di punta del PD, targato Realacci mica Marino, riduce la green economy all’installazione di pannelli solari e isolamenti della casa. Ambedue abbondantemente sponsorizzati dallo stato. Ecco, questo e’ il riformismo energetico-ambientale per vincere contro il nucleare e il business-as-usual berlusconiani. Queste sono le proposte del PD per ridurre le emissioni di CO2 senza disastrare l’economia. Secondo te queste sono posizioni credibili per un partito che aspira a governare?

  27. Gianni

    Mi sembra irrilevante, francamente. Un partito politico identifica e difende degli interessi sociali che ritiene prioritari, e compie la propria azione di governo creando il consenso per soddisfarli. Nel momento in cui la azione si esplica sul piano normativo o legislativo ci si riferisce alla elaborazione di esperti tecnici del settore. Cosa ne sa Realacci di fotovoltaico o di nucleare? Da un politico non puo’ che venire un orientamento generale. Prova a chiedere a Obama o alla Merkel le equazioni dell’ effetto fotovoltaico (a proposito di Merkel: la sponsorizzazione a scendere del fotovoltaico non e’ mica una cattiva idea: hanno creato in Germania una catena del valore da mezzo milione di occupati e il piu’ grande mercato mondiale del settore. Sotto il solleone di Lubecca).
    Questo e’ un vero ritardo della politica italiana. In altri paesei ci sono fondazioni e universita’ a fornire il contributo tecnico alla politica. Da noi invece si metteva Irene Tinagli in Direzione, dalla quale la Tinagli scappava poi con il faccino tutto arrabbiato perche’ non le avevano chiesto nulla. Che cosa doveveno chiederle? Era lei che avrebbe dovuto fornire sia le domande che le risposte. Ma non essendo un politico, non lo sapeva.
    E’ in fondo la stessa cosa di cui sopra: una visione integralista della politica, uan idea ottocentesca della funzione del partito politico che deve dare la risposta a tutto. Deludente che chi si appiccica l’ etichetta di innovatore abbia dei riferimenti cosi’ vecchi e superati.

  28. Filippo Zuliani

    Cioe’ per te e’ irrilevante che Realacci sappia dare credibilita’ alle proposte per fare quattrini con la green economy, da contrapporre al business-as-usual della destra. Ecco perche’ da anni rimediamo pappine su pappine alle elezioni: e’ certamente colpa di Scalfarotto.

    PS le equazioni del fotovoltaico, qualunque cosa esse siano, le puoi chiedere direttamente a Steven Chu, premio nobel per la fisica che quel vecchio e antiquato di Obama ha nominato segretario di stato all’energia per gli Stati Uniti. Un vecchiume inconcepibile.

  29. Gianni

    … e [po sarei io il troll.

  30. Filippo

    Caro Gianni, sul Rutellli “leader nuovo” del 2001, forse i giornali lo avranno dipinto cosi, pero anche se so che la memoria a volte puo’ ingannare io ho tutt’altro ricordo di quei mesi romani. L’ “aridatece l’originale” ancora lo sento rimbombare.

    Sulla vittoria di Alemanno che dire, fu la conseguenza di un triste presagio. Non sbagliamoci non guardiamo il dito quando indichiamo la luna. Nn facciamo i cicoria piagnoni che diamo la colpa agli elettori brutti e cattivi, ingrati e ‘nfami “che nun m’hanno saputo capì”. Forse non è era (solo) colpa degli elettori ‘nfami. Forse le cose le potevamo fare meglio. O no?

    Infine, mein freund, non ci inganniamo e siamo sinceri sulle sconfitte Soru e sulla Bonino. A sinistra una bottiglia qualcuno temo l’abbia stappata x davvero. Ed oltretutto con estremo godimento. Il taffazimo purtroppo è diventata una tradizione di casa. Ahinoi.

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