Il cuore della divisione

di Riccardo Spezia

Con la votazione di ieri sulla sfiducia a Caliendo si è materializzato un “fronte” formato da FLI, UDC, MPA e API. Questo fronte ha, chiaramente, trovato un pretesto nella “questione morale” (chi è in parlamento grazie ai voti di Cuffaro di tutto puo’ parlare tranne che di questione morale) ma è cementato da qualcosa di più profondo.
Qualcosa che rischia di spaccare ancor più il governo della giustizia. Ed è la concezione dello stato, che si esplicita in questi anni con il termine “federalismo”.

Il nuovo fronte ha infatti una visione “à l’ancienne” del rapporto tra stato e cittadino. Una visione democristiana, paternalistica, dove al localismo baronale si affianca un grande stato riparatore che dispensa sicurezza. La sicurezza degli impieghi statali, regionali, provinciali, comunali, para-statali. Uno stato che non lascia il cittadino mai solo, ma in cambio gli chiede l’anima. Gli chiede di appoggiare il barone locale. Una concezione dell’italia che non è passata, che è ancora attuale, da molti (i giovani) vista come un miraggio e che quindi, al di là del buon senso economico che dovrebbe farci capire quanto sia impossibile, ha ancora un grande appeal.
Questa destra conservatrice è chiaramente antitetica alla destra di Berlusconi, ma soprattutto di Bossi e Tremonti. Per questo il cuore della divisione verrà e rischierà di generare dei grandi movimenti tellurici nel governo quando arriveranno i decreti di attuazione del federalismo.

Su queste contraddizioni e su queste due destre dovrebbe avere gioco facile la sinistra per incunearsi. Certo dovrebbe chiarire molte cose, come avrebbe dovuto fare da anni. Ora il tempo per farlo rischia di scadere presto, addirittura di precipitare.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Caro Riccardo,
    il fronte centrista di cui parli si è materializzato nei fatti. Tuttavia dubito che i partecipanti abbiano una qualche consapevolezza o quella omogeneità politica che gli consentirebbe di costruire un fronte moderato/conservatore autenticamente alternativo a Berlusconi.
    I quattro partiti, api udc mpa e fli, sono con maggiore o minore nettezza quattro comitati elettorali rispettivamente dei quattro moschettieri Rutelli, Casini, Lombardo e Fini.
    Hai ragione quando evidenzi che l’unico punto politicamente omogeneo che hanno è una concezione “notabilare ottocentesca” del rapporto con il territorio e il consenso. Su questo possono costruire moltissimo in termini di “forza elettorale” perchè ovunque non ci sia la lega, il pdl non vincerebbe mai senza il loro appoggio. Ma da qui a diventare un partito nazionale ci passa parecchio. Allo stato attuale sono solo un “ensemble” sudista del tutto ancillare al PDL.
    Perchè la situazione evolva ulteriormente sarebbe necessaria una netta rottura tra Silvio e le organizzazioni cattoliche conservatrici (opus dei, azione cattolica, comunione e liberazione, Forum delle Famiglie, Movimento per la vita) ad oggi ancora de facto solidali e ben rappresentate nel PDL (Lupi, Mantovano, Giovanardi, Rocella …).
    Finché questo non avverrà, Berlusconi sarà ancora politicamente forte anche se azzoppato parlamentarmente.
    Purtroppo ho l’impressione che i quattro moschettieri non rappresentino un’opzione sufficientemente solida da poter prendere il posto di Silvio nella tutela degli interessi della “galassia cattolica”.
    Staremo a vedere.
    Saluti

    Sergio

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