
(Il Giudizio Universale, particolare, di Giovanni Battista Della Róvere, detto il Fiammenghino)
Le nubi che si addensavano da alcuni mesi sul cielo del PDL hanno finalmente scatenato un temporale. Non proprio fulmini a ciel sereno, ma certamente quando due anni fa nasceva una maggioranza di governo con quella che è (è stato?) forse il più ampio margine parlamentare della Repubblica, pochi si potevano immaginare una situazione “à la” Prodi, ovvero un esecutivo Berlusconi sotto il ricatto di gruppuscoli di parlamentari “di lotta e di governo”.
Ma la politica (quella con la p minuscola) italiana ci riserva sempre sorprese. In mancanza di grandi piani economici per contrastare la crisi economica o di strappi nelle consuetudini ottocentesche dei rapporti sociali o di rilanci della crescita culturale e quindi democratica e produttiva (ovvero di Politica, con la P maiuscola), si hanno sempre intrighi, trappole parlamentari, paventati governi di transizione (verso dove poi …) o di larghe intese (su cosa non si sa) o ancora peggio per fare la legge elettorale (ma se i partiti non sono d’accordo neanche al proprio interno su un modello di legge elettorale come possono esserlo tra loro!). Tutte formule che fanno impazzire di gioia cronisti e “esperti” e che potrebbero avere anche un senso se non avessero l’effetto controproducente di far percepire come “quelle cose” la politica, mentre, appunto, la vita quotidiana si affronta con sempre maggiori difficoltà e l’unione sociale (quella su cui la politica vera dovrebbe lavorare) si disintegra.
Ma tant’è. Arriva l’estate e ora passeranno il tempo a tramare (per parafrasare un ministro della Repubblica). Quello che però non possiamo non domandarci è: cosa succederà a settembre? Se poi agli intrighi interni (che nascondono sempre una divaricazione sociale nella rappresentanza) si dovesse aggiungere una “crisi sociale” allora l’esplosione (o meglio l’implosione) sarebbe garantita. Fermo restando che il boccino resta dalla parte della maggioranza, cosa dovrebbe fare o dire l’opposizione? A caldo verrebbe da dire che la cosa migliore e più giusta sarebbe martellare sul fallimento della maggioranza che ha fatto come, anzi peggio, di quella di centro-sinistra. Perché se il governo Prodi del 2006 nasceva già debole (1 senatore di scarto e, soprattutto, 11 partiti), il governo Berlusconi del 2008 aveva come uno dei suoi maggiori vanti proprio quello di essere diverso “antropologicamente” dalla sinistra: una vasta maggioranza, 2 partiti e tutti fedeli al presidente e al programma votati dagli italiani. Hanno quindi dimostrato di non essere in grado di mantenere un governo che nasceva bene (e specularmente bisognerebbe far notare il “miracolo” di Prodi che riuscì a tenere in vita un governo “nato male” per un anno e mezzo) per non parlare della inazione quando si tratta di contrastare il declino (per riprendere un’espressione cara a chi criticava dall’interno il governo Prodi solo alcuni mesi prima di passare nel centro-destra). Inazione che non manca quando c’è da difendere il gruppo dirigente dai pericoli di inchieste giudiziarie o tagliare sulla pelle delle classi sociali che non li hanno votati.
Quella grande differenza numerica si è quindi ridotta a soli sei-otto mesi in più di vita politica? Ancora il governo è lì, e la sua fine è solo una possibilità. Forse Berlusconi reggerà e non cadrà nella tentazione delle elezioni anticipate. Forse no.
Ma l’opposizione? E’ sano e saggio domandare “governi di transizione” come prima risposta a caldo? Soprattutto quando non si hanno i numeri per imporsi? Non si fa solamente il gioco mediatico della destra e non si fa semplicemente la parte di chi ama tramare e ha paura delle elezioni? Certamente sciogliere dopo solo due anni e mezzo una legislatura che è seguita ad una precedente che è durata solo due anni non è un bene per la democrazia. Perché se votare è sempre un atto democratico, l’inflazione elettorale rischia di generare “mostri”, di indebolire cioè la democrazia facendo apparire le elezioni inutili.
Agosto comincia con un dilemma, chiedere a gran voce elezioni?, e con un’incognita, reggerà il governo? Perché se tutti noi ci auguriamo che finisca il governo Berlusconi (uno dei peggiori degli ultimi anni, anche del suo precedente), restano non pochi dubbi su quale scenario augurarsi per l’immediato futuro.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Questo e’ uno dei pochi casi in cui gli interessi generali del paese e gli interessi di bottega del PD coincidono. Andare a votare con questa legge elettorale e’ da matti, lasciare il paese in mano a marchionne e’ da irresponsabili, votare solo per accontentare le ambizioni personali di Vendola e Di Pietro mi sembra poco intelligente. Mi sorprendo che se ne discuta, francamente.
E’ saggio domandare un “governo di transizione”? Se e’ un governo tecnico direi di si’. Come dice giustamente Gianni, andare a votare con questa legge elettorale e’ da matti. Se e’ un governo di larghe intese direi di no. Le risse del PDL e la guerra tra bande del PD dimostrano quanto piccole siano le intese. Vogliamo forse credere che d’incanto tutte le diatribe spariranno “per il bene del paese”? Siamo seri.
Per cui, via libera ad un governo tecnico ma con alcune condizioni sine-qua-non: riforma della legge elettorale (con preferenze dirette), per dirne una. Chi non concorda spieghi pure il perche’.
Un governo di transizione serve a gestire la transizione tra una crisi di governo e le elezioni se:
* si ritengono per qualche motivo non opportune le elezioni immediatamente
* ci sono pochi punti condivisi che vanno realizzati a parere di una ampia maggioranza
Quali sono questi pochi punti condivisi????
Riforma della legge elettorale con preferenze dirette? Che la attuale legge elettorale sia pessima è fuor di dubbio, però non ci sono state dichiarazioni convergenti né su QUALE debba essere la nuova legge elettorale né sul ripristino delle preferenze.
Alcuni interventi economici per evitare che il Paese si ritrovi in difficoltà in un momento oggettivamente difficile? Espressa così la cosa mette tutti d’accordo… Ma quali sono questi interventi? Se ci sia accordo per esempio sullo stimolare i consumi piuttosto che diminuire le tasse o le spese, o uno dei 10000 altri possibili provvedimenti non risulta. Tra l’altro sapere quale accordo c’è tra (per esempio) Tremonti e Bersani in campo economico è motivo di GRANDE curiosità.
Non mi lancio neanche a immaginare accordi su altri campi (università, politica estera, sanità, …) perché mi sembra veramente fatica sprecata.
Mi sembra proprio che manchi la seconda delle due cause che portano al governo di transizione che ho elencato prima.
Inoltre ho sempre l’impressione che si sorvoli su una parte dell’ordine di preferenza delle situazioni. Il discorso che giustamente si fa è che in un momento difficile e delicato come questo, e prescindendo da valutazioni sulle scelte dei governi, le possibili situazioni hanno questo ordine di preferenza:
*un governo nel pieno dei poteri
- è preferibile a
*un governo di transizione con alcuni obiettivi da realizzare
- che è preferibile a
*le elezioni
Tutto giusto.
Però manca un pezzo:
*un governo nel pieno dei poteri
- è preferibile a
*un governo di transizione con alcuni obiettivi da realizzare
- che è preferibile a
*le elezioni
- che sono preferibili a
*un governo di transizione senza obiettivi da realizzare
L’elemento “negativo” delle elezioni è che durante lo svolgimento (che include la preparazione) il Governo e la macchina dello Stato si occupano solamente dell’ordinaria amministrazione senza poter affrontare emergenze o riforme strutturali. Il governo di transizione può affrontare emergenze o riforme strutturali grazie a (pochi) obiettivi condivisi. Se questi mancano gestirà peggio l’ordinaria amministrazione e allungherà i tempi necessari per le elezioni.
Gli interessi del paese li farebbe un governo di transizione che deve assicurare la sopravvivenza del parlamento dei nominati attuali che non faranno mai una legge elettorale che li escluda da essere rieletti.
Suvvia, con una grande fetta anche dell’opposizione a cui questa legge elettorale va benissimo, non aprliamo della maggioranza poi.
Governo poi a Tremonti? Prima il PD fa una campagna contro la finanziaria di Tremonti dicendo che ci sono troppi tagli a sanità, scuola ed enti locali, poi il segretario del PD (con lo scolapasta in testa?) propone che l’ideatore della finanziaria guidi un governo tecnico? di transizione? per fare cosa?
Il giorno dopo smentisce come fa di solito Berlusconi quando il giorno prima dice una cazzata (con tanto di filmato che la documenta), dicendo che non “abbiamo” fatto nomi.
Bersani ha paura delle elezioni perchè anche gran parte delle truppe che l’hanno votato segretario nel PD si stanno rendendo conto che è inadeguato sia a guidare il PD, che una coalizione, che un futuro governo (basti guardare i dati sulle lenzuolate, buona campagna di stampa, ma ad esempio sulle farmacie si è inciso sul 10% del mercato, non dic erto svolte epocali). Questa è l’unica realtà.