di Giorgio Gualberti

(foto: State Library of Queensland, Australia. 1952)
Di fronte alla possibilitá che la maggiornaza parlamentare si sgretoli la posizione del PdL è chiara e non priva di logica. Il capogruppo alla Camera dichiara oggi «Siamo in un sistema bipolare, facciamo le elezioni indicando il nome del premier e nessun capo dello Stato pensa poi di proporre un nome diverso da quello uscito dalle urne. Ci sono da rispettare le prerogative del presidente della Repubblica, ma noi rimaniamo fermi su un punto: non è ipotizzabile che la maggioranza indicata dal popolo venga ridotta a minoranza in seguito allo spostamento di uno spezzone della coalizione. Niente esecutivi di transizione».
Sono sicuro che a parti invertite (con un esecutivo di centrosinistra traballante e Berlusconi Presidente della Repubblica) anche da sinistra si invocherebbe la suprema sovranitá popolare. Alcuni urlerebbero “Il presidente eletto dalle urne non sia cambiato da manovre di palazzo! Il presidente della repubblica rispetti il verdetto del popolo!”. In effetti questi slogan suonano bene anche in salsa rosa. Il messaggio, è semplice, chiaro, facilissimo da difendere in qualsiasi dibattito televisivo, con un enorme potere persuasivo e, naturalmente, è profondamente sbagliato.
Infatti, il ragionamento fatto dagli uomini del PdL avrebbe come risultato il totale rovesciamento del sistema costituzionale italiano, rovesciamento introdotto surrettiziamente per legge ordinaria e successivamente elevato a rango costituzionale non da una doppia lettura del parlamento a maggioranza qualificata, e eventualmente da un referendum, ma solo dalla prassi e dalla pressione dei media.
L’elemento di partenza per questo processo è sempre la legge Calderoli, che all’articolo 3 afferma:
3.(…). I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.
Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
L’ultimo comma sembra quasi una excusatio non petita, e non si capisce cosa ci stia a fare. È ovvio che una legge ordinaria non possa modificare le prerogative del Presidente della Repubblica scritte nella Costituzione, e tuttavia il vero obbiettivo della legge è proprio questo, arrivare ad una elezione diretta del Presidente del Consiglio “per prassi” cui non puó che seguire “per logica” un potere di scioglimento delle Camere solo formalmente in mano al Presidente della Repubblica, ma di fatto (diranno, per rispettare il mandato del popolo), in mano alla volontá del Presidente del Consiglio.
La legge Calderoli in questo modo sovverte alla radice lo schema costituzionale italiano, in quanto il corpo elettorale elegge “di fatto” il capo dell’esecutivo e questo nomina “di fatto” i parlamentari (li nomina prima di essere eletto, ma cambia poco). In questo schema il parlamentare non ha piu’ libertá di mandato, non rappresenta piú la nazione, ma dipende in tutto dalla volontá dell’”unico capo della coalizione” lui sí diretta emanazione della sovranitá popolare e dominus del sistema.
Questo schema è nei fatti l’esatto contrario di quello che c’è scritto nella Costituzione, che prevede che il corpo elettorale elegga il parlamento, che questo dia fiducia ad un governo nominato dal Presidente della Repubblica. E’ come rivoltare la Costituzione come un guanto e dire tranquillamente che si continua a indossarla diritta.
Ora, possiamo discutere all’infinito (si è discusso all’infinito) su quanto il vecchio sistema del “polo centrale” fosse marcio, su quanto il nuovo sistema bipolare non funzioni molto meglio, e su come andare avanti. Tuttavia, la soluzione al dilemma della transizione incompiuta non puó essere quella di ridurre la Costituzione al rango dello Statuto Albertino, di flessibilizzarla e di aggiornarla secondo necessitá tramite la legge ordinaria, o di aggirarla per prassi.
Se la Terza Repubblica, che prima o poi ci capiterá, sará fondata sul principio dell’inversione dell’ordine delle fonti, con la consuetudine piu’ importante della legge, e la legge piu’ importante della Costituzione, semplicemente non sará piú una repubblica, sará un’altra cosa.
Purtroppo, la forza persuasiva del dire “rispettiamo le regole costituzionali” è estremamente inferiore a quella di “rispettiamo il volere del popolo”. Non c’è proprio partita, e frenare questo scivolamento continuo è sempre piu’ difficile, considerando anche la potenza dei megafoni e l’abilitá nello spin.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






