di Emidio Picariello (per ilPolitico)
Nel PD sento circolare, in questi giorni, la domanda sbagliata: Berlusconi è giunto alla sua fine politica? Come al solito il problema sta più nella domanda che non nella risposta. Qualunque sia la risposta, è una notizia che non mi interessa e non mi appassiona. La domanda giusta sarebbe, in questo caso, che cosa succede al nostro Paese dopo la fine di Berlusconi, se quel momento è arrivato?
Ecco intanto un’altra domanda sbagliata: chi sarà il prossimo leader del centro-sinistra? Questo è l’errore che costringe il PD a stare all’opposizione: voler battere l’avversario sul suo terreno migliore, la leadership. E’ una strategia perdente e – per sovrammercato – non è neanche quella giusta. Se è vero che le persone vogliono questo, vogliono dei leader da seguire, è anche vero che la responsabilità politica di una classe dirigente è dirigere, appunto, non seguire.
Eccoci quindi alla domanda giusta: quale visione di Paese propone il Partito Democratico? Ora, ipotizzando che davvero si vada a votare a fine marzo 2011, si può trascorrere questo tempo in due modi, nella parte sinistra del Paese: discutendo del fatto che Vendola sia il leader giusto per il Centrosinistra o meno, oppure proponendo una visione di Italia che si lascia alle spalle la prima e la seconda Repubblica.
Io personalmente preferirei la seconda ipotesi che ci consegnerebbe poi naturalmente un candidato, non un leader, ma un candidato, circondato da un gruppo di politici legittimati dalle idee che rappresantano, che sia in grado di cominciare un progetto – forse ventennale, sicuramente non breve – al termine del quale potremmo trovarci in un Paese diverso e migliore.
Ma le cose non andranno così, allora se la questione del leader la dobbiamo affrontare, affrontiamola e facciamolo con lo strumento più democratico che conosciamo: le primarie. Si facciano subito, il prima possibile, e poi si ricominci a parlare del Paese che vogliamo.
Due candidati ce li abbiamo già e se ne intravedono facilmente un terzo e un quarto: Vendola e Bersani, ma anche Chiamparino e Franceschini sono ai box di partenza. Che il PD sbrighi questa pratica e poi cominci finalmente a fare l’unica cosa che può riavvicinare i suoi elettori e attirarne potenzialmente altri: progetti politici a lunga scandenza.
Parliamo dei candidati: dato che da qui alle primarie che sicuramente ci saranno, il gioco dei nomi attirerà tutta la nostra attenzione, giochiamo a questo gioco.
Nichi Vendola ha l’orecchino, che è una cosa che lo rende in automatico ggiovane (sic!) indipendentemente dall’età anagrafica – che in effetti non è poi così importante – e dal progetto politico. In questo momento il progetto politico di Vendola mi è vagamente oscuro. Per ora si vede solo un leader che ha governato in modo sufficiente la propria Regione, ma che cosa pensa di fisco, federalismo e lavoro? Le sue posizioni soprattutto su quest’ultimo tema, sono schiacciate su quelle della sinistra storica o il nostro si è accorto che oltre agli operai ci sono anche tre milioni di precari che vivono senza garanzie da difendere? E il suo modello di sud prevede il superamente dell’assistenzialismo, del familismo? Pensa il nostro ad un sud che diventi progressivamente orgoglioso ed efficiente? Sui giornali per ora di questo non c’è traccia.
Bersani ha vinto il congresso del PD al ritmo delle parole “il Segretario non è automaticamente il candidato a Presidente”. Se però si candida alle primarie e perde, beh, sarebbe piuttosto grave. Sopratutto se fosse l’unico candidato del PD. Quindi deve fare bene i suoi conti. Se si parla di capacità di Governo, lui ne ha da vendere. Ma appare un po’ conservatore. I suoi tentativi noti come “lenzuolata” per sbloccare il sistema erano decisamente insufficienti. Ha intenzione di attaccare seriamente le cristallizzazioni del nostro Paese?
Franceschini invece il congresso l’ha perso. Era convinto – e lo era, ve lo assicuro – che l’esito delle primarie l’avrebbe incoronato segretario. Mi piace pensare che sia stato punito per aver detto “non mi candiderò a Segretario” quando prese il posto di Veltroni. La sua piattaforma congressuale era molto diversa da quella di Bersani, e lo era soprattutto nelle parti che riguardavano la forma del Partito. E la forma partito di Franceschini era migliore di quella di Bersani. Nonostante questo ha perso. Non penso che darebbe maggiore garanzia come candidato Presidente. Insomma, fossi un bookmaker, oggi ve lo pagherei bene.
Chiamparino, infine. Ero al Lingotto, in casa sua, e stavamo lì a implorarlo di candidarsi a segretario. Era l’anno scorso. Ed era il momento giusto. Non si candidò e la sua area fu occupata da Ignazio Marino. Adesso anche la sua entrata in gioco sembrebbe annacquata, fuori tempo massimo. E anche le cose che dice appaiono più sensazionalistiche che sostanziali.
Insomma, tutto può succedere, ancora. Anche che si voti prima e vinca il duo Berlusconi – Lega. Ma questa è un’altra storia che apre un altro scenario di cui parliamo nella prossima puntata.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Emidio i dubbi sulla leadership di Vendola sono tutti legittimi, ma paradossalmente – a meno di novita auspicabili ma al momento sconosciute – la sua è per ora l’unica figura a poter salvare il PD.
Quel partito di cui stiamo assistendo all’autodistruzione giorno dopo giorno. A livello locale il caso del Lazio mi sembra emblematico. E il partito si sta dilananiando, oltre che per le lotte intestine che ne hanno contraddistinto tutta la travagliata ancorché breve vita, perché la segreteria attuale non riesce ad accogliere nel suo racconto le diverse anime.
Si può dire quello che si vuole di Veltroni, ma Veltroni questo tentativo di mediazione tra i differenti orientamenti lo faceva(i famosi “ma anche” di Crozza). Bersani no, fin dall’inizio ha deciso di essere espressione di una sola parte.
Quando D’Alema ha detto che Vendola lanciava una OPA sul PD ha detto solo un pezzo della verità. L’altra metà era che se c’era qualcuno che voleva comprare il PD, era perché loro quel partito l’avevano messo in liquidazione.
E siamo lì, oggi, alla svendita totale di quegli acerbi semi di modernità e promesse di futuro, che Veltroni aveva seminato al Lingotto.
Hai ragione a dire che Vendola, probabilmente, c’entra poco con tutto questo. Ma è anche l’unico che possa vantare un qualche appeal sulle diverse anime. Certo, lo farebbe solo per interesse. Rileverebbe i debiti di credibilità del partito, per sfruttarne i crediti di organizzazione e mobilitazione che solo il PD ha.
Ma l’alternativa quale può essere altrimenti per il Partito Democratico? L’hai detto tu: nessuno dei contendenti interni in campo è in grado unire, perfino Chiamparino appare una ipotesi appannata oggi come oggi.
Dunque o il PD fa un salto in avanti di qualche genenerazione, subito, oppure Vendola diventerà mese dopo mese l’unico candidato credibile per perdere contro Tremonti o, forse, contro Montezemolo alle prossime elezioni.
Vendola è disposto a prendersela. Certo gli fa comodo, perché lui ha solo una “fortuna personale” alle spalle. Sel non esiste
Se non c’e’ un progetto alternativo a Berlusconi, non si va da nessuna parte. I valori sui queli il Berlusconismo ha costruito la propria fortuna sono l’individualismo e la furbizia. Ad essi a sinistra riformista dovrebbe opporre la solidarieta’ e il merito. Oggi in Italia vanno avanti i furbi (che fanno il loro interesse individale), non chi lo merita, ciascuno nel proprio campo (facendo il bene dell’intera squadra). La rivoluzione meritocratica sarebbe la piu’ grande rivoluzione che si potrebbe fare oggi in Italia, dove dominano le clientele. Oggi chi e’ onesto non ha alcuna possibilita’ di far strada in virtu’ di propri meriti. Il PD dovrebbe diventare il partito del merito e guidare la rivolta degli onesti. E’ vero che pero’ molti dei piu’ accesi opppsitori della meritocrazia stanno a sinistra. Si e’ confuso la pari opportunita’ con l’egualitarismo dei risultati. Giustizia sociale significa che a tutti sia data l’opportunita’ di competere, non che la vittoria sia garantita a tutti, indipendentemente dai propri meriti. Se in Italia il successo indviduale dipendesse dal merito (e non dalle raccomandazioni e dalle clientele) non ci sarebbero le veline, la P3, le mille mafie e… non ci sarebbe Berlusconi.
Credo che l’analisi sui candidati sia efficace.
Personalmente non scartenerei ne l’ipotesi governo tecnico ne quella di una grande alleanza che va alle elezioni per alcuni compiti fondamentali: legge elettorale, conflitto d’interesse, crisi economica.
Forse dopo questo passaggio se il PD si gioca bene i suoi punti di forza (capacità di mobilitazione, parlare alle persone per bene, apertura del partito) avremo anche una classe dirigente nuova e anche un leader.
Altrimenti temo fortissimamente che il PD si slabbri definitivamente con in prospettiva una voglia di proporzionale crescente che metterebbe a dura crisi l’essenza stessa dei democratici
Si, ma, o invocatori del `governo tecnico per fare la legge elettorale´, che legge elettorale facciamo? Togliamo il premio di maggioranza al porcellum e ci mettiamo le preferenze e lo sbarramento al 5, 4,3,1%? Ritorniamo al Mattarellum? Con o senza quota proporzionale? Introduciamo il maggioritario a doppio turno? Con chi, con Casini?
Sapete qual e’ il problema dei candidati del PD? Che a parte qualche cliche’ non si riesce a distinguerli. Alle ultime primarie, per esempio, Bersani era “i DS”, Franceschini “la Margherita” e Marino “il nuovo”. Nulla sappiamo di quali erano i due o tre punti salienti del loro programma. Marino, se eletto, cosa avrebbe messo a capo della sua agenda? Dalla sua campagna elettorale direi “rinnovare tutto il rinnovabile”. In pratica? Non si sa. Lo stesso dicasi per Bersani e Franceschini. Possibile che questi signori – lo stessa vale gia’ ora per Vendola e Chiamparino – non riescano a dirci i due o tre punti irrinunciabili dei loro programmi, consentendoci di scegliere su quelli e non su facce, cliche’ o appartenenze?
E quindi si ipotizza che le primarie si tengano fra 4 funzionari di partito, cresciuti nella cultura politica della prima repubblica, trasportati pari pari, senza alcun tentativo serio di superamento di quella/e cultura/e, nella seconda, pronti a ripetere tutti gli errori e i guasti che li hanno portati sin qui?
E’ solo questo lo scenario possibile? Non esiste nessuno, oggi, che sia portatore di una visione forte di modernizzazione del paese, libero dai vincoli di ideologie novecentesche, e nello stesso tempo che sia credibile agli occhi degli elettori perché non logorato da decenni di errori e giravolte?
Io credo che tocchi a loro, ai Marino, agli Scalfarotto, ai Civati (giovani non tanto,s e prima dei 50 si può diventare Presdiente degli USA: òa parola giusta è forse “innocenti” degli errori del passato) farsi avanti, senza aspettare una chiamata che sicuramente non arriverà; credo che tocchi a loro avanzare una proposta di governo del paese all’elettorato, e chiedergli fiducia per governarlo. Lasciandosi alle spalle i giochi di partito e di corrente, le estenunati mediazioni, le piccole tattiche e, anche, le timidezze. Nella consapevoleza che, senza un deciso cambiamento di rotta, il centrosinistra perderà le elezioni, o se le vincerà non riuscirà a governare ma, soprattutto, il paese continuerà a scivolare inarrestabilmente sul piano inclinato del declino.
Scalfarotto lo ha gia’ fattto, ha preso lo 0,00007 percento. Sara’ la vocazione maggioritaria.
Caro Gianni, non ho intenzione di iniziare una polemica, ma basterebbe riflettere su come la storia successiva al 2006 abbia dimostrato che Scalfarotto non aveva poi tutti i torti, e che il non è bastato il pebiscito per Prodi per far funzionare né la politica né il paese. Poiché non possiamo cambiare il passato, forse si potrebbe tentare di rifletere sul futuro.
Non si puo’ avere ragione o torto in astratto, e in democrazia quantita’ e’ qualita’. La ragione di Scalfarotto e’ espressa da quei numeri. Quella di coloro che tu ritieni “impuri” (a proposito, complimenti per la laicita’) e’ misurata dal fatto che hanno governato per sette dei quattordici anni dal 19946 ad oggi. Prima di Scalfarotto e dopo Scalfarotto, ma sempre senza di lui.