Il partito della contingenza assoluta

di Alberto Brancolini

(Dancing wood models @alamodestuff)

Nel corso delle discussioni che animano la mailing list di questo blog, mi è capitato di invocare a gran voce il ritorno di una coscienza socialista. Il PD non è socialista. Francamente, non tengo che lo diventi se con questo si intende restaurare la tradizione precedente. In effetti, avevo scritto che sarebbe meglio poterci definire socialisti che continuare a non poterci definire in alcun modo, con l’eccezione della tautologia: “il PD è il PD”.

Infatti, una filosofia (per non dire ideologia, parola stuprata) che faccia da coibente nel partito e tra la società e il partito è fondamentale per sostenere con la speranza del futuro i risultati delle fatiche quotidiane. La sua mancanza è un problema, se non il problema, che incontriamo ogni giorno. Le azioni virtuose finiscono del dolore e nella disillusione, frustrate della loro stessa finitezza e dall’efficacia, per contro, delle azioni viziose, a un punto tale che perfino i militanti più entusiasti e motivati alla fine si sentono quasi sfiniti. Credo che evidenziare questo fatto sia necessario. Perché non è semplicemente una bagattella specifica del partito, o della politica.

E’ una caratteristica della vita umana, che fatalmente si riflette nelle occasioni sociali. Nei miei primi interventi mi chiedevo proprio come fosse possibile dare al PD un linguaggio i cui moduli non fossero riconducibili alla destra (opulenza, disimpegno e arte per l’arte) o alla sinistra “classica” (tutta la mistica degli eroi rivoluzionari o intellettuali, e connessa musica). Mentre mi arrovellavo su questo punto, che per me è centrale visto che mi occupo della comunicazione della sezione, mi sono accorto che non è solo colpa della mia ignoranza e che questo vuoto è sociale, prima che puro fatto linguistico: in altre parole, mancano le persone.

Il PD infatti non rappresenta (ancora) niente e nessuno. E’ un contenitore vuoto che si propone come partito della contingenza assoluta. Questa è stata la sua mission fin da subito, perché è così che Veltroni e i suoi uomini lo vollero: hanno valutato infatti che l’unico modo per resistere alla “fine delle ideologie” (lo scrivo tra virgolette perché è una fesseria, ma va di moda dir così) fosse davvero dare un taglio secco alla logica “linea di partito = filosofia di vita che poggia su struttura economica” e costituire un movimento che si preoccupasse di inseguire il presente (ferme restando alcune generalissime linee guida tipo le parole del PD). Hanno pensato che l’unico modo di piacere a persone che vivono nell’epoca della contingenza assoluta fosse rispecchiare il loro comportamento. L’idea era tosta, criticabile (soprattutto da un convinto storicista come me) ma tosta. Ma con due problemi esiziali, che infatti la stanno demolendo:

1) chi insegue il presente è costretto a una vita d’inferno fondata su un intuito vivido, un intenso dinamismo fisico e mentale, alcuni solidissimi imperativi morali (o immorali). L’italiano tipo, per varie e note ragioni, non sarà mai così. Al massimo, può concepire di diventare ricchissimo e pagare altre persone per inseguire il presente al posto suo. Ma questo è Berlusconi, inteso come persona. Un Partito politico democratico (in cui si discute su tutto) non sarà mai abbastanza spiccio e spregiudicato per rispecchiare questo atteggiamento;

2) chi insegue il presente nel 99% dei casi si droga di presente, perché ci vogliono un impegno e una dedizione totali che spazzano via la possibilità di dedicarsi al passato e al futuro. Non solo: il passato svanisce perché inutile a fini pratici immediati, e anche il futuro svanisce, sostituito da una sorta di sogno di eterna ripetizione dell’istante presente. Inoltre, chi vive di contingenza assoluta ha un atteggiamento fisico e mentale (che poi è il solito individualismo superomistico) che fa terra bruciata intorno alla persona, lasciandole un contorno di contingenza assoluta che non può sostenere alcuna motivazione. Per questo, dopo un primo impulso giovanile (che solitamente si esaurisce presto), rimane un solo propulsore: il successo economico, che permette di mantenere in vita questo contorno di contingenza assoluta. E questo è sempre Berlusconi, inteso come linea politica. Un Partito politico democratico (in cui si dovrebbe pianificare tutto) non può essere così disgustosamente a-storico, perché il senso ultimo della sua esistenza è pianificare e poi realizzare un certo tipo di futuro.

Questo provoca lo stallo che sta distruggendo questo Partito. Vorrei chiamare questo stallo col suo nome: paura del reale. Perché è inevitabile: il reale strattona il Partito, cerca di portarlo nei luoghi più disparati, gli impone di stare in un posto, ma il Partito continua a cercare di sfuggire a queste spinte per non “essere di parte”, si ritrova a galleggiare come un’enorme bolla di sapone sopra i flutti e gli schizzi del mare in burrasca e si ritrae quando i naufraghi allungano una mano per trovare un appiglio.

Eppure ci sarebbe una soluzione: avere un certo tipo di persone al comando del Partito e delle istituzioni che conquista. Come di fatto succede negli Stati Uniti: gli elettori, prima che nel partito, si riconoscono nei loro eletti (“write to your representative” è una follia in Italia). Sono loro, con i loro singoli comportamenti, a generare la linea del partito. Il PD continua a fondarsi sulle persone e sulla logica di prima. Traete voi la conclusione.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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