C’era una volta la seconda repubblica

di Marco Simoni (per l’Unità)

Francesco Piccolo sostiene sull’Unità che Berlusconi è un sintomo e non la causa della decennale stagnazione italiana, il suo «interprete perfetto». Sul Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia scrive un pezzo molto amaro sul fallimento politico di Berlusconi e la sua incapacità di portare l’Italia a una nuova missione collettiva che sia anche di sostegno alle imprese individuali. «Da quanto tempo un libro, un film, un’architettura, una rappresentazione insomma una cosa nuova pensata o fatta in Italia, non fa parlare di se nel mondo?», chiosa Galli Della Loggia. È la stessa cosa che si notava nel modo di giocare della nostra nazionale di calcio. Non è la sconfitta a rendere delusi, ma la sensazione che nessuno stesse cercando di lasciare un segno visibile, tranne forse Quagliarella, con un bellissimo tiro, quando ormai era troppo tardi. Eppure, il suo esultare rabbioso e triste trasmetteva una idea di speranza e di futuro, dando il segno di una Italia capace che esiste ed è vitale.

Perché se hanno ragione, come io credo, sia Piccolo che Galli Della Loggia, il senso da fine regime che si percepisce in questo momento – una fine che potrebbe anche essere molto lunga – non dipende tanto dallo sgretolamento di un blocco di potere, ma dal fallimento del patto sociale sul quale si è fondata l’Italia degli ultimi venti anni.
Esiste una espressione usata e abusata, che viene adoperata spesso per difendere i lavoratori, e che invece nasconde la più profonda delle truffe morali dell’Italia contemporanea: «non si toccano i diritti acquisiti». Questo è il vero motto della seconda Repubblica, in cui non è emersa né da destra né da sinistra una linea politica che potesse fondare lo sviluppo nazionale sulla base di un nuovo patto che – come ogni nuovo patto – comportasse anche una riorganizzazione di oneri e onori. Al contrario, è sempre prevalso – ad ogni, caro, costo – l’immobilismo, e una politica fatta di passi talmente piccoli da non essere percepibili: al contrario, quando è stato inevitabile compiere passi più sostanziosi, essi sono stati rimandati agli anni a venire.
E così è stato che l’Italia a cavallo dei due secoli, nell’illusione di mantenere tutto in equilibrio, ha finito solo per accumulare debiti, intellettuali, morali, e anche economici naturalmente. Si comprende ormai che nessun futuro può semplicemente fondarsi sull’accumulo di debiti, senza contropartite, e senza nuove responsabilità: siamo dunque spettatori non solo del fallimento di Berlusconi in senso stretto, ma del fallimento pieno del conservatorismo sociale che lo sostiene e che ne ha determinato il successo, conservatorismo di cui la maggioranza del centrosinistra è stata parte integrante.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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6 Commenti

  1. Matteo Rizzolli

    Bellissimo pezzo Marco. E che bello slogan sarebbe per il PD la provocazione -Toccare i “diritti” acquisiti- acquisiti con la prepotenza, con la truffa o anche solo acquisiti in un età diversa, ma che non sono più attuali per l’oggi. Bisogna rimettere il paese dietro il velo d’ignoranza di Ralws e ridistribuire questi diritti con uno sguardo al futuro e l’occhio ben puntato sui veri deboli

  2. Se per diritti ci riferiamo ai poveri diavoli di Pomigliano, allora credo che ci sia poco da toccare.
    Se parliamo di caste per niente caste, di albi professionali che sono cosche autorizzate, di fiscalità che colpisce solo una parte della popolazione mentre non “tocca” altri, allora Marco come al solito ha centrato il problema.
    Ma non si chiamano diritti, si chiamano privilegi.

  3. Francesco Cerisoli

    Privilegi che vengono difesi come diritti, come ben esemplifica la querelle sui pensionamenti a 65 anni dei prof universitari.

  4. Renzino l'Europeo

    Non c’è differenza fra privilegio e diritto, sono la stessa cosa. Quello che conta è il contenuto.

  5. Simone Rossetto

    quando incontrate la Serracchiani le chiedete di rendere conto ai suoi elettori delle sue assenze al parlemtno europeo?
    http://www.votewatch.eu/cx_mep_details.php?euro_parlamentar_id=594

    Risulta più presente MASTELLA di lei.

    E meno male che i ggggiovani….

  6. nessuno

    Ogni scenario ha i suoi interpreti ed attori.Il copione non mette al riparo chi non lo ha letto o voluto non leggere,immaginarsi poi chi,leggendolo, ne ha tratto “profitto”…….Il finale si stà aprendo ma non si delinea precisamente il “fine”.Quale progetto?Una cosa è sicura: nessuno bussa alla porta della “sovversione”, quella capace di ripristinare (Resistenza) le condizioni di “default democratico”. Tutti al palo ed ognuno con la sua “picca sormontata da testa recisa”……sarebbe una cruda possibilità.Il “Principe” e il “Gattopardo” di italiana genia…non sono sotterrati nella storia…..ma puzzano di putrefazione ancora più di prima.Il potente vagito del Niki sveglia qualche coscienza “apartheid”….che non sia altro falò delle vanità..Tutto il resto è noia…..vacanziera!

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