Con una punta di presunzione – neanche tanto vaga – vi sto per indicare il problema che affligge l’Italia oggi. Risolvetelo e il nostro Paese rinascerà completamente. La rivelazione è questa: i nostri dirigenti hanno mancanza di visione d’insieme. Sono stato banale? Lasciate che spieghi. Sono giorni, mesi, anni che parliamo di Pomigliano. Sono anni perché la condizione della Fiat, il suo rapporto con i Governi – con molti Governi che si sono succeduti? Con tutti? – è una faccenda che occupa i giornali da sempre, da quando io ero bambino.
Poi sono cresciuto e sono andato a lavorare. Con un cornetto in bocca, alle sette del mattino, all’autogrill leggevo del fatto che questi poveracci vedevano lentamente erodersi i loro diritti. Naturalmente io lavoravo per una azienda con un co.co.co. Lavoravo 10 ore al giorno, giravo l’Italia, gli straordinari non pagati, stipendio di un operaio, prendevo ferie per un accordo interno, non perché mi spettassero di diritto, stessa cosa con la malattia, e la pensione non era neanche un sogno, ma semplicemente un momento che non sarebbe arrivato mai.
Ora, il punto non è la mia condizione, ovviamente, ma il fatto che questa mia condizione fosse condivisa in quegli anni da quattro milioni di persone, numero che oggi è senza dubbio aumentato. Queste persone quelli che archiviamo con il nome di “precari” e che non abbiamo più voglia di sentire menzionare, non hanno un sindacato e non vengono interrogati da un referendum. Se vogliono lavorare, se hanno bisogno di pagare mutuo – tse, mutuo, affitto… – e di andare a fare la spesa, non possono contrattare con nessuno. Questo è quello che gli tocca.
Leggevo scandalizzato i termini dell’accordo di Pomigliano. Poi mi sono reso conto che io non ho mai avuto condizioni di lavoro così favorevoli. E neanche la cassa integrazione. E neanche la possibilità poi un giorno di andare in pensione. E neanche uno stipendio migliore di quello. Niente. I precari semplicemente per la società non esistono, non scandalizzano, non sono rappresentati.
Questo vuol dire che non ci si dovrebbe occupare dell’accordo di Pomigliano, che non se ne debba discutere, che non è importante come sindacati e Fiat gestiscono i loro rapporti? No, assolutamente. Questo vuol dire però che non è possibile giudicare quell’accordo se prima non si fa una foto precisa della condizione della nostra popolazione e non si offre una soluzione pensata non dimenticando nessuno. La maggior parte di quei milioni di precari è composta da persone che abiteranno questo Paese ancora a lungo, da ragazzi appena laureati che non si sposano, che non fanno figli, che non pensano neppure più alla stabilizzazione, perché sono troppo impegnati a tirare avanti.
Osservare le cose, l’accordo di Pomigliano, l’età pensionabile, le partite iva fasulle, il tasso di natalità – la sconfitta della nazionale? – e tutto il resto come eventi singoli e scollegati l’uno dall’altro, come se esistessero in microcosmi indipendenti e avulsi è uno dei peggiori errori che si possano commettere. Fino a che parleremo di diritti dei lavoratori della Fiat senza pensare anche ai diritti dei lavoratori precari, fino a che discuteremo di età pensionabile facendo finta che non esista un esercito di persone che non sta maturando una pensione che gli consentirà di smettere di lavorare nella vecchiaia, non arriveremo da nessuna parte. Se è vero che i problemi vanno affrontati uno per volta, è vero anche che non si possono risolvere senza tenere presente la visione d’insieme.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Hai ragione ed hai torto.
Hai ragione quando dici che non ci sono solo i lavoratori di Pomigliano, hai torto quando (scusami, sto forzando il tuo ragionamento, lo so) sembra che il punto centrale siano le/i precarie/i.
Così come, seguendo l’altro post sui professori universitari, sembra che il punto centrale sia l’università e così via.
E, naturalmente, potrei sostenere (loro non lo possono fare) che il problema centrale sono le/i pensionati con pochi euro di pensione e basta, o le/gli immigrati trattate/i da schiave/i.
Il problema centrale siamo noi che (spero) abbiamo ancora un ideale di giustizia, di eguaglianza (ammesso che la si possa definire in termini operativi).
Il problema centrale è che siamo (siete) capaci di illustrare i problemi (magari ognuna/o dal suo punto di vista), ma non siamo (siete) capaci di indicare cosa fare in concreto.
Scusa (scusate) questa cruda semplificazione: ma il compito di noi (di voi, dei Mille) non dovrebbe essere quello di indicare una strada CONCRETA da seguire e su quella impegnarci a costruirla e camminarvi sopra insieme ?
Chiudo con uno slogan abbastanza cretino: proposte non proteste
Ma non ci riusciamo proprio a trovare il modo di salvaguardare sia i diritti dei lavoratori dipendenti, di Pomigliano e di altre aziende, sia i diritti dei lavoratori precari?
Dobbiamo farlo!
Mi sembra che lo si stia facendo, come si rende conto benissimo chiunque abbia voglia di informarsi. Basta leggersi un qualunque documento sul lavoro del PD o dello stesso sindacato. Contrapporre i diritti dei lavoratori e quelli dei precari in un sistema a somma zero e’ una stupidaggine.