di Raoul Minetti
Mi immagino un operaio di Pomigliano che vota PD, e che nel bel mezzo della piu’ grande incertezza post-referendum (con la FIAT che sembrerebbe ormai orientata a non produrre piu’ la nuova Panda a Pomigliano) apre pagina 3 di Repubblica di oggi. E legge la seguente frase pronunciata dal Presidente Rosy Bindi in un’intervista concessa al quotidiano: “Il Partito Democratico, partito del lavoro, deve elaborare in autonomia dal sindacato e e dagli imprenditori, una nuova sintesi tra crescita economica e lavoro, per attuare i principi della Costituzione in questo nuovo tempo”. Ora, Rosy Bindi e’ persona intelligente e pratica e che sicuramente coglie molto bene la differenza tra la retorica fine a se stessa e le proposte concrete. Cosa significa questa frase? Quali indicazioni e speranze avra’ tratto l’operaio di Pomigliano da questa frase, e piu’ in generale da tutta l’intervista? Quale e’ la politica del PD sul lavoro? Che cosa impariamo dal decalogo sul lavoro prodotto dall’assemblea del PD, che contiene non meno di 6 generose proposte di nuove fonti di sostegno economico dei lavoratori, ma non un numero che ci illustri in concreto la loro sostenibilita’ economica’? Perche’ il PD non dice una volta per tutte una parola chiara sulle proposte sul contratto unico separatamente elaborate in anni di lavoro da Pietro Ichino e Tito Boeri (si veda qui ad esempio)? Proposte sottoscritte da ben 50 senatori del partito stesso?iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Aspettarsi ceh un partito si mischi direttamente in una rivendicazione sindacale significa avere una idea del sindacato come “cinghia di trasmissione” che il PCI abbandono’ agli inizi degli anni cinquanta. La confusione tra i ruoi istituzionali e’ una conseguenza della de-culturalizzazione della politica: anziche’ studiare si usano degli schemini preconfezionati, e vecchi.
Rivendicazione sindacale? Si parla di Politica del Lavoro (con la P e la L maiuscole). Di farsi promotore di proposte di riforma del mercato del lavoro, come quelle avanzate da Ichino e Boeri.
Le proposte in verità sono tre e non due: http://www.pietroichino.it/?p=6989
infatti, nel PD continua a mancare la capacità di fare sintesi anche delle posizioni interne.
invece che quattro diversi progetti di legge si dovrebbe arrivare ad uno solo, e su quello impostare una lunga battaglia di dialogo… credo che anche una parte della maggioranza potrebbe sposare una riforma del lavoro su queste basi.
Quali basi? Abrogare l’articolo 18?
Articolo 18? Caro “Dingo”, hai sentito parlare di dualismo del mercato del lavoro? Del 60% di lavoratori entrati negli ultimi dieci anni con contratti precari?
L’articolo 18 era un esempio per dire che le basi delle tre proposte mi sembrano talmente diverse che una sintesi è impossibile. Forse alcuni proponenti dovrebbero chiedersi se non sarebbe più appropriata la loro presenza in altri partiti. Oppure tutti dovrebberso chiedersi se ha senso un partito nel quale militano persone così lontane politicamente.
Non e’ vero affatto che le tre proposte sono talmente diverse, e’ una affermazione infondata. Le proposte Ichino e Boeri sono veramente molto vicine nella sostanza, con delle differenze tecniche, a volte sfumature. Non e’ inoltre necessario procedere ad una sintesi, sposare la proposta Ichino o la proposta Boeri andrebbe benissimo. Quanto al fatto che alcuni dei proponenti dovrebbero essere fuori dal partito, bisogna vedere se si ha in mente un partito moderno o un pezzo di antiquariato del 1800…