La pensione è un dovere/3

di Marco Simoni

Penso che l’articolo di Ilvo Diamanti su Repubblica sia la definitiva dimostrazione che in Italia è in corso uno scontro generazionale tra vecchi e giovani, ma uno scontro che è stato cominciato e continua ad esser alimentato dai vecchi. Con rare eccezioni, i giovani, soprattutto quelli impegnati politicamente, continuano ad essere rispettosi e ragionevoli, a parlare di concordia intergenerazionale, eccetera. I vecchi invece menano e basta.
Ilvo Diamanti, a 58 anni (fonte Wikipedia), non può essere certo considerato vecchio, nondimeno questo articolo lo inserisce di buon grado nella schiera della difesa corporativa di chi, avendo compiuto i 40 anni all’inizio degli anni ‘90, è rimasto immune ai tagli, dalla flessibilizzazione, alle misure di austerità, pur avendo goduto di tutti i privilegi connessi alla spesa eccessiva degli anni precedenti. Questa difesa corporativa non dipende dalla biografia personale, ma dall’uso spregiudicato di due concetti fondamentali comuni in tutte le difese corporative. Primo: “di giovani, all’università, non ne vedo più” (giuro che è un virgolettato preciso e non una mia trascrizione tendenziosa). Secondo: senza di noi il diluvio, se gli over 65 fossero costretti ad andare in pensione essi non sarebbero sostituiti da nessuno e l’università scomparirebbe.

(continua sul Post)iMille.org – Direttore Raoul Minetti

103 Commenti

  1. mario sechi

    Caro Simoni,
    neanche io ho molto tempo, perché oltre a prendere il caffè con i colleghi e a discutere di questa che a me pare una brutta politica devo anche lavorare, fare ricerca e seguire i miei allievi, cui spero di lasciare, quando sarà, un’esperienza di lavoro comune da sviluppare e un metodo da perfezionare per raggiungere migliori obiettivi.
    Rispondo telegraficamente ad alcuni punti numerati.
    punto 3): secondo i dati consultabili al Cineca, con l’attuale età di pensionamento degli ordinari ed associati, si avrà nei prossimi 5 anni un vero esodo, che – se si arriverà a uno sblocco del turn over -di per sé porrà problemi seri di gestione del reintegro di funzioni e di competenze reali, e se allo sblocco non si arriverà lascerà una situazione di organico sotto-dimensionato con una massa di precariato di vario tipo alla mercé dei CdA e delle strategie aziendalistiche delle Università. Di conseguenza la proposta di abbassare oggi l’età pensionabile di altri 5 anni aggravarebbe la situazione in misura incontrollabile, sia in caso di turn over bloccato sia in caso di turn over sbloccato (in questo caso o si gonfierebbe il ruolo dei ricercatori fino a 40000 unità, lasciando al vertice 9000 ordinari onnipotenti ciascuno nel suo settore, oppure si otterrebbe un ope legis per il transito di tutti i ricercatori attuali nella seconda fascia: non so quale delle due prospettive vi sembra preferibile!)
    punto 4)l’accademia italiana ringiovanirà fisiologicamente con l’esodo massiccio e imminente della generazione anni quaranta-cinquanta, giacché mancano quasi del tutto i cinquantenni; starà al sistema universitario evitare che in futuro si producano tagli di intere generazioni come quella degli anni Sessanta. Se si vorrà mettere mano all’età pensionabile lo si dovrà fare al di fuori delle logiche di emergenza, che oltretutto mettono in circolazione argomenti politicamente paradossali (sono meglio i giovani o i vecchi? sono più onesti i giovani o i vecchi? quando finisce la creatività scientifica? é egoismo pretendere il rispetto delle norme vigenti e dei diritti acquisiti?
    5) L’età pensionabile degli ordinari a 75 anni è stata tradizionalmente in vigore in Italia e credo in altri paesi dell’Europa continentale non per privilegi feudali ma per riconoscimento di prerogative specifiche della funzione e del ruolo nel campo della ricerca e dei giovani ricercatori. Nessuno l’ha messa in discussione neppure nel Sessantotto, quando ai baroni si contestarono l’insensibilità alla ricerca socialmente finalizzata oppure la tendenziale propensione all’interesse professionale privato, MAI L’ETA’. Mi compiaccio per gli olandesi, probabilmente hanno ragione, ma io vorrei che da noi si decidesse per convinzione e non per imitazione
    punto 6) questo è incredibile: si pensa a un’età pensionabile unica per tutti i lavori? operai di altiforni, minatori, veline, calciatori, scienziati, militari, attori e registi, magistrati, sacerdoti, ecc ecc?
    Grazie dell’ospitalità.

  2. Francesco Cerisoli

    So che stando in Olanda ne avrei di mulini a vento contro i quali scagliarmi, ma questi mi appasisonano di piu’.
    Caro Mario, riguardo al punto 3)
    abbiamo fatto due conti. Oggi il sistema e’ quasi cilindrico: 19000 ordinari, 18000 associati e 25000 ricercatori. Con il vigente blocco al 50% del turnover e la ripartizione obbligatoria delle risorse 60% per assumere ricercatori, 30% per associati e 10% per ordinari,lasciando il pensionamento cosi’ com’é, nel 2014 avremo all’incirca LO STESSO numero totale di strutturati, ma distribuiti in una vera piramide (come accade NEL RESTO DEL MONDO): solo da noi infatti i prof ordinari sono DI PIU’ dei prof associati, e questo e’ un favoloso aspirapolvere di risorse che vanno quasi tutte in stipendi, da noi. Ovvero (nella ipotesi piu’favorevole) 15000 ordinari, 18000 associati e 29000 ricercatori.
    Se invece introduciamo il pensionamento a 65 anni, ci troveremo nel 2014 (nella ipotesi piu’favorevole) con 11000 ordinari, 24000 associati e 32000 ricercatori. Quindi, caro Mario, il sistema ne guadagnerebbe circa 5000 strutturati IN PIU’ ad un costo invariato. Se anche si volesse rimanere agli attuali 62000 strutturati, avremmo una distribuzione piramidale piu’accentuata (che non e’ assolutamente un male come lo dipingi, ma e’ la prassi nel resto del mondo) e un bel po’di risorse liberate per la ricerca.
    4)Che l’accademia ringiovanira’ fisiologicamente e’un dato di fatto del quale si parla da anni, il problema e’che lo fara’ troppo tardi perche’i 5-10 anni di corposi stipendi che dovremo pagare ai 12000 prof anziani per far loro raggiungere i 70, 72 o addirittura 75 anni di eta’ stroncheranno i bilanci delle Universita’ ben oltre le possibilita’dl piu’generoso dei governi. Per tenere in piedi il sistema servirebbe un FFO di 10 mliardi, ed oggi siamo a poco piu’che 7!!!
    5) L’eta’pensionabile a 75 anni dei prof fu introdotta nel 1950 (prima era, guarda caso, 65). E che il ’68 non ne abbia discusso, sai com’e', non e’ un grande argomento a favore…. A 65 anni vanno in pensione non solo i prof olandesi, ma anche francesi, belgi, inglesi, finlandesi… Ed in Germania, Spagna, Svezia, Svizzera quei pochi che restano dopo i 65 anni sono UN QUINTO di quelli che abbiamo in Italia. Allora, siamo convinti che forse sarebbe meglio prendere esempio?
    6) L’aumento dell’eta’ pensionabile per tutti i lavoratori e’ un argomento che quelli contrari al pensionamento a 65 anni dei prof tirano in ballo, mica noi! Infatti diciamo che non c’entra nulla di nulla.

  3. Francesco Cerisoli

    Ecco che anche ilFatto quotidiano si mette a difendere i cari vecchietti dell’Accademia italiana
    http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2496979&yy=2010&mm=06&dd=09&title=luniversita_strangolata
    Fa scandalo, per gli estensori del documento, che si voglia ” evitare che chi è in procinto di andarsene, cioè la generazione entrata negli anni ‘70-‘80, possa avere voce in capitolo nel reclutamento dei giovani e nell’avanzamento di carriera dei meno giovani”. Forse perche’ farebbero solo danno?
    E poi ” infine, con l’ultimo decreto Tre-monti si disincentiva la permanenza in servizio, in netta controtendenza rispetto alle politiche seguite nel resto d’Europa e del mondo.” Dove infatti si va in pensione CINQUE ANNI PRIMA CHE IN ITALIA.
    Gli autori sono la Prof associata Francesca Anania (Storia del Giornalismo, UNiversita’ della Tuscia)
    ed Orlando Ragnisco, prof ordinario di fisica a Roma3, anni 64, associato dal 1982.

  4. Francesca Anania

    Consiglio a Cerisoli di leggere l’articolo per intero sia per quel che riguarda l’Università pubblica che per il pensionamento che avverrà, stia pur tranquillo. In particolare mi riferisco al punto in cui si specifica che nel decennio 2010-2020 si avra’ comunque un pensionamento massiccio dei docenti per mere ragioni anagrafiche. Il problema non è la pensione ma il turn-over che è bloccato e rimarrà bloccato fino al 2013, con buona pace di Cerisoli.

    P.S. essendo una storica, questo sottolineare in continuazione la bontà e la bellezza della gioventù mi ricorda qualcosa che avvenne nel nostro paese e in Germania, negli anni venti e trenta…

  5. Francesco Cerisoli

    Cara Francesca
    Allora prendiamo nota anche di questo riflesso condizionato dei contrari al pensionamento: ci date subito dei fascisti.
    Oltre a dare per vere delle affermazioni che potremmo definire generosamente “incomplete”: il tunover e’ al 50% sulle risorse liberate, il che equivale a dire che col pensionamento di ordinari e associati over65 ci si liberano tante di quelle risorse (all’incirca un miliardo di euro) che ne avanzano per assumere molta piu’ gente ed avere anche due soldi per far loro fare quella ricerca che ormai in Italia e’ alla cana del gas. Leggetevi quanto abbiamo scritto in questo thread, per esempio.
    Al momento sono GLI ATENEI che non bandiscono (ed hanno in saccoccia un migliaio di posti da ricercatore finanziati al 100% dal MIUR), per paura di sforare il budget e per una tattica attendista volta a valutare la riforma in discussione al Senato che potrebbe concedere una maggiore autonomia nella gestione del personale (e quindi meglio tenersi i soldi se poi puoi spenderli come ti pare, invece che rischiare che ora ti vinca un concorso uno che non vuoi).
    Comunque il vostro intervento scopre almeno in parte uno dei veri motivi per cui vi opponete con tanta forza: volete fare i commissari ai concorsi. Certo senza secondi fini…

  6. mario sechi

    Caro Cerisoli, ma tu il tuo maestro lo chiami caro vecchietto? non ti sembra di ripetere gli insulti dei fascisti contro la Levi Montalcini e Veronesi in Senato nela passata legislatura? e poi direi, ti sei fatto formare da un rimbambito? sono veramente allibito. Oppure sei un geniale autodidatta, di quelli che – come diceva Pannunzio – si sono formati sui propri libri?
    Torno a dire ancora che le laute pensioni non sono così laute come vi si racconta. Gli stipendi dei professori sono fermi da decenni, e sono imparagonabili con quelli del comparto dirigenza cui per legge sono agganciati.
    Quanto alla struttura dell’organico a me una piramide sembra ragionevole, il cilindro è stato voluto dalle Amministrazioni delle Università per compattare il consenso degli strutturati interni, dunque fu una scelta politica discutibile. L’esodo fisiologico della generazione anni quaranta e cinquanta (che è stata una generazione scientificamente molto valida) riequilibrerà i numeri in misure congrue, sempre che si riavviino i concorsi con trasparenza e con rispetto delle specificità disciplinari anche di nicchia. Già questo obiettivo mi sembra di enrome difficoltà. Quanto al desiderio di andare in commissione di concorso, credo sia una testimonianza di responsabilità. I professori esperti e riconosciuti dalla comunità scientifica sono tra i migliori commissari che un candidato valido si possa aspettare.

  7. mario sechi

    Vorrei dire a Simoni che se vuol fare il politico deve informarsi di più sui fondamentali della legislazione del lavoro: la pensione è un diritto, tant’è vero che esso fu ottenuto con lotte secolari dai sindacati in tutta l’Europa moderna; che fosse un dovere non l’avevo mai sentito da nessuno. Quanto al conflitto tra vecchi e giovani, mi sembra uno schema di interpretazione degno di un avventore del Bar Sport, ed è uno schema che i politici agitano per diversivo, come la storia anche recente insegna. Chiedo scusa per la franchezza.
    Può chiedere una consulenza a Epifani o anche a un funzionario di base di un qualunque sindacato.

  8. Marco Simoni

    Allora, a me sembra che questa discussione stia deragliando in maniera stupida, perché tale è dare dei fascisti a qualcuno per denigrarne gli argomenti. Mi sembra inoltre che ognuno abbia avuto ampio modo di esprimere le proprie opinioni e quindi i lettori potranno farsi una opinione.
    Questa è dunque l’ultima risposta, solo perchè sollecitato esplicitamente del signor Mario Sechi. 1) No, non penso che i metalmeccanici e i tecnici delle centrali eoliche debbano andare in pensione come i ragionieri, il fatto di avere una regola generale non implica l’assenza di eccezioni motivate. 2) Il titolo del post è ironico, come penso fosse chiaro a molti. 3) il conflitto tra giovani e vecchi al momento in italia non esiste, esiste però una enorme sperequazione tra le risorse destinate ai giovani (ad esempio: borse di studio, asili nido, reddito di prima disoccupazion) e risorse destinate ai meno giovani (ad esempio: pensioni, cassa integrazione). Questa sperequazione è la peggiore nel mondo sviluppato a parte il Giappone. Così, tanto per darle una consulenza gratuita. Ah, anche l’università italiana è tra le più vecchie d’Europa. Così, sempre per consulenza gratuita.

  9. Francesco Cerisoli

    Caro Mario
    Siamo sempre li’, non riuscite a non darci di fascisti. Eppure non ci vuole troppo a capire che “caro” e’ nel senso di costoso, e “vecchietto” e’ magari un po’spregioso, ma niente in confronto a quello che i veri fascisti affibbiano quando e’ il caso (dal vocabolario del buon Storace, pagina 2 di 2, “zombi”, “salma”, “cariatide”…).
    Riguardo alle pensioni: a me risulta che quasi tutti andranno in pensione con l’80% dell’ultimo stipendio, rientrando, quasi tutti, nel sistema retributivo.
    E di che stipendi stiamo parlando? Nel 2008, allúniversita’ di Milano, un Ordinario prendeva’al mese (lordi) da un minimo di 4063 euro ad un massimo di 8234 euro. Un associato, 3072-6046, un ricercatore 1705-4479. Si noti che lo stipendio in entrata del gradino piu’basso (ricercatore) e’ quasi 5 volte meno di quello massimo del gradino piu’ alto (ordinario). Per fare un confronto (impietoso) col resto d’Europa, un nostro ordinario e’ pagato meglio che in Francia, Spagna o Germania, e se la gioca alla pari coi colleghi olandesi e inglesi (fonte European University Institute, Academic Careers Observatory). Mentre il ricercatore italiano perde con tutti gli omologhi europei di cui sopra, tranne forse che con gli spagnoli.
    Riguardo alla rivalutazione degli stipendi: la tua affaremazione che gli stipendi dei rpof sono fermi da decenni e’ assurdamente falsa. I prof universitari non sono contrattualizzati ed i loro stipendi sono stabiliti per legge. Oltre a godere di scatti biennali automatici, negli ultimi anni tutti i gradini stipendiali hanno goduto di incrementi per legge per adeguarli all’inflazione: e molto generosamente visto che nel 2010 hanno ottenuto un aumento del 3.09%, nel 2009 del 3,77%, nel 2008 dell’1,77%…
    Infine: ho avuto la fortuna di avere “maestre” giovani (>55 anni), italiane e non.

  10. mario sechi

    Caro Cerisoli
    sei informatissimo di tabelle stipendiali, saprai perciò che i compensi lordi sono del tutto fuorvianti. Un professore ordinario ultra60enne con 40 anni di servizio e 10 anni nel ruolo di ordinario prende molto meno di 4000 euro al mese. Saprai anche che gli adeguamenti istat non vengono pagati da anni a tutto il personale docente e non docente, per indisponibilità di risorse, e forse saprai anche che i fondi ricerca si sono dimezzati e che ciascuno deve provvedere di tasca sua per convegni e seminari, anche per i dottorandi e assegnisti che fanno parte del gruppo di ricerca. Quanto agli scatti biennali, spesso essi fanno salire l’aliquota irpef e dunque si risolvono in un nulla di fatto. Gli stipendi dei professori sono stabiliti per legge, è vero, e l’ultima legge che ha stabilito aumenti reali è del 1990.
    Per le maestre giovani, se vogliamo fare un po’ di goliardia inoffensiva, che Dio te le conservi fino a che non abbiano la possibilità di sostenerti nei concorsi futuri, magari anche a 66 anni se capita!

  11. Francesca Anania

    Concordo pienamente con Mario Sechi circa stipendi lordi et altro. Per quel che riguarda il turn over evidentemente non funzionerà perché le Università non si possono discostare da quota 90 altrimenti diverranno non virtuose e verranno punite (ddl Gelmini) attraverso l’erogazione del FFO. Inoltre non ho sentito nessuno proporre concorsi e liste nazionali continue come si fanno in Spagna e Francia che garantirebbero l’accesso ad una idoneità. Ma forse si vuole il prepensionamento per i vecchietti e poi una bella ope legis…
    Per Cerisoli, se vuole usi pure i termini dei veri fascisti, in questo modo non farebbe che confermare la mia impressione…

  12. Francesco Cerisoli

    Cari Mario e Francesca
    Se non ragioniamo di compensi lordi, di che ragioniamo? Il netto e’, ahime’, frutto delle famigerate TASSE che tutti dobbiamo pagare, precari come ordinari. O vi lamentate forse delle tasse? Comunque i vostri colleghi olandesi e tedeschi e francesi, su quegli stipendi lordi cosi’similia ai vostri, pagano piu’tasse, in molti casi.
    Gli aumenti ISTAT sono pagati, non diciamo eresie, solo nel 2007, su una aumento del 4,8%, il Govero fece una cresta del 30% sugli stipendi piu’alti.
    Vogliamo un terreno comune? I tagli al FFO sono scandalosi, e il dimezzamento dei fondi per la ricerca pure, e il blocco (prossimo venturo) a tutti i rimborsi sulle missioni all’estero vergognosi. E su questo TUTTI si sono battuti. Solo che, credo, avete sentito Tremonti in TV: arriveranno nuovi fondi SE passera’ la riforma della Gelmini. Che e’ abbastanza una schifezza, secondo me.
    Per venire alle accuse personali (fa piacere che dal fascista siamo arrivati al raccomandato): ho abbandonato la vostra Accademia 4 anni fa e sto bene dove sto, dove di “maestri” a prepararmi il concorso ad hoc non ne ho bisogno, cosi’ mi risparmio di dover pregare per la loro incolumita’ fisica, e anche di leccarne le suole delle scarpe. Per Francesca, quello che abbiamo proposto per la riforma del reclutamento sta in vari posti qui http://www.ricercatoriprecari.it. E ci sta da tanto. E siamo quelli che la bella ope legis l’hanno combattuta quando tutti la invocavano. Comunque non preoccupatevi, ormai non solo i colleghi nella compagine di governo ma pure tutta la carta stampata di opposizione si e’schierata contro il vostro pensionamento. Complimenti, come lobby siete senza dubbio una delle piu’influenti…

  13. mario sechi

    Caro Cerisoli
    è desolante non capire che i maestri veri hanno il dovere e il diritto di formare e poi di sostenere con gli argomenti della valutazione scientifica i loro allievi, nella trasparenza. Che c’entra la raccomandazione?
    Mi fermo qui, il tuo pessimismo tocca anche i valori civici, le risorse dell’intelligenza, i procedimenti normali di confronto e di avanzamento dei saperi! Che dire ancora?

  14. mario sechi

    Caro Simoni,
    mi era sfuggita una sua perla! Le sue opinioni sulla cassa integrazione e sulle pensioni di vecchiaia sono esattamente le stesse del governo Berlusconi! Quanto al fascismo, stia sicuro che il linguaggio è un termometro molto significativo delle mentalità e della cultura di massa. La denigrazione degli anziani in quanto anziani è un leit motiv fascista doc, spero non faccia troppi proseliti inconsapevoli.

  15. Francesco Cerisoli

    Caro Mario
    Sempre piu’ mi si conferma l’impressione che davvero il peso piu’ ingombrante ad una riforma europea dell’Accaedemia italiana siano gli accademici stessi. “sostenere con gli argomenti della valutazione scientifica i loro allievi” e fargli vincere un concorso grantendo per loro, per ora, e’ un REATO.

  16. Marco Simoni

    Ora signor Sechi la mia pazienza per i suoi toni arroganti si sta esaurendo. Quella che lei cita come “opinione” è un dato che ho tratto da un libro di Julia Lynch che è una politologa americana, ma non so se è in grado di distinguere tra opinioni e dati statistici sulle risorse spese. Infine, la prego di farmi notare dove avrei denigrato gli anziani nelle mie parole, altrimenti si scusi sia per il tono che per il modo incivile che lei ha di discutere.

  17. Vedo ora questa animata discussione e non posso che criticare la posizione e pure l’atteggiamento del prof. Sechi. Non usero’ aggettivi – per il valore che possono avere. Penso comunque che in ambienti accademici italiani ci siano molte persone di ruolo che la pensano all’opposto di me e di Cerisoli, e faranno di tutto per tenersi aggrappati ai loro privilegi accumulati nel tempo.

  18. carlo inverni - insorgere

    ragazzi non prendetevela con certa gente, sono aggrappati alle loro poltroncine e non rinuncerebbero per nulla al mondo ai loro privilegi.
    inutile ragionare con loro, perché non sono interessati alla verità dei fatti né alla tutela del sistema. l’unica cosa che li smuove è la tutela dei loro biechi interessi. né è la riprova questa discussione: i contrari al pensionamento europeo ripropongono sempre i soliti argomenti, anche se questi sono stati dimostrati falsi più volte.

    è stato mostrato come il paventato “svuotamento” dell’accademia sia un falso problema, ma loro continuano a battere su quel tasto. non vogliono ragionare, vogliono solo difendere i loro privilegi.

  19. Antonio Stamerra

    Il punto di tenuta di quella che senza intenzioni irrispettose si può chiamare vecchia classe di professori sta, a mio parere, in un’idea convenzionale del mondo del lavoro: nella ricezione innanzitutto del diritto acquisito come legge inviolabile, contrapposta invece alla flessibilità-in-tutto di chi questi diritti non li ha mai neanche toccati.

    Oggi è più chiaro, per effetto dei prolungati blocchi, che proprio i dati più scontati del percorso del giovane ricercatore – il legame insolubile con il proprio maestro, la gestione incerta e dilettantesca del discepolo, la sua carriera irregolare – vanno ripresi e riproposti in termini affatto problematici, messi a reagire con altri consistenti flussi di dati (le reali prospettive dell’università oggi, la necessità di risorse da liberare per la ricerca e la didattica, la sovversione completa delle modalità e tempi del reclutamento degli attuali ricercatori rispetto al reclutamento di 30 anni fa), fatti osservativi che i vecchi cliché degli attuali ordinari classe ’40 sembrano a stento in grado di recepire.

    Quanto dobbiamo ancora aspettare per rimarginare questa ferita inferta ad una generazione e alla società tutta?

    Per quanto riguarda la supposta denigrazione popolar-fascista dei vecchietti, non si vuol negare il prestigio di molti tra i professori più anziani, l’esperienza dei quali potrebbe essere anzi valorizzata da contratti senior (numerosi colleghi nella collaborazione in cui lavoro contribuiscono e godono del rispetto di tutti in questa condizione), ma si mette in evidenza il peso economico che i professori ultra65 fanno gravare sulle casse dell’università a scapito di chi dovrebbe accollarsi onore e onere di portare avanti l’università’ nel futuro.
    Dire che i professori ultra65 tutti pesano economicamente è un fatto, non una denigrazione.

    Noi siamo intenzionati a giocare la nostra chance nella contraddittorietà di un contesto scoraggiante, realizzare una autodifesa del proprio ruolo nella ricerca, combattere la nuova forma di esistenza in cui ci volete relegare – voi “sani” con diritti acquisiti, noi “malati” – contrapporre la nostra condizione aperta alla vostra immobilità.

    La nostra “ultima sigaretta” è terminata e abbiamo preso coscienza.

  20. (liberamente tratto da “Il giovane Svevo: un autore “mancato” nell’Europa di fine Ottocento” di Mario Sechi, ed. Donzelli, 16.53 euro, in offerta a 8.27 euro su Dea Store)

  21. Dingo

    Non vorrei sbagliare, ma mi sembra esista una giurisprudenza secondo la quale il mutato contesto economico può condurre ad una ridefinizione dei diritti acquisiti.
    In sostanza, diritti acquisiti 30 anni fa che non siano più economicamente sostenibili per le finanze statali possono essere ridiscussi, in base al fatto che non si può oggi portare la stato in bancarotta in virtù di decisioni prese 30 anni fa. Questo dovrebbe anche evitare che una generazione si auto-conceda status insostenibili che finirebbero per scaricarsi finanziariamente sulle generazioni successive, cosa che fra l’altro descrive perfettamente alcune dinamiche socio-economiche verificatesi in Italia negli ultimi 30-40 anni.

  22. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Ora siamo arrivati al fatto che proporre la pensione a 65 anni per i professori universitari e’ “fascista”. Roba da matti.

  23. carlo inverni - insorgere

    non hanno argomenti, quindi insultano.
    queste sono le grandi menti degli accademici. vedasi l’articolo dell’illustre prof. ciliberto sull’unità di oggi: non un argomento concreto, solo tanta retorica

  24. carlo inverni - insorgere

    Un sondaggio di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore, certo non un covo di rivoluzionari.
    La domanda è:

    “Università, proposta anti Baroni: in pensione a 65 anni per legge. Siete d’accordo?”

    SI 84%
    NO 16%

  25. andros

    Salve, io non vivo l’università però leggendo i post su questa proposta e i relativi commenti mi sembra che siano emersi dei punti.

    E’ stato detto con cifre alla mano che la situazione dell’università italiana è atipica rispetto ai paesi a noi più simili (e più direttamente concorrenti sul mercato della conoscenza) per i seguenti punti:
    * età di pensionamento dei professori
    * distribuzione “gerarchica” (cilindrica invece che piramidale)
    * distribuzione “anagrafica”
    Chiaramente il modello non è positivamente differente perchè i confronti dicono altrimenti. Confronti numerici, si noti (classifiche, saldo di migrazioni intellettuali pesantemente negativo…). I fattori che portano ad una differenza a noi sfavorevole sono diversi: scarsi fondi, fondi utilizzati in maniera non funzionale (se spendo tutti i soldi in stipendi non posso fare ricerca), assenza di meritocrazia. Sino a questo punto i dati mi sembrano non contestabili.
    Si tratta dunque di capire se la proposta di pensionare i professori a 65 anni può aiutare (AIUTARE!!!) a migliorare la situazione.

    1a osservazione pro: Gli altri Paesi simili a noi vivono benissimo con questa regola (effettivamente i dati dimostrano che come minimo vivono meglio di noi)

    Contra: noi siamo diversi
    – perchè? (vedi anche sotto)
    Contra: ci perdiamo quelli bravi con >65 anni
    – ma è stato detto che come all’estero potranno fare consulenze mantenendo la pensione

    2a osservazione pro: si liberano risorse pensionando persone con alti stipendi

    Contra: la manovra non è a costo zero per le casse dello Stato
    – si spostano spese dalla ricerca alle pensioni, ovvero da un mucchio scarso a un mucchio meno scarso e fino ad ora meno tagliato
    Contra: ci sarà una crisi per mancanza di professori
    – numeri forniti dicevano di no. Sono corretti?
    – con le risorse risparmiate da un pensionamento si dovrebbe riuscire a assumere 2 persone con livello inferiore e far avanzare qualcosa per la ricerca. Corretto?
    Contra: i soldi risparmiati saranno tolti alle università
    – nella proposta il vincolo che rimangano all’università c’è…
    Contra: i soldi si risparmierebbero comunque aspettando il corso della demografia che in 5 / 10 anni porterebbe al pensionamento del grosso dei sottoposti all’attuale provvedimento. Non sono certo ma forse desumibile da una fonte linkata
    – le attuali condizioni economiche dell’università porterebbero al collasso il sistema PRIMA che l’andamento demografico abbia il suo corso. Fonti?

    3a osservazione pro: si aiuta la meritocrazia

    Contra: non c’è meritocrazia nell’usare l’età come criterio
    – l’effetto del sistema attuale è che esportiamo “giovani” cervelli (fonte EUROSTAT)
    – quelli veramente meritevoli possono continuare a fare i consulenti
    – il frutto della situazione attuale è che persone che altrove sarebbero nel pieno della carriera da noi sono giovani di belle speranze e che professori scoraggiano i giovani dal continuare la carriera universitaria perché priva di sbocchi

    Alcune osservazioni: ho provato a riassumere i punti portati. Ho provato ad evidenziare tutte le volte in cui ho visto osservazioni oggettive (numeri, soprattutto se da fonti uffciali). La struttura “osservazione – obiezione – controobiezione” non è equilibrata, ma ho provato a evidenziare dove le controobiezioni erano soggettive. Non ho toccato tutti i punti, credo, ma mi sembra che la più grossa omissione sia il discorso sui diritti acquisiti.

    Spero che questo lavoretto possa essere utile. Io un’idea me la sono fatta…

  26. carlo inverni - insorgere

    ottimo lavoro andros, grazie.
    è questo lo spirito con cui si affrontano i problemi: pragmatismo e concretezza.

    provo a rispondere brevemente ai dubbi che lasci aperti.

    1. non ci sarà nessuna crisi per mancanza di professori. coloro che dicono che non si riusciranno a comporre le commissioni di concorso sbagliano per 3. motivi: a. i settori disciplinari stanno venendo riorganizzati adesso, mentre discutiamo, per dar vita ad aggregazioni più ampie e ciò rende meno probabile che qualche pensionamento blocchi tutto. b. la riforma gelmini abolisce le vecchie commissioni prevedendo commissione nazionale di 5 ordinari (non un numero inarrivabile) e poi la chiamata diretta deliberata dai consigli di dipartimento c. in ogni caso già ora quando mancano ordinari si ricorre a quelli dei settori affini.
    2. le risorse per il reclutamento nel sistema universitario si calcolano per mezzo di punti organico. un ordinario vale 1, un associato 0,7, un ricercatore 0,5. la proposta prevede un turnover al 100%, fatevi un po’ i conti…. Peraltro i punti organico non tengono conto della disparità effettiva dei costi per le strutture (un ordinario costa mooolto di più di un ricercatore), per cui non solo ci sarebbero risorse per aumentare il personale ma ne avanzerebbero anche per finanziare la ricerca.
    3. è vero che le attuali condizioni economiche porteranno al collasso il sistema nei prossimi anni 2011-12, dunque prima che le naturali onde demografiche possano portare a pensionamenti consistenti. lo diceva chiaramente un articolo pubblicato su Italia oggi di uno o due giorni fa, dati alla mano.

  27. Antonio Stamerra

    Aggiungo un’osservazione a quanto detto da Insorgere e all’ottimo riassunto di Andros.
    Il contra del punto 2a (si spostano spese dalla ricerca alle pensioni) e’ un argomento molto debole:
    - si tratta di poche migliaia di persone che nelle casse inps pesano poco;
    - ma soprattutto con il reclutamento si inseriscono ricercatori/professori che, fino ad oggi in buona parte, NON versavano niente nelle casse INPS (perche’ con contratti Cococo, o assegni di ricerca, in gestione separata, con versamenti minimi).
    Quindi il bilancio non cambia.

    Il grosso problema della proposta sicuramente resta la possibilita’ di effettuare un reclutamento, regolare e distribuito negli anni, che possa dare una prospettiva chiara a chi lavora nell’ambito della ricerca/Universita’ (sia per reclutamento che per avanzamento di carriera). Cosa che il governo attuale (ma non solo questo…), con scuse piu’ o meno pretestuose e ogni volta nuove (crisi, parentopoli, meritocrazia, riforma) non sembra intenzionato a fare.

    Ma l’argomento di molti ordinari secondo i quali “se fossi sicuro che un giovane verrebbe reclutato al posto mio andrei in pensione subito” e’ anch’esso pretestuoso e denota la vecchia (e illegale) mentalita’ del “piazzo chi dico io” (in forma piu’ gentile: “sostenere con gli argomenti della valutazione scientifica i loro allievi”).

    Basti pensare che lo spauracchio liquidazione della manovra Tremonti ha gia’ fatto anticipare la pensione a molti ordinari (ma non c’erano i loro allievi da sostenere?) e che addirittura alcune Universita’ (es. Pisa, Siena) si sono inventati degli incentivi al prepensionamento, per cui soddisfano tutte le lamentele dei professori in pre-pensione (differenza di retribuzione tra pensione a 65 invece che 70 anni) e in piu’ gli garantiscono un contratto ben retribuito (da 25000 a 45000 euro annui) per continuare a fare la stessa didattica.

  28. Marco Bocci

    Certo finché i professori come Sechi continueranno a credersi dei Nobel insostituibili al punto tale che, senza di loro, l’Università italiana crollerà su sé stessa non si andrà lontano.
    Ve lo diciamo tranquillamente, potete levare le tende; siamo pronti a mettere i nostri curricula scientifici sul tavolo accanto ai vostri e a giocare a chi ha l’h-index più lungo. Sapreste fare altrettanto o avete bisogno di un Viagra?

    p.s.
    nessuno che abbia risposto all’obiezione di Cerisoli.
    COME MAI IN TUTTI GLI ALTRI PAESI EUROPEI I PROF A 65 ANNI SE NE VANNO A CASA?
    Forse che la ricerca tedesca, francese, svizzera, olandese non reggano il passo rispetto alle vette toccate dagli accademici italiani?

  29. mario sechi

    Caro Marco Bocci
    ma lei fa veramente riferimento all’area PD? ha già fatto il Grande fratello e robe del genere o è ancora in lista di attesa? glielo chiedo perché il suo linguaggio mi sembra già all’altezza dei reality show, perciò abbia fiducia. Vedo ad esempio che per lei l’h-index è un indicatore dell’attività ormonale, è un suo problema evidentemente.
    Obiezione Cerisoli: ma in Italia per fare cose positive si deve copiare per forza alla lettera da altri paesi? o magari ragionarci su per adattare alla specificità delle situazioni di contesto? il tema è lo stesso della Costituzione che si vuole cambiare per uniformarla al sistema USA o Francia o Germania. Possibile che si debba parlare sempre come al bar frequentato dal Ministro Calderoli?
    E torno ancora sulla questione del linguaggio: i professori non “se ne vanno a casa”, nel senso che non sono soggetti ad espulsione, ma “godono” a tempo previsto dalle leggi del trattamento di pensione.
    Una rispostina a Inverni: l’accorpamento dei SSD da lui apprezzato rischierà di distruggere molti settori di punta annegandoli in mega-settori tradizionali, lagittimando nella selezione dei giovani la prevalenza di curricula meno specialistici. La rete dei saperi ne sarà alterata, con effetti che non credo possano essere positivi.

  30. Francesco Cerisoli

    Obiezione Mario
    Mai sentito parlare, per dire, di anatomia comparata? I mondi possibili non sono infiniti, e quindi prendere in prestito le esperienze positive altrui aiuta molto a trovare le soluzioni per noi stessi. Specie se, con gli altri, si deve dividere un mondo, un continente, un mercato, che e’ sempre di piu’ unico, veloce, spietato.
    E torniamo da capo: perche’ in Italia no? Potete dare, voi oppositori, una ragione oggettiva e razionale? O, alla fine, e’solo egoismo?

  31. Antonio Stamerra

    Dispiace constatare che il prof. Chiesi non abbia argomenti di maggior spessore e deve ridursi a criticare solo alcune delle affermazioni, certamente di piu’ basso livello nei toni e contenuti, degli altri “contendenti” in questa disputa, perdendo cosi’ di vista il quadro generale delineato, per es., dall’intervento di Andros. E si riduce quindi a criticare, magari anche giustamente, singoli pezzettini, come la questione SSD, senza apportare nessun vantaggio o progresso nella discussione.

    Vivo con dispiacere la mancanza di qualsiasi sforzo da parte sua per sanare questa contrapposizione, gia’ evidenziata in un precedente intervento (ispirato peraltro da un suo libro), tra la nostra condizione aperta e la vostra immobilita’ – voi i “sani” con diritti acquisiti, e noi i “malati” anche un po’ fascisti.

    I punti chiavi sono stati tutti messi sul tavolo. Le inezie non ci interessano.

  32. Antonio Stamerra

    Mi accorgo ora del quasi-anagramma nello scambio tra i nomi Sechi e Chiesi, che ho usato nel mio intervento. Mi scuso per l’errore.

  33. Marco Bocci

    Sechi, non faccia il furbo.
    Il senso della mia goliardica provocazione è ben chiaro: stante l’attuale situazione, fintanto che non uscite voi, non possiamo entrare noi.
    C’è poco da fare, potrei scomodare il principio di incompenetrabilità dei corpi, ma poi mi accuserebbe di nuovo di essere uno squilibrato.
    Ora, io sono certo, perché ne ho la facoltà piena, che ci siano molti ordinari convinti del fatto che senza di loro l’università crollerebbe e che non ci sia nessuno in grado di sostituirli sulla cattedra che detengono da decenni.
    Ebbene, dello stesso morbo patologico è afflitta la nostra cara classe politica per non dire l’intera classe dirigente italiana e questo ci porta ad essere, in Europa, il paese in cui il futuro dei giovani (e quindi del paese stesso) è più a rischio. Si legga i dati dell’ultimo rapporto ISTAT.

    Io posso rassicurarla però dicendole che potete stare sereni e non preoccuparvi.

    Molti di noi hanno curricula (lasciamo perdere l’h-index, va…) che valgono molto più di quelli di molti professori strutturati da anni e, se lei è onesto intellettualmente, non credo di dover essere io a spiegarle il perché uno si trova sulla poltrona ed un altro al call center.

    Ripeto la domanda: per quale motivo SOLO IN ITALIA ci sono queste resistenze a “pensionare” gli over65?

  34. nerzin

    Questa discussione è interessante. Riconosco a Sechi di non essere un ipocrita e di difendere un privilegio a viso aperto. Purtroppo, caro Sechi, non funziona più. Fino a qualche anno fa riuscivate a richiamare all’ordine il sistema -compresi i precari- dietro i soliti slogan: soldi, reclutamento, strategia di Lisbona. Erano ancora i tempi in cui si facevano 2 idoneità, in cui i precari potevano ancora credere che sarebbe -un giorno- toccato a loro seguendo le indicazioni dei loro mentori.
    Invece, complice la crisi, il fatto che gli anni passano, che alla fine le strumentalizzazioni diventano evidenti, è cresciuta una massa di giovani e meno giovani studiosi che ha cominciato ad intuire la verità. Ovvero: che accanto alla vergogna del governo Berlusconiano esiste anche la vergogna di una parte dell’accademia autoreferenziale, attaccata coi denti a privilegi da paese socialista. Ed ha deciso, caro Sechi, di DISTINGUERE le colpe e di non stringersi più a coorte di fronte “alla minaccia di distruzione del Sistema Pubblico”, che tante volte ha coperto le vergogne delle Università italiane.
    Questa cosa significa la fine, perchè questi precari non possono essere più controllati nè hanno più niente da perdere. Non ci credono più alla favola del tutti uniti contro Tremonti. Hanno già pagato.
    Se ne faccia una ragione, e la invito a pensare che, in questo contesto, il pensionamento a 65 anni è una buona soluzione. Lasciateci almeno un buon ricordo di voi.

  35. carlo inverni

    alla fine è una questione di giustizia. perché a pagare deve essere sempre e solo la generazione 70?
    ai più anziani, che hanno goduto di oppurtinità che noi ci sogneremmo, si chiede un piccolo sacrificio: accettare di godersi una lauta pensione (che a parità di mansioni e di anni di attività la nostra generazione avrà in misura ridotta di circa il 50%) e di accettare di integrarla con dei contratti aggiuntivi? è poi così terribile.
    nessuno minaccia di deportarvi in un gulag siberiano. Vi chiediamo di continuare a godere dei vostri privilegi, solo in altra forma. Di privilegi che noi non avremo mai, sia ben chiaro.

    Mi avete mai provato a guardare le cose dal punto di vista di un trentenne? Sono convinto che se lo faceste sareste molto meno ragionevoli di noi

  36. brambilla fumagalli

    in sintesi, foera dai bal, matusa!

  37. carlo inverni

    in sintesi, vogliamo portare l’europa in italia. vogliamo anche in italia le ragionevolissime norme europee sul pensionamento universitario.

  38. carlo inverni

    http://ricercatorialberi.blogspot.com/2010/06/sul-pensionamento-dei-docenti.html

  39. mario sechi

    Cari partecipanti al blog IMIlle
    vi ringrazio per la sopportazione e anche per l’esperienza interessante che mi avete consentito di fare. Credevo di poter stabilire un confronto fondato sulla condivisione di principi generali che appartengono alla storia e all’identità della sinistra italiana: la distinzione fra privilegi e diritti legalmente normati dei lavoratori, a qualunque comparto e a qualunque fascia di reddito appartengano (piloti di aerei, dipendenti RAI, insegnanti, chimici o elettrici, magistrati, ecc ecc), la difesa e la riqualificazione del sistema ricerca e università seguendo progetti pensati di riforma e non ridicole scorciatoie di conflitti tra vecchi e giovani, il rifiuto della denigrazione come arma di contrasto delle idee, l’accantonamento di luoghi comuni grossolanamente qualunquistici (per cui i professori ordinari sono ipso facto corrotti, i concorsi sono ipso facto inciuci illegali, i giovani che vanno avanti, dunque anche la prof. Carrozza, ci riescono solo attraverso raccomandazioni e scorrettezze di qualunque tipo, precari e strutturati fanno lo stesso lavoro: ed ecco il fondamento logico dell’ope legis, anche quando si nega di volerlo).
    Ed invece mi rendo conto che la cultura politica che circola in questi interventi è mediamente quella dell’ex Forza Italia, forse con l’aggiunta di un condimento goliardico padano (vedi l’ineffabile brambilla fumagalli).
    Buon proseguimento. Se qualcuno di voi avesse intenzione di proseguire davvero la discussione, il mio indirizzo email è facilmente reperibile, rispondo senza ritardi perché vado al lavoro tutti i giorni.

  40. mario sechi

    P.S.
    Ad ogni buon conto sono del tutto d’accordo che nella situazione attuale si dovrebbe investire soprattutto ed urgentemente su due livelli: un reclutamento massiccio di “ricercatori precari” attraverso concorsi aperti e garantiti; un investimento di tutte le risorse derivanti dai pensionamenti sui concorsi per associati, al fine di favorire uno scorrimento altrettanto massicccio di ricercatori strutturati verso la titolarità di cattedra. Sull’eventuale modifica dell’età pensionabile si discuta fuori da ogni criterio di emergenza, adducendo argomenti che non siano solo statistici o apodittici (fare come in Europa) e approdando eventualmente ad ipotesi di graduale abbassamento. Sulla soluzione di recuperare i professori pensionati affidando loro dei contratti sono personalmente del tutto contrario, perché senza stabilità di funzione la ricerca è serva del mercato e peggio ancora delle convenienze politico-sindacali dei Consigli d’Amministrazione delle Università.

  41. cristina lavinio

    Anch’io (che ormai taccio da tempo su questo blog) sono da tempo approdata alle medesime conclusioni del collega Mario Sechi. Saluto tutti sconfortata, auspicando tempi migliori, in cui si sappia argomentare senza deridere e senza insultare gli altri e si sappiano prendere molto sul serio TUTTE, ma proprio TUTTE le obiezioni a quanto, in una iterazione a ripetere priva di grande spessore e carente di informazione, si continua qui imperterriti a ribadire. Tra l’altro, questo non mi sembra un buon inizio per chi vuole addentrarsi nel mondo della ricerca, che esige innanzitutto una grande onestà intellettuale, un parlare sempre accuratamente documentato, fondato su fonti accuratamente selezionate e attendibili, un argomentare rigoroso che non trascuri niente di quanto potrebbe inficiare la propria tesi. Scusate se faccio il professore, ma lo sono (anche se poi neppure tanto ‘vecchio’) e non riesco ad abdicare a un ruolo che sento il dovere di esercitare sempre, soprattutto con i giovani che vogliano fare ricerca. Auguri, comunque.

  42. Antonio Stamerra

    Rispondo, per mia parte e molto sinteticamente, al saluto di Mario Sechi e Cristina Lavinio.

    Io credo che molti qui condividano i principi generali che appartengono alla storia italiana e in parte anche alla sinistra (respingo pertanto il giudizio, altrettanto qualunquista, di cultura da Forza Italia degli interventi).
    Tuttavia, temo, che molti dei diritti (ma anche privilegi) che derivano da questi principi molti di noi non hanno avuto la possibilita’ di sperimentarli o viverli.
    E questo ci pone, di fatto, su piani diversi.
    Brecht diceva “erst kommt das Fressen dann kommt die Moral” (prima la pancia poi la morale).

    Mi sembra altrettanto infondata la critica secondo cui qui si parla senza cognizione di causa e senza rispondere alle obiezioni date.
    I dati siano stati forniti, le risposte sono state puntuali, la situazione e’ ben nota a tutti: non basta condividere dei principi per arrivare alle stesse soluzioni.

    Nel merito concordo con quanto espresso da Mario Sechi nel Post Scriptum, compresa la possibile gradualita’ nell’adeguamento dell’eta’ pensionabile, stante o meno il sillogismo europeo (che comunque qualcosa dice…).

    Concorderei anche sulla questione dei contratti, se non fosse che noi, oramai da anni, operiamo nella ricerca (e didattica) con contratti annuali, piu’ o meno rinnovabili, legati a PRIN, FIRB, ERC, a improvvise normative strangolatrici di CdA e governi, quindi “servi” non solo del mercato ma anche degli umori di qualche mentore o senatore.

    Non basta condividere i principi, se non si condividono gli effetti della loro applicazione.

  43. Francesco Cerisoli

    Sulla questione c’e’ un nuovo post di Marco Simoni.
    A Cristina e Mario credo di avere poco ancora da dire, visto che non mi sembrano in grado di uscire da un arroccamento su posizioni puramente conservative, dalle quali dispensano giudizi di filoberlusconismo, ignoranza, mancanza di metodo… Mi preme ricordare che e’ piu’ che falso che non abbiamo dato risposte alle obiezioni, e lo abbiamo fatto con numeri e proiezioni, non con sillogismi o ipotesi da realismo magico. MEntre, MArio Giulio Cristina e tutti i “contrari” hannio sempre evaso la questione fondamentale: perche’, alle condizioni che sono state poste, in Italia i prof a 65 anni in pensione no?

  44. carlo inverni

    a me pare che chiunque rilegga il dibattito non potrà che constatare che una parte insultava dando dei fascisti, degli ignoranti, dei berlusconidi ecc. un’altra parte ha argomentato la validità della proposta.

    quanto ai diritti, ebbene va detto chiaro e tondo: alcuni elementi del welfare anni 70 sono superati dai fatti. noi, come generazione, siamo vissuti senza alcun diritto e senza alcuna tutela. se avremo mai pensioni saranno miserrime, allo stato campiamo in università perennemente sotto ricatto e con stipendi da fame. Di tutto questo, cari amici che giustamente difendete principi universali, non mi pare vi siate scandalizzati abbastanza. Ciò che è stato imposto a noi è molto più grave e più duro di quei piccolissimi sacrifici che si chiedono a voi.
    Credete davvero di poter difendere una tale disparità di trattamento? In nome di quali principi ciò che per voi è sacrosanto per noi deve essere impossibile? In nome di quali principi non siete disposti a rinunciare a una minima parte dei vostri privilegi per consentirci di campare dignitosamente?

  45. Marco Antoniotti

    Trovo ora questo simpatico posto dove discutere.

    Ho letto l’articolo di Marco Simoni sull’Unità. Innanzitutto: Marco Simoni: chi sei? Sei il “Lecturer alla LSE”? Non è che Google ci dice molto sulla tua identità. Ce ne vuole per arrivare al tuo sito alla LSE e vedere quanto sei giovane.

    Io sono un associato, sono entrato a 43 anni, al momento ho zero possibilità di diventare baron… pardon, ordinario. Bene, cominciamo.

    Buongiorno.

    vorrei fare un intervento cerchiobottista, quindi equilibrato e pragmatico.

    In questa serie di interventi ho trovato un’acrimonia da parte dei “giovani” (io non lo sono più) nei confronti dei vecchi che, sinceramente, trovo sconfortante. D’altro lato, come spesso mi accade, ho trovato alcune posizioni dei “vecchi” (io non sono ancora “vecchio”) molto … sconfortanti. Ho cercato di capire perché questo e sono giunto ad alcune conclusioni.

    (1) I giovani hanno assimilato acriticamente una serie di luoghi comuni e di assunzioni che invece sarebbe bene osservare criticamente; allo stesso tempo i giovani fanno rivendicazioni più che ragionevoli ma in maniera direi “magico-realista”.
    (2) I vecchi spesso difendono l’indifendibile, ma, spesso anche ciò che va difeso con le unghie e con i denti.

    Cominciamo con lo sgombrare il campo da un paio di generalizzazioni che ho letto qua sopra. (1) negli USA non c’è limite di pensionamento; c’è la “moral suasion” delle amministrazioni a cui i luminari rispondono andandosene da un’altra parte per poi essere riassunti nel posto originale con stipendi aggiornati; e non mi si citi “I ricercatori crescono sugli alberi”: Sylos Labini e Zapperi hanno ragione a dire che l’esempio USA è pure quello da prendersi con le pinze. (2) last I checked, several US institutions were *very* “cylindrical” (anche alcune UK, per esempio l’”European Institute” della London School of Economics – ); quindi non piramidale, struttura gerarchica e potenzialmente autoritaria, con buona pace dell’ex Ministro Mussi – ma queste sono considerazioni emotive. O no?!?

    Ne consegue, che le affermazioni etichettate “nel resto del mondo” (care anche al sottoscritto percaritàdiddio) vanno sempre qualificate.

    Ora, la questione del pensionamento a 65 anni è una cosa che andrebbe presa con le pinze e guardando attentamente tutti i dettagli. Io sono entrato a 43 anni. Se vado in pensione a 65 avrò 22 anni di contributi, il che, dato il modello contributivo mi assicura che mia figlia dovrà a quel tempo avere un buon lavoro in un hedge fund a depredare i fondi pensione per mantenermi con i suoi bonus. A meno che non mi si facciano riscattare gli anni precedenti a costi ragionevoli. Ecco: questa è una questione che credo andrebbe affrontata.

    Poi il resto lo so affronta in maniera diversa. E l’accanirsi su questa questione senza chiedersi se invece non siano ben altre le problematiche da affrontare mi sembra veramente tafazziano. Vediamo quali sono alcune delle altre questioni che “giovani” e “anziani” potrebbero tranquillamente affrontare veramente a costo zero.

    I giovani e i vecchi potrebbero accettare l’idea che l’incesto accademico non è una bella cosa. In questo modo i dottorandi la smetterebbero di considerarsi “precari”. Ovviamente rimane il problema del pregresso. Le aspettative dei più non dovrebbero essere disattese e quindi mi rendo conto che chi è in ballo da anni non può accettare ragionevolmente questa cosa. Però i “vecchi” potrebbero fare un bel discorsetto a tutti i nuovi dottorandi l’autunno prossimo: “voi qui non metterete piede da ricercatori”. Non sarà sufficiente, ci saranno controindicazioni, ma sarebbe un buon inizio. Ah, dimenticavo. L’incesto accademico si ha solo al momento del reclutamento; *non* al momento delle promozioni, con buona pace dell’ex Ministro Berlinguer.

    I vecchi potrebbero invece accettare l’idea che molte cariche accademiche ed organizzative (tutte queste, al momento, regolate dai Regolamenti Didattici di Ateneo) non debbano essere d’appannaggio dei soli ordinari, ma aperte anche a ricercatori ed associati. Un bel Preside di Facoltà ricercatore mi sembra un’ottima cosa. Come effetto collaterale – con tutti i “caveat” del caso – questa cosa ridimensionerebbe la questione pensionistica.

    Quelli nel mezzo (c’est moi!) potrebbero invece accettare l’idea che il passaggio di ruolo non avvenga con automatismi salariali. Il che aprirebbe il vaso di Pandora delle retribuzioni dei docenti – queste si effettivamente squilibrate rispetto al “resto del mondo”. Il tutto senza toccare diritti acquisiti.

    Un paio di note finali invece (queste si di parte) rispetto ad alcune altre posizioni espresse.
    Innnazitutto, ça va sans dir, discutere di “emendamenti” alla proposta Tremonti-Gelmini è tempo perso. Il problema fondamentale è e rimane la mancanza di fondi. I fondi si recuperano tassando con aliquote massime adeguate (penso agli Stati Uniti di Eisenhower) le Presidentesse dei Giovani Confindustriali che credono di essere negli USA nel 1994 e che vorrebbero mettere del sale californiano sulle piaghe del nostro paese. Il nocumento del PD sull’Università dichiara invece bellamente che si deve raggiungere il livello di finanziamento europeo in 10 anni. Come ho già scritto altrove, posso citare Moretti al riguardo? “Continuiamo così….”

    Ed infine una domanda a Carlo Inverni. Dove lavori?

    A presto

    Marco Antoniotti

  46. mario sechi

    Caro Simoni
    poiché ho avuto modo di leggere il suo articolo sull’”Unità” del 12 giugno, e non ho modo di replicarle sul medesimo giornale, mi permetto di scriverle qui, ancora due parole. Il suo argomentare – me lo consenta – seppure poggia su una precisa letteratura, a me pare di una banalità sconcertante. Ma al fondo di quella banalità si individuano messaggi scorretti, rivolti all’opinione pubblica dalla tribuna di un partito quale il PD, che gode di una sua residua credibilità in base appunto a una “tradizione” di lotte e di valori che lei irride (“la tradizione è la regina di tutti i conservatorismi”). Se lei avanzasse le sue proposte come singolo cittadino, lei avrebbe ragione a chiedere un confronto spregiudicato e magari fondato sul principio del “cambiamento”. Se lei invece ci scrive e ci dà lezioni dall’organo di stampa di Antonio Gramsci, lei deve pagare dazio alla tradizione, tante volte rinnovata ma mai ripudiata a quanto so, del movimento socialista e democratico.
    Venendo al succo della questione, lei sostiene due cose: i professori anziani sono “collettivamente responsabili” del declino dell’Università italiana; chi contesta l’utilità, e anzi evidenzia i danni certi che un prepensionamento a 65 anni dei professori ordinari porterebbe nella attuale situazione, lo fa per “un comprensibile amore per il potere”.
    Con la tesi della responsabilità collettiva delle generazioni lei crede di inchiodare il prof Ciliberto e gli toglie la parola: bell’esempio di fanatismo! A lei, caro Simoni, non interessa nulla della gestione politico-amministrativa del sistema universitario, dei blocchi di potere che si sono insediati negli anni della “autonomia”, a lei non interessa nulla del consociativismo corporativo-sindacale che fa le veci di un assai decantato e depresso autogoverno accademico, a lei non interessa delle responsabilità dei guasti, che ricadono su precise scelte politiche e gestionali cui tanti di noi hanno cercato di opporsi pagando anche il prezzo dell’emarginazione. Lei ha il suo asso nella manica, e se lo gioca sperando che diventi un argomento di consenso.
    Con la tesi dell’attaccamento dei professori ordinari al potere lei insiste su una colossale sciocchezza, poiché lei ben sa che ci sono centinaia di ordinari estranei ad ogni manovra di potere, che occasionalmente partecipano a commissioni di concorsi e fanno il loro dovere, che stanno rintanati nei loro laboratori e studi, che cercano risorse per sopravvivere e far sopravvivere le loro ricerche, non supportate da lobbies o da centri di potere pubblico e privato.
    Mi consenta di chiudere su una considerazione di stile, poiché vedo che lei insiste nel non controllare il suo linguaggio.
    L’ipotesi di riassumere i professori pensionati con contratti (ma solo quelli veramente emeriti, e produttivi secondo le ricette del lavoro a cottimo a lei così care)lei la insinua con un tono sottilmente sprezzante e provocatorio (“per chi ami davvero il lavoro di ricerca e di insegnamento”, ammesso che ve ne siano, si capisce, mentre in gioventù o in mezz’età questa autentica vocazione è data per scontata, “é un sollievo esser dispensati da noiosi senati accademici, ecc ecc”). Mi ascolti, sono uno studioso di letteratura e di linguaggi, si astenga in futuro da queste soluzioni retoriche, non solo perché rivelano apertamente l’acrimonia che le supporta, ma perché sono del tutto inefficaci. Le consiglio una forma di comunicazione più diretta, e più onesta.

  47. Giovanni Golene

    Caro Sechi, se l’è presa?
    Non c’è bisogno di essere studiosi di letteratura e di linguaggi per comprendere quali stati d’animo rivelano le soluzioni retoriche che sono state adottate nel suo intervento. E’ caduto nella trappola e ha rivelato il meglio di sè. Oppss! di sé…. ;)

  48. mario sechi

    caro giovanni
    lei è il portavoce di Simoni?

  49. Giovanni Golene

    caro Mario
    è chiaro che lei oramai mette la questione sul piano personale. E’ questa la trappola in cui è caduto.

  50. mario sechi

    Lei scherza, non ho tempo da dedicare a giochetti, sono entrato nel blog solamente per capire da quale contesto culturale provenissero le proposte Carrozza sbandierate sulla stampa, e le confesso che sono desolato per la sorte del PD e dell’intera sinistra, che dimostra di non saper più elaborare uno straccio di linea politica e di affidarsi all’onda del più vieto e qualunquistico senso comune. Gli argomenti e gli slogan che circolano qui sono gli stessi – proprio gli stessi, senza neppure uno sforzo di problematizzazzione o di attenuazione – dei partiti di governo, con tutto lo stuolo dei loro esperti confindustriali, ovviamente bocconiani e molto London School.

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