di Marco Simoni
Penso che l’articolo di Ilvo Diamanti su Repubblica sia la definitiva dimostrazione che in Italia è in corso uno scontro generazionale tra vecchi e giovani, ma uno scontro che è stato cominciato e continua ad esser alimentato dai vecchi. Con rare eccezioni, i giovani, soprattutto quelli impegnati politicamente, continuano ad essere rispettosi e ragionevoli, a parlare di concordia intergenerazionale, eccetera. I vecchi invece menano e basta.
Ilvo Diamanti, a 58 anni (fonte Wikipedia), non può essere certo considerato vecchio, nondimeno questo articolo lo inserisce di buon grado nella schiera della difesa corporativa di chi, avendo compiuto i 40 anni all’inizio degli anni ‘90, è rimasto immune ai tagli, dalla flessibilizzazione, alle misure di austerità, pur avendo goduto di tutti i privilegi connessi alla spesa eccessiva degli anni precedenti. Questa difesa corporativa non dipende dalla biografia personale, ma dall’uso spregiudicato di due concetti fondamentali comuni in tutte le difese corporative. Primo: “di giovani, all’università, non ne vedo più” (giuro che è un virgolettato preciso e non una mia trascrizione tendenziosa). Secondo: senza di noi il diluvio, se gli over 65 fossero costretti ad andare in pensione essi non sarebbero sostituiti da nessuno e l’università scomparirebbe.
(continua sul Post)iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Caro Giovanni Golene
dove lavori? E con che ruolo?
A presto
Marco Antoniotti
Volevo registrare la mia amarezza nel leggere il proseguimento del dibattito.
Credo sia necessario esprimere alcune ovvietà. L’argomento è di interesse per tutti i cittadini, non solamente per coloro che l’università la vivono; una università ben funzionante migliora il livello culturale e dunque anche la qualità della vita e la competitività del Paese. I dati hanno mostrato inoltre cose ben note a chi è nato negli anni 70 come me: l’Italia è diventato di nuovo un Paese di emigranti, solamente che ora emigrano per fare i ricercatori (e gli ingegneri, i medici, …). Oltre al peso a livello personale, questo vuol dire anche che noi spendiamo soldi ad istruire le persone per il benessere degli stati in cui queste persone si trasferiscono.
Visto dunque che il problema è importante ci si aspetterebbe serietà nell’affrontarlo. Il che vuol dire che si dovrebbe essere “alti”; comunque come minimo bisognerebbe essere propositivi e possibilmente oggettivi.
Il mio sunto mirava a quello. Cercavo di riportare tutte le affermazioni evidenziando dove fossero stati portati dati a supporto e dove no, per poter dar modo a “entrambe le parti” di poter argomentare meglio e colmare le lacune.
Leggere “adducendo argomenti che non siano solo statistici o apodittici (fare come in Europa)” lascia l’amaro in bocca. Per mia cultura personale ho grande rispetto per la statistica e vedere usare così il termine mi ferisce. Per risposta userò un linguaggio statistico: prendo 10 unità statistiche (stati) ragionevolmente simili [durata della vita, contesto culturale, reddito pro capite] e considero x = età di pensionamento e y = qualità dell’università. Si rileva che per 9 unità x è sostanzialmente uguale e y varia poco, per la 10ma x è molto maggiore e y è molto minore. Io NON posso dire “sono certo che x maggiore causa y minore”, però allo stesso tempo dire “sono certo che x maggiore NON causa y minore” senza fornire nessun supporto all’affermazione è, questo sì, un ragionamento apodittico.
Difeso per giunta da affermazioni del tipo: i”l mondo della ricerca, che esige innanzitutto una grande onestà intellettuale, un parlare sempre accuratamente documentato, fondato su fonti accuratamente selezionate e attendibili, un argomentare rigoroso che non trascuri niente di quanto potrebbe inficiare la propria tesi”.
Vorrei ribadire che io NON SO se “x maggiore causa y minore” o no. Quello che noto è che chi sostiene questa tesi ha portato dati e numeri a sostegno, non conclusivi forse ma comunque interessanti. La maggior parte di chi sostiene che “x maggiore NON causa y minore” ha portato a sostegno solamente la bontà della tradizione di x maggiore; per lo meno io mi sono sforzato di trovare altro e non l’ho trovato. Francamente mi pare un po’ poco. Anche perché per avere la conferma che bastasse poco per far meglio basta leggere quanto scrive Marco Antoniotti.