di Marco Simoni (per l’Unità)
Tremonti è un pessimo allievo delle tecniche di Berlusconi, e penso che il governo pagherà presto i suoi errori. Berlusconi fa un uso spregiudicato e irresponsabile della propaganda, ma molto efficace. Come insegnavano alle Frattocchie, la propaganda è una distorsione – a volte estrema – dei fatti, una visione parziale e soggettiva della realtà, per diffondere una interpretazione funzionale ai propri interessi politici. Tuttavia, anche nella più bieca delle interpretazioni propagandistiche, il contatto con la realtà non si perde mai. La base di partenza della costruzione berlusconiana è sempre un elemento fattuale, anche quando la sua distorsione arriva a trasfigurarlo completamente. I troppi errori e forzature della magistratura durante Tangentopoli sono le basi su cui è costruita la propaganda delle “toghe rosse”, geniale descrizione propagandistica di una categoria notoriamente conservatrice.
Similmente a proposito della legge sulle intercettazioni: il fatto, parziale e non conclusivo, che il nostro è l’unico paese democratico in cui i giornali pubblicano intercettazioni – rilevanti e irrilevanti – a procedimento in corso, fonda tutta la propaganda di Berlusconi. Al contrario, la retorica dispensata da Tremonti in questi giorni prescinde dai dati di realtà: innanzitutto il fatto che lui è il più potente ministro in carica. Non si tratta dunque di buona propaganda, ma di una cortina di fumo destinata ad alzarsi presto e rivelare la fragilità della politica economica governativa. Il primo fumogeno è stato di natura auto-celebrativa: Tremonti aveva previsto la crisi nei suoi libri. Il secondo fumogeno più populista: la denuncia dell’enorme evasione fiscale. In entrambi i casi, si tratta di ammissioni di errori o impotenza: perché il ministro non è intervenuto prima? L’ultimo fumogeno, che la Marcegaglia e Bonanni – ormai compromessi nella difesa di un governo che sta fallendo la sua missione economica – non hanno saputo contrastare, ha riguardato la libertà d’impresa. Tremonti ha denunciato la quantità inutile e dannosa di nuove leggi prodotte ogni anno: ma a produrre le leggi è il suo governo. Ha poi lanciato il padre di tutti i fumogeni: una proposta di riforma costituzionale per la libertà d’impresa, proprio mentre il governo sta riducendo la libertà d’impresa con provvedimenti sugli ordini professionali. Questi episodi dicono due cose. La prima è che neanche gli alleati di Berlusconi hanno veramente imparato le sue lezioni. La seconda è che il fossato fra Tremonti e Berlusconi è più ampio del previsto, altrimenti quest’ultimo sarebbe già intervenuto in suo soccorso. Se continua così, è solo questione di tempo prima che gli effetti negativi si facciano sentire su tutto il governo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Sul fatto che la propaganda berlusconiana sia sempre ancorata alla realtà, basandosi sulla deformazione di fatti pur veri, mi viene in mente l’esempio storico macroscopico in tal senso, dell’ascesa al potere del nazionalsocialismo nella Germania anni ’30… e non è un buon segno. Ma su Tremonti sarei più cauto, non sono ottimista sulla capacità dell’opinione pubblica di comprendere le manovre di politica economica. Che poi, se sarà necessario, la responsabilità sarà fatta ricadere su Tremonti sono daccordo, ma a quel punto crolla tutto il castello.