Che almeno ci faccia bene

di Emidio Picariello (immagine da IlPost)

Niente “bossismi” da queste parti, la partita l’ho guardata e ho sofferto fino all’ultima occasione sprecata. Però continuava a tornarmi in mente l’articolo molto chiaro di Gramellini sulla Stampa: il punto non è il tifo, il punto è la sostanza. Allora sono andato a rileggermi la storia dell’ultimo mondiale, quello vinto da Lippi. Era il tempo di calciopoli, quattro anni fa, cioè ci stavamo accorgendo che il calcio italiano, che stranamente vede tre squadre – sempre le stesse, ovvio – vincere ininterrottamente da 10 anni, era drogato da una serie di manfrine indegne – e ingiuste. Il mondiale le avrebbe cancellate dall’attenzione della gente.
Ma torniamo alla storia: quattro anni fa arrivammo agli ottavi con una certa fatica giocando piuttosto male e lasciandoci trascinare dagli statunitensi – o trascinandoli? – in una partita di rugby che finì in 10 contro 9. Gli ottavi li superammo con un calcio di rigore procurato da Grosso in modo antologico, nel senso che è una delle simulazioni meglio riuscite della storia. Meglio i quarti, le semifinali ce le giochiamo con un colpaccio al 119esimo. La finale finisce ai rigori. Insomma, sì, campioni del mondo e caroselli in macchina – c’ero anch’io, non lo sto rinnegando, ora arrivo al punto – però la sensazione di essere una grande squadra non ce l’avevamo.
Insomma, Lippi si porta gente selezionata – la sensazione è quella – con il metodo descritto da Gramellini e la sensazione è di nuovo che non ci divertiremo, e la batosta lo conferma. Però stavolta – a differenza di quattro anni fa – i fatti ci hanno dato un segnale piuttosto preciso: questo sistema non funziona più. Non funziona con la politica, non funziona per le aziende e non funziona più neanche con il calcio. Non ci sono cadute in area di rigore che ci permettano di venirne fuori stavolta. Abbiamo davanti tutta la tristissima realtà: se non cominciamo a selezionare i migliori a dispetto dei fedeli, se non cominciamo a dare credito alle nuove generazioni, anche a quelle che non si allineano – chi ha detto “Balotelli”? – anche a quelle che hanno solo estro e niente esperienza, non passiamo il turno. E non sto più parlando di calcio.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

36 Commenti

  1. Filippo

    Sai che dico Emidio che soluzioni di ieri non vanno bene per risolvere i problemi di oggi. I ricordi del passato saranno certamente riconfortanti, ma la storia è cosi: non è che se ripeti meccanicamente un modello ottieni gli stesssi risultati. Eccone la prova.

    Poi c’è la lezione di Gramellini per volere compattare il gruppo e non turbarlo si finisce involontariamente per svuotarlo ed appiatirlo. Bisogna trovare il giusto equilibrio fra gruppo compatto e presenza di genio creativo. Gli eccessi portano a risultati deludenti. Per il primo pensa all’Italia, per il secondo alla Francia (quasi tutti campioni che giocano nel Manchester, Arsenal, Chelseas, Liverpool, ecc. che messi insieme sono peggio del nulla).

    Queste le due lezioni che possimo trarne. Poi sul resto si può ricamare.

  2. raoul

    L’immagine piu’ significativa e’ Cannavaro che sorride mentre passa davanti alla telecamera, mentre i giovani piangono. Generazioni a confronto. Il sorriso di Cannavaro mi ricorda quello di qualcuno

  3. Filippo

    Non l’ho visto. Io penso che è il succo è capire che non si risolvono i problemi id oggi ripetendo meccanicamente le formule che erano funzionate nel passato. Certo possiamo inspirarcene, studiarle, rifletterci. Ma non ripeterla meccanicamente. Senno richiamiamo Bearzot e via.

    Ogni vittoria è il frutto si una serie di scelte e circostanze irripetibili. Dobbiamo pensare, riflettere per vedere come ottenre lo stesso risultato in circostanze diverse.

    Passiamo dal calcio alla politica?Un esempio? C’è gente convinta che per uscire dalla crisi basta tornare alla valuta nazionale ed allo stato nazione di Bismark. Non ci credo nemmeno un secondo (che poi, se vai a vedere, manco lì i risultati son stati cosi magnifici).

  4. Francesco Cerisoli

    Oppure si puo’ cominciare a fregarsene del Calcio che e’ (a livello globale, mica solo in Italia) nelle mani di maneggioni, arruffoni, medici senza scrupoli. A calcio e’ bello giocarci, quello che passa la TV ci sta come la pornografia sta al sesso…

  5. Filippo

    Francé non c’allarghiamo, nella pronografia simulano (o “recitano” a seconda), quelli sul campo giocano davvero. Oggi per esempio hanno giocato male per davvero ed hanno perso per davvero. Pesno che anche le lacrime erano vere. Ma meglio chiudere l’argomento altrimenti andiamo OT.

  6. Francesco Cerisoli

    E’ esattamente come la pornografia, Filippo. Tecnicamente (tappatevi le orecchie) trombano. Ma e’ chiaro che e’ “per finta”. Oggi hanno trom hem giocato, male, e Franti, l’infame, rideva…Come rideva nel famoso filmatino amatoriale con la flebo in vena (chi se lo ricorda?)….

  7. imille

    nessuno si ricorda niente. Se quell’ultimo terzo gol fosse entrato, ci saremmo immediatamente dimenticati queste tre schifosissime partite, come ci siamo dimenticati della partita con l’Australia, l’anno scorso. per questo dico: stavolta non c’è la vittoria che ci fa dimenticare. Potrebbe essere quel piccolo evento che comincia a farci vedere qualcosa.

  8. Andrea

    Emidio, non ho ben capito quale e’ la critica che rivolgi all’allenatore della nazionale. Pensi che Lippi abbia usato un criterio di selezione diverso da quello per avere la rosa migliore o pensi che lui abbia selezionato con l’intento di avere la rosa migliore ma semplicemente ha sbagliato? Lo chiedo ovviamente senza intenti provocatori e solo per capire.
    Se la critica e’ che Lippi abbia selezionato con un criterio diverso da quello per avere la rosa con le migliori possibilita’ di vincere il mondiale sarei un po perplesso. Infatti non penso proprio che Lippi abbia usato altro criterio se non quello di selezionare la rosa con le migliori possibilita’ (per lui) di vincere il mondiale. E quindi penso che in questo senso non sia possibilie un paragone con la politica o l’universita’, dove invece spesso si selezionano non i migliori ma quelli che offrono merce di scambio (come ad esempio la fedelta’ e la subalternita o altro ancora).
    Se la critica a Lippi e’ invece calcistica (e cioe’ Lippi ha selezionato la rosa migliore per lui ma ha sbagliato) allora mi astengo da ogni giudizio in quanto penso che Lippi, facendo l’allenatore di professione (ed avendolo tra l’altro fatto straordinariamente bene) ne sappia comunque molto piu di me.

  9. lippi ha gestito la nazionale come bersani fa col pd.
    a parole dicono che non conta la fedeltà ma la lealtà e il merito, nei fatti giocano solo i sodatini ordinati e fedelissimi.
    solo così mi spiego quagliarello che entra solo nel momento della disperazione e fa due gol e mezzo e ne fa segnare uno
    non è abbastanza soldatino, infatti ha anche litigato col portiere avversario e pianto a fine partita

  10. imille

    Secondo me Lippi ha commesso due errori gravissimi, ma non mi interessa parlare di calcio, quanto di cose fatte all’italiana. Primo errore: ha ripreso la nazionale. Doveva dire: no grazie, il passato è passato e io mi ritiro da campione. Buon lavoro al futuro. Come certi dirigenti – nazionali e locali – dei partiti: mai un passo indietro, c’è sempre qualcuno che pensa che senza di loro si perda, c’è sempre qualcuno che li chiama ma non dicono mai: “io ho dato, ora aiuto qualcun altro”. Giocano sempre in prima linea.
    La seconda critica – quella che Lippi abbia scelto i giocatori che gli creavano meno problemi, meno casini, la spiega bene Gramellini sulla stampa. Leggiti quell’articolo che ti ho linkato. Gramellini lo dice meglio di me e anche il rapporto con la società è ben spiegato.

  11. Filippo

    Lucio, IMille: come dicevo prima il “trucco” starerbbe nel trovare il giusto equilibrio nel dosare compatezza del gruppo e presenza di genio talentuoso-estruoso. Gli eccessi sono dannosi. La Francia e l’Italia (vere gemelle) sono la dimostrazioni dei risultati dei due eccessi.

    Un partito con un idea di paese dovrebbe saper saggimente e genilamente messcolare queste due componenti. Quello che ci disitngue da altri paesi europei non è che loro sono delle meritocrazie assolute (quando mai). E che lì la componente meritocratica è maggiormente presente.

  12. @filippo.
    infatti io citavo come criteri di scelta leatà e merito. ovvero quelli di cui parla bersani.
    non metto in dubbio che la lealtà sia indispensabile per far parte di una squadra, infatti non ho criticato l’esclusione di cassano. se non voleva stare nel gruppo alle condizioni di lippi meglio lasciarlo a casa.
    però poi la scelta fra gilardino/pazzini/quagliarella e quagliarella doveva essere gestita in altro modo. hanno giocato tre attaccanti che avranno toccato due palloni a partita, ed è rimasto fuiori quello più estroso, che sa anche inventarsi i gol.
    facile dire chi è più in forma a posteriori :)

  13. (imille ero io, ero rimasto logged)

    trovare il giusto equilibrio, sì. Ma sopratutto CERCARE il giusto equilibrio. Mi pare che questo sforzo non si stia proprio facendo. Mi pare che quello che manca sia la volontà di trovare nuove soluzioni per nuovi problemi.

  14. Andrea

    Emidio, sul primo presunto errore, non penso che sia compito di Lippi quello di garantire una transizione e un rinnovamento. Lippi e’ un professionista che, a suo pieno diritto, gioca per conto proprio. Ha scelto (immagino anche per soldi) la pericolosissima sfida di rivincere un campionato del mondo e gli e’ andata male. Ma non e’ suo il compito di pensare agli allenatori successivi e al futuro della nazionale.
    Per quanto riguarda invece il secondo presunto errore, bisogna appunto capire se Lippi ha agito col solo fine di provare a rivincere i mondiali. Secondo me la risposta non puo che essere si e il fatto ad esempio di scegliersi giocatori che creano meno problemi rientra ovviamente in questa ottica. Quindi il problema non puo che essere di natura tecnica calcistica. Io sono dell’idea che un professionista (come Lippi e’) che vive da anni in funzione di questo appuntamento ne sappia di certe cose piu’ di qualsiasi altra persona, immagino quindi anche piu di Gramellini. Per carita’, non dico che Lippi non possa essere criticato da nessuno ma le critiche andrebbero fatte da chi veramente se ne intende di calcio e comunque sempre col massimo rispetto per chi piu’ di tutti ha lavorato e studiato per questo appuntamento. In Italia invece, come dice anche Francesco, si parla troppo di calcio (che peraltro e’ un bellissimo sport) e troppi milioni di italiani si sentono all’altezza di essere allenatori della nazionale.

    Ovviamente senza polemiche e solo per il piacere di scambiarsi i propri punti di vista.

  15. mi piace la china che ha preso questa conversazione, la responsabilità del ricambio è anche dei professionisti. Questo errore fondamentale, quello alla Prodi – ci dovete togliere da qui a calci negli stinchi – è un errore che ci hanno fatto ingoiare ma non è così che funziona. E’ per questo che siamo incancreniti in un’Italia che non funziona. Se non è chi ha la responsabilità e il potere a preparare le transizioni, chi può farlo? I movimenti sono deboli – quando ancora ci sono. Il potere ha la responsabilità del ricambio.

    Sulla faccenda calcistica, io faccio il consulente informatico. Se dico a un cliente che risolvo un problema, lui non mi deve criticare. Ma io devo risolvere il problema. Lippi – e Bersani, perdonami, ma come ho detto, non mi interessa parlare solo di calcio – non mi pare che abbiano risolto il problema.

  16. Gianni

    Secondo me se stiamo stati buttati fuori dal mondiale e’ colpa di d’Alema.

  17. Filippo

    Grande Gianni! Secondo me è di Rumor, o forse di Fanfani.

    PS.: Detto questo il ricordo di Berazot avrebbe dovtu oessere sufficente per non commettere lo stesso errore (e cmq la prestazione bearzotiana post-82 fu ben più dignitosa della ciofeca vista i giorni scorsi)

  18. Matteo P.

    Per quanto il discorso sulla meritocrazia sia interessante, credo che, in questo momento, non sia cruciale se ci si focalizza sul calcio; sarebbe un errore fare lo stesso gioco perverso di alcuni giornalisti sportivi, che inseguono alla disperata il singolo nome di giocatore non convocato o scarsamente utilizzato.
    Il livello medio del calcio italiano è scarso e non c’è rinnovamento che tenga: non basta invocare un Balotelli quando servono 24 giocatori forti e temprati per andare a fare bella figura ad un mondiale e se fosse stato convocato Perrotta adesso invocheremmo Marchisio.
    Il calcio italiano ha deciso di non fare sistema, ha deciso di disintegrarsi e, da solo, si è sotterrato trascinandosi sopra la pietra tombale. Se si vuol fare un parallelo fra società e sport, credo che si debba andare a vedere l’atavica incapacità di fare sistema, la naturale italica propensione alla lapidazione del capro espiatorio, la ricerca del profitto personale sul brevissimo termine a qualsiasi costo che ci contraddistingue come italiani.
    Il calcio è uno sport, ma anche una industria che può generare introiti, accrescere l’immagine dell’Italia nel mondo, può trascinare tutto un movimento sportivo: questo però sembra non essere chiaro alla politica italiana e ai vertici della FIGC.
    Questo mondiale non è un fallimento di Lippi, ma un fallimento del modo di fare all’italiana, un indice su quale possa essere la flessione di tutto un paese che opera nello sport come in tutti gli altri campi: all’italiana.
    Ed è all’italiana che stanno comportandosi adesso i giornalisti sportivi, che banchettano soddisfatti sul cadavere di Lippi e di alcuni suoi pretoriani, solo perché fa loro comodo vedere rotolare nella polvere un avversario personale come il tecnico viareggino.
    E non si rendono conto di quel che sta succedendo in quello specchio della società che è lo sport nazionale.

  19. Questo post parte dall’assunto che il calcio è una metafora, o uno specchio della società. Invece il calcio è solo uno sport bellissimo in cui si misurano bravura e fortuna,tirando calci a una palla.
    volerlo sovraintepretare, significa alla fine, fare lo stesso errore che si rimprovera ai pennivendoli che in queste ore gridano alla vergogna nazionale.
    Mentre le vergogne sono ben altre e lo dico da uno che il calcio lo ama davvero, anche in giornate come questa.

  20. Andrea

    Secondo me non e’ minimamente compito di Lippi pensare agli allenatori successivi e alle transizioni. Perche’ dovrebbe esserlo? Lippi era pagato per fare l’allenatore per i mondiali e non per pensare al futuro della nazionale. Il paragone con un partito non calza molto ed in ogni caso, anche pensando alla politica, penso che Prodi non abbia tutti i torti. Ovviamente questo e’ solo il parere personale e potrei sbagliarmi.
    Quanto al fatto che Lippi non abbia fatto bene non entro nel merito calcistico perche’ non ne ho le competenze, per lo meno non ho le competenze di Lippi e non sarei in grado di capire se un altro allenatore avrebbe potuto fare meglio quest’anno. Forse si, forse no, non lo so.
    Mi trovo molto molto in linea col commento di Marco D.

  21. Gianni

    Eppure esiste un parallelo tra il destino della nazionale e quello della nazione, e lo descrive bene capitan Cannavaro in una intervista di oggi. In entrambi i casi, giovani di talento non ce ne sono. E i piu’ rumorosi a chiedere posti e ruoli sono individui che pongono il loro arrivismo oltre i loro meriti. Marchisio trequartista e la Serracchiani parlamentare europeo sono due fenomeni del medesimo processo.

  22. @Gianni
    Marchisio: è un centrocampista centrale di talento che è stato messo a fare un ruolo non suo, quello di trequartista. E’ stato arrivista? Ma forse voleva solo aiutare la nazionale. Come se a te, caro Gianni, ti proponessero di fare il segretario del PD, magari lo sapresti benissimo di essere inadeguato, perché capisci poco di politica, però ci provi per amore del tuo partito. si chiama eccesso di passione, non arrivismo. (si scherza eh? :) )

  23. Gianni

    Sia Marchisio che la Serracchiani potevano rifiutarsi di giocare in un ruolo che non era il loro, risparmaindosi le figuraccie, rinunciando agli agli stipendi, e lasciando spazio a persone di maggiore talento. Come te, per esempio, che saresti eccellente sia cone trequartista che come parlamentare europeo.

  24. No, io purtroppo a’ pallone valgo poco (al massimo potevo rimpiazzare Marchetti) e il politico non saprei proprio farlo. Dai che scherzavo, su, su non offendiamoci: si parla sempre di pelota, non dei destini del mondo!

  25. Gianni, la similitudine fra Marchisio e la Serracchiani non regge. Marchisio ha fatto la stessa identica di Boccia in Puglia. Per fedeltà all’allenatore ha accettato di giocare in una partita più grande di lui, e ne ha rimediato una scarsa figura…
    LA serracchiani la sua partita (preferenze) ha dimostrato di saperla vincere. La vedo più come Balottelli, che dimostra di saper fare goal ma non viene convocato epr le partite veramente importanti, va bene per le amichevoli estive (parlamento europeo)

  26. Gianni

    Lucio, sei debole in analogie: e’ un problema di ruoli e di arrivismo, non di voncere o perdere. Marchisio e’ un bravo centrocampista: perche’ ha accettato di fare il trequartista senza azzeccare nemmeno un passaggio? Per l’ arrivismo di disputare un mondiale. La Serracchiani e’ un bravo avvocato. Perche’ ha accettato di fare il aprlamentare Europeo collezionando il record assoluto di assenze: Per arrivismo senza talento. Boccia ha fatto una gara e ha perso, perdento molto meglio di Scalfarotto, tra l’ altro. Cosa c’entra?

  27. Mah secondo me ogni analogia regge poco.
    E comunque, un punto cruciale sta nelle scelte che secondo me avevano un “bias” della società di provenienza.
    Ricordiamo che il numero maggiore di giocatori (e tanti titolari) vengono dalla squadra che è arrivata 7a in classifica e che ha fatto un campionato pessimo. E vedendo la nazionale in campo sembrava proprio di vedere la juventus.
    Se in queste scelte c’è un “conflitto di interessi” non lo so. Sicuramente delle squadre che hanno fatto meglio avevamo (vado a memoria, chi non è mai entrato e non ricordo facciamo che non conta):
    0 Inter (ok la scelta era tra 5, di cui 2 portieri di riserva …)
    1 Roma (e pure ce ne sono di italiani e in forma a fine campionato …)
    2 Milan (rotti tra l’altro, quando il “vecchio” Pirlo è entrato ha illuminato la partita)
    2 Sampdoria (pazzini ha giocato un tempo e palombo mai … e pure qui qualche buon giocatore magari c’era)
    0 Palermo
    2 Napoli (non so se quagliarella poteva giocare cosi’ tutte le partite, nel caso avremmo visto una storia un po’ diversa)

    e poi tanti di squadre più scarse. Questo non vuol dire che i giocatori di Genoa, Fiorentina e Udinese non possono giocare il mondiale (per dire la Lazio ha il portiere dell’Uruguay, ai quarti …). Pero’ appare evidente che l’occhio al campionato non è stato forse oggettivo. I “senatori” della juve, in campo o in panchina, sembrano proprio aver condizionato la formazione del mitico gruppo. Avevamo un gruppo affiatato ma scarso. Come dice uno che di calcio si capisce, senza giocatori forti non si va da nessuna parte. Il gruppo non mi risulta abbia mai segnato un solo gol …
    E cosi’ Marchisio. Se fosse stato un centrocampista del Palermo (o di qualsiasi altra squadra) non avrebbe né giocato trequartista, né sarebbe stato convocato né lo conosceremmo proprio (come grande pubblico).
    E gli italiani che giocano all’estero?

    Per finire, tento di spezzare un luogo comune: il problema che nel nostro campionato ci sono “troppi” stranieri e che l’Inter (guarda caso il nemico della juve …) gioca con solo stranieri. Dove sta il problema? Se si è forte si gioca, altre squadre che hanno fatto bene, che potevano fornire “gruppi” forti e abituati a partite importani ce ne stavano. Ma poi, se i nostri non trovano spazio in italia allora perché non vanno all’estero? Argentina, Brasile, per dire delle più famose, hanno il 90% dei giocatori che giocano all’estero, e non sono tanto scarse. Allora forse questi talenti giovani non ci sono. Capita, non nasce un Totti ogni anno …
    Forse potremmo iniziare ad essere meno provinciali e considerare un unico “mercato del lavoro” calcistico, senza barriere. E’ cosi’ nelle leggi, che anticipano in questo caso la nostra mentalità chiusa. E iniziare a considerare al pari gli italiani che giocano nel nostro campionato e quelli che giocano in altri campionati. Cosi’ molti giovani che si lamentano di non trovare spazio in italia potrebbero andare all’estero senza paura di essere “dimenticati”.

    E qui forse potremmo trovare analogie con la realtà socio-economica …. ma non con le persone vi prego!!! serracchiani-marchisio è una buona battuta per sorridere di domenica mattina :)

  28. Riccardo l’analisi calcistica è giusta.
    Dissento che Marchisio non meritasse la nazionale. E’ uno dei migliori centrocampisti in Italia. Tanti giocatori di livello hanno sbagliato una competizione come il mondiale o l’europeo e, non per questo, diventano schiappe ipso facto.
    E continuo a pensare che mischiare il calcio con altre cose come si è fatto nei commenti precedenti non sia una buona idea. almeno di non chiamarsi Galeano o nick hornby, ma è un altro discorso.

  29. imille

    Quello che intendevo dire è che mischiare il calcio e le altre cose, Marco, è una ottima idea, se dal calcio partono riflessioni utili e popolari, tipo questa.

    http://www.corriere.it/sport/speciali/2010/mondiali-calcio-sudafrica/notizie/26-giugno-battista-non-e-paese-per-giovani_65a78b92-80eb-11df-9a47-00144f02aabe.shtml

    E’ servito il calcio per far dire a Battista cose che da queste parti ripetiamo da almeno due – e non è una esagerazione – anni. Se si affronta finalmente e davvero questo argomento, almeno la sconfitta è servita a qualcosa.

  30. dai pigi battista che si accorge ora che in italia i giovani non vanno da nessuna parte senza un padrino è quantomeno deprimente. Al solito, un giornalista “di sistema” vuole fare l’uscita “intelligente, moderna, popolare”. Uscita che sarà dimenticata alla prima occasione …

  31. OT: E. fai logout da amministratore :)

  32. sì scusate ero io.

    Appunto, se se ne accorge anche Battista, siamo a buon punto no? Se Battista scrive quello che ho scritto io qualcosa succederà prima o poi.

  33. Filippo

    Sì, sì il calcio può offrire spunto per alcune riflessioni. In fondo si parla di strategie e di tattiche dello sport più popolare d’Italia. E finisce che una cosa permea di sé l’altra. Fino al punto che un corrispondente estero è riuscito a descrivere perfettamente il paese ed il popolo che lo abita raccontandone il campionato.

    Certo poi le analogie non devono spingersi troppo in là. L’analogia fra un giocatore ed un parlamentare mi sembra un pò spinta e fuori luogo. Poi dicendo peste a corna di Marchisio. Ha giocato male d’accordo, ma quanti giocatori hanno brillato nei club ma in nazionale non hanno mai concluso nulla (Anelka? Od un altro celebre italiano bianconero che non cito per evitare polemiche)o viceversa (Schillaci?). Poi scusate ma Marchisio che doveva fare? Declinare la convocazione? “Grazie ma non vengo, nn sono adeguato”. Non s’è mai sentito. Più che un gesto d’umiltà dagli italiani sarebbe stato percepito come spocchia pura. V’immaginate il casino mediatico davanti la decisione di un giocatore di rifiutare la maglia azzurra. Dai.

    Poi, piccola nota a margine, sulla Serracchiani e sull’assentesimo a Strasburgo. In questa legislatura pare che ci si comporti meglio, ma forse ci scordiamo che nel corso degli anni gli eurodeputati italiani non hanno esattamente brillato per la loro assiduità a Strasburgo?

  34. Matteo P.

    Il paragone fra il calcio e la società, o la nazione, non può essere limitato solo ed esclusivamente a quel che avviene nel rettangolo verde, nei 90 minuti di gioco. E in quest’ottica è limitante parlare di calcio come “metafora” della società: non è una metafora, è un caso di studio.

    La partita è solo la concretizzazione di tutto un movimento sportivo ed economico che non è solo metafora della nazione, ne è espressione. E l’italiaca incapacità di fare sistema e di ragionare in ottica di miglioramento complessivo di tutta la nazione, senza particolarismi, è venuta fuori in modo palese.
    Come anche, al contempo, tutta una serie di comportamenti caricaturali, come il conflitto fra Lippi e i giornalisti, che hanno dovuto ingoiar rospi per 4 anni e che ora, finalmente, si sfogano da par loro.

    È notizia di oggi che il presidente della federcalcio francese si sia dimesso.
    In Italia la FIGC (con l’avvallo della politica) è riuscita a depauperare il valore sia tecnico sia economico della Serie A, è riuscita a perdere la sfida per l’assegnazione dell’europeo 2014, è riuscita a declassare la Serie A sotto una Bundesliga che fino a qualche anno fa era un campionato di seconda serie, ha ostracizzato -anche fomentando le rivalità storiche fra le squadre- le società che volevano investire negli immobili, ha creato una eccellenza nel campo del doppiopesismo perdendo in credibilità e, con una politica pessima in campo di distribuzione degli utili, rafforzamento dei vivai e delle strutture, ha creato i presupposti per un mondiale pessimo.

    Di fronte a tutto questo l’opinione pubblica è stata capace, grazie all’accorto indirizzamento della stampa, di attribuire le colpe ad un capro espiatorio come l’allenatore, o qualche giocatore, e abbiamo ripreso a raccontarci che l’Italia è una “razza” eletta che sforna talenti, non sfruttati dal cattivo di turno.

    C’è invece un problema strutturale e di sistema: viviamo sugli allori dei meriti accumulati nei decenni passati, nel calcio ma anche nella ricerca e nel lavoro. E finita l’inerzia inizierà la decadenza, durante la quale continueremo a raccontarci la storia che la “razza” italiana è geneticamente predisposta più delle altre a sfornare i Leonardo da Vinci e gli Enrico Fermi, o i Mazzola e i Rivera se ci si vuol fermare all’ambito strettamente calcistico.

  35. Gianni

    Filippo, appunto: la Serracchiani e’ tanto assenteista quanto i vecchi.
    Ma fuori dagli scherzi l’ unica analogia interessante e’ quella proposta da Riccardo. Il mercato del lavoro nazionale e’ un concetto inadeguato, ceh serve solo ad alimentare il vittimismo mammone do chi va a fare un potdoc lontano dalla oreecchiette elle melanzane di mamma. Non ti fanno giocare in Italia: vai a giocare all’ estero, che problema c’e'? Gli spagnoli sono pieni di giocatori stranieri nelle loro squadre di club e di altrettanti spagnoli che giocano all’ estero, quasi tutti i giocatori della nazionale brasiliana giocano all’ estero (incluso il blocco difensivo della squadra di cluba campione d’ Italia e d’ Europa). E parliamo della capitale del calcio.

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