di Filippo Zuliani – iMille-Energia
La recente lettera degli scienziati favorevoli al nucleare ha riaperto il dibattito sull’atomo e sul problema della sostenibilità energetica. Gli scienziati firmatari, Veronesi e Hack in testa, esortavano Bersani a lasciare aperto il dibattito per un confronto pragmatico sul nucleare.
Come osservato da Bersani nella sua risposta, è indubbio che il piano per del governo in carica non affronta gli interrogativi cruciali della questione nucleare. La gestione delle scorie è ancora pericolosamente non definita e bisognerebbe assicurarsi sull’ammontare delle scorte accertate di Uranio ancora da estarre prima di intraprendere la costruzione di centrali. Al ritmo attuale di consumo (circa 440 centrali in tutto il mondo), alcune fonti stimano infatti solo 20 anni di disponibilità. In tal caso, potremmo trovarci tra 20 anni con 4 centrali nuove di zecca ma senza combustibile da “bruciare”. Delle faraoniche cattedrali nel deserto, restando per giunta al buio.
Nel dibattito sull’approvvigionamento energetico é mancata tuttavia una valutazione del nodo fondamentale, e cioé se l’aumento di produzione di energia sia veramente necessario.Dal 2005 al 2008, infatti, i dati sul fabbisogno energetico italiano forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico mostrano che i consumi complessivi di energia primaria in Italia sono calati del 7% circa. Calo ancora più marcato nel 2009, per via della crisi economica. Basterebbero questi dati per capire l’inutilità di costruire reattori nucleari al fine di aumentare la produzione di energia elettrica in Italia.
Si può tuttavia ipotizzare un aumento del consumo energetico o dei prezzi del petrolio. In tal caso, é lecito chiedersi se l’aumento della produzione energetica sia effettivamente la risposta migliore al problema. Il piano del governo Berlusconi mira a costruire quattro centrali nucleari da 1.65GW. In un paese efficiente e tecnologicamente avanzato, quale l’Italia vuole essere, sarebbe auspicabile diminuire i consumi di energia – e non aumentare la produzione – dato che, spesso, l’energia prodotta viene letteralmente buttata.
Nel 2008, ad esempio, i consumi netti di elettricità sono stati di 340 TWh di cui 68 TWh (20%) nel settore Residenziale. Circa un terzo di quell’energia viene usato per scaldare ambienti e acqua sanitaria per via elettrica, uno dei modi più inefficienti per farlo. Eliminando questo scempio energetico si potrebbero dunque risparmiare circa 20 TWh netti, corrispondenti a circa 50 TWh di energia primaria prodotta nelle centrali termoelettriche. L’equivalente di sette centrali nucleari da 1GW. Analogo ragionamento per il settore Terziario (gli uffici). Anche lì, stesse motivazione e l’equivalente di sette centrali nucleari da 1GW. Tutte centrali risparmiate. Che senso ha produrre più energia solo per buttarla via?
Dunque, anche lasciando inalterato il settore industriale (ove pure l’efficienza energetica offre margini di risparmio ed é assolutamente auspicabile), i soli settori Residenziale e Terziario possiedono margini di energia enormi, utilizzabili grazie un talento innato degli italiani: il risparmio. Energetico, stavolta.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





una notiziola dal Fatto di oggi (che riprende Dagospia e Sole 24ore): secondo un comunicato di Areval’avviamento del reattore sperimentale EPR di Olkiluoto slitterà ancora al 2012
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