Sì o no al nucleare

di Filippo Zuliani – iMille Energia

Qualche giorno fa un nutrito gruppo di scienziati, imprenditori, giornalisti e politici italiani favorevoli al nucleare ha indirizzato una missiva al segretario del Pd Pierluigi Bersani. La lettera chiede di considerare il nucleare come uno dei modi per combattere le emissioni di CO2 e attacca l’atteggiamento del PD sulla questione:

Fra le grandi questioni irrisolte del nostro Paese vi è il problema energetico. I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80% dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70% con combustibili fossili. Circa il 15% la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili salirebbe oltre l’80%. [..] Noi ti chiediamo di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown. Noi ti chiediamo di garantire che le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e pragmatico. Riterremmo innaturale e incomprensibile ogni chiusura preventiva su un tema che riguarda scelte strategiche di politica energetica, innovazione tecnologica e sviluppo industriale così critiche e con impatto di così lungo termine per il nostro Paese.

Bersani risponde:

Il nostro no alla proposta del governo sul nucleare non ha assolutamente niente di ideologico. E’ un appello amichevole, ma noi contestiamo le velleità di un piano che non si occupa di alcuni argomenti centrali come la dipendenza tecnologica, le condizioni di sicurezza, la gestione degli esiti del vecchio nucleare, il decomissioning, le scorie, che mette le procedure di delocalizzazione su un binario complicato e assolutamente incerto e non affronta in maniera adeguata il problema dei costi

Ora, l’errore fondamentale da parte del governo tanto quanto dell’opposizione è quello di porre la questione nucleare in termini di sì o no invece che di energia, contrapponendo di fatto il nucleare alle rinnovabili. Un piano energetico articolato, invece, potrebbe addirittura giustificare la costruzione di alcune centrali nucleari per ottenere una diversificazione delle fonti. Tuttavia la conclusione deve arrivare dopo uno studio di settore completo e tuttora mancante. E’ inammissibile che l’attenzione sul nucleare venga rivolta in modo ideologico e disarticolato, in una contrapposizione insensata con le rinnovabili.

Bersani dichiara chiaramente che il PD contesta il piano nucleare di Berlusconi in quanto sprovvisto di studi di settore e stime dei relativi rischi e vantaggi. Tuttavia, invece di provvedere proprio a quello studio di settore mancante e proporre una soluzione assennata, Bersani ripiega sul no al nucleare. Un no assoluto e inspiegabile. Una scelta dal sapore più ideologico che concreto, il cui conseguente sì alle rinnovabili appare motivato più dall’essere il contrario del nucleare berlusconiano che non da una scelta ponderata.

Mi rendo conto che quello dell’energia è un discorso articolato e complesso, e che questo modo di affrontare il problema mi sembra ancora poco diffuso in Italia. Tuttavia è impossibile non constatare che quando si esce dalla polemica bruta del sì o no, inutile e pure squallida, si arriva quasi sempre a a conclusioni condivisibili.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

13 Commenti

  1. Carlo

    Sarà che ero bambino quando esplose chernobyl ma per me una centrale nucleare è un esplosione nucleare in potenza.
    Poi se quando volevano fare un deposito di materiali radioattivi si è ribellato mezzo molise e per la Tav (una linea ferroviaria, mica una minaccia per tutta l’europa occidentale) mezzo piemonte te lo immagini per una centrale ?

  2. Francesco Cerisoli

    Allora la giusta risposta sarebbe “per ora no”? Perche’ qui il problema e’ che, perdurando la mancanza della riflessione profonda, fra un anno qualcuno comincia a costruirle comunque le centrali atomiche.

  3. andrea formica

    Sara’ che ero grande quando ho visto fare guerrre per il petrolio, ma secondo me petrolio vuole dire guerra in medio-oriente…(recentemente anche disastro ambientale per il quale nessun responsabile paghera’ ) !
    con tutti i morti che ne conseguono, e che fanno sembrare i disastri alla Chernobyl degli incidenti in bicicletta.

  4. andrea formica

    Scherzi a parte ; mi fa molto piacere il tono generale dell’articolo. Considerare il nucleare il male assoluto e contrapporlo alle rinnovabili e’ un atteggiamento molto ingenuo e anche ipocrita, visto i danni che i fossili stanno facendo oggi.
    Anche nell’eventualita’ di dire “no” alla proposta del governo farebbe piacere che si articolassero e si spiegassero ai cittadini le ragioni delle scelte : costi, scale di tempo, scelte legate allo sviluppo tecnologico che si vuol privilegiare….
    Personalemente credo che dovremmo ricorrere ad ogni alternativa possibile al fossile nei prossimi decenni ; ma certo, e’ piu’ alla moda dire no al nucleare o poi comprare l’energia ignorando come viene prodotta !

  5. @Francesco
    “fra un anno qualcuno comincia a costruirle comunque le centrali atomiche”.
    Io invece non ci credo. Sinceramente, hai idea della portata di un neo-nucleare italiano? Qui non stiamo parlando di aprire quattro cantieri a caso e poi lasciarli a meta’. Stiamo parlando di occuparsi di approvvigionamenti di uranio, di approntare la tecnologia, fare studi di settore e mettere in piedi tutta la filiera. Personalmente credo che, se le continuano come ora, tra un anno saremo di nuovo qui a discutere che “fra un anno qualcuno comincia a costruirle comunque le centrali atomiche”.

  6. Francesco Cerisoli

    Sapendo con chi abbiamo a che fare, e visti gli accordi che vanno siglando con Francia e Russia, probabilmente apriranno i cantieri (forti pure del fatto che di elezioni grosse non ce ne sono). Che poi nel 2020 riescano a chiuderli pure io non lo credo. Pero’
    a) si butteranno via soldi
    b) la riflessione profonda nessuno la fara’

  7. Alberto

    L’articolo parla correttamente dell’errore che si fa contrapponendo il nucleare alle energie alternative.
    Queste ultime, è inutile negarlo, non sono ancora mature per una sostituzione delle attuali fonti di energia, ma possono diventarlo in futuro, anche in dipendenza delle risorse che verranno destinate in questo campo alla ricerca.
    Considerando gli innegabili problemi che continua a dare, in termini di inquinamento e di disastri ambientali, l’utilizzo del carbone e dei suoi derivati, l’ipotesi di un periodo di transizione che ancora veda l’utilizzo del nucleare, con un concomitante forte investimento sulla ricerca per una maggiore efficienza delle energie rinnovabili, non è a mio avviso un’idea così peregrina.
    Il problema, semmai, è nei forti dubbi che ci sono nell’utilizzo di tale tecnologia da parte del ‘sistema Italia’, non intendendo le indubbie capacità dei nostri tecnici in questo campo, ma tutto quanto concernerebbe la gestione del tutto, che sarebbe un ghiotto affare per mafia, camorra, e via dicendo, con inevitabili ricadute in termini di sicurezza dei siti, stoccaggio, ecc. ecc.

  8. Renzo

    premetto di essermi laureato in Fisica con una tesi sul controllo automatico di un reattore nucleare,
    e di aver lavorato all’ENEA (allora CNEN) per alcuni anni.
    Sono contrario al nucleare, specialmente in Italia, per una seria di ragioni, che, ovviamente, non
    hanno nulla di ideologico, anche se mi rendo conto di quanto complesso sia il problema Energia.
    Il Premio Nobel Richard Smalley riteneva che fosse il più formidabile che l’Umanità deve
    affrontare in questo secolo.
    Prima di entrare nel dettaglio vorrei dire che il parametro cruciale delle future risorse
    eneretiche è l’EROEI (Energy Return On Energy Investment). Siamo drogati dal petrolio
    che, inizialmente, aveva un EROEI superiore a 100. In altre parole, l’energia per trovare
    ed estrarre 100 barili di petrolio era equivalente a quella contenuta in un solo barile.
    Il Nucleare, se uno ci fattorizza dentro TUTTI i costi energetici (inclusa quella che ci vuole
    per il decommissioning della struttura una volta arrivata a fine vita e per il trattamento-
    immagazzinamento delle scorie), ha un EROEI molto modesto (fra 5 e 10).
    Preciso subito che anche alcune delle rinovabili fanno schifo da questo punto di vista.
    Il bioetanolo abbracciato dagli USA, ha un EROEI di solo 1.5 e molto presto verrà riconosciuta la sua
    dannosità.

    Prima di intraprendere la costruzione di centrali bisognerebbe assicurarsi di quante sono le scorte
    ACCERTATE di Uranio ancora da estarre. Alcune fonti dicono che ce ne sarebbero per circa 20 anni
    (al ritmo attuale di consumo dovuto a ~ 440 centrali in tutto il mondo).
    Se questo fosse vero, potremmo trovarci fra 20 anni con 4 centrali nuove di zecca, che non hanno
    combustibile da “bruciare”.
    Anche qui il discorso è più complesso. Come tutte le risorse, l’Uranio estratto all’inizio
    apparteneva a giacimenti relativamente ricchi. Man mano che si va avanti
    ci dovremo accontentare di minerali meno concentrati e pregiati (esattamente come sta accadendo
    per petrolio e carbone). L’EROEI di tutte queste sorgenti è quindi destinato a diminuire nel tempo.
    Tralascio di trattare i reattori breader, ce ci porterebbero troppo lontano.

    Smalley riteneva che il mondo dorebbe lanciare una sorta di nuovo progetto Manhattan o, se preferite,
    Apollo, per cercare soluzioni razionali e sostenibili.
    Per ora non vedo nulla del genere all’orizzonte. In Italia l’ENEA è agonizzante da parecchio tempo
    ed ora stanno alacremente smontando anche l’Università.
    Amen!

  9. Filippo Zuliani

    Renzo (R?), del Torio come sostituto dell’uranio, come suggerisce Rubbia, che pensi? Inoltre il problema delle scorte rimaste e’ oramai il classico problema (insoluto) delle mining companies: “The effort made thus far in uranium exploration is absolutely negligible compared to the many hundreds of billions (trillions?) of dollars that has been invested in oil and gas exploration, technology development, and extraction, etc… we stopped exploring for new uranium deposits relatively soon after we started looking, since we rapidly found “all we need”, due to sluggish nuclear expansion and the glut of uranium from decommissioned weapons.”
    http://www.americanenergyindependence.com/uranium.aspx
    In pratica, le stime della quantita’ di materiale disponibile sulla faccia della terra sono inattendibili, come il fallimento delle previsioni del club di Roma nel rapporto sui limiti dello sviluppo (1972) ha dimostrato. Sul resto concordo in tutto con te.

  10. Renzo

    Ciao Filippo,

    è certamente vero che l’esplorazione del sottosuolo è un affare complesso.
    Delle stime delle compagnie non riesco a fidarmi da quando ho visto che la Shell,
    dopo aver effettuato una stima al ribasso delle sue riserve di petrolio, ha visto il suo titolo
    in borsa calare a picco.
    Del resto è noto che anche l’acqua di mare contiene Uranio
    (mi pare sotto una parte per miliardo). Per cui quando fattorizzo tutte le tonnellate
    di acqua di mare mi verrebbe fuori che gli oceani potrebbero essere una fonte
    quasi inesauribile. Ma naturalmente il problema è : quanta energia mi costa
    tirarlo fuori?. Da questo punto di vista, neppure il petrolio finirà mai:
    quando il suo l’EROEI sarà =1, lo lasceremo dov’è.

    Il ciclo del Torio è sicuramente interessante per diversi motivi.
    Intanto di Torio sembra ce ne sia molto molto di più (ma non ho stime “precise”).

    Il secondo punto à che un reattore al Torio è certamente intrinsecamente stabile.
    Di fatto non può proprio esplodere.
    Viene usata una “spallation source” per produrre neutroni. Il Torio ne cattura uno ed
    emette un raggio beta, trasformandosi in uranio 234 (che è fissile). In un certo senso,
    la macchina si procura il materiale fissile, man mano che le serve. Come si spenge
    la spallation source, si spenge tutto.

    Il terzo punto è che questa macchina non produce transuranici. Quindi niente
    Plutonio, niente proliferazione nucleare e niente scorie con vite medie di
    milioni di anni.

    Il primo punto dolente è l’energia che ci vuole per far funzionare
    l’acceleratore di protoni che serve da spallation source. O si riesce
    a costruire un acceleratore con efficienza molto molto alta
    (>10%) o il sistema non funziona.

    Il secondo neo è che tutte le alre scorie radioattive si formano
    esattamente come in un reattore ad Uranio.

    Renzo (R,)

  11. antonino

    A parte tutto chi darebbe la fiducia a questi affaristi a costruire queste centrali che badiamo sono pluriennali. Quindi con tutte le cattedrali nel deserto che ci sono in Italia di tipo diverso, ci ritroveremmo ad avere delle cattedrali pericolose! Parliamoci chiaro oggi non esiste imprenditoria di livello nel nostro paese, non sanno competere nel loro settore e si sono “buttati” negli appalti pubblici a dividere questa torta. Che il politico di turno, portato al governo con tutti i mezzi di cui dispongono,mette a disposizione. (qualcuno dice che in fondo dal fascismo in poi e forse prima, a governare sono sempre gli stessi). Quindi no a queste dividi appalti centralizzati, no al nulceare si alla ricerca ed a tutto quello che ci puo’ essere di nuovo. Mettiamo un pannello solare dappertutto!

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