Perché la marea nera è un dettaglio cruciale

di Filippo Zuliani – iMille-Energia

La marea nera: nome di battaglia della enorme perdita di petrolio dal pozzo in Louisiana. Causata da eventi ancora poco chiari dopo una esplosione sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, la perdita si riversa ancora ora direttamente in mare al ritmo di piú di diecimila barili al giorno. Tuttavia, nonostante la catastrofe ambientale, è opinione diffusa tra gli analisti che, date le dimensioni limitate della perdita, l’incidente non rivesta grande importanza nello scacchiere dell’energia mondiale. Solo un dettaglio, dunque? Forse. Certamente, un dettaglio cruciale.

Dettaglio perchè, effettivamente, la quantità di petrolio persa dal pozzo distrutto non è sufficiente a inficiare la produzione annuale della BP. La perdita di petrolio ammonta a circa diecimila barili al giorno quando la produzione della BP nella sola area del Golfo del Messico ammonta a quaranta volte tanto. Inoltre l’industria del petrolio sopravviverà anche alla catastrofe ambientale preannunciata dall’arrivo della stagione dei tifoni in Louisiana. Indubbiamente un tifone nero che sparge petrolio su case, persone e oasi protette dipinge un quadro apocalittico e provocherà un forte sgomento nell’opinione pubblica mondiale. Tuttavia, anche una catastrofe – che molti ambientalisti quasi paiono augurarsi con proporzioni sempre più bibliche – non basterà a mettere al tappeto l’industria petrolifera. La monetizzazione dei danni provocati dalla marea nera e una multa biblica difficilmente saranno sufficienti. Solamente la BP fattura infatti oltre 21 miliardi di dollari l’anno, quasi l’equivalente della recente manovra economica italiana per il 2010. I costi di multe, danni e misure di contenimento della marea ad oggi non raggiungono nemmeno il miliardo di dollari. L’ipotesi del fallimento della BP pare dunque abbastanza remota. Mettere in ginocchio l’intera industria petrolifera mondiale compresi colossi quali Shell o Exxon, che con la marea nera oltretutto nulla hanno a che vedere, è del tutto fuori discussione.

Tuttavia, fosse anche un dettaglio, le implicazioni della marea nera saranno certamente cruciali per il futuro dell’energia, in special modo per le fonti fossili. Il disastro in Louisiana evidenzia infatti come l’estrazione di petrolio in condizioni sempre più problematiche comporta non solo un aggravio dei costi ma anche e soprattutto un aggravio dei rischi del processo di estrazione. Rischi pesantemente sottovalutati fino ad oggi, tanto dalle compagnie di assicurazione quanto dalle istituzioni rilascianti i permessi di trivellazione. C’è infatti una notevole differenza tra trivellare in mare a cento metri di profondità o a milleseicento come in Lousiana. La differenza sta tutta nell’emergenza, qualora sia necessario chiudere in fretta un pozzo rimasto aperto che sputa petrolio in mare ad una pressione elevatissima: a cento metri è un’operazione relativamente facile, a milleseicento metri non è mai stato tentato nè esiste l’equipaggiamento adatto. In pratica, la catastrofe in Louisiana rivela come, fino ad oggi, l’eventualità di incidenti similari fosse giudicata così remota da non richiedere alcun piano di emergenza per porvi rimedio. Un errore colossale e generalizzato di valutazione del rischio, basato sull’assunto che “tanto non succederà nulla”, che costerà caro a molti.

L’importanza di quanto accade oggi in Louisiana si dipanerá nel futuro dell’industria petrolifera e di tutti noi. Prima o poi, infatti, la marea nera finirà. Scrivo prima e poi perchè non é ancora chiaro come e se la BP riuscirà a tappare il pozzo o se dovremo attenderne lo svuotamento completo in mare. Tuttavia, quando l’emergenza sarà finita – poco importa quando o come – verranno conteggiati i danni. Ci saranno processi, accuse, difese, scaricabarili, assunzioni di responsabilità e sentenze dei tribunali competenti. I danni quantificati verranno indi incorporati nelle future polizze assicurative dei processi di estrazione petrolifera. In pratica, l’industria petrolifera subirà un brusco risveglio e si troverà a dover far fronte ai pericoli innati delle fonti fossili, finora sottostimati in quanto giudicati “poco probabili”. Si espliciterà così che ad un combustibile sempre più difficile da estrarre corrispondono costi di estrazione maggiori e rischi più elevati. Rischi che verranno conseguentemente monetizzati nelle polizze di assicurazione e i cui costi ricadranno in ultima istanza sui costi al consumo dell’energia derivata dal petrolio – dalla benzina per le auto all’elettricità prodotta dalle centrali termoelettriche – con tutte le implicazioni economiche che questo comporta.

Insomma, dopo la fine dell’emergenza ambientale in Louisiana partirà il vero cambiamento. Quello di un mondo dove l’energia derivante da combustibili fossili a buon mercato sarà sempre più rara, e dove i rischi connessi al loro uso diverranno sempre più insostenibili. Per l’economia, per l’ambiente e per l’uomo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Anelli-di-fumo

    Che ci saranno scaricabarili, considerando che si parla della marea nera di petrolio, mi pare sicuro… :-D

  2. schifosi

    Sono veramente indignata, le vere vittime sono gli animali che pagano sempre per questi crimini dell’uomo. l’essere umano idiota e schifoso com’e’ si accontenta di una manciata di soldi e tace anche davanti a questi disastri. Idioti e criminali. CRIMINALI! se esiste una giustizia divina la pagheranno tutti!!!!! i presidenti con le loro balle e giornalisti con la loro omerta’. perche signori…. ricordiamoci che difronte a queste cose i responsabili non sono soltanto quelli della BP……

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