Lettera aperta a Marino e Franceschini

di Paolo Cosseddu

Caro Ignazio, Dario, mi sento un po’ in colpa, lo ammetto, a rivolgermi a voi quali leader di passate mozioni congressuali che sono assolutamente convinto andrebbero superate. Purtroppo, non posso fare altrimenti dopo aver letto l’ordine del giorno che mi è stato inviato con la convoca alla prossima Assemblea Nazionale del 21 e 22 maggio. Quel conciso riferimento a “modifiche dello statuto” ha suscitato in me pessimistici pensieri, ed è bastata una breve verifica per scoprire che erano decisamente realistici.

Se quello che scrive Salvatore Vassallo sul suo sito è vero (e lo è di sicuro, a vedere l’allegato), semplicemente questo non è più il Pd, è un’ignobile truffa ai danni di elettori, iscritti e dirigenti. Non entro nei dettagli, li ha spiegati già molto bene Vassallo che dello statuto originale era tra gli estensori, mentre per chi è a digiuno dell’argomento basti sapere che questo non sarà più il partito delle primarie, della partecipazione diretta e delle decisioni condivise.

Le conseguenze sono chiare, ma per capirci, come è già stato detto e paventato più volte in passato, un partito che dovrebbe aprire porte e finestre per coinvolgere i cittadini sempre più sceglie invece di chiudersi in se stesso e di tornare al passato. Tutto questo – e non lo rinfaccerei se la situazione non mi costringesse a farlo – dopo il disastroso risultato alle elezioni regionali, che nell’attuale dirigenza non ha portato neppure l’ombra di un’autocritica ma ha subito mobilitato le truppe per marcare ulteriormente la sua presa sul Pd.

Non mi dilungo oltre, perché l’argomento è noto e non ce n’è bisogno. Io dico che, per una volta, i membri dell’assemblea nazionale non dovrebbero andare al voto come capi di bestiame al macello. Serve un’azione coordinata, un piano che ci porti a quell’appuntamento uniti e agguerriti, pronti se necessario a usare qualsiasi mezzo, anche clamoroso, e a scardinare questo disegno demenziale. Avrei preferito non venissero più tirate in ballo le mozioni, le correnti e i concetti di minoranza e maggioranza, ma come si dice: a brigante, brigante e mezzo.

Mancano dieci giorni al 21 maggio, e sta a voi prendere l’iniziativa, parlarvi e incontrarvi su quel terreno che non ci vede divisi, per difendere un valore comune che è anche alla base, dopotutto, di questo cavolo di partito, anzi ne è l’essenza stessa, il motivo per cui in fondo esiste e si è generato al termine di un accidentato percorso.

Convocate una conferenza stampa unitaria, mandateci una mail, fateci sapere che ci opporremo e soprattutto spiegateci come. E’ una vostra responsabilità, ed è una responsabilità di tutti quelli che, come me, hanno passato il 2009 a raccontare alla gente che tipo di Pd avevamo in mente. Abbiamo un dovere verso noi stessi e verso le persone a cui abbiamo chiesto il consenso, non possiamo tradirlo. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per impedire questa pocheria, e se non lo faremo insieme – a causa magari di stupidi personalismi – quel che succederà sarà anche colpa nostra.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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21 Commenti

  1. Marco Campione

    vi prego – lettori – solo di una cosa: prima di commentare e dire “hai ragione” “hai torto”, andatevi a leggere tutte le modifiche allo statuto. Come ha detto Obama nel presentare il nuovo giudice che ha proposto per la Corte: comprendere prima di dissentire è l’unico modo per creare consenso

    Nessun attacco alla costituency del Pd: si dice semplicemente che si fanno primarie di coalizione (già previste anche nello statuto precedente) e che il Pd ci va con un solo candidato oppure con due se il secondo prende almeno il 35% in ASSEMBLEA. L’assemblea non è la direzione è quell’organismo eletto con le primarie.

    Poi se volete tirar su un casino per raccogliere un po’ di consenso facile, accomodatevi.

  2. Hai ragione Marco, guardiamo le modifiche. Da dove cominciamo? Capo IV, articolo 4: “Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione. Qualora il Partito Democratico concorra con altri partiti alla presentazione di candidature comuni per tali cariche, valgono le norme contenute nell’articolo 20 del presente Statuto. Le modalità di selezione delle candidature per le altre cariche di livello regionale e locale vengono stabilite dagli Statuti delle Unioni regionali e delle Unioni provinciali di Trento e Bolzano”. Soppresso, sostituito con: “Nelle primarie di coalizione, l’assemblea del PD del livello territoriale corrispondente, approva a maggioranza la candidatura sostenuta dal PD. Gli iscritti al PD possono avanzare e sostenere una diversa candidatura, qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il trentacinque per cento dei componenti della medesima Assemblea del livello territoriale corrispondente, ovvero, da almeno il venti per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale”. Come lo chiamiamo questo? Lodo Vendola?

  3. La mia preghiera era innanzi tutto a guardarle tutte (per capire la ratio). Ma ti seguo e ragioniamo per un attimo solo di queste: facciamo un esempio a caso, un Vendola del Pd (perché Vendola alle primarie di coalizione ci partecipava comunque come candidato SEL). ‘Sto Vendola del Pd secondo te lo raccoglieva o no il 35% in Assemblea? Secondo me si. Ti dirò di più in Assemblea Vendola pigliava anche il 51% Mi dite dove sta il problema? Ripeto la mia obiezione a scanso di equivoci: è una norma che può piacere o non piacere legittimamente (io per esempio la farei un po’ diversa). Io contesto che sia un attacco alla costituency del Pd.

    Aggiungo che il post di Vassallo si è perfino dimenticato di aggiungere la riga sul 20% degli iscritti (ancor più a tutela delle minoranze): che schifo! si comporta come un Feltri qualsiasi che fa taglia e cuci delle dichiarazioni altrui per criticarle meglio…

  4. Angelica

    già, dispiace anche a me tirare di nuovo fuori le mozioni, ma vedo che Bersani rimane sordo e cieco a ogni proposta gli sia stata fatta dall’esterno, e ignora bellamente una (buona) parte del suo elettorato!
    non che nel suo programma non fosse scritto, ma non aveva detto che avrebbe tenuto conto delle proposte delle altre mozioni?
    non ho parole, e poi qualche anima candida mi viene a dire che votare in assemblea e fare le primarie è la stessa cosa!

  5. Marco Campione

    Angelica, se il riferimento è a me non sono sicuro di averla un’anima, figurati se è candida… Io dico che in Assemblea si decide quanti candidati ci sono, non che è la stessa cosa (e l’assemblea è comunque eletta con le primarie)

  6. marco

    a Marco Campione
    dici l’assemblea è eletta dalle primarie ora ma in futuro con quali primarie quelle di coalizione? Per il segretario ? Suvvia le norme in italia vanno interpretate sopratutto con questo personale politica. In mano a loro uno statuto come questo è la fine delle primarie. Scommettiamo che a Milano e a Torino non le fanno ? Come per la Regione Lombardia. Ma scusa è una necessità cambiare lo statuto?

  7. Fabio B.

    Vorrei far presente che la norma del 35% per cento dell’assemblea o del 20% degli iscritti è già presente nello statuto vigente del PD, nel caso di primarie di coalizione (il famoso articolo 20). Direi che la novità della proposta è nella priorità tra primarie di partito o di coalizione, che viene invertita, ma su quel punto non cambia nulla.

  8. La linea Bersani sul funzionamento del partito è chiara, quello che non è chiaro è cosa pensano quelli che hanno votato Marino (e in parte Franceschini). Se crediamo di avere ragione su primarie, merito, trasparenza, partito leggero, rapporto diretto cittadini-eletti, etc e di avere un pezzo di popolazione italiana da rappresentare usciamo da questo partito, se invece si crede che questa porzione di opinione pubblica non esiste allora restiamo. Continuare a giocare sulle divisioni interne della maggioranza per non far passare la linea uscita vincitrice al congresso mi annoia enormemente.

    ciao
    Stefano

  9. Marco era proprio per evitare errori come il tuo che rivolgevo la mia preghiera di leggere tutto prima di commentare. Le primarie per l’elezione del segretario non sono toccate da nessuna modifica. Il tuo commento è la prova che ho ragione io: si sta facendo deliberatamente disinformazione per un piccolo tornaconto personale e per mettere in fibrillazione il segretario. E i Vassallo sarebbe il campione della vocazione maggioritaria e del partito moderno? Peccato che trovi tanto seguito…

  10. Io Stefano Minguzzi non lo capisco proprio.
    Io non ritengo affatto che la linea uscita vincitrice comportasse automaticamente l’attuazione di quelle proposte di modifica dello statuto.
    E anche se fosse (cosa che non credo…) non ci si può continuare ad opporre a cambiamenti che si ritengono in contrasto con lo spirito fondativo del Pd, restando nel partito, oppure è ancora in vigore il centralismo democratico, versione PCI anni ’50?

  11. Non automaticamente, ma coerentemente con la sua proposta congressuale. Capiamoci, non sono d’accordo con la linea Bersani e l’ho avversata duramente al congresso. Però abbiamo perso. Che piaccia o no Bersani ha l’investitura (e i numeri) per cambiare il PD secondo quanto detto nella sua mozione. Quindi i casi sono due: o si riesce a conservare lo spirito di Cortona e del Lingotto oppure si percorre la strada opposta. Attenzione, però: a furia di fare battaglie di retroguardia il rischio è che si vanifichi quando deciso al congresso paralizzando il PD in un tira e molla senza soluzione. E’ la storia della sinistra italiana. Forse allora sarebbe meglio avere il coraggio delle proprie idee e metterle in competizione. Anche fuori dal PD se necessario.

  12. Ma vedi Stefano prima di decidere di uscire dal partito poi per fondarne un altro è a mio avviso necessario verificare se la linea Bersani assume effettivamente connotati tali da arrivare alla conclusione che il Pd risulta snaturato, in pieno contrasto con le motivazioni fondanti di questo partito, altrimenti l’alternativa mi sembra semplice, svolgere un ruolo di minoranza e cercare di diventare maggioranza alla prossima occasione. Non si vede perchè in altri partiti di sinistra o di centrosinistra europei convivono componenti anche molto diverse fra di loro e in Italia questo non è quasi mai avvenuto, e sempre è stato agitato lo “spettro” della scissione, in casi di dissensi di un certo rilievo. E te lo scrive uno che valuta molto negativamente le proposte di modifica dello statuto.
    Scusa comunque per i toni forse troppo forti che ho utilizzato in precedenza per risponderti.

  13. gina

    Sottoscrivo la lettera di Paolo.Mi dissocio solo dai sensi di colpa.

  14. Ignazio Marino

    Caro Paolo,
    ho letto il tuo appello per la difesa delle primarie nello statuto del PD. Come ben sai nel periodo congressuale e nei mesi che ci hanno portato fino ad oggi ho sempre considerato le primarie un faro. Un metodo democratico di scelta dei nostri candidati a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare.
    Il mio impegno non si è fermato con il congresso. Continuo costantemente a tenere alta l’attenzione proprio sulla necessità che il PD difenda il metodo delle primarie. L’ultima volta sabato scorso a Cortona.

    Venerdì si riunirà la Commissione statuto del PD, che dovrà redigere il testo da discutere all’Assemblea del 21 e 22 maggio. I rappresentanti che l’ex Mozione Marino ha indicato nella commissione – Pippo Civati, Michele Meta e Rosa Calipari – lavoreranno in questa direzione. Per difendere le primarie e quindi far sì che il nostro sia realmente un Partito democratico.

    A presto,

    Ignazio

  15. Io l’ho chiamato “L’emendamento Cernienko”. E francamente penso che questa proposta prima di essere calibrata contro la ripetizione del caso Vendola sia calibrata contro la ripetizione del caso Matteo Renzi a Firenze. A Torino la classe dirigente del PD vuol candidare una rosellina fresca e croccante quale Piero Fassino, e se si candidasse un militante PD tipo un Renzi torinese di 35 anni, potrebbe impensierire quel progettino di freschezza lì.

  16. Anelli-di-fumo

    Io l’ho chiamato “L’emendamento Cernienko”. E francamente penso che questa proposta prima di essere calibrata contro la ripetizione del caso Vendola sia calibrata contro la ripetizione del caso Matteo Renzi a Firenze. A Torino la classe dirigente del PD vuol candidare una rosellina fresca e croccante quale Piero Fassino, e se si candidasse un militante PD tipo un Renzi torinese di 35 anni, potrebbe impensierire quel progettino di freschezza lì.

  17. Puoi togliere il “penso che”, visto che il il caso Vendola rientra esattamente tra gli esempi che possono fare quelli che come me non sono affatto “allarmati”. Vendola era il candidato di SEL a primarie di coalizione dove il candidato pd era boccia. Un caso di scuola: il pd sbaglia candidato e uno degli alleati strappa la candidatura a presidente di regione. In politica contano i comportamenti assai più delle regole e delle alchimie (per fortuna)

  18. Anelli-di-fumo

    Marco Campione, grazie per la chiarezza. Sarebbe interessante saperne cosa ne pensa Matteo Renzi e tutti i Renzi potenziali del PD di domani.

  19. @Paolo. Non è che io smani dalla voglia di uscire dal PD. Se però il PD diventasse un partito di massa tradizionale, con un’identità sola, che si muove in coalizione con altri partiti identitari, a me non basterebbe più essere minoranza. Perché non sarei un’identità minoritaria come finora nel PD e allora trovo più logico cercare fuori dal PD chi possa rappresentare le mie istanze. Ovviamente stiamo a vedere che esce fuori dalle modifiche dello statuto e come si regoleranno i prossimi congressi.

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