La sanità americana, politica tra sogni e realtà

di Andrea Ballabeni

In tutto il mondo si è fatto un gran parlare della riforma sanitaria degli Stati Uniti. Un’associazione di 17.000 professionisti americani, la Physicians for a National Health Program [http://www.pnhp.org/], ne è delusa. David Himmelstein e Steffie Woolhandler, membri della lobby e professori della Harvard Medical School, ne parlano come della morfina che si somministra non per curare ma per alleviare il dolore. Sedici milioni di americani poveri saranno coperti dal Medicaid, altri 15 milioni, un po’ meno poveri, costretti a comprare polizze private con l’aiuto di soldi pubblici.

Una lunga serie di critiche vengono rivolte alla nuova legge. In particolare, la nuova legge pomperà altro denaro pubblico nell’attuale sistema regolato da logiche di mercato. Ci sarà lo stesso sperpero di soldi pubblici che c’è stato nel Massachusetts dove una simile riforma fu approvata nel 2006 quando governatore era il repubblicano Mitt Romney. I due professori parlano di una legge disegnata su misura per le compagnie farmaceutiche e assicurative. Secondo loro i democratici, ritirandosi subito dalla battaglia per una assicurazione sanitaria nazionale, hanno permesso ai repubblicani di spostare la riforma sempre più a destra. Il miliardo di dollari aggiuntivi destinati alle unità sanitarie territoriali ed al Medicaid, esservano, è poca cosa e non porterà a miglioramenti nelle prestazioni. La loro lobby medica continuerà quindi a combattere per un sistema sanitario nazionale unico e non-profit.

Nonostante il duro giudizio di alcune associazioni di medici e scienziati, per arrivare al varo della riforma Barack Obama e i democratici hanno dovuto combattere una durissima battaglia. Difficile capire se Nancy Pelosi e colleghi avrebbero potuto osare di più. Quel che è certo è che alcuni elettori non hanno capito che di rivoluzionario nella riforma c’è poco. Quelli che invece lo hanno capito e che avevano sovraccaricato l’elezione dell’attuale presidente di attese messianiche sono ora un po delusi. Questo insegna, ancora una volta, che la politica raramente offre la possibilità di cambiare cose grosse in tempi brevi. Obama ha vinto la sfida elettorale anche perché, da grandissimo comunicatore, è riuscito a creare un vasto movimento di entusiasmo e speranze. Le passioni sono fondamentali per vincere e motivare la gente. Allo stesso tempo, senza una vera consapevolezza dello stato delle cose gli elettori possono facilmente rimanere delusi e questo è sempre un problema quando si hanno ambizioni a lungo termine, nel caso di Obama anche una rielezione nel Novembre 2012. Conoscenza dei fatti, realismo e pragmatismo sono elementi che dovrebbero accompagnare ogni progetto politico che voglia durare a lungo e allo stesso tempo lasciare una impronta positiva nella storia. La politica italiana, soprattutto a destra, soffre certamente ancor di piu della mancanza di proposte politiche che sappiano abbinare sogni, passioni e consapevolezza dell’elettorato. iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. raoul

    Criticare e’ facile e a basso costo, Andrea. Forse la riforma e’ lungi dall’essere perfetta, ma e’ un passo avanti

  2. Io concordo con Raoul, la riforma mi sembra un passo in avanti i cui elementi positivi non devono essere sottovalutati.

  3. Andrea Ballabeni

    Raoul e Paolo, sono perfettamente d’accordo con voi.
    Come dice Raoul, criticare e’ sempre piu facile che governare e la riforma, seppur lontana dall’essere perfetta, e’ un passo avanti. Come dice Paolo, gli elementi positivi non vanno sottovalutati.
    Vorrei solo aggiungere un commento sulle critiche.
    Presumo che le critiche non fossero le mie visto che in questo post non c’e’ l’intenzione da parte mia di rivolgere critiche all’amministrazione Obama. Se questo non fosse stato chiaro colgo allora l’occasione per precisare la mia posizione. Penso che Obama abbia operato bene viste le circostanze politiche. Cosi’ come su tante altre questioni Obama ha avuto un approccio molto pragmatico ed ha agito in modo saggio ed intelligente. Ritengo che il suo pragmatismo sia da ammirare. Questo e’ quello che intendevo comunicare nel paragrafo finale del post, anche se non l’ho detto in modo esplicito. Una critica e’ semmai rivolta ad una parte dell’elettorato (e forse, in effetti, si potrebbe rivolgere una critica ad Obama per non aver fatto molto per ricondurre alla realta’ delle cose parte del suo elettorato). Personalmente sono contento di questi primi quindici mesi di Obama alla Casa Bianca e, nonostante penso abbia commesso alcuni errori, mi sento empaticamente piu vicino all’Obama presidente che all’Obama della campagna elettorale.
    Veniamo invece alle critiche, queste vere, della associazione medica PNHP. E’ molto probabile che nessuno tra i 17000 professionisti della associazione avrebbe potuto fare meglio nel contesto politico attuale. Sicuramente gran parte di questi professionisti sono perfettamente consapevoli della differenza tra governare e criticare. Il punto pero’ e’ che questa lobby sta solamente cercando di fare il proprio lavoro di lobby, al fine di continuare a spingere nella direzione di un sistema sanitario un po piu simile a quello in vigore in Europa o in Canada. I membri della PNHP (va detto che non tutti gli addetti al settore la pensano allo stesso modo, alcuni sono meno critici mentre altri lo sono ancor di piu) stanno rivolgendo una serie di precise critiche di carattere tecnico. Non sono ne falchi di destra ne estremisti di sinistra e le loro posizioni non sono ideologiche. Sono invece le posizioni di chi conosce profondamente la materia. Molti addetti al settore stanno dicendo che col nuovo sistema sorgeranno alcuni grossi problemi e molti problemi del vecchio sistema non verranno risolti. Come detto, c’e’ anche da considerare l’esperienza molto problematica della riforma del Massachusetts, che per certi versi e’ stata il modello di riferimento per la riforma nazionale.
    E’ secondo me importante prendere in massima considerazione i rilievi tecnici degli addetti ai lavori se si vuole arrivare ad un giudizio sulla riforma il piu obiettivo possible.
    Nel post ho preferito essere sintetico ed accennare solo ad alcune delle critiche.
    Per una analisi un po piu estesa allego i commenti di Himmelstein e Woolhandler:

    http://www.pnhp.org/news/2010/march/obamas-reform-no-cure-for-what-ails-us

    ps
    una bella analisi, complementare a questa, era stata proposta da Marco Simoni su l’Unita’:

    http://www.imille.org/2010/03/il-pragmatismo-del-presidente-americano/

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