La pensione è un dovere, non solo un diritto

di Marco Simoni (per il Post)

(foto Luisa Veronese)

Tra le fandonie più intollerabili che il discorso pubblico italiano ci ha propinato negli ultimi anni c’è la vulgata secondo cui “i giovani devono farsi valere e conquistarsi le loro posizioni”, seguita a ruota da “non vedo tutti questi giovani” (dove per giovani si intende normalmente parlare di uomini e donne attempati). Chi sostiene questa fesseria cerca solo di ergere a legge universale il proprio comportamento che, al contrario, è frutto di una scelta consapevole e colpevole: quella di chi non va in pensione, ma rimane a fare male e con disonore – e nel disprezzo crescente di chi lo circonda – qualcosa che una volta aveva fatto ottimamente, svendendo sull’altare della incapacità di crescere a nuove tappe esistenziali la stima di cui si era stati circondati, accontentandosi del servilismo dei clientes.

La fesseria in questione viene generalmente corredata da auto-agiografie in cui politici o docenti universitari o giornalisti (non mi risulta una categoria sociale in Italia immune da questa malattia generazionale, con eccezioni naturalmente) tendono a paragonarsi con sprezzo del ridicolo a personaggi di successo, spesso richiamando eroici episodi di gioventù. Naturalmente si tratta di politici, professori o giornalisti il cui tasso di coraggio e anticonformismo è pari a quello del famoso coniglio bianco su sfondo bianco, e la cui prepotenza e arroganza è direttamente proporzionale alla povertà di risultati accademici, politici, letterari, da rivendicare. In ordine temporale le ultime esilaranti performance di uomini a cui evidentemente manca qualcuno accanto che, consigliandoli meglio, abbia a cuore quel residuo di stima che il resto del mondo ha per loro sono D’Alema che si paragona a Sarkozy e Veltroni che si paragona a Cameron, seguendo il patetico copione del provincialismo italiano in cerca di modelli stranieri. Non volendo essere da meno in quanto a provincialismo, oggi sull’Unità ho suggerito non certo un paragone (non esageriamo!) ma l’osservazione sincrona tra i recenti fatti inglesi la discussione italiana, senza farmi mancare naturalmente un episodio – non eroico, a tanto ancora non sono arrivato – di gioventù.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

7 Commenti

  1. Per carità non sarà un paragone il tuo, ma a me viene voglia proprio di farlo.
    Qui in Italia, nella politica italiana, e particolarmente nel centrosinistra (ci siamo fatti fregare anche dalla Lega…) non è più accettabile che certi personaggi che non solo erano giovani trenta o quaranta anni fa, ma che hanno provocato dei gravi danni, con una frequenza temporale sempre più breve (ogni riferimento a D’Alema e anche a Veltroni è puramente voluto…)continuano a svolgere ancora un ruolo importante, Ma perchè non si limitano a girare l’Italia per partecipare a dibattiti, conferenze, sempre che gli organizzatori non si stanchino anche di questa loro attività? E’ del tutto evidente che in Italia spesso i giovani sono stati peggio dei più vecchi, in politica. Ma quali giovani hanno deluso? I portaborse,i segretari dei segretari (qualche riferimento ai componenti della segreteria di Bersani?). Chissà se il Pd si deciderà, ad esempio, se la legge elettorale non cambierà, a promuovere delle primarie anche per la scelta dei candidati alle prossime elezioni politiche?

  2. Gianni

    …scritto dal fondatore di un gruppazzo che ha sostenuto bavosamente una vecchia carampana come la Bonino. Senza primarie, per giunta.

  3. Filippo

    Scusa Gianni ma allora se ho capito bisognava votare Polverini? Comunque la Bonino non è l’unica vecchia carampana. Magari fosse l’unica. E la bava poi sta un pò ovunque. Non solo dove fa comodo.

  4. Moreno Puiatti

    Vi narro un avvenimento successo ieri che c’entra con questa storia della questione generazionale, sono andato al coordinamento provinciale del movimento per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua per dare una mano come autenticatore, visto che sono consigliere comunale.
    Premetto che ho 35 anni, quindi nè “ggiovane”, nè vecchio.
    Mi aspettavo di trovarmi un gruppo di ragazzi idealisti sui ventanni un po’ barricaderi. Mi sono trovato un bel gruppetto di 5 persone, un ragazzo giovane e gli altri tutti coi capelli bianchi. Non c’è l’ho coi vecchietti, anzi. Visto che sono attivi.
    Se poi penso al “popolo” dele ultime primarie fatto di truppe cammellate dello SPI-CGIL, anche li di giovani ne ho visti pochi. Spesso accompagnati dai nonni!!!
    Insomma non è un paese per giovani. O alemno io tutti questi giovani non li vedo, non vedo neppure tutte queste donne nelle assemblee e nei circoli, poi artificialmente ne vedo tante col miracolo delle liste bloccate nelle assemblee regionali del PD, ma sono rappresentative degli attivisti o si iperrappresentano? Se gli organi non sono rappresentativi fanno un buon lavoro per la base? Mi pongo queste domande.
    Lo ammetto, io ho preso la tessera di un partito a trentanni, prima ho pensato a studiare, a impegnarmi in associazioni, a fare altro (e spesso altro più costruttivo).
    Mi ricordo che a 18 anni scrissi sul giornalino della scuola che le attività del “Progetto Giovani” attivo nel mio istituto superiore erano tutte in mano ai prof. che giovani non erano, a distanza di quasi 20 anni vedo le stesse cose nel PD, i giovani vanno bene se fanno quello che va bene agli anziani, hanno poca iniziativa? Mollano subito? Sono pieni di altri impegni? Troppe domande, cerco risposte. Forse nel mondo dei media, difficile che un giovane abituato al cellulare o alla chat si muova e vada ad una conferenza con nonno Berlinguer o nonna Bindi o pro-zia Finocchiaro, magari preferisce leggersi e rallegrarsi per una battuta sul blog di Civati o al video su youtube di Renzi. Fare due passi e andare nella sede di partito a 10 km da casa la vedo dura. Meglio lo spritz al baretto con gli amici.

  5. Gianni

    Filippo, la “questione giovanile” e’ l’ ultimo rifugio di chi non ha uno straccio di analisi o di progetto per la societa’. Ti posso dimostrare, dati alla mano, e lo ho fatto anche su questo blog, che in Italia non esiste nessuna questione generalizzata di ricambio generazionale. Esiste invece il problema delle dinastie. Simoni non ne fa parte, ed e’ giusto che gli dispiaccia. Nello sfogo se la prende naturalmente con d’ Alema, che come sappiamo e’ responabile anche del disastro di Chernobyl. Uno degli articoli piu’ vuoti ed imbarazzanti degli ultimi mesi.

  6. Filippo

    Gianni capisco quello che dici ma io dicevo un’altra cosa. Capisco che non provi nessuna simpatia per la Bonino ma insomma era la candidata del centro-sinistra del Lazio. Una volta mi piacerebbe vederti attaccare un candidato di destra su questo blog. Uno a caso. Polverini. Formigoni. Tondo. Invece sitamo a farsi le pulci (che capisco che a volte sia necessario). Ma insomma. Quanto alle primarie mi risulta che solo due candidati alle regionali siano stati scelti così con esito diverso (Puglia e Calabria).

    Ma darci un pò meno bottigliate lì nella zona inguinale?

  7. Filippo

    Infine Gianni dire che su questo blog si fa inegralismo sulla questione giovanlie non ‘è vero. Tant’è che le tue teorie (illuminanti) psono state pubblicate ben due volte (onore concesso a pochi….).

    Guarda il link: http://www.imille.org/2010/02/meritocrazie-ed-aristocrazie/

    Insomma i dati alla mano non li devi esporre qui che sfondi una porta aperta. Poi vabbé è vero che negli alti ranghi in Italia il ricambio d’etá è un pò più lento che in altri paesi. Ma non confondiamo le cose.

    C’è un problema di elites (“i figli del papi”) grosso come un capanna che però si mescola anche con un lento cambio generazionale.

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