di Umberto Contarello (per l’Unità)
Io, che ho sempre votato a sinistra, che ho sempre amato la politica, prima che l’idea stessa della politica sia espulsa dal mio paese, in cambio della mia dolorosa fedeltà, credo di poter esigere qualcosa che ho conosciuto e perduto. Una classe dirigente, in grado di esporre e realizzare un progetto di cambiamento del paese, nel quale si possa vivere in modo più libero e giusto. Voglio una classe dirigente che ambisca a governare, oggi, non domani, solo con la potenza delle idee che vincono altre idee. Voglio una classe dirigente che riscopra il piacere paziente di convincere e conquistare chi è legittimamente conquistato dalle idee dell’avversario. Non voglio quindi una classe dirigente “indignata”, come il suo elettorato al caffè del mattino, perché esigo una classe dirigente autorevole e non lamentosa.
Voglio che la mia classe dirigente prenda la parola impopolare, che distingua, volta per volta, ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Ciò che è tollerabile, da ciò che non lo è. Distinguendo così, l’ingiusto dall’intollerabile. Voglio una classe dirigente che riporti l’influenza della politica entro confini chiari, proporzionati, legittimi. Per questo esigo che la mia classe dirigente liberi, con un gesto unilaterale, gli spazi indebitamente occupati. Voglio che ritiri il proprio esercito dai territori della sanità, della cultura, della formazione, dello spettacolo, dei mestieri e dei saperi, dei centri per gli anziani e dei giardinetti pubblici. Voglio una classe dirigente che affronti i problemi sempre dal lato delle fragilità e delle debolezze, anche dove esse si presentino nascoste da comportamenti e linguaggi sconosciuti e avversi.
Voglio una classe dirigente che smetta di preferire gli insegnanti agli studenti, i sanitari ai malati, gli impiegati pubblici agli utenti. Voglio una classe dirigente che studi, prima di esprimere un giudizio o proporre la soluzione di un problema. Voglio che scovi e valorizzi stabilmente tutti coloro che studiano e analizzano il paese. Voglio una classe dirigente umile e curiosa di fronte al sapere e alla parola scritta. Voglio una classe dirigente che avverta la necessità tragica del pensiero, prima di quello della parola. Voglio una classe dirigente che scelga le parole una ad una. Voglio che risponda, se intervistata, solo alla domanda rivolta. Voglio una classe dirigente che abbia la potenza di ammettere che non è in grado di rispondere.
Voglio una classe dirigente che non annunci mai più, in nessuna sede pubblica, che è in attesa della proposta del governo per esprimere il proprio parere. Esigo idee autonome e formate, che possano essere confrontate con quelle della parte avversa. Non pareri Non accetto più di conoscere il senso profondo della riforma sanitaria proposta dal Presidente degli Stati Uniti d’America e di non capire dalla mia classe dirigente che cosa prova e pensa sulla chiusura dello stabilimento Omsa di Faenza. Voglio che la mia classe dirigente si schieri senza paura in difesa delle libertà dell’informazione, ma esigo che le idee della mia classe dirigente non nascano all’interno delle redazioni, sebbene autorevoli. Perché esigo che le idee siano solamente specchio e misura dell’autonomia intellettuale della mia classe dirigente. Voglio che la mia classe dirigente sia selezionata attraverso un metodo razionale che sostituisca la confusa e inefficiente cooptazione tribale oggi in uso.
L’unico metodo a tutt’oggi in campo, compiuto e razionale, innovativo e non velleitario, accordato con l’ordinamento federale dello Stato, appare quello sommessamente proposto da Romano Prodi. Un partito totalmente federale. Segretari regionali eletti attraverso le primarie che di diritto costituiscono la direzione del partito. Che ne costituiscano classe dirigente nazionale. Che il segretario nazionale sia espressione di questa classe dirigente. Voglio che la mia classe dirigente si assuma la responsabilità piena, e quindi limpidamente giudicabile, di individuare per tempo la rosa ristretta e dunque ponderata, dei candidati alla Presidenza del Consiglio. Voglio che questa rosa da sottoporre alla scelta delle elezioni primarie, sia composta da candidati che siano distinguibili per il loro pensiero, ma che tutti posseggano talenti necessari per assumere l’incarico e portarlo a termine. Esigo, dalla mia classe dirigente, la produzione di qualche idea.
Per esempio. Voglio un’idea lunga, dicibile e ascoltabile, che rimetta al centro il lavoro come è ora, “presente o assente”, non come era o come vorremmo che fosse in un futuro indistinto. Voglio che questa idea del “lavoro presente o assente”, assuma la funzione terapeutica del principio di realtà, per un paese sull’ orlo della patologia bipolare. Voglio un’idea che risolva il conflitto ineludibile tra la necessità della rapida ed efficace decisione politica, e la completa difesa delle garanzie democratiche. Dalla mia classe dirigente voglio un’idea condivisa, autonoma, limpida e stabile sulla forma di governo che si reputa più giusta, non più conveniente. Voglio sapere se possiamo assomigliare a quei paesi che eleggono direttamente, in varie forme, i presidenti della repubblica o i presidenti del consiglio e che non temono alcun pericolo per le loro democrazie. Voglio sapere se la mia classe dirigente ha paura della innovazione istituzionale o se custodisce, dentro, la sicurezza di una classe dirigente. Voglio un’idea appassionata della riforma federale.
Voglio sapere perché e come ci renderà più giusti e solidali, più snelli ed efficaci. Voglio sapere se qualcuno ci guadagnerà e se qualcuno ci perderà. Voglio sapere dove vivranno i fortunati e dove gli sfortunati. Voglio sapere se e in che misura questa riforma intende riportare a livelli accettabili l’evasione e l’elusione fiscale. Voglio sapere tutto questo, ma dalla mia classe dirigente. Voglio un’idea possibile per il futuro dei ragazzi, che stabilisca opportunità iniziali simili, se non uguali, per tutti. Voglio un’idea che riduca i soprusi della precarietà, ma che faccia della mobilità una sfida appassionante e irreversibile, non tollerata, ma amata. Perché, in un paese sano, e non gerontofilo, la mobilità è condizione fisiologica della gioventù.
Voglio un’idea adamantina e fantasiosa sul riordino del sistema televisivo, utile a conseguire un obiettivo finale e non contrattabile. Innalzare la qualità e la diversità di ciò che attraversa gli schermi, perché ciascuno goda del diritto di essere rappresentato. Voglio che questa idea non si guarisca solo il cancro del conflitto di interesse, ma voglio un’idea che si sporga a guardare ben oltre, anche se questo richiedesse strappi violenti alla nostra tradizionale visione dell’azienda pubblica. Voglio una classe dirigente che quando riconosce la qualità delle idee che provengano da altre culture politiche, non le accolga con la voracità dell’eclettismo che tutto ingerisce, ma con l’onestà intellettuale di chi riconosce la paternità acquisita delle idee che accoglie. Per cortesia, voglio una classe dirigente, voglio un’idea.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Porca miseria, e questo e’ il vicepresidente del partito. Sembra uno appena uscito dal bar sport, che sta passando di qua per caso. Nessuna capacita’ di analisi, nessuna prossimita’ ad una idea anche vaga di politica, solo una gnola lamentosa, petulante e sconclusionata.
Va bene che e’ una carica che non conta un accidente, ma molti non lo sanno mica. Pensano che uno cosi’ ci rappresenti. Ma pensa te.
Umberto Contarello (Padova, 1958) è uno sceneggiatore italiano contemporaneo.
da qui
http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Contarello
Gianni ed io sono Mourinho! Mo manco la gente normale ti va bene mò: scegliti un altro mondo fijetto bello e visto che ci sei…. Forza Grasshopper!
Che risate ragazzi! E’ il Gianni Afternoon Show!
Ma no, era il commento per il post sotto. Vabbe’ vecchio, ma proprio del tutto rincoglionito ancora no…
Anche se a guardarci bene il commento va bene anche per questo post, devo dire.
Gianni quindi se un pover cristo si incrocia con te al bar, deve fare attenzione, a come sfolgia il giornale, a quello che dice col vicino, o addiritura a come gira il cucchiaino nel caffé perchè nei gesti e nelle sue parole non si possa scorgere “Nessuna capacita’ di analisi, nessuna prossimita’ ad una idea anche vaga di politica, solo una gnola lamentosa, petulante e sconclusionata”.
Aho e mica son tutti dei piccoli Togliatti, Foa, Rosselli, ecc. Un po di pazienza.
Dai su. Il mondo è bello perché é vario.
@Gianni: fosse stato il commento a questo articolo, sarei stato d’accordo con te. L’articolo di Ivan è bello e giusto, non capisco dove stia la gnola. Ricordare cos’è e da quanto esiste la “famiglia tradizionale” e da quando il diritto di famiglia, non mi sembra affatto inutile.
Ciò detto e tornando a questo articolo, davvero l’ho trovato un notevole insieme di banalità un po’ retoriche, che per di più approva l’infausta – a mio avviso – idea del partito ultra federale.
Sinceramente Corrado: chiunque abbia una idea anche solo minimamente progressiva del futuro non dvrebbe chiedere il matromonio per gli omosessuali. Dovrebbe invece chiedere la abolizione del matrimonio per gli eterosessuali. Il fatto che una istituzione nata esclusivamente per sancire la subordinazione di una persona rispetto ad un altra e per contrattualizzare il commercio di utero in cambio di protezione economica sia diventata la frontiera dei diritti civili rappresenta secondo me meglio di ogni altra cosa l’ abisso culturale nel quale e’ precipitata la sinistra italiana.
Non mi aspetto che questo lo possa capire uno Scalfarotto: mi pare non ne abbia gli strumenti culturali ne’ la dotazione intellettuale per procurarseli. Gli chiederei invece, visto che probabilmente aiuto a pagargli qualche rimborso spesa e (spero sinceramente per lui) anche qualche gettone di presenza, che se si deve proprio occupare di un problema, se proprio non ce lo puo’ risparmiare, perlomeno lo faccia con un minimo di mestiere. Un minimo di tecnica, insomma: altrimenti molto meglio che lo faccia il mio amico Sandro Pierobon il vicepresidente del partito. Che non conta un cazzo, ma gli altri mica lo sanno. Sandro, per esempio, non lo sa.
Gianni la lettura del matrimonio che tu offri è legittima ma non credo sia condivisa dalla maggior parte della gente. Nei termini sai un pò ruvido, un pò troppo a mio avviso (del genere Bar Sport appunto), ma posso capirti (il matrimonio è tutto sommato una istituzione datata). Ma è totalmente utopica.
E poi prendersela per questa storia di matrimoni gay e di pacs con “abisso culturale nel quale e’ precipitata la sinistra italiana” e con Scalfarotto, mi sembra un pò esagerato, anzi molto. Non so se la Svizzera sia su Marte, ma nel resto d’Europa non è che le cose siano così diverse.
Visioni utopistiche a parte (“aboliamo il matriomonio tout court”). C’è un problema di diritti che bisogna affrontare e che lo stesso partito non ha affrontato come si deve. Si dicono cose carine, gentili accomapgante da dichiarazioni ad effetto ma in “soldoni” si è incapaci di dire cosa si vuole. Allora dico: Offriamo una visione inclusiva della società ed articoliamolo in proposte concrete. Senza fantasticare.
Quanto all’intervento qui sopra già mi son espresso. Rischi di mostrati eccessivamente elitista.
Su questo sito si vede di tutto: analisi, cronache, proposte e post più personali (che possono andare dalla critica rabbiosa al post intimista). Insomma ci deve essere posto per tutte queste espressioni. E poi un commento alla Bar Sport a volte ci può pure stare (e se per questo mi sembra che tanto a te quanto a me ci scappi abbastanza spesso…..).
In Svizzera, a meno di cento chilometri da Scalfarotto, da ormai molti anni la maggior parte dei bambini nasce in famiglie non “ufficiali”, ossia tra coppie che non hanno nessun contratto per rimanere insieme se non quello dettato dai loro sentimenti. Ed e’ un contratto tra due persone che sono e si sentono totalmente autonome ed indipendenti sul piano economico e dei diritti. E’ cosi’ in molti paesi europei, tra l’ altro. Questo per dirti dell’ “utopia”.
Non basta biascicare un po’ di inglese per non essere provinciali. Se non si capisce nemmeno quel che succede aldila’ di Ponte Chiasso non si e’ proprio in grado di proporre nulla che non sia inevitabilmente superato, e che paradossalmente non puzzi di quel tanfo di sagrestia che impesta tutta la la provincia italiana. Una iniziativa a favore del matrimonio. Bene. Propongo una raccolta di firme per abolire il ius primae noctis.
Gianni, conosco le situazioni di cui tu parli (sebbene trasferite ad altre raltá europee) ma non la situazione csvizzera. Esistono dei problemi concreti, l’assistenza medica, ecc. per la quale bisogna fare qualcosa.
Sul matrimonio è una discussione larga, ma forse dovrenno continuarla altrove. Parlare di abolizione del matrimonio per legge è irreale e quello che volevo dirti con l’utopico. E la società che cambia col tempo non per decreto legge. Questo lo sai pure tu. Comunque con me sfondi una porta sfondata (anche se io ho una visione un pò meno ruvida a parole)
Tu denunci un certo provincialismo, ma non è forse peggio chi oltre al matrimonio etero in senso stretto non vuole vedere nient’altro? Dove per nient’altro nn mi riferisco solo alle coppie gay e relativo ipotizzato matriomonio ma anche alle famiglie che esistono fuori dal matrimonio (fra cui, solo per fare un esempio, alcuni illustri rappresentati del centro destra, da Casini a B. passando per Fini)
Cioè tu dici che il politico che difende il matrimonio gay è storpio. Scusa ma perchè ti accanisci con lui se gli altri sono tutti ciechi?E’ lui il problema o sono i lo sono i finti ciechi?
PS.: In campagna elettorale mentre facevo volantinaggio un tipo a Roma m’ha afferrato, m’ha fissato sgranando gli occhi, e m’ha chiesto quasi gridando “che senso ha il matrimonio?Non ha senso!”. Alla fine dice che gli è piaciuto quello che gli ho risposto e che lui che aveva deciso di non votare, dopo la risposta, quasi quasi a votare ci andava. Per il candidato nostro. Va savoir.