di Chiara Lalli (per Bioetica)
C’è una bambina di 13 mesi, Rachel, che il 3 marzo scorso si sente male. C’è un padre che ha un permesso di soggiorno a singhiozzo, scaduto perché ha perso il lavoro poche settimane prima.
Manca la tessera sanitaria, e la bambina viene liquidata in seguito a una visita di 6 minuti al pronto soccorsi dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio: entrata 00.39, uscita 00.45. Nonostante le medicine prescritte e somministrate, Rachel sta malissimo.
La famiglia, padre, madre e una sorellina di due anni e mezzo, torna al pronto soccorso.
«Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il [padre]. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — . Dobbiamo capire se esistono delle direttive precise per casi come questo».
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Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria. Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.
Specificare che la bambina sia nigeriana appare ripugnante. Lo è. E si inscrive in un panorama sempre più netto e sempre più osceno. Quel panorama in cui si riparla di clandestini, di tradizioni, di identità nazionale.
Quel panorama in cui la vita va difesa se ha un certo profilo razziale. Fa ancora più impressione pensare che nella ridente Lombardia una bambina (nigeriana? Macchissenefrega di che nazionalità sia!) viene lasciata morire, mentre si urla e si strepita e ci si oppone con tutte le forze alla interruzione volontaria di gravidanza, dove si obbliga a dare sepoltura agli embrioni abortiti e dove i valori cristiani sono sbandierati per racimolare potere e finanziamenti.
La vergogna non ha colore. La vergogna è ciò che meglio connota avvenimenti simili.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Che cosa c’entra la difesa della vita fin dal suo concepimento? Che c’entrano i valori cristiani sbandierati? Questo è un caso di mala sanità (forse/probabilmente/sicuramente, nn so!, dovuto a ragioni di razzismo). Che senso ha quel titolo?