Rissa!Rissa!

di Tommaso Caldarelli

Posso dire una cosa?

No, nel senso: secondo me ha ragione Berlusconi – senti che ti sto dicendo.

Il punto è questo: Fini si sta comportando nel modo in cui si comporta D’Alema, ed è il modo che a D’Alema si è sempre rimproverato dall’altra parte. Perchè D’Alema, invece di mandare avanti qualcun’altro, non si è candidato in prima persona in Puglia? Stessa situazione. Parlare dall’alto del contesto, portando avanti “alti” punti di metodo, chiarendo che però non si ha tempo, modo e voglia per modificare l’esistente in prima persona. Perchè si ha altro, e di meglio, da fare.

In sostanza, Fini si alza in piedi, si lamenta perchè le cose non sono come lui vorrebbe; ma vorrebbe che fossero gli altri a modificare le cose che non gli piacciono, in quelle che piacciono a lui.

Beh, non è così che funziona, non solo nei partiti, ma nelle dinamiche di gruppo in genere. Lo si impara giocoforza negli Scout, è il motto de iMille racchiuso nella formula “chifalecose” (per citare solo due delle mie esperienze di vita personali, ma credo che sia qualcosa di abbastanza universale): se hai un cambiamento da proporre, ci dovrai mettere tu faccia, mani e cuore; perchè tanto, gli altri non lo faranno, o lo faranno in un modo che comunque a te non piacerà. E’ anche giusto così, fra l’altro.

Certo, si può prendere il comportamento di Fini come un insieme di consigli che vorrebbero essere lungimiranti: fate così, se ci tenete al Partito, se ci tenete al giocattolino, sennò si rompe. Ma è qui che Fini sbaglia. Nessuno, in quella sala ieri, teneva al partito. Ovvero alcuni si, ma la grande maggioranza no. E soprattutto, non ci tiene la maggioranza degli elettori del Partito, al Partito. Partito vuol dire militanza, organizzazione, tempo da spendere eccetera: caratteri che le forze politiche di centro-destra in Italia non hanno mai avuto. Fini chiede impegno, discussione e dibattito a gente a cui tutto questo non interessa, perchè è una perdita di tempo, perchè incaglia la velocità dell’azione, perchè è speculazione intellettuale sul nulla astratto. Ovvero, perchè è (preparazione)(di una) Politica.

Detto questo, lo ribadisco: secondo me quel che dice Berlusconi non è sbagliato. Il Cavaliere è in malafede, ma non sbaglia. Fini dovrebbe, se crede veramente in quel che dice, chiedere la poltrona di LaRussa, diventare Coordinatore del Partito e iniziare a spalare fango. Lui può farlo, lui sa farlo, è forse l’unico che sa e può farlo: dunque facesse. Anche perchè sarebbe un’operazione politica, questa si, lungimirante: cambiare da dentro, con un lavoro lento, il DNA del Partito, piano piano imparando a controllarlo, ponendo dinamiche nuove in posti chiave che, al momento giusto, possano diventare determinanti.

Non sempre è un problema essere retrocessi, laddove si interpretasse questo gesto come una diminuzione del proprio valore. Fini potrebbe costruire il futuro del centrodestra italiano, all’interno di un Partito che è oggettivamente da cambiare: ma piano piano, e in prima persona. Potrebbe farcela, e sarebbe un buon risultato per tutti, nel lungo periodo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Carlo Alberto Lentola

    La differenza, però, tra D’Alema e Fini è che Fini ha molti meno numeri per mettere in gioco una qualsivoglia forma di dissenso, a maggior ragione in un partito padronale come quello di cui è stato cofondatore. D’Alema ha sempre avuto una corrente consistente e credo che sia sempre riuscito, in un modo o nell’altro, a tirare i fili del suo partito. Fini, invece, si è ora visto abbandonato dai suoi ex “colonnelli” di An (probabilmente attratti dal richiamo della foresta – pardon, del potere berlusconiano) e nonostante ciò – almeno questa è la mia impressione – ha fatto tutto ciò che poteva fare per mantenere insieme la propria coerenza con la propria presenza nel PDL.
    “Si lamenta perchè le cose non sono come lui vorrebbe; ma vorrebbe che fossero gli altri a modificare le cose che non gli piacciono, in quelle che piacciono a lui”: ma i finiani hanno sollevato più volte, nel loro piccolo, delle questioni politiche in parziale disaccordo con la linea di Berlusconi; essendo in pochi, tuttavia, sono stati ignorati (o rimessi in riga) senza troppi scrupoli dalla maggioranza interna. Fini ci sta mettendo eccome la faccia, ci sta mettendo tutta la sua dignità e credibiilità, e lo sta facendo nell’unico momento in cui avrebbe potuto farlo: dopo le elezioni regionali, con nessun’altra campagna in vista.

  2. Non mi convince il parallelo. Diamo a D’Alema quel che è di D’Alema: lui è sempre stato un fedele alleato di B.

  3. Fini e Berlusconi sono portatori di due modi inconciliabili di intendere la politica. Fini per il proprio partito e poi per il proprio Paese, Berlusconi per la propria libertà dalla galera e poi per il proprio patrimonio personale.

    D’Alema desidera solo accreditarsi come il più intelligente di tutti, presso Berlusconi e presso Fini. A lui basta conservare il potere (indiscusso) sopra il PD all’opposizione.

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