Prodi parla di Europa alla Kennedy School

di Andrea Ballabeni


(Foto di Gisela Davico)

Venerdì 9 aprile 2010 Romano Prodi è alla Kennedy School of Government della Harvard University per parlare di Europa. L’incontro è organizzato, tra gli altri, dal Mossavar-Rahmani Center, dagli studenti della Kennedy School, dall’Italian Society e dal Consolato Italiano di Boston. Il titolo del seminario The future of Europe – From the enlargement to the new Lisbon rules. La sala è piena, oltre duecento persone presenti, posti a sedere esauriti, molta gente è in piedi o per terra per occupare ogni rimanente spazio libero. Prodi parla per poco più di mezzora. Il suo inglese ha il solito accento emiliano ma, a parte qualche scorrettezza grammaticale, è comprensibile e scorrevole, sicuramente tra i meno scadenti che si possa trovare nella poco internazionale politica italiana. Il professore, in queste settimane nel New England per un ciclo di lezioni alla Brown University, appare da subito pimpante e a suo agio nello stimolante ambiente della Kennedy School. Parla del passato e del futuro del processo di unificazione dell’Europa e, come da copione, lo fa trattando di economia, lavoro, moneta, scambi commerciali.

Non affronta invece altri aspetti come l’integrazione culturale, i diritti civili, la laicità, l’informazione, le mafie, la giustizia. Nulla di male visto che non si può parlare di tutto. Però, anche di fronte alle domande dirette dell’audience, durante il dibattito tenutosi alla fine del suo talk, Prodi continua a girare alla larga da certi temi. Gli chiedo ad esempio del problema del controllo dei media in Europa. Appena sente parlare di “control of the media”, fa subito, in tono scherzoso, la faccia sofferta ed imbarazzata. Accenno ai problemi di Romania e Bulgaria e arrivo subito al grave caso Italia. Lui, sempre scherzando, interpreta ancora di piu la parte di chi vorrebbe a tutti i costi evitare l’argomento. Quando giungo al fatidico “my question is” viene a prendermi il microfono implorandomi di non fare la domanda. Acconsento, anche io divertito. In realtà non volevo metterlo in imbarazzo: non gli avrei chiesto dei motivi per cui i suoi due governi non erano riusciti a risolvere il conflitto di interessi ma semplicemente se non ritenesse fondamentale per l’Unione europea garantire pluralità e indipendenza dei media, e cioè piena democrazia, in tutti i suoi stati membri.

Nonostante la non domanda Prodi risponde all’input e parla qualche minuto di controllo dei media ma evita di parlare del caso italiano: fa un discorso generale sull’importanza di avere media liberi e di costruire anche forti ed autorevoli network televisivi europei. Per affetto decido di non incalzarlo sulla disperata situazione italiana, l’importante è aver messo il problema del controllo dei media tra i problemi della democrazia. D’altronde pochi nell’auditorium non sono consapevoli dell’anomalia italiana e del fatto che negli ultimi quindici anni tutte le competizioni elettorali si siano svolte con un cospicuo vantaggio per una parte politica (l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea, assieme a Romania e Bulgaria, che Freedom House non mette nella lista dei dei paesi free).

L’amico Andrea Boggio gli chiede a proposito del problema dell’integrazione culturale tra i vari stati membri e della difesa delle minoranze. Chiede a titolo di esempio quale dovrebbe essere la posizione dell’Europa sul divieto di burqa proposto dai francesi. Questa volta il professore ricorre ad una battuta per non trattare l’argomento. Ridendo risponde: it’s a French problem. Tono gentile e scherzoso ma la domanda non ha risposta. E’ quindi il Prodi di sempre, appassionato e preparato su alcuni temi e meno su altri. Lo stesso che in un incontro pre-elettorale nel 1996 ad un ragazzo che gli chiedeva la sua posizione sulle unioni omosessuali candidamente rispondeva: “è la prima volta che ricevo questa domanda, non mi sento preparato sull’argomento ma mi riprometto di studiarlo”. Ovvio che ogni politico (perché va sottolineato che Prodi alla Kennedy School ha parlato più da politico che da accademico) abbia le sue preferenze ma un leader politico dovrebbe essere eclettico e sensibile ai molteplici problemi della società.

A parte l’elusione di alcuni argomenti, emerge comunque tutta la grandezza dell’uomo e del politico. Si percepiscono il grande affetto che i molti italiani presenti provano per Romano Prodi, per quello che ha fatto e provato a fare per l’Italia, e la grande stima di cui gode a livello internazionale, per il ruolo di primissimo piano nel processo di unificazione dell’Europa. E’ triste pensare a quello che in Italia sarebbe potuto accadere e invece non è accaduto. Triste pensare che per due volte non ci siano state le condizioni per tenere in carica i suoi governi, che al suo posto a Palazzo Chigi ci stia ora un personaggio nettamente inferiore dal punto di vista politico, culturale ed umano. Triste pensare che con una informazione libera e plurale il centrosinistra avrebbe avuto l’opportunità di realizzare meglio i suoi progetti. Non si vogliono qui sminuire i grandi problemi passati e presenti del centrosinistra ma solo sottolineare, ancora una volta, che con un sistema televisivo non controllato si sarebbero evitati il dilagare del berlusconismo e relative nefaste conseguenze. C’è ancora tempo per porre rimedio a questo vulnus democratico ed evitare altri danni ma bisognerebbe combattere una battaglia che in pochi hanno voglia di combattere veramente. Occorrerebbe la forza di non parlare solo di argomenti popolari, i famosi “problemi della gente”, come lavoro e salari. Il Partito Democratico e Pier Luigi Bersani dovrebbero mostrare coraggio e, appunto, ecletticità.

A proposito di mister Berlusconi, sedicente liberale, sarebbe molto interessante assistere anche a una sua discussione in lingua inglese in un auditorium accademico internazionale con pubblico e domande non preconfezionate.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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7 Commenti

  1. Francesco Cerisoli

    Ah ah! Si, col discorso scritto “gud morning evribadi….”
    Ma seconde te, Andrea, c’e’ VERAMENTE ancora tempo per sanare la piaga del monopolio televisivo berlusconiano? Non dico dall’opposizione (che e’ ridicolo anche solo pensarlo), ma anche vincendo largamente le elezioni.
    Per come sono andate e stanno messe le cose, quel problema li’per me si risolvera’ (e ne vedremo delle belle, spero) quando Berlusconi uscira’ fisicamente di scena (cosa che potrebbe accadere anche fra una 15na d’anni).

  2. Andrea Ballabeni

    Francesco,
    penso che, sul piano del “realismo”, tu abbia ragione. Realisticamente non scommetterei un centesimo che il centrosinistra riuscira’ (anche se dovesse vincere le prossime elezioni) a risolvere il problema del controllo televisivo prima dell’uscita di scena di Berlusconi.
    Pero’ penso anche che con il piccolo cabotaggio non si andra’ mai da nessuna parte. Al massimo si puo vincere una qualche elezione qua e la ma non si potranno mai cambiare il modo di pensare e produrre grandi cambiamenti.
    Non scommetterei nemmeno un centesimo sul fatto che il centrosinistra riuscira’ (anche se dovesse vincere le prossime elezioni) a legalizzare matrimonio ed adozioni per coppie omosessuali.
    Pero’ penso che il centrosinistra debba in ogni caso parlare e combattere fin da subito per un sistema di informazione libero e plurale e per legalizzare i matrimoni omosessuali.
    Bisogna decidere se parlare solo di argomenti popolari o, piu’ coraggiosamente, parlare anche di argomenti meno popolari e piu’ difficili da capire per parte dell’elettorato. L’approccio bersaniano segue la prima opzione. Io preferirei di gran lunga la seconda opzione. E sono ben consapevole dei molti rischi elettorali legati alla seconda opzione.
    E’ per questo che mi auguro che, anche dall’opposizione, si parli, oltre che di “lavoro e salari”, anche di temi piu controversi ed impopolari e, come maggioranza (se per caso si riuscira’ ad essere maggioranza nel 2013), si combatta per legiferare su questi temi.
    E’ soprattutto, a mio avviso, una questione di cambio di mentalita’.
    Andrea

  3. Maria Chiara Carrozza

    Non è soltanto questione di coraggio di parlare di argomenti scottanti o controversi,
    c’è anche la disponibilità ad ascoltare e accettare una discussione civile e rispettosa. In Italia si dovrebbe ripartire dalla scuola per educare al rispetto, alla democrazia ed alla laicità delle istituzioni.

  4. Francesco Cerisoli

    Si, va bene, soffro di realismo sfrenato (ma ciononostante non mi sento affatto un bersaniano). Sara’ che vivo in un paese dove domina un pragmatismo al limite dell’irritante, e me ne sono intossicato attraverso il karne melk.
    Comunque non nego che la “spinta ideale”, il partire dalla scuola, parlare alla testa etc.. siano importanti. Ricordiamoci pero’ che come dice Civati questo paese e’ ibernato dal 1994, e se i titoli di telegiornali e quotidiani sono disperatamente gli stessi (“Fini, si al presidenzialismo ma con doppio turno”, “Si alle riforme, ma solo se c’e’ dialogo”) e’ perche’ quei telegiornali e quei quotidiani sono intrappolati nell’incantesimo del monopolio PROPRIO dal 1994.
    Molti di quelli che scrivono qui, in questa Italia ibernata, ci sono cresciuti. E alcuni, tipo me, se ne sono andati scoraggiati, nauseati, esauriti. E con una certezza: l’opposizione NON sara’ mai abbastanza forte da rovesciare il tavolo. Non per mancanza di sostegno, ma per assenza di progetto e coraggio. Cose di cui l’attuale (attuale da 15 anni) classe dirigente e’ completamente sprovvista. Quindi delle due, l’una: o l’autocrazia mediatica si estingue con l’autocrate, o una opposizione rinnovata e non compromessa la spazza via.

  5. Maria Chiara Carrozza

    io sono per la seconda: una oppozizione rinnovata e non compromessa la spazza via… magari ! proviamoci. Io vorrei provarci. E tu?

  6. Francesco Cerisoli

    Io spero nella seconda, e ci provo, anche, ma con l’esperienza accumulata credo che ci dovremo accontentare della prima…

  7. irene

    Ciao,
    incredibile ritrovarti qui! ti ricordi di me? ero una delle piccoline nella Self Atletica…ora sono rientrata a Reggio.
    Complimenti per i tuoi studi…
    un abbraccio
    Ire

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