di Mario Berlanda

(foto: Tony the Misfit)
La sferzante lettera dell’imprenditore di Adro che si è accollato il costo della mensa dei bambini figli di genitori morosi, interroga dalle fondamenta la ricca società italiana, e in particolare quella del nord. Ce n’è per tutti: per le amministrazioni leghiste che scherzano col fuoco, per un’idea di destra che ha smarrito ogni senso della giustizia e dello Stato, per la Chiesa che ha venduto l’anima in cambio di un pezzo di legno nelle aule.
E ce n’è anche, e parrebbe strano il contrario, per la sinistra.
Uno dei tanti interrogativi che suscita questa forte presa di posizione è: perché una persona che ragiona così non vota a sinistra?
Le risposte possono essere tante, dalla storia personale di ognuno, al fatto che, con buona pace di molti benpensanti di sinistra, ragionare con argomenti stringenti e senza perdere una dimensione fortemente etica della politica, della società e delle relazioni umane non è affatto un patrimonio esclusivo della sinistra. Per fortuna.
Il punto centrale, però, è un altro. Persone cosi non votano a sinistra per la semplice ragione che la sinistra non ha nulla da dire a troppa parte della società italiana. O, almeno, non ha nulla da dire su quelli che, di volta in volta, sono i temi centrali del momento storico che stiamo vivendo.
Quando va bene, la sinistra ci arriva con un decennio di ritardo, ma intanto “….. la realtà è più avanti!” (G. Gaber).
Questa situazione dura da un’intera stagione politica: quando la società italiana dopo Tangentopoli chiedeva un unico e forte partito riformista, DS e Margherita pensavano solo a come ritardare in ogni modo la nascita del PD; quando la battaglia di civiltà richiedeva una legge forte sul conflitto di interessi, la sinistra pensava agli inciuci della bicamerale; quando erano i temi eticamente sensibili ad essere percepiti come la discriminante più autentica fra il vecchio e il nuovo, si confondeva la senatrice Binetti con l’intero mondo cattolico.
Oggi, che la sfida vera – quella che viene percepita da chiunque come tale – sono le conseguenze economiche e sociali della devastante crisi che ha sconvolto tutto l’occidente, la sinistra cosa propone? Nulla, il vuoto pneumatico, una temperatura “non pervenuta” sul tabellone del meteo della politica.
La ricetta della destra in salsa leghista è semplice, comprensibile e soprattutto concreta: qui non c’è più lavoro per tutti, gli immigrati se ne tornino a casa loro, gli italiani ricomincino a fare i lavori che avevano abbandonato.
Centinaia di imprese stanno riducendo il personale pagando il TFR ai ragazzi africani che avevano assunto negli anni scorsi per fornire loro i mezzi per tornarsene da dove sono venuti.
E’ giusto? E’ sbagliato? Onestamente non lo so, probabilmente stiamo rimandando a casa i migliori, i più forti, i più giovani e ci stiamo tenendo qui le loro fasce più deboli o problematiche e quindi, nel lungo termine ….
Però se non si trova una soluzione, quale essa sia, alla crisi economica ed occupazionale in atto, arriveranno guai peggiori per tutti, immigrati in testa.
Sarebbe interessante sapere come vengono comparate le statistiche sulla disoccupazione fra i vari paesi, visto che da noi, fra CIGO, CIGS e disoccupazione sommersa, ci sono milioni di disoccupati che ufficialmente non lo sono. Ma fino a quando – e con quali risorse – verranno prorogate le varie Casse in deroga? La sindrome greca è dietro l’angolo anche per noi?
Nel 2009 hanno perso il lavoro i figli, centinaia di migliaia (o milioni) di lavoratori a termine, di interinali, di collaboratori a progetto, di partite IVA fasulle; per loro niente ammortizzatori sociali, neppure di una menzione nelle statistiche, un calcio nel sedere e basta. A loro, almeno finora, hanno pensato i genitori, ma adesso sta arrivando anche il loro turno, quello dei dipendenti “garantiti” a cui scadranno nei prossimi mesi le varie Casse integrazione in atto. A loro dovranno pensare i nonni?
E intanto, tanto per dare la cifra reale della situazione che stiamo vivendo, si allunga la catena dei suicidi dei disoccupati, certo, ma anche di diversi imprenditori.
In tutto questo scenario da incubo, la sinistra dove è? Qualcuno ha visto o sentito qualche politico di sinistra fare delle proposte articolate ed economicamente sostenibili per fronteggiare questa situazione? Quale é la ricetta del PD per uscire dalla crisi, cercando di coniugare solidarismo, finanze pubbliche e situazione concreta meglio di quanto non sia in grado di fare la Lega?
Va bene il turismo e la green economy, ma adesso che i congressi e le campagne elettorali sono finalmente finiti, qualcuno è in grado di partorire un’idea idonea a dare una risposta qui e ora all’impressionante numero dei posti di lavoro che sono andati o stanno andando in fumo?
Con una scelta dell’obiettivo che tradisce l’assenza di proposte reali ed incarna plasticamente quanta poca sintonia ci sia fra la sinistra ed il mondo produttivo, Bersani si è fatto il suo giro preelettorale mattutino fuori i cancelli della FIAT, che notoriamente è vista dagli imprenditori come la madre di tutti i carrozzoni e dai lavoratori come il simbolo di un’aristocrazia operaia fuori dal tempo e dallo spazio. Infatti abbiamo visto come è andata a finire in Piemonte. Di Lombardia e Veneto invece non ne parliamo proprio, che è meglio.
E, dulcis in fundo, la riflessione sulla batosta elettorale sta decollando – udite, udite – sull’appassionante tema della forma e sull’organizzazione del partito.
Il PD è sempre più un partito di insegnanti e di pensionati e come tale si regola, facendo finta di credere che le risorse siano infinite almeno per queste categorie sociali o contando sul trend demografico che ci pronostica un futuro gerontocratico. Ma sbaglia, sapendo di sbagliare.
Fateci caso: il partito che è l’erede della tradizione marxista in Italia, affonda nelle urne perché non è in grado di elaborare una risposta al passo con i tempi sull’economia e sul lavoro.
Una nemesi perfetta.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





WOW, bellissimo intervento.
E ci vorrebero si delle scelte coraggiose!
Per esempio, e’normale che la Glaxo se ne vada da Verona (che mi dicono e’al Nord, guarda un po’…) e madni a spasso 500 ricercatori? Cosa facciamo per tenerci le multinazionali, del farmaco in questo caso? Perche’ vanno in Cina, pure loro? E’ solo una questione di stipendi?
Francesco, mi sapresti dare un link per la dipartita della Glaxo?
Bravo.
Non so, c’è qualcosa che non mi convince in questa invettiva. E’ tutto giusto, sopratutto la denuncia della vera drammaticità della crisi e del rovinoso declino che temo aspetti l’Italia (sopratutto l’Italia, più del resto del mondo…). Però le proposte credibili per uscire dalla crisi – proposte politiche ed economiche – il partito le ha (ha proposto aumento di ammortizzatori sociali, flexsecurity variamente declinata, redistribuzione del reddito per via fiscale, aumento fondi per la ricerca, politiche industriali pro green economy che, a, dispetto di quanto si dice qua sopra, non sono una giagulatoria).
Il fatto è che sono proposte che nessuno vende davvero, o peggio vengono vendute sbagliando tutto (tipo andare a Mirafiori e non girare per le impresette venete). E il fatto è che nessuno prova ad attaccare le “soluzioni” della lega nel merito.
Ma, sopratutto, anche se sono convinto che se esiste una uscita dalla crisi questa passa per green economy/ricerca/conoscenza/turismo/paesaggio e bel paese, la realtà è che nessuno sa bene come se ne uscirà. E purtroppo, è questa mancanza di credibilità del futuro che da spazi sterminati alla lega, ossia a chi vive nel passato
E’ vero! Tutto!
E pero’ cosa possiamo fare?
Io credo continuare a insistere con determinazione e senza troppo astio dentro e fuori dal PD. Cercando di fare cose concrete _ difficilissimo _ e nella giusta direzione…
[WORDPRESS HASHCASH] The poster sent us ’0 which is not a hashcash value.
Corrado, se concordi sulla drammaticitità della crisi, come fai a tollerare che questo non sia (perchè non lo è affatto) il primo punto dell’agenda di un partito che dice di difendere le classi più deboli ed il lavoro?
Quanto alle proposte, non intendo dire che quanto proposto non va bene. Sottolineo solo il fatto che queste cose, quando va di lusso, ce le diciamo fra di noi ed avanzo anche il dubbio che, senza un quadro strategico un po’ più articolato e supportato, siano nel loro complesso totalmente inadeguate alla gravità della situazione complessiva, che è un po’ quello che dici anche tu quando dici che “nessuno sa bene come se ne uscirà”.
Permetti allora che sentendo gli “abbiamo quasi vinto” o il ripartire il dibattito sul “partito federale” (ed altre amenità del genere) uno si chieda davvero: ma questi ci sono o ci fanno?
Antonio
Questa e’ la notizia piu’ recente che trovo
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2010/2-aprile-2010/glaxo-sindacati-frenano-aptuit-non-fa-ricerca-1602766028588.shtml
Qui una storia piu’ dettagliata
http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2010/02/06/23_C.php?uuid=8e1ffaf6-12ea-11df-a87b-379a4ea808e6&DocRulesView=Libero
Quando i cosidetti “vertici” passano il loro tempo a giocare a “la più bella del reame”, a farsi le scarpe a vicenda, nel timore che l’altro ne combini una giusta e prenda più voti (non penso proprio di star farneticando), quando i discorsi di oggi sono la fotocopia di quelli di ventanni fa, come si può sperare di convincere gli elettori?
Cominciamo col dire, in modo “Forte e Chiaro” che l’acqua è un bene e non una merce (non tutti nel PD la pensano così), cominciamo col dire che il nucleare è un fallimento, e che l’EPR francese è inaffidabile, cominciamo con l’informare, in modo semplice e chiaro i cittadini suo reali vantaggi della “Green Economy” (che ci sono eccome) in termini di posti di lavoro, risparmio economico e di qualità della vita e dell’ambiente.
Torniamo a parlare alla gente, come faceva il PCI di Berlinguer, dei loro veri problemi, non di quelli di Dalesconi e Veltrusconi e degli altri “capponi” che voglono fare i galli.
Torniamo in mezzo alla gente come fa oggi la Lega, ma in modo onesto e moralmente ineccepibile.
@Mario: non volevo fare la difesa d’ufficio dei dirigenti PD. Anch’io concordo sull’assurdità del mettersi a discettare sul partito federale e sul patetico “abbiamo quasi vinto” e pure sul fatto che il PD non riesce non dico a cambiare l’agenda del paese, ma nemmeno la sua. Il fatto è che non è davvero facile oggi, anche se si hanno singole buone proposte, “vendere” una prospettiva di futuro migliore dell’oggi, come è compito della sinistra. E’ molto più facile vendere un bel ritorno al passato. Per questo sono indignato come te da dirigenti che continuano a guardarsi l’ombelico e a difendere il loro declinante potere, ma un po’ capisco la difficoltà enorme che abbiamo – tutti – davanti per costruire un progetto nuovo.
@Francesco: già, ma ci vogliono i militanti che dedichino il loro tempo a farlo, e sappiano farlo bene….
@Corrado
Io piu’ che tirare su circoli del PD in terre di miscredenti e fare il paladino dei ricercatori precari che devo fare? Certo se il chiuaua dell’ultima parlamentare del mio partito mi stesse a sentire quando gli dico “guarda che questo e questo provvedimento del Governo sono scandalosi, guarda che bisogna presentare un emendameno per questo e questo…” sarebbe anche piu’ semplice apparire come un partito che tiene il polso dei problemi della societa’!
Poi, sai, pe pote’ campa’ so’ dovuto emiCra’, come diceva Abatantuono…..