Per una politica dei diritti in Toscana

IMille pubblicano con piacere questo documento dell’Associazione Africa Insieme, del COSPE – Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti e della Fondazione Michelucci


(Happy Ramadam; Hamed Saber)

Intolleranza, discriminazioni, nuovi razzismi: il panorama italiano è sempre più contrassegnato da un’involuzione culturale, sociale e politica che rischia di avere conseguenze drammatiche, sia per la vita di centinaia di migliaia di cittadini migranti, sia per la coesione sociale complessiva.

Quella a cui stiamo assistendo è una preoccupante saldatura tra fenomeni diversi, che sembrano convergere nella costruzione di una idea di “comunità” (nazionale o locale che sia) sempre più escludente.

Da un lato, con il “pacchetto sicurezza” il governo Berlusconi inasprisce la normativa in materia di immigrazione: l’introduzione del reato di clandestinità e l’aumento dei tempi di permanenza nei CIE/CPT disegnano uno spaventoso meccanismo di
criminalizzazione dei migranti privi di permesso di soggiorno; nello stesso tempo, l’inasprimento delle norme sul ricongiungimento familiare, l’aumento della “tassa” per il rinnovo dei documenti o l’introduzione del “permesso di soggiorno a punti”
ostacolano i processi di inclusione degli stessi migranti regolari.

Parallelamente, assistiamo a un progressivo degrado del discorso pubblico. Soprattutto negli ultimi due anni, mass-media e opinion leaders hanno contribuito a impoverire la percezione collettiva dei fenomeni migratori, consegnandola a retoriche semplificate e discriminatorie: l’equazione immigrazione = criminalità, l’insistenza sul contenimento numerico dei flussi, l’ossessione per le “regole” tutte a senso unico (in un paese che premia l’elusione e il disprezzo delle regole, ad essere stigmatizzati sono sempre i soggetti meno garantiti).

Infine, assistiamo al diffondersi di violenze a sfondo discriminatorio e razziale: se l’episodio di Rosarno, anche per la sua straordinaria gravità, ha guadagnato gli onori delle cronache nazionali, vi sono in Italia episodi quasi quotidiani di violenza che spesso non vengono raccontati da giornali e televisioni. La giornata di mobilitazione del 1 Marzo promossa dagli immigrati, rom e rifugiati a sostegno dei propri diritti, ha cercato di dare sbocco ad una sofferenza di molti di loro che si è fatta sempre più insostenibile di fronte alle politiche di criminalizzazione portate avanti sia dal governo nazionale sia da non pochi enti locali.

Le amministrazioni della Toscana – a partire dalla Regione, fino alle province e ai comuni – hanno rappresentato finora, sia pur con molte contraddizioni, un laboratorio di sperimentazione di pratiche diverse. In tempi recenti, per esempio, proprio mentre il Parlamento discuteva il “pacchetto sicurezza”, la Regione varava una propria legge in materia di immigrazione di segno opposto, che garantiva a tutti – compresi i migranti irregolari – l’accesso alle prestazioni sanitarie e ai diritti elementari della persona.

Queste politiche sono tuttavia molto fragili, perché indebolite e delegittimate dalla “mancanza di consenso” attorno ad esse. La questione del consenso è diventata centrale nelle trasformazioni profonde che investono il modo stesso di pensare (e fare) politica. Oggi, chi si candida ad amministrare un territorio deve fare i conti con la costruzione del consenso: e il consenso si fonda, a sua volta, sulla capacità di assecondare umori e timori del corpo elettorale, sulla capacità di fornire risposte immediate e comprensibili. Per un Sindaco, è molto più facile (e persino politicamente corretto perché in sintonia con la “gente”) assecondare la richiesta di azioni securitarie e repressive, piuttosto che costruire difficili politiche di lungo periodo, fondate sull’inclusione sociale e urbana. Anche in Toscana si avvertono segni di una pericolosa involuzione del discorso pubblico e politico: anche chi, fino a ieri, perseguiva politiche ispirate a valori di democrazia e sicurezza sociale, rischia oggi di cedere al richiamo “popolare” degli egoismi sociali e dell’intolleranza.

Noi pensiamo che questi processi non siano inevitabili e irreversibili: è ancora possibile, in Toscana come ovunque, prendere consapevolezza dei rischi di un populismo acritico, ricostruire un discorso pubblico equilibrato e inclusivo, e promuovere politiche di cittadinanza e di estensione dei diritti per tutti.

Vorremmo perciò cogliere l’occasione del rinnovo del governo regionale per un primo momento di riflessione su questi temi: pensiamo ad un incontro fra amministratori, intellettuali, operatori, associazioni in cui all’analisi si affianchino proposte operative, praticabili già da oggi da governi locali e pezzi di società civile. Un momento di riflessione che unisca la concretezza delle proposte al respiro dell’analisi, in cui non ci si limiti ad analizzare le tendenze dell’oggi, ma si gettino i primi semi condivisi di una politica di coesione sociale e di convivenza.

Questo documento è frutto di una scrittura collettiva, alla quale hanno lavorato – oltre alle sigle che sono state scelte per comodità a rappresentare tutti – molte persone provenienti da ambienti diversi e che si sono incontrate attorno a un progetto comune. Tante di queste persone non appartengono a nessun gruppo organizzato, ma hanno dato il loro contributo di singoli militanti, studiosi, ricercatori, persone informate sui fatti, che da molti anni vivono in Toscana e desiderano che questa regione continui a rivendicare i
diritti di tutte le persone che la abitano.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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