Qui Fitoussi dice tutto, ma proprio tutto, sullo scandalo delle agenzie di rating che regalano profitti agli speculatori sulla pelle della gente comune, e sul suicidio idiota dell’Europa unita.
La Cina (e forse l’India) sarà presto il centro del mondo, e noi una triste periferia declinante. Peggio per noi, se siamo così fessi da distruggere l’Euro perché abbiamo paura di irrilevanti elezioni regionali in Germania, o di credere di poter fare a meno degli extracomunitari e restare ricchi richiudendoci nelle nostre villette a schiera e nei nostri capannoni di impresette che non sanno più produrre nulla di vendibile sui mercati internazionali.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Una delle responsabilità gravi dell’informazione, soprattutto televisiva, negli ultimi anni è di aver banalizzato il linguaggio in genere. Qualcuno potrebbe sostenere che è stato fatto per rendere democratica la fruizione delle notizie. Io credo che sia una sciocchezza: è stato fatto per favorire il mercato dell’informazione e tutti quelli ad esso correlati (pubblicità in primis). Effetto collaterale, ma non troppo, il sostegno fornito al potere da masse di “ignoranti informati” a cui destinare messaggi nemmeno tanto subliminali.
La banalizzazione della terminologia economica è avvenuta utilizzando a sproposito termini tecnici in associazione a metafore sportive e ripetendo come mantra facili assonanze concettuali, come quella della crescita del valore come effetto del mercato. Il risultato è che nessuno è più in grado di comprendere che la creazione del valore non può essere infinita: troverà il suo limite fisiologico nella mancanza di un ultimo acquirente (il cd. scoppio della bolla) ad un livello di prezzo non più sostenibile. In questo caso l’effetto riequilibratore del mercato funziona come ripartizione del danno ad una massa molto ampia di persone (il cd cerino in mano) entrate in gioco a livelli di prezzo troppo elevati. Il “macrosistema” si salverà affondando le centinaia di migliaia di singoli “possessori di cerini”.
Tradotto: se anche il popolo (non solo quello nell’accezione berlusconiana) si è convinto che per rimanere competitivi si possa agire solo sui costi umani (stipendi e servizi), questo stesso popolo, giustificherà tutti i tagli che riguardino altro dal suo orticello e che gli permettano di rimanevi all’interno relativamente immune alle crisi del sistema. Da ciò a far credere che solamente colui che partecipa al processo produttivo (brutalmente: solo chi lavora) deve avere “i diritti di cittadinanza” il passo è breve e non c’è più spazio per altro: solo scontro di egoismi e costruzione di muri.
Vale per un singolo Paese (Grecia, Spagna o Italia che sia) e per l’Unione Europea nel suo insieme:
se nessuno comprende più che uno Stato (o l’Europa come unione di Stati che è lo stesso) dovrebbe essere soprattutto un’“unione di cittadini”, che permetta un sempre migliore livello medio di “qualità della vita” (in senso amplissimo) a tutti i suoi partecipanti, le decisioni verranno prese sempre con l’obiettivo di costruire uno steccato a protezione degli egoismi.
Augurarci buona fortuna è la sola cosa che ci rimane da fare
Un saluto
Francesco Polverini