di Marco Simoni (per L’Unità)
Con la presentazione del programma dei laburisti, ieri è entrata nel vivo la campagna per le elezioni inglesi del prossimo 6 Maggio. In Inghilterra la presentazione del programma è un momento rituale molto importante: oggi tocca ai Conservatori, domani ai Libdem. Trovo spesso sorprendente quante cose si possano capire paragonando, con la dovuta cautela, l’Italia e l’Inghilterra, come ebbe una volta a suggerire Colin Crouch (il sociologo di “Postdemocrazia”). Per cominciare, il Labour ha sofferto per un quindicennio di una sotterranea, lancinante, rivalità tra i suoi due principali leader: Tony Blair e Gordon Brown.
Tuttavia non si è mai arrivato ad un vero redde rationem, le due “correnti” si affrontavano con le armi dello stiletto e dello stillicido. Si è dunque corso il rischio che la lacerazione finisse per coinvolgere tutto il partito, compromettendo non solo la tenuta del governo, ma anche la formazione delle classi dirigenti future.
Dopo tre vittorie elettorali consecutive e difficili anni di governo, Blair ha lasciato infine la premiership a Brown. Da prospettive italiche, ci si aspettava una guerra di logoramento contro il nuovo primo ministro, con gli uomini forti del partito che ne approfittavano per mantenere le loro prerogative. Al contrario, oggi è in prima fila una generazione di politici che era ancora studente quando Blair vinceva la prima elezione, accanto ai più bravi dei loro padri. Il partito appare molto unito nello sforzo di ribaltare il pronostico che vede favorito per la vittoria elettorale il conservatore David Cameron.
Alaistair Campbell può forse essere considerato il più blairiano dei blairiani. Per un decennio a Downing Street si è occupato di dirigere la strategia e la comunicazione del governo inglese, influenzando Blair forse come nessuno. Dopo essere uscito illeso dagli scandali per presunte manipolazioni di informazioni sulle armi di Saddam Hussein, è oggi in prima fila nella battaglia elettorale. I proventi del suo best-seller sugli anni con Blair sono devoluti al partito (i Conservatori, notoriamente, sono ricchi), gira l’Inghilterra per decine di iniziative, ma soprattutto lavora accanto agli strateghi di Brown per indebolire la credibilità di Cameron. Quest’ultimo, sotto lo smalto di una riverniciatura di propaganda, conserva la struttura tradizionalista e conservatrice dei vecchi Thatcheriani. Cameron sembra destinato dalla stampa a vincere le elezioni, ma ha un programma politico molto confuso, dal profilo tutt’altro che definito, e notevoli spinte centrifughe in un partito che non ha davvero riformato. Se, nonostante tutto, riuscisse a vincere di misura, il suo governo non sarà destinato a conseguire risultati significativi, né a durare. Ricorda qualcosa?iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Il paragone col Labour regge, quello coi Tories mi sembra un po’ forzato. Fra le altre cose, buona parte del partito inizia a considerare Cameron un po’ troppo moderno, e da quando i sondaggi hanno cominciato a mostrare un calo gli ha suggerito di darsi una regolata e tornare ai tradizionali concetti conservatori. Un po’ come han fatto con Fini, ma con la differenza che Cameron conta parecchio.
Il paragone mi sembra davvero molto forzato. Il sistema elettorale e’ molto diverso, il funzionamento del governo e del parlamento sono diversi, i partiti e la politica sono molto diversi.
Blair = Berlusconi? Non credo
E Campbell sarebbe perfettamente a suo agio nel peggio del peggio della politica italiana