
(foto: Katie Harris)
Quasi tutti i giorni passo attraverso un giardinetto frequentato anche da ragazzi delle superiori che ci vengono a passare le mattine in cui non vanno a scuola. Sui muri di una scalinata, gli unici muri disponibili, fra i molti graffiti, di cui nessuno degno di nota per estetica, spicca una scritta:
“voglio una vita all’altezza dei sogni ke ho”.
Proprio così: “ke”, invece di “che”.
Ogni mattina questa scritta, che è diventata per me una vera e propria ossessione, mi suscita pensieri diversi che vanno da “prima di sognare rispetta l’italiano” a “povera generazione alla quale anche i sogni sono stati rubati”.
Una riflessione seria, però, mi pare a questo punto necessaria. Una riflessione, ho detto, non una risposta, uno spunto, niente di più.
I tempi cambiano, è vero, e se cerco oggi su Google “sol dell’avvenire”, mi arrivano prevalentemente pagine che parlano di un film. Peccato, io volevo fare una ricerca su quella che è l’ultima ideologia della sinistra. Perché dobbiamo partire da quello che è finito, passato, per arrivare a quello che sarà in futuro.
Facciamo un altro passo indietro allora. Cerchiamo di riconoscere nello scenario politico internazionale e segnatamente in quello italiano alcune macroposizioni economiche: liberismo vs. protezionismo. Il liberismo “teorizza il disimpegno dello stato dall’economia perciò un’economia liberista è un’economia di mercato solo temperata da interventi esterni”. Il protezionismo “è una politica economica, opposta a quella libero-scambista, che tende a proteggere le attività produttive nazionali dalla concorrenza di stati esteri mediante interventi economici statali”.
Il Popolo delle Libertà – già Casa delle Libertà – doveva essere un partito di forte ispirazione liberista. Fatto salvo il fatto che Alleanza Nazionale è un partito di ispirazione post-fascista quindi fortemente protezionista. Il risultato è un governo che dice, sulla carta, di essere per il libero mercato, salvo poi proporre di statalizzare le banche. Possiamo dire però che, in definitiva, cavalca un progetto liberista globale. Si nutre di quello: se il mercato va bene, è perché il mercato funziona, se il mercato va male, è un sistema del mercato per riassettarsi.
Anche Obama, essendo statunitense, pensa ad un Mondo dove il libero mercato la fa da padrone. “Socialista”, d’altronde, è un insulto che in campagna elettorale era accanto a “terrorista”. Loro non concepiscono un Mondo protezionista.
Il Partito Democratico ha più volte dimostrato di non voler assumere atteggiamenti liberisti – vedi le lenzuolate di Bersani – e ha lungamente dimostrato di non fare più riferimento ad un modello comunista in cui tutto è statale e lo stato distribuisce lavoro e risorse. Quindi, siamo tutti d’accordo, il modello “sol dell’avvenire” è miseramente fallito. Almeno: noi del PD non aspiriamo più a questo modello.
Clinton, Democratico statunitense – di un certo peso, converrete con me – spiegava al Dave Letterman Show il suo pensiero: liberista, e in questo non differisce fortemente dal pensiero Repubblicano, ma con un attenzione ai più deboli.
Queste sono le premesse. Dopo c’è stato un congresso. Adesso gli organigrammi, le questioni ombelicali, le mozioni, le correnti, gli organismi dirigenti, il tesseramento, le sedi – tutte cose necessarie, probabilmente, badate bene – sono chiarite, sono decise, sono, nella peggiore delle ipotesi, compiti assegnati al relativo responsabile. Arrivo al punto: si dice che il PD non sia riuscito ad avere quella funzione di aggregatore dal basso che aveva il Partito Comunista. Io dico: quali “sogni” ha sollevato il Partito Democratico? Quali sono gli ideali di lungo termine ha? Quel’è la visione del Mondo che ci propone e che ci appassionerà? Cominciamo a parlare di questo, cominciamo a capire questo. Non bastano soluzioni reali. Ci vuole un progetto. Esagero: ci vuole una fantasia. Cominciamo a capire quali sono “i sogni ke ho”.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





C’è una scena di “Ladri di biciclette” di De Sica che mi ha sempre colpito. Quando gli rubano la bicicletta, uno dei primi posti dove il protagonista va a chiedere un aiuto è la sede del partito.
E’ vero che i vecchi partiti esprimevano “una visione del mondo” ma è anche vero che tenevano conto dei bisogni delle persone, persino di quelli più concreti. Da un certo punto in poi abbiamo smesso di interessarci di questa dimensione. Ed è profondamente sbagliato, perché nei bi-sogni c’è parte dei sogni. Dovremmo ripartire da lì.
Spero con tutto il cuore in una rinnovata classe politica.Il disgusto verso coloro che pur di non perdere i loro miseri privilegi se ne fregano del popolo,della Nazione,del partito di appartenenza.
Ora,vi osservo poi decido.Non voglio farmi prendere dall’entusiasmo come nel passato.Non sono giovane,ma credo che solo dai giovani può nascere la speranza.
Auguro a voi e a tutti coloro che credono in questo progetto che i vecchi non vi inghiottono o vi annullano e che vostra audacia sia premiata.