Giulio, il mio gatto, dormiva con me come sempre. Non ho sentito la scossa dell’una di notte [...] Poi, qualcuno è venuto a picchiarmi a letto, e mi ha svegliato. Ho gridato, forte, sovrastando con la mia voce il fragore di quello che si rompeva al buio dentro casa. Credevo fossero i soffitti che crollavano, e mi sono aggrappato alla tastiera del letto, sperando di non andare giù, anche se me lo aspettavo. Ero certo che fosse la mia fine.
“Oddio! Oddio!!” Non ho saputo dire altro. Mia madre, non ha detto nemmeno quello.
Avevo sempre sentito parlare da mia madre dell’ululato del terremoto. Mi sembrava una stronzata, e invece no. Il terremoto ha una voce, ed è un grugnito maestoso e profondo. Ma dal quarto piano di casa mia, non avrei detto che fosse la terra ad emetterlo. Per me, era il cielo. Sembrava un tuono infinito.
Federico d’Orazio dalle colonne del suo blog ricorda quella notte di un anno fa, quando alle 3:32 il terremoto colpi’ L’Aquila. iMille.org – Direttore Raoul Minetti




