E se non potessimo volare più?

di Marco Simoni (per l’Unità)

Scrivo il “Sine studio” di questa settimana mentre la cenere del vulcano islandese mi tiene bloccato, chissà per quanto ancora, sul continente americano. Mi trovavo a Montreal alla conferenza – ironia della sorte – degli europeisti: economisti, scienziati politici e sociali interessati allo studio del vecchio continente, quando lo spazio aereo che ci separava da casa è stato chiuso. È stata un’ottima conferenza in cui ho avuto il piacere di incontrare anche colleghi da università italiane, capitanati dal professor Ballarino della Statale di Milano: esempio di universitari che, sfidando la logica ignorante del potere italiano, continuano nonostante tutto a produrre ricerca di qualità, far laureare studenti, e tenere a galla il nostro Paese.

Reduce da tre giorni d’immersione totale in riflessioni economiche, politiche e sociali, non ho dunque potuto fare a meno di chiedermi cosa potrebbe succedere nel caso improbabile in cui questa eruzione durasse mesi, o anni.
Eruzioni di notevoli dimensioni hanno in passato raffreddato il clima: se fosse così anche stavolta, la natura non volendo troverebbe una soluzione ai nostri problemi di surriscaldamento globale, più efficace delle fallite conferenze internazionali. Sarebbero inoltre rilevanti le conseguenze di carattere economico e dunque politico legate a uno stop permanente delle comunicazioni aeree dirette tra l’Europa e il nord America. Si tenterebbero nuove rotte probabilmente, più lunghe e costose. Trasportare merci come la frutta e la verdura diverrebbe non conveniente, i fiori freschi nel nord Europa tornerebbero ad essere un prodotto stagionale. Non si mangerebbero più fagiolini in Inghilterra.

Nell’immediato, il crollo del trasporto aereo aggraverebbe ovunque la crisi economica, rinviando la ripresa. Allo stesso tempo, tuttavia, aprirebbe nuove possibilità. Immaginando che il blocco riguardasse il nord Europa, molte imprese sposterebbero i loro quartier generali a sud. Roma, Madrid, Atene, dovrebbero far fronte a un’improvvisa richiesta di maggiori infrastrutture. L’economia europea, così legata ai rapporti globali, dovrebbe contribuire a ricalibrare i suoi accessi internazionali là dove fossero ancora possibili. Allo stesso tempo, sarebbe imperativo intensificare scambi e rapporti con altre aree, a sud e a est del vecchio continente. Nuovi rapporti genererebbero possibilità di scambio creativo: economico, culturale; probabilmente anche nuovi conflitti.

Un vulcano ha scosso la vita di milioni di persone, sballottate in giro per il mondo. La cenere si poserà presto, speriamo, consentendoci di tornare a casa. Speriamo anche che ci lasci il desiderio, l’impellenza direi, di cercare e trovare nuove strade, laddove invece tendiamo a vedere sempre le solite rotte. iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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