Buone idee ovunque, eh?

di Tommaso Caldarelli

(foto: Spencer Finley)

L’inconsistenza dell’analisi e dell’autocritica del PD in questo momento mi stupisce e mi preoccupa un po’. Dopo il bombardamento delle regionali, quel che si è detto è che “non abbiamo vinto, ma neanche perso”. Dopo la sconfitta alle comunali questo è “un sostanziale pareggio”. Il progetto del “Partito del Lavoro” collassa davanti alle elezioni a Pomigliano d’Arco. E la punta di diamante della strategia per ripartire dovrebbe essere “un pd federale”.

A proposito della linea Prodi-Chiamparino, bisognerà senza dubbio sottolineare che, a parer mio, si sono fumati il cervello. E non capisco neanche perchè Prodi dica cose del genere, nel senso: spero si sia sbagliato, che l’abbiano capito male, ma non avendo lui smentito, evidentemente la pensa così.

Qualcuno mi deve spiegare in cosa aiuterebbe il centrosinistra lo spacchettamento del partito, se non a favorire l’alleanza al nord con la lega, pensata da qualche dirigente che s’è convinto, o che ha avuto una visione mistica, probabilmente, del fatto che ciò si possa fare e che sia un’idea valida; e l’avvicinamento al sud agli autonomisti di Lombardo, perchè quello governa, e ora come ora sta passando un guaio, e gli serve gente, purchessia.

Vorrei sapere come si elabora una grande strategia nazionale per il centrosinistra, se un segretario di partito viene eletto da queste mistiche entità federali, al nord alleate qua e la con la lega, dove ancora si crede che essa sia “la costola della sinistra” solo perchè si viene affascinati dai sindaci un po’ sceriffi e ci si stupisce che gli operai ormai votino chi gli promette di buttar fuori gli extracomunitari, che fanno il loro lavoro a metà del prezzo; al sud, essendo morte e sepolte elettoralmente in più di metà del mezzogiorno, alleate con chiunque abbia da regalare una poltrona.

La parte più curiosa è l’abolizione delle primarie, che hanno per due volte legittimato lo stesso Prodi a correre contro Berlusconi, con largo consenso popolare e verso la vittoria, e ora, proprio quando iniziano ad affermarsi come consuetudine valida, sentita e apprezzata, vengono trattate come una moda fallimentare e da abbandonare. Mentre invece la soluzione proposta è quella di un’elezione di secondo livello, che, come tutte le elezioni di secondo livello, mancherebbe di autorevolezza e rappresentatività, e servirebbe solo a far passare in secondo piano l’eletto, confinandolo in una teca asfittica, muta e di rappresentanza (Bundesraat tedesco, Presidente della Repubblica italiano).

La conseguenza, ben nota e mascherata o non sufficientemente ponderata, è che un segretario eletto in questo modo diventerebbe una figura da “dietro le quinte”, intento ad organizzare pacchetti di alleanze e ad individuare una figura da mandare al massacro verso le elezioni, invece di prendersi le sue responsabilità politiche in prima persona.

In breve, non capisco da cosa sia determinato questo sbandamento. Non è che se il popolo va verso il federalismo (che poi, questo è tutto da dimostrare), allora noi ci accodiamo al federalismo perchè sennò perdiamo il treno del popolo. E’ come il negoziante che, perdendo mercato perchè il negozio davanti è diventato più competitivo, per rimediare almeno qualche cliente sbadato si compra le copie scrause e cinesi di ciò che vende il concorrente. Il federalismo, istituzionale, fiscale, del partito (sic) si può pure fare, dipende come lo fai; e comunque, come tutti i modelli puramente “tecnici”, come tutte le soluzioni attenenti alla “forma”, non riusciranno a risolvere il problema di una virgola, se non si affrontano i nodi di sostanza.

Quale è la linea del PD (e del centrosinistra, pure DiPietro inizia a dover rispondere) sul presidenzialismo, semi-presidenzialismo, federalismo, riforma della giustizia, eccetera? Ok, “ci sarà un opposizione dura”: ma quale è la proposta alternativa? Se la linea è la conservazione pura e semplice dell’esistente, il partito lo si può pure fare comunale, continuerà a non avere niente da dire.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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1 Commento

  1. Gabriele Boccaccini

    Non condivido tutti i dettagli, pero’ il punto fondamentale non puo’ che trovarmi d’accordo. Questo gioco delle alleanze prive di contenuto e’ patetico (oltre che perdente). Prima o poi bisognera’ cominciare a dire cosa vogliamo, quale futuro immaginiamo, quali sono le nostre proposte. L’unica alternativa alla “paura” di cui si alimenta la destra e’ la “speranza” in un futuro migliore (non la resistenza, la conservazione e l’opposizione a oltranza). Il PD dovrebbe essere il partito guida del cambiamento, della modernizzazione e della meritocrazia, non il partito che sempre e solo “subisce” le proposte altrui e rimpiange il bel tempo che fu (fesserie nostalgiche come il partito del lavoro). Personalmente sono stufo si lamentarmi: vorrei cominciare a costruire qualcosa, a immaginare un futuro. La destra parla di riforme ma la realta’ e’ che l’Italia e’ strutturalmente sempre piu’ vecchia e bigotta, e il privilegio prevale sui meriti.

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