Requiem

di Ivan Scalfarotto

(Broken type di Vial3tt3r)

Seguire gli eventi di queste ore cercando di tenere un occhio sereno, provando a forzare le cose dentro lo schema delle cose che accadono nelle democrazie liberali è sostanzialmente impossibile. Si leggono i resoconti, si leggono i commenti, e la sensazione è quella che hai quando tiri fuori dalla sua confezione un cubo di Rubik e lo incasini per poter cominciare a giocarci: registri con un lievissimo senso di ansia che non lo vedrai mai più com’era prima.

Davanti ai fatti di queste ore provi a leggere i giornali, a capire, ma una specie di piccola nausea ti impedisce anche di entrare nel dettaglio, se il decreto sia interpretativo oppure no, se Napolitano avesse dovuto firmarlo oppure no, se il governo potesse o meno pronunciarsi su questioni di competenza delle regioni, se, se, se, se… quella che resta è la sensazione di aver definitivamente varcato un punto di non ritorno. Chi esce vincente da questa vicenda è questa sciatteria da impunità acquisita che segna non solo un precedente orrendo dal punto di vista istituzionale ma è destinata a diventare una specie di chiave interpretativa di tutta la nostra vita nazionale. Le firme messe là così, a penna o a matita, timbro o non timbro ecchissenefrega, quello che se magna er panino mentre fa la fila, una cavalcata wagneriana di scempiaggini chiusa dall’unanime acuto finale: si è fatto un enorme pasticcio e ne usciremo mettendo in piedi un altro enorme pasticcio. Ecco, abbiamo formalmente trasformato l’Italia in una pasticceria. A pensarci su, l’unica cosa che mi viene in mente è la tristezza tragica di certi pagliacci del circo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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4 Commenti

  1. Raffaella Petrilli

    Questa descrizione di quanto accaduto nelle ultime ore è perfetta. E è perfetta la descrizione della condizione emotiva che ha preso molti di noi, chi più chi meno, nelle ultime ore: nausea, difficoltà a trovare il bandolo di una matassa malamente aggrovigliata, il ridicolo di certe giustificazioni, l’ansia, la frustrazione, una tristezza di fondo.
    Guai, però, a restare così, a perdere la fiducia di capire nel dettaglio per riuscire a dipanare la matassa. Se riusciamo a tirare un bel respiro e a guardare le cose con distacco, riusciamo non solo a capire, ma anche a raccontare l’accaduto, in modo che sentano e capiscano tutti (siamo in campagna elettorale, no?).

    Insomma, spero che sapremo sfruttare mediaticamente, in questa campagna elettorale, la semplicità e la chiarezza del ragionamento: qualcuno non è stato capace di fare le cose per bene. Di chi è la colpa? La sua. Come un bambino prepotente e capriccioso, ricorre al papà per avere ragione a tutti i costi. Quale simpatia può provocare, questo bambino piagnucoloso e prepotente?

    Gli ingredienti per una campagna efficace ci sono tutti. Perciò, ora che la frittata è fatta, facciamo DUE cose, per favore:
    a) difendiamo a gran voce il principio della intoccabilità delle regole (contro le confusioni create a arte, ricordiamo quello che studiavamo al liceo: che non c’è nessuna opposizione “forma / sostanza” perché non c’è sostanza senza forma!);
    b) sfruttiamo la chiara ricostruzione dei fatti per impostare e praticare un limpido, efficace progetto di comunicazione elettorale.

  2. nessuno

    ….qualcuno non è stato capace di fare le cose per bene. Di chi è la colpa? La sua.

    ….difendiamo a gran voce il principio della intoccabilità delle regole

    ….efficace progetto di comunicazione elettorale.

    LE REGOLE SONO STATE TOCCATE E PURE PESANTEMENTE E NON DA ORA!!

    Forse un pò di coerenza “progettuale” sarebbe indispensabile quando ci si vuole “accreditare” elettoralmente!
    Con sincera simpatia per i putti della Robbia.

  3. Raffaella Petrilli

    Sì, è giusto: su (a) mi correggo. Non:
    “difendiamo a gran voce il principio della intoccabilità delle regole”
    ma
    “diciamo a gran voce che le regole sono state violate”.

    Diciamolo non per l”accredito elettorale’ (non so bene che cosa sia) ma per farlo capire a quante più persone possibile.

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