Perché non sia una sconfitta inutile

di Ivan Scalfarotto (per l’Unità)

L’unica cosa peggiore di una sconfitta gravissima è una sconfitta inutile. Il senso di frustrazione che milioni di democratici italiani hanno provato ieri mattina credo stia tutto là. Abbiamo perso queste elezioni regionali senza appello e senza nemmeno aver fatto molto, dalla Campania al Veneto, che rendesse la sconfitta un punto di partenza per la ricostruzione. In questa giornata nella quale tutti noi abitanti del nord ci siamo svegliati, nostro malgrado, parecchio più padani di ieri, due storie raccontano meglio di mille parole la nostra svogliatezza e la nostra miopia.

Nella provincia di Treviso, “Pars Infidelium”, Laura Puppato ha preso il doppio dei voti del più votato dei leghisti. A Monza, Lombardia Formigunensis, Pippo Civati ha surclassato in preferenze molti candidati del centrodestra. Pippo e Laura non sono due sconosciuti: entrambi presiedono forum del partito, entrambi siedono in Direzione Nazionale. I nomi di entrambi erano circolati insistentemente per la candidatura alla presidenza delle rispettive regioni e scartati senza troppe discussioni. Avrebbero perso lo stesso se avessero corso? Forse. Avrebbero perso in modo così disonorevole come chi li ha sostituiti? Forse no, ma non è questo il punto. Il punto è che oggi, in Lombardia e Veneto abbiamo perso l’occasione di avere in sella due leader credibili per il futuro, due persone la cui presenza in un ruolo di leadership avrebbe significato costruire sui territori un’alternativa solida e credibile per il domani.

E’ per questo che sentir parlare dal nostro segretario di un’inversione di tendenza aggiunge la beffa al danno: chi la gestirà l’inversione di tendenza, Bortolussi? O sentir parlare di modello ligure (nove sigle contro le otto del Titanic dell’Unione) quando l’unico successo a cui oggi possiamo aggrapparci è evidentemente quello politicamente opposto di Nichi Vendola, colui che abbiamo sottoposto all’attacco del fuoco amico poiché qualcuno sosteneva che con lui non avremmo vinto mai. Abbiamo tenuto una strategia debolissima sulle candidature, che quando non erano discutibili nel merito lo erano senza dubbio nel metodo: vedi il caso Bonino, candidata fuoriclasse capitataci più per inerzia che per precisa volontà.

Non siamo riusciti nemmeno dove la leadership bersaniana avrebbe dovuto spingerci al successo: avremmo dovuto essere quelli che parlavano al nord e ai ceti produttivi, e si è visto com’è finita. Aggiungiamoci l’astensionismo, il successo delle liste collegate a Grillo, la Lega che sfonda anche nelle regioni rosse e la sconfitta attesa nelle terre di Bassolino e di Lojero e si capisce quanto urgente sia a questo punto pensare in modo concreto e, se mancasse la lungimiranza, almeno con grande generosità al futuro. E certo non solo per chi ieri mattina si è svegliato, suo malgrado, parecchio più padano di prima.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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3 Commenti

  1. Francesco Cerisoli

    Caro Ivan
    E’ vero, si deve pensare a come rendere il PD un partito, non una lobby.
    Qui in Olanda siamo in campagna elettorale (causa amministrative e poi crisi di governo) da gennaio, e durera’fino a Giugno. Intanto i programmi: si parla concretamente di cosa fare, che stimoli dare all’economia, all’educazione, ai trasporti, e dove trovare i soldi (tagliare qui e non li’, aumentare l’eta’pensionabile, comprare o non comprare in nuovi caccia-bombardiere della NATO…). Poi i leader: chi ha perso le amministrative ha abbandonato il campo il giorno dopo, e parlo del nr1 del PvDA (i laburisti), che er anche mInistro dell’Economia, del numero 1 del SP (la sinistra estrema, per quanto estrema possa essere in Olanda), del numero 2 del CDA (i democristiani)…
    E allora, anche noi, da un programma puntuale ma non dispersivo e da nuove facce dobbiamo ripartire in Italia. Senza perdere tempo a cercare un nuovo segretario, il segretario puo’pure rimanere Bersani, ma a partire dall’inesplicabile “per l’alternativa” e’ora di cambiare!

  2. Marco Gatti

    Bravi, bravissimi. Siete (siamo) l’ultima spiaggia per riprendere a pensare e a progettare. Prograammi , programmi, programmi. basta risse televisive ma discussioni reali: l’ICI, un’imposta equa da ripristinare perché i comuni abbiano i soldi per dare i servizi (e qui si può aprire una breccia nella Lega); abolizione dell’IRPEF fino a 10.000 euro di reddito e sopra i 65 anni ecc. ecc.

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