di Riccardo Spezia
Il PD ha perso e di brutto. Questo è quello che penso di queste elezioni. Non credo (né ho qui tempo di farlo) che ci sia bisogno di riportare i tanti dati che scorrono. Chi non lo ammette fa un’opera di disonestà intellettuale.
Il centrosinistra, e ancor peggio il PD, per come è pensato è strutturalmente un comitato elettorale per le elezioni. Lo ha affermato il suo vice-segretario. Perché ora non si fa altro che pensare (dal basso all’alto) alle “alleanze” del 2013 e non alla politica che vuole fare. E’ questa la vera specularità rispetto al PdL.
Di fatto l’unico “partito” che fa politica è la lega. Tutto il resto è tatticismo esasperato, inutile, e che dovrebbe interessare poco.
E ora? Fare la guerra nel PD? Guardarci l’ombelico per i prossimi tre anni è sicuramente la più facile strada per la sconfitta perenne.
Non vorrei più sentire parlare di “congressi”, perché prima vorrei capire “per cosa”. Qual è il senso del PD? ha ancora un senso questa accozzaglia di vecchi perdenti? Fare un contenitore per contrastare qualcuno o qualcosa nel 2013? Ma per fare cosa? Gli elettori sono molto più intelligenti di quanto gli esperti (di sconfitte) dei caminetti del PD dicano spocchiosamente oramai da 15 anni. Questo congresso, per chiudere, penso che sia stata la più grande occasione mancata del PD. Si sono distribuite cariche e assegnate quote nelle spartizioni di sottogoverni (quelli che restano) e candidature e non si è riflettuto del senso di un partito riformista in Italia oggi.
E quindi? Che dovremmo fare dentro questo PD? Molti stanno già dicendo: ripartire dal territorio.
Lo stare sul territorio, una frase “di moda”. Vuol dire avere militanti, certo. E la sinistra ne ha sempre avuti storicamente. Solo che mentre tanti si smazzavano “sul campo” il tempo passava e molti militanti sono tornati a casa perché si sono rotti le balle di portare l’acqua agli stessi di sempre.
Lo “stare sul territorio” della Lega non è solo aprire i banchetti, quello lo fa anche il PD, non è solo stare nelle strade, nelle scuole, nelle fabbriche, ma anche (e soprattutto) far venire “dal territorio” i suoi dirigenti.
Dove stanno oggi i leghisti della prima ora? quelli degli anni 90, intendo. Speroni, Pagliarini, Ghigo, il sindaco di Milano, Gnutti etc … solo il grande capo Bossi e il suo braccio destro Maroni resistono della lega storica. Gli altri “vengono dal territorio”, e rinnovano naturalmente il partito che presenta sempre volti nuovi, giovani e dinamici. Che facevano 15 anni fa Cota, Zaia e tanti altri meno noti? Tant’è che Castelli (uno quasi storico) è stato trombato (e in primis da dentro, manco l’hanno ri-fatto ministro e gli hanno appioppato la patata bollente di Lecco .. oramai sopravvive solo nella naftalina di Santoro, forse).
Noi invece alla fine degli anni 90 (anche prima nei fatidici settori giovanili) avevamo: Veltroni, D’Alema, Bersani, Bindi, Bassolino, Fassino …. continuo?
Certo che 15 anni appresso a gente che poi non fa altro che collezionare sconfitte, politiche e numeriche, disaffeziona, mi pare naturale.
Ecco, due note, solo alcune riflessioni da cui partire. Non vorrei che si agisse d’impulso a questo risultato tanto brutto quanto da aspettarsi. E’ difficile in questi momenti sprecarsi per questo PD. Ma siccome il PD non esiste come partito, forse è l’occasione buona per spendersi direttamente per la società italiana ed europea.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Note che sono musica per le orecchie di chi vuole ascoltare. Ma qualcuno nel PD vuole ascoltare? mi sembra che noi democratci stiamo diventando come le particelle di sodio di quell’acqua minerale… ehi c’è nessuno?
Sottoscrivo ogni parola!!!
“Dove stanno oggi i leghisti della prima ora? quelli degli anni 90, intendo. Speroni, Pagliarini, Ghigo, il sindaco di Milano, Gnutti etc …”
tu sai dove stanno, Riccardo? Sono curioso.
Pagliarini mi sa che divenne parlamentare europeo con l’Ulivo, ma potrei sbagliarmi…
non sono andato a cercare i leghisti della prima ora, di certo non sono più nella classe dirigente della lega.
Il sindaco di Milano (Formentini), dopo i disastri fatti pare che sia finito nel PD. Usato sicuro, una nostra caratteristica …
Anche il Pd ha un suo territorio da cui sforna ogni anno dei candidati: la Rai! Come se un volto noto (Marazzo, Sassoli, Gruber, ecc.) possa colmare il vuoto che c’è dietro mentre invece innesca chissà quali pensieri negli elettori.
La domanda di Zuliani pero’ e’ interessante. Dove sono i leghisti dirigenti della prima ora? Io non lo so, ma se davvero sono tornati dalla politica alla societa’ civile – con un lavoro normale, non dirigenti in aziende municipalizzate paracadutati dall’alto – allora e’ subito spiegato il successo della lega: sarebbe un partito normale, dove la persone vengono dalla societa’, disegnano la loro parabola politica, e tornano alla societa’ dopo qualche anno, lasciando spazio a idee fresche delle nuove leve.
Dove sono, dunque, i dirigenti leghisti della prima ora? (Speroni, Pagliarini, Ghigo, Gnutti)
Basta una piccola ricerca, e l’idea di Antonio si dimostra fallace. Speroni è parlamentare europeo, Pagliarini è uscito dalla Lega ma fa ancora il politico, prima con i liberal di Capezzone, poi da “indipendente” nella Destra di Storace. Ghigo è di Forza Italia – lo è sempre stato – ed è in parlamento. Gnutti ha litigato con Bossi e poi è passato a Forza Italia, ed è morto nel 2008.
E la Trota Bossi promette di fare il figlio d’arte, in perfetto stile nepotista italiano.
Quindi non è che sono diversi, è solo che riescono benissimo a far credere di esserlo.
resta che non sono più nella lega, non sono ministri, dirigenti, candidati presidenti di regione.
Speroni sta all’europarlamento ed è uno dei più assidui e di quelli che fanno più lobbing. Per motivi che non condividiamo ma ottiene i suoi risultati …
E’ vero piuttosto che il banco di prova sarà tra 10 anni, se avranno ancora gli stessi anche dopo che perderanno (perché qualche volta perderanno anche loro) o se rinnoveranno.
Perche’ tra 10 anni, Riccardo? La Lega e’ nata 25 anni fa, e questi ci stavano gia’ dentro. A che ti servono altri 10 anni?
perché i primi erano “pionieri”, ora ci sono i “politici” e ora hanno ministri, presidenti di regioni, sindaci, assessori. Ora si stanno formando la loro classe dirigente. Tra 10 anni vedremo se sarà diventata una “casta”, vedremo se saranno sempre gli stessi di oggi.