L’Agcom non è il Bar Sport

di Elena Tebano

Assodato che è un caso di malcostume, sotto il profilo penale è davvero difficile da stringere”

Felice Casson

Ma su che diavolo sta indagando la procura di Trani? Di che accidenti sta accusando il direttore del Tg1, il presidente del Consiglio e il commissario dell’Agcom? Di essere rimasti troppo al telefono a spese dell’erario? Di aver manifestato un’opinione avversa ad Annozero e a Scalfari? O di non aver condiviso le dichiarazioni di Spatuzza, giudicate non credibili dalla stessa corte?”

Fabrizio Rondolino

Sul contenuto non sono affatto preoccupato perché è un diritto del presidente del Consiglio di parlare al telefono con chiunque senza essere intercettato anche surrettiziamente come, invece, avviene qui. Queste sono posizioni di tutte le persone perbene e di buonsenso. Sono posizioni non soltanto lecite ma anche doverose”

Silvio Berlusconi

Chiunque parli dell’inchiesta di Trani, in cui il premier Silvio Berlusconi è indagato per concussione e minacce, si preoccupa solo di capire se le accuse penali a suo carico reggano oppure no. Lo stesso premier e i suoi giornali non hanno smentito il contenuto delle intercettazioni trapelate, finora solo a pezzi e bocconi. Berlusconi, anzi, ha rivendicato le sue “doverose posizioni”.

Ormai, in Italia, è passata l’idea che certi comportamenti siano censurabili solo se costituiscono “reati”. Altrimenti tutto è permesso, o al massimo “malcostume”. Invece nella cosa pubblica, esistono responsabilità politiche che dovrebbero essere più importanti. Berlusconi non è solo un privato cittadino, è il premier. Se lui dice a un consigliere dell’Agcom (cioè dell’autorità che deve garantire l’imparzialità e il pluralismo della tv) di chiudere trasmissioni a lui invise, non è come se tizio al bar dicesse al compagno di bevute caio che deve esonerare l’allenatore della Nazionale

Le sue, poi, stando a quanto è trapelato finora, non sono opinioni o “posizioni”, ma ordini: “Ma che cazzo state lì a fare, fai un casino della madonna e di’ questa autorità fa schifo perché non decide nulla” avrebbe detto al consigliere Agcom Giancarlo Innocenzi (per altro un suo ex dipendente, poi suo parlamentare, poi membro di un suo precedente governo). E ancora: “Mi creda: se lei avesse un minimo di dignità, si dovrebbe dimettere”.

Non importa che queste imposizioni non siano reato e che Innocenzi abbia scelto di accontentare il “capo” (così lo definisce lui, non io). Importa che senza divisione di poteri, la democrazia non funziona. E che ci piaccia o no, l’informazione è il quarto potere di uno stato. Senza libero scambio di informazioni, senza possibilità di sottoporre l’operato dei politici e degli amministratori al giudizio dei cittadini, la libertà di voto è solo apparente.

Non è un crimine del codice penale a stabilire che certe cose non si possano dire. Ma è un attentato alla democrazia privare i cittadini della possibilità di formarsi liberamente le proprie idee. Soprattutto se viene da chi controlla il potere esecutivo (anche senza considerare che è la stessa persona proprietaria del 45% delle tv italiane, del 40% della stampa periodica e che controlla direttamente o tramite affiliati svariati quotidiani). Ve la immaginate Angela Merkel beccata a fare una cosa del genere? O Barack Obama? Intendiamoci, il potere politico ci prova sempre a controllare l’informazione, basti vedere il recente caso di Nicolas Sarkozy. Ma in ogni altro paese civile del mondo, se un politico viene trovato in flagrante nel tentativo di influenzare la libera stampa ha finito la sua carriera.

Un’ultima nota di “malcostume”. A Beatrice Borromeo che gli chiedeva “Direttore, le pare corretto essere a disposizione del premier?”, Augusto Minzolini ha risposto: “Io non sono a disposizione, lo sono come lei è a disposizione di Travaglio”.

Peccato che Travaglio sia un giornalista superiore in gerarchia alla Borromeo, mentre il premier fa un altro lavoro.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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3 Commenti

  1. enrico lanzavecchia

    condivido, ma non al 100%.
    la rilevanza penale diventa prioritaria quando le intercettazioni vengono trasmesse alla stampa.
    nè berlusconi nè innocenzi nè minzolini hanno dato buona prova di sè, ma l’abitudine di analizzare pubblicamente le conversazioni telefoniche private come se fossero dei dati di fatto è incivile e deleteria: anche un bambino capisce che il significato di una frase può cambiare radicalmente a seconda del tono, del contesto e del profilo caratteriale degli interlocutori. berlusconi è un venditore ed un imprenditore ruspante, abituato a parlare sempre più del necessario, a dare ordini piuttosto che pareri, a scadere facilmente nel turpiloquio. ce ne sono migliaia come lui in questo paese. ci si può rammaricare che sia diventato presidente del consiglio (a me ad esempio secca molto) e si può interpretare il fatto come un segno di degrado civile del paese, ma andare a misurare con il bilancino la corretteza etica delle conversazioni telefoniche di uno come il berlusca è inutile e meschino.
    vogliamo forse sostenere che gente come de mita, d’alema, casini, prodi o di pietro non ha mai fatto pressioni sulla rai o sulle autorità di vigilanza? che il sistema lo ha inventato ill berlusca?
    ma per piacere.
    lo avranno fatto meglio, in modo più elegante e sfumato, ma la sostanza è la stessa da decenni.
    se vogliamo risolvere il problema affrontiamolo alla radice e privatizziamo uuna buona volta quel carrozzone della rai

  2. Io condivido al 100%.

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