di Corrado Truffi (dalla mailing list imille-discussione)
1) è stato giusto prendere in considerazione ogni ipotesi, incluso l’Aventino
2) è giusto continuare a parlare ANCHE della porcata che hanno fatto col decreto
3) sicuramente hanno ragione tutti quelli che dicono che questa cosa è inaccettabile, incostituzionale, quasi un golpe, una intimidazione ai magistrati, ecc (Scalfari, Zagrebelski, ecc. ecc.)
e tuttavia
1) la realtà è che da adesso in poi l’unico loro ossessivo argomento sarà “avevano tanta paura di perdere che volevano vincere a tavolino” (Maroni stamani al tg3)
2) la realtà è che siamo obbligati a continuare a giocare con i bari. E’ la fragilità del sistema democratico che costringe gli onesti a giocare con i bari, i democratici a giocare con i non democratici. Funziona così, e sta a noi riuscire lo stesso a convincere e vincere.
2) quindi noi dobbiamo opporgli non tanto il non rispetto delle regole, quanto la loro insipienza e incapacità: “non sono manco capaci di presentare le liste perché litigano fra loro, gli affidereste il governo?”
3) e quindi l’unica cosa da fare adesso, con determinazione totale, è mandare il messaggio “spiazziamoli” (titolo di oggi dell’Unità”): ricominciamo a fare campagna elettorale sulle regioni, chiediamo alla gente di mandarli a casa ANCHE in quanto incapaci.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







2) la REALTA’ è che siamo OBBLIGATI a continuare a giocare con i BARI. E’ la FRAGILITA’ del SISTEMA DEMOCRATICO che costringe gli ONESTI a giocare con i bari, i democratici a giocare con i non democratici. Funziona così, e sta a noi riuscire lo stesso a convincere e vincere.
Le parole in neretto sono macigni che tu poni sulla strada artificiosa del “convincere per vincere”. Con chi vuoi aprire confronto?
I BARI barano e non ti permettono di vincere.
La REALTA’ va resa oggettiva e non mi sembra che ci sia spazio per confronti.
Dire OBBLIGATI cosa significa che il rapporto di forza si gioca nelle regole inosservate dai bari?
La FRAGILITA’ del SISTEMA DEMOCRATICO è avvertita solo dagli ONESTI, quindi è esiziale porli in condizione “vantaggiose” per vincere.
Dimenticavo. Sp(i)azziamoli si, ma dotiamoci di strumenti adatti all’uopo, non lasciamo la scelta delle armi al nemico!
Corrado, quanto dici è molto intelligente, ma il problema del (mancato) rispetto delle regole ha assunto una dimensione drammatica. Ho la netta sensazione che tra ieri e l’altro ieri si sia prodotta una rottura: il messaggio di Napolitano, a prescindere da quello che si può pensare della sua scelta, contiene una serie di considerazioni molto preoccupate; circolano notizie, che non mi risultano smentite, di un pesante ricatto che Berlusconi avrebbe fatto a Napolitano durante il colloquio che lui stesso ha definito “teso”; Prodi (non Di Pietro) dice di avvertire non solo amarezza e preoccupazione, ma anche paura. Insomma, non vorrei che noi sottovalutassimo in alcun modo il problema della torsione drammatica al quale sono state sottoposte le regole di base della convivenza democratica. Sia ben chiaro: tu non dici questo, lo so. Ed è una questione di sfumature forse. Ma io ritengo fondamentale, oltre a quanto tu dici, non perdere occasione per ribadire che le regole sono state violate in un modo che non ha precedenti.
Vero: anche nella lettera di Napolitano si leggeva paura e preoccupazione per una situazione fuori dall’ordinario. Il problema è, ora, elaborare il modo più efficace di ribadire la violazione grave delle regole, in un momento che è anche elettorale.
Corrado,
condivido in pieno. Per questo penso che non si debba scendere in piazza (la manifestazione diventerebbe immediatamente quella di chi “voleva vincere a tavolino e non si rassegna”), ma si debba piuttosto incentrare la campagna sulla loro inettitudine.
Però lo si dovrebbe fare con una campagna orchestrata: manifesti, interviste, sms, radio… pure col pongo se serve!
Vi prego di non tacciarmi di qualunquismo: bisogna manifestare, bisogna fare campagna, bisogna votare. Pero’ quanto successo deve farci pensare a cosa potrebbe aspettarci AL DI LA’ della normalita’ democratica.
Se il Governo riesce impunemente a ottenere di non dover rispettare le regole, come successo, e con l’avallo, impaurito, del PRep
Se ingabbia l’informazione (non vedo e non oso immaginare cosa diranno quei telegiornali che sono l;unica informazione per l’80% dell’elettorato)…
Le elezioni lombarde e laziali sono sicuramente illegali: ammettendo per assurdo che a vincerle fosse il PD, quanto passera’ prima che ineffabili legulei del PDL mandino tutto a monte?
A France’ se te spaventa fa quer passo…basta che pensi di farlo AL DI LA’ della illegalità democratica in cui ci troviamo…e una questione di scelte….
@nessuno: mi sa che quelli non aspettano altro che qualche pazzo faccia quello che “suggerisci tra le righe” per far tintinnare le sciabole veramente. L’esercito per le strade ce l’hanno già messo.
Quindi “calma e sangue freddo”. Mi pare che il PD e l’opposizione democratica intera si stia comportando bene. E questo è un buon segnale. Ora non bisogna demordere e attaccarli politicamente su questo scempio e sullo scempio che quotidianamente fanno nel malgoverno.
Il malgoverno del fare, facciamo capire che loro sono questo. Passiamo da una posizione culturalmente subordinata ad una culturalmente predominante.
D’accordo Riccardo, ma togliamo,perlomeno, la gabbia psicologia che vi attanaglia da troppo tempo con la “paura della rottura della pace sociale” instaurata da lorsignori a forza di bombe e stragi. Si fa passare l’idea che non si è mai pronti alla difesa estrema, che si rinuncia alla prevenzione e all’attacco…..hai voglia di cultura predominante da restaurare!!! Questi sono cani da fiuto, “sentono la paura”……Ti ricordo i vari tentativi di golpe sventati non solo ma anche dalla consapevolezza che se la dovevano battere con la “base del PCI”? E perchè tante manifestazioni sindacali pesavano sul tavolo? Perchè si scioperava e non si portavano in piazza i ramoscelli d’ulivo, ma i ferri del mestiere….oggi che facciamo chiediamo alla binetti il cilicio e glielo tiriamo? Su un pò di sana realtà legata ai tempi….a prescindere!
Non dargli occasioni di sguainare sciabole non ci mette al sicuro che loro lo facciano davvero. Diamo un segnale sicuro che stiamo attenti ai tintinnii.
Ma quando Te decidi a confermarmi l’amicizia su facebook. ?
Ciaoooooooooooooo
@Nessuno
ti prego di leggere in quello che ho scritto solo, per l’appunto, quello che ho scritto. Non sono contrario alle manifestazioni in generale, e ad es. ero favorevole al No-B Day, e mi sembrava anche folle che il PD non ci andasse.
Dico però che la manifestazione è uno strumento e non un fine, e va analizzata caso per caso come tutti gli strumenti: qual’è l’obiettivo? serve a raggiungerlo?
In questo caso, la manifestazione mi sembra controproducente, perchè non costruisce consenso al di fuori di chi è già convinto. Poi chiaramoci, non m’interessa convincere chi guarda il TG4, ma gli elettori poco convinti del Pdl sì, e quelli con una piazza che protesta contro il Tar e difende l’ideologia delle regole in quanto tali non me li porto a casa.
Con una campagna di comunicazione sul fatto che sia interesse di tutti votare per persone che non siano completamente inette, sì.
E questo non ha niente a che fare con il preservare la pace sociale. Rompiamola pure, ma con un piano che funzioni, non con le solite manifestazioni che servono solo a soddisfare chi scende in piazza.
@Stefano
Affermi che la manifestazione è uno strumento non un fine.
Lo strumento in genere aiuta l’uomo al conseguimento di un qualcosa, in base al suo utilizzo.
Il fine, scopo cui si vuole arrivare.
Manifestazione.
1)Una manifestazione è l’esposizione di un’opinione comune di un gruppo di persone. Le manifestazioni sono una forma di attivismo che solitamente si svolgono per mezzo di persone che si riuniscono insieme. In questo modo, l’opinione che si vuole manifestare prende significato grazie alla moltitudine di persone che sono d’accordo con essa e si radunano per dimostrarlo visivamente.
Le manifestazioni sono di solito utilizzate per mostrare un punto di vista (sia positivo che negativo) a proposito di un problema pubblico, specialmente a proposito di reclami o diseguaglianze sociali. Una manifestazione solitamente viene considerata di maggior successo se vi partecipa un maggior numero di persone. Argomenti per manifestare riguardano spesso la politica, l’economia e i problemi sociali.
Va da se che..: ..”…Poi chiaramoci, non m’interessa convincere chi guarda il TG4, ma gli elettori poco convinti del Pdl sì, e quelli con una piazza che protesta contro il Tar e difende l’ideologia delle regole in quanto tali non me li porto a casa.”…….appare un tantino “sconclusionato”!
La manipolazione mediale e i suoi risvolti (Chomsky, Chomsky che fine hai fatto…!) e le regole per creare consenso….non sono in piazza? Redarguisci il mancato appuntamento del pd con il No B-day….dimenticando la tua “analisi caso per caso…”, ma chi analizza chi e cosa stabilisce cosa?. Rivedere punto uno.
Forse tu confondi “la piazza” con altro……in piazza ci si va al FINE di MANIFESTARE le opinioni. Anche operai sui tetti sono “piazza”….vige la qualità delle opinioni……la quantità segue, se vuole.
C’è arrivato anche Bersani….
Dopo quasi 16 anni di berlusconismo non avevo certo bisogno della trovata geniale di venerdi per convincermi che “questa e’ gente che non rispetta le regole”, sarebbe invece arrivato il momento, a mio avviso, di convincersi della capacita’ strategica dell’avversario di trasformare sapientemente in vantaggio quelle che sono delle sue debolezze, quando queste vengono contestate e attaccate con un rituale ormai stanco e ripetitivo da “popoli” che si danno via via colore diverso ma che rimangono identici nella sostanza, nelle procedure e nella personalita’ politica.
Partecipai con convinzione alla manifestazione in difesa dello stato di diritto a Roma, in P.zza Navona, nell’estate del 2008, ma qualche settimana dopo, alla luce di quelle che furono le conseguenze di tanta attivita’, indiscutibilmente virtuosa, capii’ che il berlusconismo di tanto “virtuosismo” si nutre esattamente come un cancro che trae nutrimento da quella circolazione sanguigna che e’ necessaria e fisiologica al resto dell’organismo.
E’ la crescita dello spessore, della personalita’, della vitalita’ politica del principale partito di opposizione l’unica “cura” costituzionale a questo male.
Per ogni trovata del Nano dovremmo esigere dal PD non manifestazioni di piazza (o non solo!) ma maggiore rigore e vitalita’ interna, gente seria, idee presentabili perche’ pensate e progettate, capacita’ di stupire, di creare interesse e curiosita’, competenza, voglia di migliorarsi … insomma “Civatismo”!.
E contemporaneamente noi “sostenitori” o iscritti, dovremmo mettere al servizio di queste finalita’ la nostra capacita’ civile, invece di assorbirla interamente nella attivita’ di “sdegno tinto”.
Le piazze, i raduni, i gruppi FB, le grida indignate, i distinguo non sortiscono altro che l’effetto opposto: la crescita della radicalizzazione di cui il berlusconimso si nutre e che soltanto ieri, a distanza di 48 ore dalla porcata, lo portava di nuovo a proclamare, a reti unificate:” E’ il partito dell’odio e della critica sterile contro il partito dell’amore e del fare!”.
In un paese che recentemente ha dimostrato di anteporre, nella propria scala di valori interni, l’ideologica del “fare”, del “decidere subito”, del “muoversi in fretta”, a qualsiasi tipo di valore legato alla necessita’ di controllo e vigilanza su queste stesse attivita’, cosa volete che importi, in termini assoluti, il rispetto delle regole elettorali?
Siamo sinceri, la tentazione di sbarazzarsi a tavolino di qualche “bravaccio” berlusconiano c’e” stata e sono certo che molti di coloro che oggi vorrebbero scendere in piazza a protestare lo faranno per dare uno sfogo inconscio alla delusione per questa utopia svanita, piu’ che per la difesa sostanziale di principi. Sono pochi invece quelli che hanno capito che il fattaccio delle liste ha mostrato i limiti di una organizzazione politica inesistente e quindi debole, attaccabile sul piano delle idee amministrative con la semplice testimonianza della serieta’ e della competenza.
Se i temi amministrativi della campagna elettorale non ritroveranno presto le loro giuste collocazioni ed importanze ci ritroveremo ancora una volta nelle stesse condizioni: un’altra scopa regalata all’avversario, noi di mano e, tanto per cambiare, senza neanche una “denara”.
Saluti.
SI, OK, allora se Pertini diceva “A brigante, brigante e mezzo”, forse la strategia piu’ saggia e’organizzare le manifestazioni invece che in Piazza Navona o al Circo Massimo, a Saxa Rubra e Cologno Monzese. E in cima ai monti dove stanno i ripetitori televisivi. Vediamo come vanno le elezioni senza TV…
Massima stima alla bella analisi di Leoperutz. Ce ne vorrebbero di piu’ come lui.
@Nessuno
Dire che la manifestazione e’ uno strumento significa guardare agli obiettivi raggiunti dal No-B Day: ha creato un soggetto nuove, ha costruito nuove relazioni e ha influenzato l’agenda politica del PD. Per raggiungere questi obiettivi la manifestazione di piazza e’ lo strumento piu’ adeguato.
Sul qui e ora bisogna partire da una considerazione: sotto elezioni le iniziative politiche hanno senso soltanto se costruiscono consenso. In altri periodi possono avere altri obiettivi (aprire un’alleanza, costruire competenze…), a tre settimane dal voto no.
La domanda e’ semplice: una manifestazione di piazza porta voti aggiuntivi: no, per i motivi spiegati da Leoperutz. Ergo, non e’ lo strumento giusto.
Non sto dicendo che non si debba reagire, ma che bisogna farlo con lo strumento giusto fra i tanti (Cosa di cui Chomsky e’ ben consapevole, se proprio bisogna citarlo)
Una campagna di comunicazione che non difenda le regole per motivi ideologici, ma per ovviare al costo dell’inettitudine e’ uno strumento che puo’ costruire consenso fra tutti quelli che rischiano di perdere soldi se il Consiglio Regionale si perde per strada un timbro.
L’invito ai titolari di partita IVA a pagarla in questo mese con un giorno di ritardo e’ uno strumento in grado di costruire consenso (anche perche’ ricorda che in questo momento le tasse le si paga al centrodestra)
E sono tutti modi di stare in piazza, laddove la piazza non e’ solo uno spazio fisico, ma lo spazio di dibattito e di cittadinanza.
Quanto al “chi analizza caso per caso”, e’ un onere che va lasciato, come in tutte le cose, a chi ha le competenze per farlo.
La gestione del consenso e’ una professione come un’altra: ci si affida ai professionisti, li si sceglie in base alle loro capacita’, e li si valuta in base al risultato.
E per essere chiari, e’ una professione diversa dalla politica.
Leoperutz, lucidissimo!
E’ semplice: quando si tratta di comunicazione, è importante produrre dei risultati. Un’iniziativa che non produca risultati serve a mettersi a posto la coscienza: fatelo pure, ma io voglio vincere.
Secondo: l’elettorato da conquistare si sceglie in modo molto semplice. Chi vota il Pdl o la Lega senza voler andare a letto con Berlusconi o dare fuoco agli immigrati. Non ne restano molti, ma dovrebbero essere abbastanza.
Quanto al come convincerli, questi sono alcuni esempi di strumenti che possono produrre risultati in questo contesto:
- Una campagna di comunicazione sul costo dell’inettitudine: affissioni (che faresti comunque col faccione di Bersani, e non servirebbero a niente), sms (costo zero), volantini con messaggio contestuale al luogo di distribuzione (costo scarso), dichiarazioni ai media (che fai comunque, e generalmente fan venire il latte alle ginocchia)
- nelle dichiarazioni, concludere sempre con “Secondo voi, uno come Bersani/Penati/Bonino avrebbe rischiato di perdere tutto per essere arrivato in ritardo?” E questo dovrebbe essere l’unico momento in cui si parla del PD
- come detto sopra, invito ai titolari di partita IVA a pagare con un giorno di ritardo per questo mese. Mossa demagogica, vero, ma serve a ricordare che le tasse le si sta pagando a Berlusconi.
- per le piccole e medie imprese, finta lettera da parte delle aziende europee concorrenti, che li ringraziano in anticipo nel caso dovessero eleggere rappresentanti che si scordano di chiedere i fondi europei in tempo, lasciando quindi maggiori finanziamenti a disposizione degli altri Paesi europei
Questi sono esempi a caso, perchè un approccio serio richiede tempo e risorse. Ma, per dire, sono tutti esempi che vivono fuori dalla rete…
dovrebbero andare a casa, in quanto incapaci e criminali (alcuni, ovviamente).
ma putroppo sono 20 anni che girano e lo sconforto mi fa sospettare che resisteranno anche ‘sta volta
@ Nessuno:
- Un progetto politico per le regionali nasce necessariamente dai singoli contesti. Tu, Nessuno, le chiami “fontanelle”, io preferisco parlare di sanita’, ambiente, trasporti, infrastrutture, urbanistica, demografia ed immigrazione. Non vorrei sbagliarmi ma spesso si “e’ vinto” alle regionali proprio nel momento in cui ad esse veniva riconosciuta specificita’, affrancandole dalle strategie “perdenti” nazionali. Al contrario si e’ perso sempre e dovunque quando si e’ voluto trasformare le amministrative nell’ennesimo referendum “pro o contro” il B., consentendogli di “scendere in campo” con tutto il suo perverso prestigio.
- Il paese e’ spaccato perche’ la dialettica berlusconiana si nutre ed alimenta al tempo stesso, demagogicamente, una finta contrapposizione. Opera su schemi grossolani e schemi grossolani propone per costruire il suo consenso. Non e’ una invenzione del berlusconismo quella di concepire conflitti inesistenti per fare surf sulle onde umorali dell’elettorato. Chi adotta questa dialettica tiene in gioco la palla al Nano, chi invece la rifiuta gli mette il bastone tra le ruote.
- A Roma ( non saprei a Milano) il PdL non ha dimostrato di essere ne un partito di bari ne di stronzi ma semplicemente una accozzaglia di interessi conflittuali riunita alle spalle di una faccina presentabile, replicando la sceneggiata messa in piedi da Alemanno al comune. Con la vicenda del “panino” e’ venuta alla luce la lotta intestina che ha prodotto, in seno al PdL romano, la finta candidatura Polverini. E’ una cosa della quale occorre approffittare contrapponendo ai “pizzicaroli” della Polverini gente sveglia. Era questa la mia analisi, Nessuno. Neanche originale per giunta perche’ l’avevo letta su Repubblica, roba di Giannini credo.
- Loro hanno consenso e un sistema di potere feudale che lo alimenta ma non hanno un progetto politico, altrimenti sarebbero stati riconosciuti come destra europea e invece vengono “schifati” da tutti, compresi i liberali ai quali diconono di appartenere. La vicenda liste ha rivelato che non hanno neanche un partito. Queste cose non le dico io, le trovi scritte ormai sulla Treccani.
- I luoghi deputati “per la politica della fontanella”? Quelli di sempre! Le piazze (perche’ no? In piazza mica si va solo per manifestare!), alla stazione del tram, negli uffici pubblici, nei teatri, nei circoli per anziani, nelle parrocchie, nelle fabbriche in cig, alla rimessa degli autobus, negli ospedali … devo continuare? Ah … la rete. Si certo, anche la rete, purche’ non solo su quella o comunque non pensando che essa comprenda tutto il mondo.
- Se e’ il partito la forma associativa di base che la costituzione prevede per i cittadini per concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale ( art. 49? Boh!), allora viene da se che e’ la vitalita’ di questi la leva efficace, il moltiplicatore essenziale, per ottenere il cambiamento … non le piazze. Le piazze in questo momento rappresentano solo dispersione di passione civile (nella migliore delle ipotesi) o una controproducente “liturgia catartica” di massa (nel peggiore).
Saluti.
I partiti e le loro varie sigle in questo momento sentono la necessita’ di “inseguirle” le piazze piu’ che di starci come partiti. “Inseguire” perche’ lasciano alle piazze l’iniziativa di manovra che loro non riescono a progettare e a gestire negli ambiti propri (comprese le piazze)! Di nuovo la questione della vitalita’.
Senti qua che belle parole:
“In ogni caso, il dialogo con un movimento di opinione – specie con uno apertamente ostile – non si fa in piazza. Si fa, se lo si ritiene opportuno, con le posizioni politiche, cambiandole o aggiornandole. Lo si fa dicendo delle cose, e magari facendole.”
Fai un Google esatto per scoprire l’autore; che` solo a scriverlo, il nome, mi viene un crampo alla mano.
Saluti.