La destra moderna

di Stefano Augello

“Per chiunque al mondo Cameron è un regista che dopo aver accumulato miliardi indicibili facendo abbracciare Leonardo Di Caprio e un iceberg, si è appena rimesso a farne anche di più dipingendo Pocahontas di blu.
Per gli inglesi indigeni e adottivi come me, Cameron (David) è anche il tizio che ha ribaltato i Tories diventandone leader, e si appresta, salvo sorprese, a vincere le elezioni di maggio e porre fine al ciclo del Labour.
Non che la cosa, qui in Inghilterra, possa farci piacere, ma succedesse in Italia ci sarebbe da fare i caroselli. Perchè Cameron ha preso un partito che si era rifugiato in idee superate per l’incapacità di fare i conti con la realtà, e gli ha sbattuto in faccia il calendario: siamo nel XXI secolo, è tempo che ce ne si renda conto tutti.
Un pò l’operazione che aveva fatto Tony Blair negli anni ’90, ma a destra e 15 anni più tardi.

L’essenza della sua visione politica è tutta in questo video, ma per chi non ha 14 minuti a disposizione si può agevolmente condensare in un’analisi lucida del mondo contemporaneo, ed una piattaforma conseguente: viviamo in un’era post-burocratica, in cui gli individui hanno accesso a informazioni e strumenti che permettono loro di compiere scelte da cui erano tradizionalmente esclusi. Ed è un bene che sia così, perchè lo Stato non ha più abbastanza soldi per permettersi di compiere quelle scelte al posto loro. Quindi, lasciamo che siano le persone e le comunità locali a gestire una parte sempre crescente della propria vita.
E attenzione, non è una verniciata digitale sul lassez-faire reaganiano, perchè Cameron parla proprio di persone, e non aziende: e quindi propone, fra le altre cose, scuole autogestite dagli insegnanti e ospedali da medici e infermieri in forma di cooperativa.

Intendiamoci, forse è un alibi dietro cui nascondere un taglio del welfare tutt’altro che originale, ma è pur sempre un alibi che costringe a riflettere, e soprattutto che interpreta la contemporaneità. Una piattaforma politica per il 2010, che ridefinisce il perimetro tra destra e sinistra e che non sarebbe potuta esistere non dico 30, ma nemmeno 10 anni fa, all’apice del Blairismo.

Perchè i caroselli dunque? Perchè ciò di cui l’Italia ha un bisogno disperato, più e prima di qualsiasi altra cosa, è una vigorosa iniezione di XXI secolo. Tutti i nostri problemi, tutti, si spiegano con l’aver ostinatamente serrato gli occhi di fronte alla contemporaneità, e non è un caso se metà degli italiani è rappresentata da un leader fermo agli anni ’80, la tv commerciale, tette e culi, il liberismo reaganiano e la paura dei comunisti, e l’altra metà da un progetto politico azzoppato da due sessantenni che vanno avanti a farsi i dispetti dai tempi della FGCI.

Se non usciamo da quest’impasse l’Italia tutta non si rimette in moto, e nè l’Europa nè gli Stati Uniti si fermeranno a darci una mano. Ma per farlo c’è bisogno che sia la sinistra sia la destra si decidano ad entrare nel presente.

Noi stiamo qui ad applaudire le timide considerazioni di Fini, che nel cialtronismo retrogrado dei suoi compagni di partito sembrano utopici spiragli di progresso, ma se non fosse per una pari timidezza intelletuale del PD anche Fini apparirebbe per quello che inevitabilmente è: un figlio, più o meno brillante, di un’epoca in via di scadenza.

(Poi va beh, possiamo pensare all’effetto farsesco di un Cameron che fa un discorso simile in Italia: dal mettere online tutti i bandi d’appalto dei lavori pubblici, immagino con i dettagli dei festini nei circoli sul Tevere, al mappare la distribuzione dei reati in tempo reale, salvo scoprire che le aree terrorizzate dall’emergenza sicurezza erano molto più pericolose vent’anni fa) “iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Alessandro

    La lettura di questo post è di grande interesse.
    Prima di tutto ci indica un documento di prima mano, cioè un discorso del leader conservatore Cameron, cioè di colui che dato come favorito alle prossime elezioni in gran Bretagna, il quale qui spiega il suo programma di governo. Da rimarcare il suo approccio, non da politico, bensì da pubblicitario che deve convincere della bontà del suo argomento la platea dei possibili acquirenti. Nel merito non ci sarebbe poi nulla di nuovo – come invece pensa Augello. Da sempre le campagne elettorali della destra si fondano su due varianti: o il richiamo alla paura o quello agli interessi. Essendo la prima un’arma temporaneamente spuntata (i rossi non fanno più paura, dell’11 settembre meglio non parlare, visto quel che è successo dopo in Afghanistan e in Iraq, ecc.), ecco che torna utile la definizione di un programma antipolitico, antistatale, antiburocratico, all’insegna dell’equazione meno Stato uguale più soldi, o meglio “come governare il paese risparmiando e investendo diversamente i propri guadagni”. È una strategia originale? Mica tanto – almeno per chi conosce il nostro Brunetta che predica le stesse cose da noi.
    Il secondo interesse sta nell’interpretazione che ne dà l’autore del post e che in sostanza vuole dirci: ecco la destra moderna che vincerà perché è moderna, mentre i laburisti perderanno perché non lo sono abbastanza, quanto alla sinistra nostrana è condannata a perdere perché non lo è per niente, anzi è antica ed è rimasta ancorata al XX secolo. L’espressione più importante del suo commento è proprio questa: la sinistra deve entrare nel XXI secolo. Laddove torna uno dei miti d’oggi: il mito della modernità (il cui passepartout è diventato il sintagma è “XXI secolo”).
    Di chi è figlia una tale idea ricevuta? Ma del pensiero unico, che diamine! Se volessimo trovare una prova dell’attuale egemonia delle classi dominanti, dovremmo necessariamente menzionare questo stereotipo e il modo in cui circola anche nelle intelligenze che si definiscono a sinistra. L’aziendalizzazione dello Stato, la trasformazione dei cittadini in consumatori, la costruzione del consenso come tecnica pubblicitaria sono l’abc dei tempi moderni perché sono l’applicazione corrente del cosiddetto pensiero unico.
    Ma, a parte questo, vorrei chiedere ad Augello: e se fosse che il ciclo aperto da Blair sta per finire, oltre che per ragioni fisiologiche (l’alternanza non è altri che questo pendolo destra / sinistra, e viceversa), anche perché ha cavalcato l’onda di questa ideologia ed ora è, per così dire, scavalcato da altri più conseguenti sulla stessa strada? E se il problema fosse che la sinistra dovesse vincere o perdere, facendo la sinistra e nient’altro?
    Ci riflettano Augello e coloro che la pensano allo stesso modo. Se fossero stati anche loro nella FGCI , forse avrebbero letto Marx, Gramsci e qualche altro pensatore di quella medesima pasta, ed oggi sarebbero vaccinati contro l’ideologia dominante e un po’ meno naÏf nelle loro analisi politiche.

  2. Ciao Alessandro,

    credo che tu abbia travisato il mio pensiero in almeno tre punti fondamentali:

    1- Non e’ detto che Cameron vinca le elezioni, e anche se le vincesse non sarebbe necessariamente perche’ e’ moderno, anzi. Dal suo partito lo invitano a non calcare troppo la mano.

    2- Rispetto a quelle posizioni, una novita’ c’e': non critica il ruolo dello Stato per motivi ideologici, come fa tradizionalmente la destra conservatrice, ma su basi pragmatiche, ovvero non ci sanno piu’ soldi. E non propone l’intervento del marcato, in senso tradizionale, ma di qualcosa di molto simile alle cooperative, che non sono proprio un concetto reaganiano. (O brunettiano.)

    3 Insisto che il problema maggiore dell’Italia e’ di non essere entrata nel XXI secolo, ma non mi sognerei mai di dire che il XXI secolo sia l’era del pensiero unico. Al contrario, e’ l’era della complessita’, e quel pensiero a cui ti riferisci tu (aziendalizzazione dello Stato, cittadini=consumatori) e’ tipico del secolo scorso. Tanto che le potenze emergenti nel XXI secolo, dal Brasile alla Cina, si muovono in modo molto diverso.

    Poi personalmente ritengo che uno dei problemi della sinistra italiana sia quello di essersi buttata a corpo morto sul pensiero capitalista proprio quando invece sarebbe stata opportuna una sua lettura piu’ complessa, tanto che poi quando e’ scoppiata la crisi finanziaria proprio la sinistra non e’ stata in grado di guadagnare consenso.

    Quanto alla solita polemica sulla costruzione del consenso per via pubblicitaria, qui il discorso e’ semplice: i meccanismi di comunicazione agiscono sugli esseri umani in quanto tali, che si tratti di politica o detersivi. Accusare la politica di detersivizzarsi ha lo stesso senso di accusare i detersivi di politicizzarsi.

    Poi i processi del consenso li si puo’ capire o meno, ma per capirli bisogna studiarli, e la politica italiana su questo e’ molto indietro. I pubblicitari anche, ma un filo di meno.

  3. Alessandro

    Caro Stefano,
    i tuoi chiarimenti mi consentono di spiegare meglio le obiezioni che esprimevo sul tuo intervento.
    Quando ho sottolineato il carattere “pubblicitario” del discorso di Cameron, non intendevo sollevare una questione di stile – né tanto meno formulare un giudizio morale. Colpisce in tutta la sequenza riportata su youtube il presupposto teorico che vi sta alla base: convincere qualcuno a votare per un partito non è diverso da vendere un prodotto – e dunque occorre lavorare sugli argomenti che giustificano la bontà dell’investimento e non altro.
    La politica sarebbe non più la guerra combattuta con altri mezzi – come sosteneva nel XIX secolo von Clausewitz – ma la pubblicità al servizio di un gruppo d’interesse contro un altro. Se le cose stanno così, allora c’è poco da fare per la sinistra, perché se si vota tenendo le mani sul portafoglio, allora un società di monadi autoreferenziali (ed egoiste) preferirà sempre una destra pragmatica e “moderna”.
    Quanto al programma vero e proprio, l’età postburocratica a mia avviso è solo un’abile invenzione strategica per far passare la liquidazione di quel che resta dello stato sociale. Naturalmente, posso sbagliare: la storia ci dirà che fine faranno tali “nuove” teorie. Diamoci appuntamento tra qualche anno e ne riparleremo.
    Su una cosa però dobbiamo stare attenti: non bisogna far passare l’idea che la sinistra sia a favore dell’oppressione burocratica – semmai è il contrario: la sinistra ha il copyright delle battaglie per lo snellimento e il rinnovamento dell’amministrazione pubblica.
    Vedo che insisti infine sulla polarità dialettica XX secolo vs XXI secolo. Ti consiglio – se hai tempo – una lettura di un testo che tratta, fra l’altro, pure di questo tema: “Miti d’oggi” di Galimberti (Feltrinelli). La storia è fatta anche di miti – e dunque non è escluso che questo funzioni. Però una riflessione sul tema io la farei lo stesso.

  4. La lettura credibile del rapporto fra XX e XXI secolo si dara’ con ogni probabilita’ non prima del XX, per cui parlarne e’ un modo per suggerire di guardarsi intorno e capire il presente, anziche’ adottare chiavi di lettura ormai superate.

    Al di la’ di questo, certo, convincere qualcuno a votare un partito non e’ diverso da convincerlo a comprare un detersivo. Ne’ e’ diverso dal convincerlo ad andare in guerra, o a sposarti. I fondamenti della retorica sono sempre quelli, e non hanno necessariamente a che fare con il portafogli: piuttosto, con il convincere qualcuno ad intraprendere un’azione per ottenere un beneficio, che puo’ essere materiale, morale, psicologico…

    Nel caso di Cameron, il beneficio non e’ un’ospedale meno caro (condizione necessaria data la crisi attuale, ma non sufficiente), quanto un ospedale migliore. Migliore perche’ gestito dalle persone piu’ adeguate, che hanno accesso all’informazione piu’ adeguata.

    Poi, come detto, puo’ essere tutto un alibi, ma fa riflettere su tante cose. Fra cui, il rapporto della sinistra con la burocrazia, che meriterebbe un discorso a parte in cui si parli di regole collettivi e responsabilita’ individuale.

  5. Stefano

    ehm…nella prima riga intendevo non prima del XXII secolo.

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