L’opposizione delle carte bollate

di Riccardo Spezia

E così tutta l’opposizione ha trovato il modo di manifestare insieme. Non accadeva da molto tempo che PD, IdV e tutte le altre formazioni politiche polverizzate dal voto del 2008 si ritrovassero insieme su una piattaforma comune. Se ci pensiamo è l’Ulivo in piazza.

Che le opposizioni si ritrovino insieme è sempre un bene. Purtroppo, come sempre, l’unica piattaforma comune in cui ci si riesce a ritrovare è nella contestazione dei “comportamenti” di Berlusconi. Opporsi alle azioni del governo sui temi economici, sociali, ambientali, di gestione del territorio sarebbe forse stato meglio.

La manifestazione contro il “decreto truffa” è indetta dal PD “per protestare contro l’arroganza del Governo, ma soprattutto per far conoscere con forza le nostre proposte: i problemi del Paese devono essere al centro del confronto elettorale”, come finisce l’appello del segretario.


Traspare, inevitabilmente, in questa frase un certo imbarazzo nei vertici del PD. La manifestazione infatti è stata indetta, una settimana fa, sull’onda dell’emozione del decreto che avrebbe dovuto far riammettere Formigoni in Lombardia e la lista PdL nel Lazio. Il decreto, come abbiamo detto, era soprattutto una “polpetta avvelenata” verso i giudici del TAR, era un tentativo (goffo possiamo dire a posteriori visto il suo effetto) di fare pressione sui giudici. Si voleva “suggerire” ai giudici come decidere, per parafrasare il ministro Maroni. Un governo e una maggioranza in genere non suggeriscono sentenze poiché, avendo il potere, hanno la possibilità prima di stabilire le regole. Sono in una situazione di forza e di governo mentre paradossalmente questa destra sembra sempre come se fosse sempre attaccata.

Opporsi a quel tipo di azioni del governo era sacrosanto. Le notti e i giorni successivi hanno visto manifestazioni spontanee e meno spontanee dove erano presenti movimenti e partiti politici. Dove il PD era presente. E’ nata d’istinto (e d’astuzia) la richiesta di una grande manifestazione nazionale, richiesta che sembrava naturale. Una manifestazione perché si pensava che i TAR avrebbero usato il “decreto truffa”. E invece il lunedì i due TAR hanno sentenziato indipendentemente dal decreto. Si è stati, involontariamente, i primi nel non avere fiducia nei giudici, nel pensare che i giudici sono influenzati dal governo.

Se si fosse aspettato il fine settimana per indire la manifestazione, ora non saremmo nella situazione “paradossale” e rabberciata di oggi.
Perché “paradossale”? Perché la manifestazione era stata indetta contro un’azione del governo che non c’è stata nei fatti perché non ha avuto alcun effetto. E allora per cosa si manifesta? Per la sentenza dei giudici che non hanno “usato” il decreto? Per delle elezioni “falsate”? Perché, e qui vorrei chiarire un punto, le elezioni nel Lazio sono falsate. Per almeno due motivi. Il primo, che pochi fanno notare, deriva dal fatto che il PdL (come tutti i partiti, il PD in primis) usa le liste (soprattutto quando si vota con le preferenze) per inserire i “portatori di voti”, ovvero coloro i quali hanno “clientele” che non votano un partito o un candidato governatore in base ai programmi ma per convenienze. Il PD scende in piazza per denunciare questo? No, sarebbe ipocrita. Non una manifestazione servirebbe per questo ma una seria azione di onestà. Azione che si sarebbe dovuta fare quando si compilavano, con o senza primarie, liste e candidature. Alla fine, ci sarà un’elezione in cui si avrà un po’ più di voto clientelare da una parte e un po’ meno da un’altra. Proprio una vittoria della democrazia. Una vittoria dell’ipocrisia, piuttosto.
Il secondo motivo per cui le elezioni sono ora falsate, è perché questo “caos”, nato nel PdL e alimentato ora anche dal PD, distoglie l’attenzione dei cittadini e polarizza il voto nel solito plebiscito pro o contro Berlusconi. Berlusconi che ora ha pure la possibilità di ergersi a vittima e martire della democrazia e della libertà, operazione che gli riesce benissimo. Ci lamentiamo del suo controllo, diretto e indiretto, sull’informazione, ci lamentiamo di come manipoli l’attenzione dell’opinione pubblica e poi cadiamo nel tranello che tende all’opposizione e all’Italia da quindici anni.

Cosa ha fatto il PD per evitare che tutto si tramutasse in un inutile, sterile e controproducente plebiscito contro Berlusconi? E’ passato da una prima fase (prima del decreto) di silenzio alla fase attuale di fermezza e di protesta. Una protesta anche imbarazzata perché non sa più per cosa veramente si dovrebbe protestare. Nel silenzio iniziale si poteva forse scorgere un tentativo di cercare quella “soluzione politica” auspicata da molti. Soluzione politica che, chiaramente, non volevano i “chiassosi” ovviamente, che sono quelli che hanno più facilmente accesso alla “comunicazione”, chi usa parole semplici (complotto, golpe, sopruso) e chi controlla i mezzi di comunicazione. Partita la solita gazzarra il PD è andato, come al solito, a ruota. Un partito, rispetto ad un movimento, dovrebbe avere la funzione di fusibile verso le prime, sacrosante, indignazioni e lavorare per una composizione organica di proteste e proposte.
Purtroppo è stato sbagliato il percorso per individuare la soluzione fin dall’inizio, da parte di chi non ha ammesso le proprie colpe e da parte di chi non è riuscito ad aiutare chi aveva commesso un errore a trovare una via di uscita accettabile. Ma la “politica” è irrealizzabile fintanto che non solo la dirigenza di destra, ma anche quella di sinistra, sarà quella che è. Sembra che si scopra oggi che Berlusconi controlla l’informazione, forza le regole democratiche, non ha alcun rispetto di chi non fa quello che vuole. Gira in questi giorni lo slogan “Io non gioco coi bari” : come se avessero scoperto ora il valore dell’avversario.

Si va in piazza con le stesse parole d’ordine delle manifestazioni del 1994.
Con l’aggravante che si alimenta una situazione paradossale: si organizza una manifestazione che nasce contro un decreto ma anche per parlare dei problemi reali, ma anche per difendere la Costituzione.

Alla fine quello che resta è un’opposizione delle carte bollate, il cui risultato è quello di non far scontare nulla agli inetti e prepotenti del governo, ma consente loro una campagna vittimistica, seppellendo contenuti, programmi, politica.
Una sinistra la cui azione politica è schiacciata sulla difesa delle normative è una sinistra triste che si taglia le ali. Proprio di questi giorni è la notizia di una sentenza della Cassazione che sancisce che “l’esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori.”

Una sinistra che fa politica va in piazza contro queste leggi e queste sentenze. Quando difendiamo le leggi, infatti, dovremmo ricordarci che quello che si deve difendere, quello che i princìpi democratici devono difendere, non sono le norme in sé, ma i princìpi che hanno generato le norme.
E in piazza si scende per ricordare gli scempi nell’economia, nella convivenza civile, nella formazione, nel futuro che sta facendo questa classe dirigente e questo governo, non per aiutare l’oscurantismo mediatico che si genera quando si manifesta contro un decreto che si è dimostrato non avere alcun effetto.

Il “paese reale”, che subisce quotidianamente l’operato del governo e che è stato cancellato nella campagna elettorale dalla lunga, estenuante e prolungata polemica su liste e listini, è quello che perde una giornata di stipendio scioperando o quello che urla contro un sopruso che poi non c’è stato?iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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27 Commenti

  1. antonio g.

    Riccardo, arrivi con un paio di giorni di ritardo. Tutto è stato ritarato proprio come suggerisci tu. Il vero problema è che l’ansia dei distinguo e le paure di non essere assoluti protagonosti della manifestazione terrà lontani da Piazza del Popolo una buona parte dei dirigenti del PD.
    Dice, chissenefrega se non ci saranno Marini e Follini e tanti altri, addirittura se ci strazierà la mancanza della Melandri.
    Invece ce ne frega, perchè ad una manifestazione per la democrazia e la legalità, per l’informazione e il bilanciamento dei poteri e delle istituzioni, in una parola per denunciare l’avanzata trionfante del regime piduista e provare ad ergere un muro di coscienze, ecco ad un evento di questo respiro ed importanza dovrebbe essere assicurata la presenza al centopercento.
    E senza distinguo.

  2. Marino

    Manifestare dopo la scoperta certificata delle pressioni di B. sull’Agcom (non una generica “influenza” ma fatti precisi) è un dovere. Basta con la storia delle elezioni laziali dimidiate: la Polverini c’è. Last and final : un conto è la discutibilissima (e ripugnante) sentenza della Cassazione: sentenza, caso specifico, e un conto è la legge (norma generale e astratta erga omnes) sulla presentazione delle liste: abbiamo votato per sessant’anni, adesso ci sono problemi per via del panino e dei nomi da cancellare?

  3. RC2

    sono contenta di essere andata in piazza, come sempre.

    tanti cappottini, sciarpe, borse e maglioni viola.
    dal prugna dei mari del sud al timido lavanda, dalla ragazza con i dreadlocks alla signora agee che esibiva delle meches viola sul candido caschetto.

    positivo il discorso di vendola. basta nombrilismes e soul-searching: iniziamola a scrivere, questa storia.

  4. Penso che voi (ops noi) millini a volte siate troppo intelligenti. A forza di pensare a tutti i pro e i contro, ci si immobilizza e si perde il contatto con le persone.
    L’aria che ho respirato stamani volantinando per Cristiana all’Alberone (completamente diversa da quella freddissima e incarognita delle ultime elezioni che incoronarono in Berlusca) mi fa sospettare che questa volta il solito giochetto vittimista di B non sta affatto funzionando. Le persone stanno davvero giungendo a saturazione, e questo ci aiuta. Ed essere in sintonia con questa saturazione, tentando nel contempo di allargare il discorso verso le cose importanti, non è un’idea così cattiva.
    Come scrive oggi Fassina sull’Unità. “per la democrazia e per il lavoro”, ossia, siamo andati in piazza per difendere l’articolo 1 della Costituzione. E in quell’articolo non c’è solo la democrazia, quindi la legalità, ma anche il lavoro, e quindi la società che vogliamo….

  5. Raffaella Petrilli

    In questi giorni, ho letto e sentito altre articolate analisi tendenti a dimostrare la inutilità della reazione, spontanea (come sabato scorso) o organizzata (come oggi), a ciò che Riccardo definisce «un decreto che si è dimostrato non avere alcun effetto».
    Il decreto in questione, inutile nei fatti, metteva in questione però alcuni fondamenti di ogni democrazia in modo inusitato e inaccettabile.
    Ora, mi chiedo: in questi casi, sarebbe davvero preferibile praticare ‘soluzioni politiche’, come suggerisce Riccardo, per ‘aiutare chi ha commesso errori’? Io credo proprio di no. Quegli errori non sono errori qualunque. Chi li commette rivela di non capire nemmeno la gravità di ciò che fa. Ma noi? Non capiamo la differenza neppure noi?
    Una politica che cercasse di far finta di niente, quando sono messi in questione i fondameti della vita democratica non è accettabile, non mi appartiene, e non appartiene a chiunque si dichiari democratico.
    Purtroppo quella politica c’è stata e continua a esserci. Ma per fortuna oggi si manifestava per difendere il principio che non c’è vita democratica senza il rispetto delle regole.

  6. RC2

    corrado,
    confermo, in piazza la stessa aria…secondo me anche parecchi di quelli che avevano scelto per comodita’ la finta bistecca e la pillola blu ora saranno tentati dal prendere la pillola rossa e mangiare il porridge della realta’ (matrix), anche se ‘sto porridge e’ ancora sciapo.

    di bistecche finte, si saranno resi conto, campano solo i macellai che le vendono…

  7. Quello che temo sia stato il principale errore sia stato il solito “andare a ruota” e pensare che seguendo la piazza il PD prenderà i suoi voti e poi li “convertirà” verso i contenuti. Ma quali? Ne ha il PD e il centrosinistra oltre un anti-berlusconismo? In più un anti-berlusconismo sui comportamenti. Un anti-berlusconismo all’antica.

    A me sembra un film già visto, con alberi, alberelli e cespugli che, mutatis mutandis, rifioriscono. Come al solito nessun progetto comune.
    Si potrà magari vincere qualche elezione, come ha fatto il centro-sinistra nel passato recente, ma senza poi avere gli strumenti e la possibilità di cambiare veramente l’italia.
    E quello che ci dovrebbe interessare non è soltanto vincere elezioni ma modificare il paese, o no?
    Vorrei che la lezione dell’Unione ci servisse da monito e che non ce la dimenticassimo.

  8. L’effetto “Unione” dei discorsi di oggi in piazza è innegabile, su questo Riccardo ha ragione. Sentire Bonelli (quello dei verdi ricreati come partitino autonomo perché il bel tomo non ha voluto nemmeno fare un unico partito con Vendola…) che invocava l’unità è stato quanto meno deprimente, una specie di record dell’ipocrisia.
    E tuttavia: il Di Pietro in versione responsabile, il Vendola che pone seriamente il problema di costruire un credibile progetto della sinistra, e sopratutto il nostro Bersani che giustamente la fa assai breve nel parlare di Berlusconi, e si occupa di lavoro lavoro e lavoro; ecco tutto questo non è necessariamente un “andare a ruota” da parte del PD, ma direi quasi un riprendere la guida.
    Almeno proviamoci.

  9. Ho finito di ascoltare gli interventi di tutti (tranne Ferrero e Bonelli, abbiate pazienza ma anche il limite ha una pazienza) e devo dire: davvero molto bene. Di Pietro, Vendola, Bonino e Bersani i quattro migliori, nell’ordine. 4 veri leader, ciascuno a modo suo e in modo diverso uno dall’altro: Di Pietro più populista, Vendola più retorico, Bonino più esperta e acuta e asciutta, Bersani più popolare. Parlano a 4 popoli reali e diversi tra loro, in modo secondo me davvero molto efficace.

    Sono d’accordo con chi dice che su questo blog si tende a fare analisi troppo eleganti e cervellotiche. Rendiamoci conto che in un comizio si parla a una piazza di persone più semplici di quelle che intervengono dottamente nei blog. Vediamo di non perderci nell’eleganza del palleggio, ma di buttare la palla a canestro. E faccio il parallelo col basket e non col calcio proprio perché faccio parte dei rivoluzionari da tastiera :-)

    Corrado, quel che dici riguardo al clima della strada che pare cambiato è davvero balsamo. Io ho dato uno sguardo alla mia celebre sfera di cristallo, e dice che nel Lazio vinciamo di brutto, ma dice anche che ci saranno poi altre elezioni poco dopo. Speriamo che nella seconda parte la sfera sia annebbiata… che si sbagli insomma :-D

  10. Marco

    Spiace che, nell’elenco degli interventi, ci si dimentica quello che più di tutti ha toccato le corde della piazza, quello dell’insegnante siciliana. Vero, concreto ed emozionante…

  11. Gianni

    Il mestiere di un partito politico e’ quello di indicare una politica a coloro che esprimono un disagio, non di accodarsi a loro nelle lamentazioni. Mi pare che il PD stia fecendo bene il suo mestiere in questa fase.

  12. RC2

    C’e’ bisogno di concretezza.

    i cittadini l’hanno dimostrata scendendo in piazza, poiche’ non tutti sono ranocchie totalmente bollite.

    i vertici non sprechino l’ennesima manifestazione di concretezza e salute mentale dei cittadini responsabili e siano all’altezza del proprio elettorato, per una volta.

    (scusate ma ora vado a leggermi l’Economist – “Living with a stronger Germany” – ho bisogno di leggere qualcosa che parla di cittadini e classe dirigente che hanno una STRATEGIA di lungo termine, per prendere energia per affrontare una nuova settimana. Concretamente).

  13. Concordo con Anellidifumo, e per restare alla metafora calcistica, ho il sospetto che molti di noi, quando si tratta di giocare, una volta ricevuta la palla, invece di passarla al compagno meglio piazzato per fare gol, non trovano di meglio che buttarla in tribuna.
    Anch’io ho l’impressione che le cosa stanno cambiando. L’altro giorno ho visitato in ambulatorio un artigiano muratore che ha sempre votato lega nord negli ultimi anni. Era incazzato nero perché ha aperto gli occhi e s’è reso conto che oramai la lega ha tradito le aspettative, che i suoi capi sono oramai bene inseriti nel sistema e fanno i portaborse del B. Era stufo di sentir dire che la crisi non c’è, che è un’invenzione dei disfattisti comunisti: la crisi la sta vivendo sulle sue spalle, perché a suo dire, fino all’anno scorso il suo cellulare squillava tutti i giorni e doveva rinunciare ad un sacco di lavori; ora lo chiamno si e no una volta alla settimana, e solo per lavori di poco conto, e non sa come pagare i suoi collaboratori.
    è ora che la smettiamo di arzigogolare dietro i nostri computer e cominciamo sul serio a fare un programma di pochi concreti sui quali far convergere tutta l’opposizione e tralasciando ciò che ci divide.

  14. Gianni

    No! Il programma no!

  15. OT parziale: mi direte che sono il solito estremista, ma a me del voto francese la cosa che piace di più, anche oltre la bella affermazione socialista, è il nuovo ridimensionamento del Rutelli d’oltrealpe, Bayrou, dal 18 al 11 ora al 5%. Chiaramente, il Rutelli DOC è imbattibile, lui passa dal 35% del PD allo 0,5% dell’Api. Ma m’andava lo stesso di parlarne.

  16. antonio g.

    Sospetto che Sarkozy stia pagando la mancanza di risposte adeguate alla grave crisi in cui siamo tutti dentro.
    Il prezzo vero di una crisi di sistema così ampia e grave finiranno per pagarlo ovviamente i lavoratori, e non solo i più deboli.
    Limitare i danni al massimo, mantenere tutele e tutti i posti di lavoro possibile, sviluppare una efficace politica di rilancio dell’economia chiamando all’appello borghesia professionale e imprenditoria, questo è l’imperativo.
    Questo vale chiaramente anche da noi e il tema del lavoro che ieri in Piazza del Popolo si è sentito finalmente gridato con forza, è l’appello vincente del centrosinistra a fronte di una destra che non fa e che in fondo non sente questo tema come profondamente suo.
    Bersani, ma soprattutto Vendola, hanno preso in mano il tema con energia. Ora devono farne il centro del messaggio politico, insieme alla libertà, senza la quale il lavoro non conserva dignità.

  17. Tutto molto giusto, Antonio. Io aggiungerei una terza parola d’ordine: egugalianza.

  18. RC2

    come già anticipato, le ranocchie francesi sono a mollo, ma non totalmente bollite…e stanno iniziando a saltare fuori dalla pentola…

  19. Leoperutz

    Qualcuno dei miei “intimi”, tornando da Piazza del Popolo, festeggiava sabato sera mettendo in fresco un Moet&Chandon con il quale brindare per la prossima, imminente, ineludibile caduta del Nano. Non riuscivo a capire la relazione che passasse tra i due eventi (Piazza del Popolo e la presunta “Untergang” dell’Egoarca) ma leggendo l’email del mio amico mi veniva da pensare al Tenente Drogo, che chiuso nella fortezza buzzatiana da’ senso alla propria vita spendendola in rituali immutabili e attendendo quell’evento che si concretizzera’ solo alla sua morte.
    Qualcuno lamenta l’intellettualismo eccessivo nel quale si sarebbero infilati alcuni millini in questo blog ma come giustamente rammenta Riccardo, sono 16 anni che affrontiamo la stessa malattia con gli stessi rimedi facili e spontanei appresi dalla nonna e dalla piazza. Nel frattempo la malattia e’ mutata, si e’ aggravata e cronicizzata: e’ arrivato il momento di compiere lo sforzo e di capire di cosa si tratti esattamente e lo sforzo e’ una attivita’ … “difficile” per definizione. E’ arrivato anche il momento di comprendere quali nostre abitudini favoriscano lo sviluppo di questa patologia e di prepararci a modificarle, pagando anche un prezzo elevato se e’ la “liberazione del paese” l’obiettivo finale.
    Per adesso il primo e unico obiettivo raggiunto dalla manifestazione e’ la riunificazione del centro-sinistra su una base politica piuttosto minimale e gia’ sentita: “tutti uniti contro il Nano”.
    Questa “cosa semplice” ci piace tanto e ci da una grande serenita’ d’animo perche’, parafrasando il discorso del Papa nella chiesa luterana, “portavamo la colpa delle nostre divisioni!” ma guardando i 16 anni di storia pregressa, perche’ questa “pseudo-novita’” ci dovrebbe far sperare tanto bene per il futuro nostro e per quello di Cristiana Alicata all’Alberone? Moet & Chandon incluso.

  20. antonio g.

    E perchè non si dovrebbero raccogliere dei segni che aprono alle aspettative?
    Se , come sembra ad oggi, da queste regionali si può uscire con la testa ancora sul collo quando ancora due mesi fa eravamo in un angolo?
    E soprattutto incapaci di proferire verbo e di riprendere in mano il bandolo della matassa.
    Piazza del Popolo non deve illudere, ma non deve nemmeno essere trattata con sufficienza. Anche perchè solo da quelle forze raccolte su quei sampietrini può venire l’energia per respingere il processo eversivo in atto.
    Il PD da solo non basta perchè non ha sviluppato un carattere forte e un’identità capace di attrarre, nè a destra nè soprattutto a sinistra.
    E non è capace di parlare ai giovani, quei tantissimi Viola sutoconvocati che vengono visti più come un ingombro che un’opportunità.
    Si insista quindi su lavoro, politiche e sostegni per il lavoro e per il precariato, nuove opportunità.
    E sulla libertà, di parola e d’informazione, di democratico svolgimento della vita politica e civile, di realizzazione di se stessi sulla base di uguali opportunità.
    Il tutto da condire con candidati onesti e preparati. Così, tanto per aggiungere un decisivo elemento di differenziazione dell’offerta.

  21. A mio modesto avviso a queste elezioni si vince per due motivi importantissimi: 1) noi siamo riusciti a candidare una classe dirigente quasi ovunque migliore di quella che 5 anni fa s’impose per 11 a 2. L’esempio più emblematico è il Lazio: volete mettere il salto di qualità politica di candidare Emma Bonino e non un volto della tv qualsiasi? Significa oltretutto l’emancipazione del centrosinistra dal fantasma dell’immagine tv e la rottura del tabù dell’alleanza organica con i Radicali.

    Il secondo motivo è che stavolta Berlusconi e la destra hanno spezzato la corda che han tirato oltre ogni limite. La sensazione che ho io, dal Canada, si deve necessariamente fermare ai miei amici di destra che dicono di non andare a votare per la Polverini, o che addirittura dicono di andare a votare per la Bonino; questo e ciò che viene scritto sui blog, più i video di protesta o delle manifestazioni. Ora, sarà che io mi rapporto al mondo degli insegnanti, dei professori, dei giornalisti, e che quindi non ho il polso della situazione reale, fatta soprattutto da persone che guardano 6 ore al giorno Canale 5 e Rai 1, però mi pare che l’aria sia cambiata. Insomma, se alla fine arriviamo al 9 a 4, o se addirittura riusciamo a vincere in Campania, laddove sembrava del tutto impossibile solo 3 settimane fa, secondo me sarà ancor più significativo di quell’11 a 2 ottenuto candidando i Marrazzo e i Bassolino.

  22. Enzo Lodesani

    Anche nel 2005 il c.s. vinse le regionali, poi sappiamo tutti com’è andata a finire nel 2006. Stavolta però può essere diverso perchè siamo al tramonto di Berlusconi, ma c’è un ma! Il c.s. che si è ritrovato a piazza del Popolo è lo stesso che ha fallito la prova di governo. E’ lo stesso negli uomini e lo sarà anche nella proposta politica. Leggevo ieri le dichiarazioni degli esponenti del c.s. e c’era chi diceva che non “ripresenteremo l’unione”. Magari fosse così. Peccato che Bersani abbia vinto il congresso proponendo..”…Sarà necessario sperimentare su basi programmatiche larghi schieramenti di centrosinistra, alleanze democratiche di progresso alternative alla destra. ..” e se si riascolta con attenzione l’intervento di Vendola al netto di una abile retorica quello che viene fuori è la riproposizione di vecchi slogan sulla unità della sinistra. Il sistema polico italiano è sempre più malato. Una malattia profonda che non è conducibile solo a Berlusconi; pensare che una volta sparito lui dalla scena politica questa politica possa riprendere un cammino virtuoso significa solo non vedere, appunto, la malattia. La realtà è che il sistema politico italiano produce solo conservazione: di sé e di questa articolazione sociale che è arcaica e autodistruttiva. In questo contesto non c’è un progetto di riforma del sistema politico e dei partiti, ma rispunta la logica delle geometrie politiche, delle tattiche, in buona sostanza di una politica che non guarda, appunto, al bisogno di riformare il sistema politico, i partiti, il sistema istituzionale. Bersani e gli altri sono tutti soddisfatti perché si sono riappropriati della piazza e da lì possono ripartire per disegnare le loro tattiche. La proposta di governo alternativo alla destra che sarà partorito da questo lavoro non si chiamerà unione, ma nella sostanza sarà la stessa cosa. Democratici, di pietristi, radicali, vendoliani, socialisti, verdi e UDC alleati per battere Berlusconi nello scontro finale. E’ pensabile immaginare una proposta politica capace di affrontare i grandi e seri problemi del paese con sìffatta coalizione? Modernizziamo il paese sulla base delle politiche più o meno stataliste o sulle proposte riformiste di Ichino? Modernizziamo la macchina statale sulla base di proposte simil sindacali o su quelle che prevedono un drastico taglio della spesa pubblica? Modernizziamo il paese introducendo leggi sui diritti degli individui (matrimonio gay, coppie di fatto, scelte di fine vita ecc.) o i DICO?
    Insomma un film già visto e non vedo cosa ci sia da essere soddisfatti per la manifestazione di sabato scorso. Berlusconi è pericoloso ma il c.s. facendo manifestazioni come quella di sabato mostra che da un lato non è nemmeno capace di chiederne le dimissioni (è un corruttore accertato: non è sufficiente?) e dall’altro non riesce ad uscire dalla necessità di aggregarsi attorno proprio all’antiberlusconismo. Gli manca una idea precisa di paese, di come trasformarlo per salvarlo dal baratro. C’è di chè essere preoccupati.

  23. antonio g.

    Nè da solo nè con altri.
    Mi pento, prometto che non lo farò mai più.
    Mai più proverò a prendere nelle mani il governo di questo Paese.
    Meglio che questo brutto peccato lo commetta ancora Lucignolo.

  24. enrico lanzavecchia

    mi picerebbe tanto un’opposizione che non va in piazza, non partecipa ai talk show ma fa proposte serie in parlamento

  25. antonio g.

    Il Parlamento è stato occupato e l’informazione è quasi totalmente asservita.
    Bisogna prenderne atto e usare quanto rimane a disposizione per comunicare con i cittadini e cercare di porre un argine.
    Piazze e Rete,finchè non verranno vietate e messe sotto controllo.
    E in quanto alla piazza, anche a Teheran immagino preferirebbero una democrazia esercitata nelle assembleee e con un voto non manipolato.

  26. enrico lanzavecchia

    parlamento occupato? informazione totalmente asservita? dove, di grazia?
    se uno confonde roma con teheran allora fa veramente bene a scendere in piazza.
    e a chiedere aiuto

  27. antonio g.

    Scusa, in effetti ho immaginato una realtà che non riguarda l’Italia.
    Stavo tentando l’ennesimo complotto comunista. Mi hai sbugiardato tempestivamente, senza bisogno di fare telefonate a nessuna authority di garanzia della democrazia dimezzata.
    Bravo, ottimo soldato.

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