Il voto: riflessioni a tiepido

di Marco Campione

Dei molti aspetti che si possono affrontare prendendo spunto dai risultati elettorali, mi interessa isolarne tre interconnessi tra loro: 1) il consolidarsi al nord (con escursioni nelle regioni centrali) di un processo già visto alle politiche e alle europee: i voti che perde il pdl vanno alla Lega; 2) il rapporto tra “proposta” e “protesta” per un partito come il pd e di conseguenza il rapporto con il partito di Di Pietro; 3) il risultato di Milano città apparentemente in controtendenza con il risultato lombardo.

Molto altro ci sarebbe da dire (e magari lo dirò), ma ha a che fare con la politica in generale, mentre qui mi interessa isolare gli elementi di analisi dai quali direttamente o indirettamente dipende il risultato di Milano 2011, che come potranno immaginare i miei venticinque lettori mi interessa “un’anticchia”.

Comincerò dal punto 2) perchè in una lista di discussione alla quale sono iscritto è di questo che si è parlato e dunque il pezzo è pronto: ah, la pigrizia…

Comincerò con una banalità, ma coi tempi che corrono è meglio non dare nulla per scontato: concordo con chi sottolinea che opposizione radicale e proposte non sono in contrapposizione e aggiungo che pensare di fare proposte senza fare opposizione radicale a un governo come questo è da dementi. Quello che mi piacerebbe fosse detto altrettanto esplicitamente è che è da dementi anche fare opposizione populista (e quindi non radicale, ma questo è un altro discorso) o fare opposizione radicale senza proposta.

E per favore ora non si cominci a dibattere se – dovendo scegliere – sia meglio la prima o la seconda opzione: sono sbagliate entrambe. Punto. Fine. Se qualcuno vuole invece spiegarmi che “Di Pietro in fondo…” oppure che “Bersani in fondo…” faccia pure (qui i commenti sono liberi), ma io non replicherò oltre…

E per favore non fate nemmeno la caricatura di ciò che ho detto: non penso, ripeto non penso, che il Pd goda di ottima salute. Il dato elettorale ci dice che non perdiamo voti rispetto allo scorso anno, arrestando così il declino veltronian-franceschiniano (e questa, sono certo che concordate, è una buona notizia), ma non vedo segnali di inversione di tendenza che mi facciano pensare che siamo alla svolta che ci potrà far recuperare i 2 milioni di voti che abbiamo perso dal 2005 ad oggi. E siccome per vincere quei voti ci servono, lavorerò nel mio piccolo perchè quella svolta si compia.

Ma visto che il richiamo alla “opposizione radicale” è sempre più spesso accompagnato da un richiamo al modello di “come fa Di Pietro”, ribadisco che invece IdV non è il modello da seguire, anzi. Io non la voglio una sinistra giustizialista, non la voglio una sinistra che continua a non vedere quali sono i problemi o comunque a non avere proposte per risolverli, io non la voglio una sinistra populista. Io non la voglio e non la voterò più (l’ho fatto votando il Pd di Franceschini e mi è bastato), ma visto che di cosa faccio io potrebbe non interessare nulla ai più, aggiungo che non paga nemmeno
elettoralmente. La famosa frase “la sinistra perde perchè tra l’originale e la copia gli elettori scelgono l’originale” è vera, ma non vale solo per le scelte di politica sociale o economica: vale anche per l’approccio propagandistico o populista alla politica. E per il primo c’è il PdL, mentre per il secondo la Lega.

Faccio solo un ultimo esempio, partendo dalla newsletter di IdV che è stata mandata a urne ancora “calde”. Lì si dice esplicitamente che in Piemonte avremmo pagato cinque anni di malgoverno (accomunando in modo indistinto Mercedes Bresso a Loiero Marrazzo e Bassolino: va bene semplificare per “parlare al popolo”, ma qui si esagera non vi pare? Di approssimazione in approssimazione applaudiremo per la magnifica sintesi chi dirà “abbiamo perso perchè abbiamo perso”…).

Ma torniamo al punto politico: in un contesto non drogato da quindici anni di berlusconismo una frase come quella farebbe scattare un campanello d’allarme in una testa non assuefatta al populismo e al pressapochismo (vera vittoria culturale di berlusconi: aver abituato i più a questo modo orrendo e becero di fare politica); basterebbe questo a squalificare tutto il ragionamento e invece no: parte subito il coro pavloviano di plauso all’eroe di Montenero. Si passa sopra a panzane come questa, considerandole forse un peccato veniale, ignorando i danni che fa o l’incoerenza manifesta visto che Di Pietro con questa “malgovernante” era pronto a governare e oggi si abbassa alla più squallida (e antica) delle prassi politiche: la pugnalata alle spalle del tuo alleato di ieri (e di oggi, in teoria).

È questa mancanza di reazione a preoccuparmi, questa assoluta assenza di senso critico che in chi è in buona fede giustifico con la affannosa ricerca di scorciatoie. Ma la questione è sempre la stessa: purtroppo non ci sono scorciatoie e la sinistra tornerà a vincere solo se non rinuncerà mai a ragionare in modo critico.E a narrare un’Italia diversa da quella dei Bossi e dei Brunetta e complemetare a quella dei Di Pietro e dei Travaglio.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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4 Commenti

  1. Francesco Cerisoli

    Caro Marco.
    OK, Di Pietro non ti piace e non tolleri gli errori di comunicazione del suddetto, anzi fai intendere che per te non sono errori. Sei in leggera controtendenza rispetto alla moda del momento (anche se a dire il vero IdV al 7,2% non e’nemmeno quello un successone).
    Possiamo passare direttamente ai punti 1 e 3?
    Consolidarsi al Nord: cosa si propone alla Brianza, alla Valtellina, al Varesotto, alla campagna veneta? Perche’ nelle citta’ in genere andiamo bene, anche se poi ci fanno sempre candidare delle figure scarsine (e quello e’un probelma mica da nulla!). Come lo portiamo il PD in campagna, in provincia, in montagna?

  2. sergio

    Condivido molti dei commenti … però …

    Che fare ?

    Se posso, avanzerei una proposta: Marino, Alicata, Scalfarotto, Civati, Serracchiani, ecc. … mettetevi insieme (se non ci riuscite neppure voi … beh .. rimandiamo il tutto alle prossime generazioni!)e presentate una proposta di programma e di organizzazione al PD (altrimenti che ci state a fare ?), fatela conoscere (magari con un apposito sito nel quale vi riconosciate tutte/i), organizzate riunioni (e lì possono venir fuori iniziative concrete attuaboili nel territorio)in vari paesi e città, ecc.

    Gradirei sapere se questa proposta ha un senso o meno.

    Comunque vi ringrazio per quello che avete fatto finora

  3. sergio

    Che fare ?

    Se posso, avanzerei una proposta: Marino, Alicata, Scalfarotto, Civati, Serracchiani, ecc. … mettetevi insieme (se non ci riuscite neppure voi … beh .. rimandiamo il tutto alle prossime generazioni!)e presentate una proposta di programma e di organizzazione al PD (altrimenti che ci state a fare ?), fatela conoscere (magari con un apposito sito nel quale vi riconosciate tutte/i), organizzate riunioni (e lì possono venir fuori iniziative concrete attuaboili nel territorio)in vari paesi e città, ecc.

    Gradirei sapere se questa proposta ha un senso o meno.

    Comunque vi ringrazio per quello che avete fatto finora

  4. Angelica Chondrogiannis

    Quello che preoccupa me, invece, è l’assoluta sordità di chi non vuole ascoltare.
    Tutti i commenti contrari che sono stati fatti “internamente” al gruppo non sono stati tenuti minimamente in considerazione in questo articolo, come se fossero brusio di gente che evidentemente non capisce nulla. Ma tant’è. Che sia lo stesso motivo per cui tanti scappano dal PD?

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