Il pragmatismo del presidente americano

di Marco Simoni (per l’Unità)

(Official White House Photo by Pete Souza)

Barack Obama è riuscito a far passare una significativa riforma del sistema sanitario americano. La legge approvata alla camera assicurerà una copertura quasi universale. Oltre trenta milioni di persone in più potranno beneficiare di assistenza in caso di malattia, un risultato dalla portata sociale innegabile. Inoltre, da un punto di vista strettamente politico, l’approvazione di questa riforma è l’inizio del mantenimento della “promessa” Barack Obama, un uomo che commosse il mondo durante la sua campagna elettorale, ma che doveva dimostrare di saper condurre la retorica a risultati politici concreti.

Il percorso di questa legge, la determinazione del Presidente, hanno molto da insegnare ai politici di ogni latitudine: esistono qualità di leadership, capacità di non farsi confondere dalle difficoltà e dalla propaganda degli avversari, che negli ultimi vent’anni – con l’eccezione di Blair – sembravano monopolio della destra, da Bush a Berlusconi. Obama ha dimostrato che si trattava di un accidente, che è possibile costruire una politica pragmatica, efficace, convincente, anche essendo ispirati dai valori dell’uguaglianza, della solidarietà, e della giustizia sociale. Nell’ultimo mese, i volontari di Obama, decisivi nella vittoria alle primarie, sono tornati in campo, con telefonate e porta-a-porta, per spingere gli elettori a convincere i deputati indecisi a votare la legge: coerenza e partecipazione non possono limitarsi alla campagna elettorale, devono proseguire anche quando la politica deve trasformarsi in leggi.

Ciò detto, l’approvazione di questa riforma rileva anche quanto strettamente americano sia il fenomeno politico e comunicativo legato a Barack Obama. La nuova legge non implica una riduzione della fiducia nelle virtù del mercato, al massimo la convinzione che i suoi “fallimenti” vadano corretti con alcuni interventi di regolazione puntuali. Anche dopo la riforma, il sistema sanitario americano rimarrà fondato sulla concorrenza, sui profitti, sul mercato. La sanità USA non assomiglierà ai sistemi europei, dove la salute è trattata come un diritto che lo Stato deve garantire. L’esistenza stessa dell’espressione «copertura quasi universale», diffusa con enfasi positiva dai commentatori democratici, sottolinea la differenza culturale con l’approccio europeo per cui un diritto o è universale, o non è. Per apprezzare fino in fondo questa differenza basta leggere la quarta priorità dei conservatori (conservatori) britannici per le imminenti elezioni politiche: l’impegno ad aumentare la spesa pubblica sanitaria ogni anno. I democratici europei possono farsi ispirare dalla risolutezza del presidente USA, ma non sperare di trovare ricette facili da importare.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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